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I cinque migliori film di spionaggio

5 commenti

Così, un post estemporaneo, che si và ad incastrare in un generale sentimento spionistico che mi pervade in questi giorni.

Quindi, top five: i cinque migliori film di spionaggio.
Mia personale scelta, ovviamente.
Voi siete liberi di pensarla diversamente (e dire la vostra nei commenti).

Il Terzo Uomo, di Carol Reed (1949)
Da una storia di Graham Greene.
Orson Welles c’è ma non si vede (e pare abbia anche sceneggiato).
Alida Valli, Joseph Cotten.
La musica di Anton Karas rimane un capolavoro assoluto.
Fra le macerie della Seconda Guerra Mondiale, l’incontro fra noir e spy story nella storia di un approfittatore e borsaro nero.
Vienna è bellissima.
Contiene il famoso monologo sugli orologi a cucù.

Non essere così triste. Non è poi così orribile dopotutto. Come diceva quel tipo, in Italia per trent’anni sotto i Borgia ci furono guerra, terrore, omicidio e ammazzamenti, ma produssero Michelangelo, Leonardo da Vinci, ed il Rinascimento. In Svizzera hanno avuto pace ed amore fraterno – hanno avuto 500 anni di democrazia e pace, e cos’hanno prodotto? L’orologio a cucù. Addio, Holly.

The Manchurian Candidate, diretto da John Frankenheimer (1962).
Scordatevi il remake del 2004 (se ci riuscite).

Questo è l’articolo riginale: paranoia, lavaggio del cervello, diabolici cinesi, arti marziali, cospirazione politica, un piano per… ehm, sparare ad un politico.
Angela Lansbury è cattivissima (quasi le si perdona di aver poi fatto La Signora in Giallo).
C’è Frank Sinatra.
Nessuno è perfetto.

The IPCRESS File, di Sidney J. Furie (1965).
Quasi perfetto.
C’è Michael Caine, c’è il romanzo di Len Deighton.
Lo spionaggio come burocrazia, la spia come cialtrone, il primo eroe del cinema spionistico con gli occhiali – questo film è l’anti-Bond.
E poi cospirazione, paranoia, lavaggio del cervello…
Funerale a Berlino (1966) e Cervello da un Miliardo di Dollari (1967) completano la trilogia (e come bonus c’è Oskar Homolka), più due apocrifi girati sul finire del secolo.

Quiller Memorandum, di Michael Anderson (1966)
Poco conosciuto (o ricordato) e basato sul primo romanzo di una lunga e fortunata serie, sceneggiato da Harold Pinter.
George Segal, Max Von Sydow (cattivissimo) e Alec Guinness garantiscono la qualità della recitazione.
Berlino, Neonazisti (wow!), il risveglio dell’antico mostro ariano, e il mitico monologo sull’acino d’uva sultanina nella nebbia…

Ci sono due eserciti che si fronteggiano in una densa nebbia. E l’uno non vede l’altro. È necessario mandare avanti un uomo, che possa addentrarsi nella terra di nessuno, e vedere il nemico. Lei si trova lì, Quiller. Nel mezzo del nulla.

I Tre Giorni del Condor, di Sidney Pollack (1975).
Dal romanzo di James Grady (dove i giorni erano sei), con musica di Dave Grusin.
Doppiogiochisti, cospirazioni, petrolio, e un eroe fuori posto.
Robert Redford come topo nel labirinto di New York.
Eccellente Max Von Sydow.
Il romanzo è meglio, ed ha più senso, ma il film regge benissimo.
Zeppo di citazioni citabili, e col mitico monologo sul primo giorno di primavera…

Qui non vedo un grande futuro per te. Capita così. Stai camminando per strada. Magari è il primo giorno di sole dellaprimavera. E un’auto rallenta e ti si affianca, e una portiera si apre, e qualcuno che conosci, del quale magari ti fidi, esce dall’auto. E ti sorride, un sorriso amichevole. Ma ha lasciato la porta aperta, e ti offre un passaggio.

E naturalmente un Outsider: https://i0.wp.com/images.amazon.com/images/P/B000067J16.01.LZZZZZZZ.jpg

Il Nostro Agente Flint, di Daniel Mann (1966)
Tutto quello che gli altri film non sono.
Un sacco di ragazze, un sacco di gadget, un agente talmente cool che Bond pare un barbone, una improbabile organizzazione (con base segreta sull’isola vulcanica!) e addirittura un personaggio che legge un romanzo di Ian Fleming trovandolo poco plausibile.
Molti lo schedano come parodia, ma è mancare il bersaglio – questo, ancora una volta, è l’articolo autentico: Bond fatto come andrebbe fatto.
James Coburn è grandissimo, Lee J. Cobb colossale.
Esercizi di yoga estremo, cipria esplosiva, lavaggio del cervello, bouillabaisse, l’agente 008, il telefono rosso, il leggendario accendino zippo con “82 diverse funzioni. 83 se lo usi per accenderti un sigaro.”

C’è anche un sequel, In Like Flint, girato l’anno successivo.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

5 thoughts on “I cinque migliori film di spionaggio

  1. Pingback: I cinque migliori film di spionaggio « strategie evolutive

  2. è vero che la fine della guerra fredda ha segnato la fine delle spy story classiche… ma nell’ultimo ventennio non c’è nulla di altrettanto valido?

  3. Mi viene in mente Spy Game – anche perché un film in cui i militari cinesi brutalizzano Brad Pitt non può essere male… 😛

    Scherzi a parte, si tratta di una buona storia.

    E poi c’è Ronin, di Frankenheimer, che riesce a rinnovare alcuni cliché pur incastrandosi nella categoria degli action movie.
    Buono, buonissimo, anche se alla fine l’intrigo si sfascia.
    Anche qui, ci sono degli elementi del dialogo che restanoimpressi in eterno…

    “- Se hai il minimo dubbio, non c’è nessun dubbio. È la prima cosa che ti insegnano.
    – Chi te l’ha insegnato?
    – Non me lo ricordo. Questa è la seconda cosa che ti insegnano.”

    Bello.

    Il resto – mia personalissima impressione – si butta troppo sull’azione a scapito della tensione.
    Le trame sono spesso banali e prevedibili, ci sono delle scene obbligatorie, la forma prevale sul contenuto…

  4. Tanto a dimostrare che ho proprio del tempo da perdere (e ne passo troppo sul computer), ho trovato e rivisto la lista quasi intera.

    Ho qualche problema con Flint: ho trovato solo il sequel (e se tanto mi da tanto, il genere “James Bond all’ennesima potenza” è affascinante)

    Il Terzo Uomo: sgnap! Veramente si stava meglio quando si stava peggio.
    Film fatto di poco o nulla, storia minima.
    E con due cose in croce, due ombre e una carrettata di caratteristi con facce strambe, un gatto e due tombini. Ed una sceneggiatura a prova di bomba.
    E ti chiedi: ma cacchio, come facevano? E, soprattutto, perché non ci riesce più nessuno?

    The Manchurian Candidate: invecchiato maluccio – buon reperto storico, ma poco più. M’ha anche convinto pochino come tensione: tutto troppo spiegato, telefonato.

    The IPCRESS File: Ce gnente a fà, i britannici sono meglio.
    Il servizio segreto burocratico ed ottuso, il capo al club, il vice piccolo borghese, la spia working class com ambizioni da gourmet, l’intrigo doppio e triplo carpiato. Londra sporchina e periferica. La minuta grettezza del tran tran spionistico. Un po’ più d’azione che nel classico La Carrè.

    Quiller Memorandum: bah, sarà che George Segal e Senta Berger a me fanno film di genere italiano, ma m’ha convinto si e no. Trama fin troppo striminzita. Strepitoso Guinness, ma quando non è strepitoso?

    I Tre Giorni del Condor: molto bello. Uomo in fuga misto cospirazione. Andava, al tempo. E a ben vedere tremendamente attuale.

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