strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

John Donne

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https://i0.wp.com/www.liberonweb.com/images/books/8817016209.jpgStamani sono passato in libreria.
Annidato su uno scaffale mi aspettava in agguato un libriccino piccolo ma massiccio, una di quelle edizioni BUR che sanno tanto di biblioteca tardo-rinascimentale – tascabili ma spessi, con le pagine stampate su carta riciclata e copertine di cartone color seppia.
Sono libri che paiono affini ai porcospini – tozzi, irsuti, capaci di chiudersi su se stessi contenendo una sintesi del mondo.
Era lì che mi aspettava, per accaparrarsi gli ultimi polverosi contenuti del mio portafogli, ma io mi sono trattenuto.
E non perché il volume non fosse tentatore, ma perché posseggo già diverse copie del suo contenuto, e quindi, in nome della parsimonia e della conservazione dello spazio nella mia biblioteca, per questa volta ho passato.
Il volume in questione è la raccolta delle poesie complete di John Donne.

Credo di aver cominciato a frequentare John Donne attorno al 1990, e dopo quasi vent’anni rimane uno dei pochi poeti che io legga con una certa frequenza o assiduità.
La forma poetica richiede un genere di disciplina e di approccio alla scrittura verso il quale non ho grande affinità – ma la poesia di Donne è un’altra cosa.
Wikipedia me lo scheda come poeta metafisico – e posso anche starci.http://diyscholar.files.wordpress.com/2008/01/johndonne.jpg
Io lo apprezzo soprattutto per il suo carattere dubbioso – sospeso com’è fra l’Inghlterra anglicana di Elisabetta, con tutte le sue passioni molto terrene, e la fede cattolica dichiarata e vissuta con non pochi tormenti.
E poi per l’umorismo, per il gusto del paradosso, per la cattiveria insita in certi versi, per l’estrema umanità delle sue esternazioni spirituali.
Predicatore e libertino, John Donne è estremamente moderno, a modo suo.

John Donne non è roba per i deboli di cuore, direbbero gli anglofoni, e non sorprende che sia stato apprezzato appieno solo col ventesimo secolo.

Ed ancora più interessanti, per certi versi, dei suoi versi, sono i sermoni e le altre opere di natura filosofica e religiosa.
A cominciare dal geniale, fin dal titolo, Devozioni per Occasioni di Emergenza – una raccolta di riflessioni, invocazioni a Dio e preghiere legate al tema della malattia.

Osservo il medico, con la stessa diligenza con cui lui la malattia; vedo che ha paura, ed ho paura con lui: lo sorpasso, lo supero nella sua paura, vado tanto più veloce, perché rallenta il passo; ho tanta più paura, perché nasconde la sua paura, e lo vedo con tanta più chiarezza, perché non vorrebbe che lo vedessi.

Roba tosta.
Provate a leggerlo la prossima volta che starete male – o che qualcuno accanto a voi sta male.

Come dunque abbiamo bisogno del sonno per vivere tutti i nostri settanta anni, così abbiamo bisogno della morte, per vivere quella vita alla quale non ci è dato di sopravvivere. E a quel modo in cui, essendo la morte nostra nemica, Dio ci consente difesa contro di essa (poiché noi ci alimentiamo contro la morte due volte al giorno), tante quante mangiamo, così avendoci Dio reso la morte tanto dolce quant’essa lo è nel sonno, noi ci consegnamo nelle mani del nostro nemico una volta al giorno; per quel tanto per cui il sonno è morte, quanto il cibo è vita.

Il che mi ricorda…
La prossima volta che – in buona o in cattiva salute – sarete ammorbati da infiniti sciocchi che dibattono sulla liceità di preservare la vita o sospenderla, o mettervi fine, e se sia giusto, e quando, e in quale misura, e ad opera di chi e su quale autorità, provate a procurarvi una copia del Biathanathos – (Illustrazione del paradosso o tesi, che l’omicidio di sé stesso non è così essenzialmente colpa, da non poter mai non esser tale).
Non è una lettura facile – anche nelle edizioni che utilizzano la grafia contemporanea anziché l’elisabettiana – ma un trattato che riesca a sostenere che il suicidio non è peccato per il Cristianesimo meriterebbe una approfondita disamina da parte di certi nostri ipertrofici legislatori.
Leggere Donne prima di mettere mano alla costituzione, per dire.

Ma certa gente, probabilmente, pensa che Donne sia il titolo di una rivista di moda.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

2 thoughts on “John Donne

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