strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Carriere in fiamme

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Ammetto di avere poca simpatia per i manga fatti dagli occidentali.
Un po’ come per le Dixie Jazz Band di Pinerolo e le scuole di samba di Pesaro, posso apprezzare lo sforzo, rispettare le persone coinvolte, ma l’originale è tutta un’altra cosa.
Non si tratta, come sostengono alcuni, del fatto che solo i francesi sappiano cucinare la quiche.
È solo che ci sono linguaggi che ci appartengono, ed altri che non ci appartengono.
Sarebbebene limitarsi ai primi.

[e visto l’avvio avrete capito che questo è il primo pork chop express dell’anno]

Ciò premesso, ammetto di essere rimasto piacevolmente sorpreso da The Adventures of Johnny Bunko.
Oh, ancora non esattamente all’altezza della produzione giapponese, ma per contenuti ed esecuzione, un piccolo gioiello.
Il fatto è che Johnny Bunko è la creatura di Daniel Pink, che per vivere non fa il mangaka o semplicemente lo sceneggiatore di fumetti, bensì è una sorta di guru dello sviluppo aziendale.
Uno di quelli che scrivono libri su come migliorare la propria carriera.

La buonanima di George Carlin sosteneva che chi legge libri del genere andrebbe ammazzato, ma Carlin non aveva letto Johnny Bunko, del quale avrebbe certamente apprezzato il messaggio.
Ciò che Pink cerca di farci capire attraverso le pagine del fumetto (competentemente disegnato da Rob Ten Pas) è che la maggior parte di ciò che vi hanno detto riguardo al mondo del lavoro è falso.
Ed è per questo che il vostro lavoro fa schifo.
Nel caso specifico lo fà utilizzando tutto l’armamentario del manga – dalle ragazze fatate con orecchie aguzze alle onomatopee improbabili – raccontando la storia di Johnny Bunko, che aveva tutto pianificato, e seguendo ilproprio progetto è finito in un vicolo cieco.

Giustamente crudele nei confronti dei selezionatori del personale, cinico sui colleghi di lavoro, pronto a strizzare l’occhio ai mangamaniaci, il volume è un ottimo modo per passare un’oretta – non ci vuole di più per leggerlo.

Quanto a mettere in pratica i suoi suggerimenti?
Ah!
Quella è un’altra facenda.

Il fatto è che essere straordinariamente saggi in fondo è facile.
Volete un esempio?
Considerate l’inflazione delle competenze…

Ai tempi dei miei nonni era considerata una buona idea per far carriera avere almeno la terza media.
Poi venne la generazione che aveva bisogno di un avviamento commerciale per poter avere una possibilità in più.
Poi venne la generazione dei diplomati – senza diploma, si restava al palo.
La mia generazione doveva avere per lo meno una laurea, o sarebbe stata condannata ad una vita oscura e dolorosa – le miniere, gli altiforni, le masse senza volto di operai di Metropolis…

Ero al secondo anno di università quando il docente di petrografia ci presentò un ragazzo pallido con gli occhiali, dall’aria tristissima.
Quel giovanotto, ci venne spiegato, era un dottorando – il primo di una generazione di “super-laureati” (il prof usò proprio quell’espressione) che avrebbero saputo rispondere a tutte le richieste del mercato del lavoro.
Il sottinteso era chiaro – non erano ancora gli anni ’90, e già la laurea da sola valeva meno della carta su cui era stampata.

Curiosamente, tuttavia, la prima infornata di dottori vene condannata all’assistentato a vita.
Le generazioni successive fanno telemarketing da cupi scantinati umidi e malsani.
Molti sono fuggiti all’estero.
L’inflazione cresce, noi restiamo indietro.
Idraulici ed elettricisti fanno soldi a palate.

Diamo per buone le osservazioni di cui sopra – ammettiamo cioé che si tratti di una fotografia della realtà e non di un’espressione della mia nevrosi.
E adesso?
Perché una cosa è determinare che le cose vanno male.
Magari anche definendo perché vanno male.
Ma suggerire soluzioni è più difficile.

Buoni i sei punti delineati da Pink.
È vero che pianificare una carriera oltre i tempi brevi è suicida.
È vero che è necessario enfatizzare i propri punti di forza.
È vero che spesso ilproblema non siamo noi, e che la persistenza può essere più importante del talento.
È vero che fare errori eccellenti e lasciare un segno sono ottime strategie evolutive.

Ma poi, cosa devo fare, nella pratica, per uscire dal vicolo cieco?
Johnny Bunko non suggerisce soluzioni – è un libro sul lavoro e la carriera per chi un lavoro ed una carriera li ha già.

È potente, e questo lo dobbiamo concedere all’autore ed all’opera, nel segnalare che poco esiste di più deleterio del credere che il mondo sia immutabile, che esistano mappe privilegiate per arrivare al successo, che la prudenza sia la scelta preferibile.
Un po’ di coraggio, proprio come per i protagonisti dei manga, anche nella vita reale non guasta.

Ammesso che l’ambiente incui vi trovate recepisca il coraggio come un fattore positivo.
Ma questa, come si suol dire, è un’altra storia.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

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