strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Fede & Malafede

13 commenti

Ci pensa il blog di Vittorio Catani, questa mattina, a mettermi la voglia di emigrare in Papua-Nuova Guinea, e in fretta.
O al limite mi fornisce munizioni per un buon pork chop express.

Sempre attento alle fregature che tentano di colpirci passando sotto al nostro radar, Vittorio segnala una “interessante iniziativa” della quale nessuno ci ha detto nulla…

Anche il Papa ovviamente ha fatto una sua strepitosa annessione: Darwin si può conciliare con la dottrina Cattolica!!

Un salto sulla pagina del convegno “L’evoluzione biologica: fatti e teorie – una valutazione critica 150 anni dopo L’Origine della Specie” (100 euro quota di partecipazione, studenti metà prezzo), tenutosi alla Pontificia Università Gregoriana dal 3 al 7 marzo 2009 è una buona occasione per approfondire il concetto di Fede.
E soprattutto di Malafede.

In particolare, nell’ambito della complessa e multiforme questione del rapporto tra Scienza e Fede, questo evento si concentra sulla possibilità di riconciliare in una stessa posizione filosofica il pensiero “creazionista” e quello “evoluzionista”, evitando sia che il primo pretenda di assurgere a teoria scientifica sia che il secondo venga considerato un dogma.

La “complessa e multiforme questione del rapporto fra Scienza e Fede” sarebbe poi sintetizzabile in: noi abbiamo le prove sperimentali, voi no.
E le prove sperimentali sono poi la chiave di tutta l’intera faccenda.
Infatti (citiamo Wikipedia):

Il termine dogma (o domma) è utilizzato generalmente per definire le opinioni formulate dai filosofi come base alle loro dottrine ed i principi fondamentali di una religione, da non potersi mettere in dubbio da parte dei fedeli. Il termine può essere applicato in senso estensivo a discipline diverse da quelle religiose.

Ma attenzione.
Il termine dogma, esattamente come il termine teoria, ha significati diversi a seconda degli ambiti incui si utilizza.
E se “teoria” nel linguaggio della scienza non significa – come nell’italiano colloquiale – idea sui fatti priva di un fondamento (ma casomai proprio il contrario) così “dogma”, se applicato in ambito scientifico, non ha lo stesso significato che gli si attribuisce nel linguaggio della fede.

Malgrado le apparenti similitudini con quelli religiosi, i dogmi usati dalla matematica e dalle scienze che si appoggiano ad essa (come la fisica) sono concettualmente molto diversi. Mentre i primi sono verità assolute da accettare per fede, i secondi hanno solo lo scopo di porre le basi per una teoria. Gli assiomi, postulati o dogmi della scienza sono, per definizione, enunciati di cui si ipotizza la verità

Da cui si intuisce che Scienza e Fede già partono col piede sbagliato, nel loro idillio, giacché utilizzano le stesse parole per indicare concetti opposti.
Il fatto che un convegno internazionale si riduca a giocare su queste ambiguità per giustificare la propria esistenza è di per se una prima dimostrazione di Malafede.
Ma andiamo avanti.

A questo livello, è essenziale considerare la teoria neo-darwiniana così come è, una teoria scientifica che evolve sempre, cercando di integrare sempre più elementi. Come ogni altra teoria scientifica, va sottomessa a critica e discussione. Per tale ragione, non va considerata né come una verità definitiva, che ne farebbe un’ideologia – proprio il contrario della scienza –, né come il suo opposto, come se fosse direttamente contrapposta ad una verità d’ordine religioso, per esempio.

Ma se la ricerca scientifica porta a definire una verità – una verità in evoluzione, ma coerente e dimostrabile sulla base degli strumenti a nostra disposizione, perché dovrei avere dei pudori a sostenere che, sì, è proprio la verità?

Ma alla Pontificia Università Gregoriana si giocano altre carte

Si può, inoltre, discutere la questione di eventuali presupposti metodologici, quali il meccanicismo o un riduzionismo radicale, che forse potrebbero avere contaminato detta teoria in un senso più filosofico che non prettamente scientifico.

Attaccare il metodo quando non si possonoattaccare i risultati è un semplice espediente utilizzato da secoli.
Sostenere che i risultati di un ricercatore non sono affidabili perché quel ricercatore la pensa in un certo modo, oltre ad essere offensivo, è anche la dimostrazione che non si hanno argomenti o prove concreti di una cattiva pratica o di errori fattuali.
Un esempio classico – attaccare il ricercatore che sostiene che il fumare causa il cancro sostenendo che si tratta, in fondo, di un non-fumatore.
O attaccare un evoluzionista perché è ateo.

Ma attenzione, una porta rimane aperta.
Nella loro infinita bontà, i signori riunitisi alla Pontificia Università Gregoriana, ci concedono che…

Un cristiano può credere nel disegno provvidenziale di Dio nella Creazione, senza farne una “teoria scientifica” concorrente ad un’altra: stiamo decisamente su un altro piano d’interpretazione. Questo però suppone, reciprocamente, che nessuna teoria scientifica si voglia erigere a spiegazione ultima della realtà, ciò che ne farebbe o una pseudo-metafisica, o una pseudo-religione – in ogni caso, il contrario della scienza.

Vediamo se ho capito.
Posso studiare la realtà.
Posso fare test ed esperimenti.
Posso costruire e verificare teorie.
Posso raggiungere conclusioni.
Ma non posso usare quelle conclusioni per interpretare la realtà?

Siamo al ridicolo.
Siamo alla Malafede.

Ma concediamoci dieci minuti di lucidità.
Perché montare tutto questo baraccone?
Solo per trovarsi a Roma per una settimana,a  smangiazzare, sbevazzare, condurre relazioni extraconiugali/extracurricolari, e magari spazzolare qualche assegno di ricerca?

Io credo che, leggendo fra le righe del materiale documentario fornito dal sito del congresso sia possibile giungere ad una conclusione piuttosto semplice; la vera preoccupazione non è la teoria di Darwin, o le sue successive espasioni o applicazioni, bensì l’Intelligent Design, e l’intero congresso è costruito soprattutto affinché la Chiesa Cattolica possa prendere le distanze da un corpus di baggianate imbarazzanti.
Il fatto che l’Intelligent Design tiri acqua al mulino di gruppi più o meno eterodossi di ceppo evangelico e carismatico – gruppi che spesso sono vocalmente avversi al Cattolicesimo – costituisce una ulteriore aggravante.
Insomma, una manovra di politica interna – meno drastice dell’inviare sul posto un manipolo di inquisitori con fiaccole e forconi, più politically correct, con ilbonus di dare (visto da lontano) l’impressione di un atteggiamento aperto, cosmopolita e moderno.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

13 thoughts on “Fede & Malafede

  1. Tanto più che l’Intelligent Design come idea “scientifica” annaspa sempre più e non è mai riuscito ad emanciparsi del tutto dal creazionismo, che fortunatamente in Europa è tenuto in scarsissima, se non in pessima, considerazione.

  2. Nonostante l’entusiastica accoglienza riservatagli dall’ex ministro Moratti, ora “solo” sindaco di Milano.
    Madama Moratti sosteneva infatti che Creazionismo e Evoluzione dovessero avere pari dignità… nonostante l’Evoluzione fosse un’invenzione dei comunisti.
    Demenziale.
    Credo sia quello che capita quando si vendono le lauree e si regalano i posti di potere.

  3. Ho il cervello ridotto a budino per la stanchezza. Mi sono affacciata qui per distrarmi un attimo e mi sono fatta un sacco di risate. Secondo me questi non meritano neanche l’indignazione.

  4. Sono pericolosi.
    Mettendo insieme le loro idee, dei politici pronti a qualsiasi cosa pur di ragiungere il potere ed una popolazione generalmente ignorante – specie su questioni scientifiche – e passiva, è facile ottenere una miscela esplosiva.
    Poi sì, in un’ottica puramente intellettuale, sono ridicoli.
    Ma nel mondo reale, mi fanno paura.

  5. Certo che avere in mano un popolo credulone (v. religioni) e ignorante (v. cultura soprattutto scientifica) è l’ideale per i manovratori, e ci stiamo ricadendo pesantemente. La Storia non insegna una minchia:-)

  6. Chi non conosce la Storia è condannato a ripeterla.
    Magari la prima volta come tragedia, la seconda volta come farsa.
    Per fare del sincretismo politico-ideologico.

  7. Mah, però mi chiedo come mai nessuno di voi abbia menzionato direttamente un progetto denominato STOQ… Ehi, l’acronimo deriva da S[cienza], T[eologia] e Q[uestione ontologica]. Cosa credevate, trivialoni che non siete altro?

  8. Del progetto STOQ sono a conoscenza ma personalmente non ne ho accennato, perche’ non vedo alcuna sostanziale differenza con creazionismo e Disegno Intelligente. D’altronde il suo programma di studi, promosso dalla Chiesa, si presenta con parole come queste:

    “La scienza viene accettata e osannata acriticamente come se fosse una nuova religione da cui si aspettano soluzioni definitive e perfino investite di un valore salvifico (l’immortalità, il potere assoluto sulla natura, la comprensione totale dell’universo in cui siamo). Ciò è dovuto al fatto che molto tempo fa, all’inizio dell’epoca moderna, la scienza, la filosofia e la teologia si sono separate prendendo cammini diversi e perciò hanno cessato di dialogare ed interagire. – SCOPI DEL PROGETTO – Lo scopo del nostro progetto, il cui nome è Science, Theology, and the Ontological Quest (STOQ), è quello di costruire un ponte filosofico tra scienza e teologia in modo da dare il nostro contributo al compito urgente del nostro tempo. Giovanni Paolo II ha parlato in proposito della necessità di una nuova scolastica, e Sua Santità Benedetto XVI esprime la necessità di integrare ragione e fede, in modo da evitare che la prima si dilati a sistema che pretende di essere assoluto, diventando perciò motivo di oppressione e non di libertà per l’umanità, e la seconda scada nella superstizione.”

    Pertanto partiamo con il piede sbagliato: la scienza non si presenta affatto come verità ultima, questa è una volgare contraffazione e spero che non ci sia bisogno di spiegare perché. Sì, molto tempo fa scienza e filosofia e teologia si sono separate, ed è stato giusto, perche’ sono cose completamente diverse, che DEVONO restare diverse. La religione invece non scade nella superstizione: semplicemente lo è già, perché si basa solo su dogmi che non potranno mai essere verificati. Certo, si puo’ “credere”: nulla in contrario. Ma è inutile rimestare per creare confusioni, o per imporre il proprio credo. La scienza, al contrario di Ratzy, non senta nessunissimo bisogno di confrontarsi con la teologia. E’ come confrontare l’astronomia con l’astrologia. La scienza è fallace, non ha verità assolute, è grazie alla scienza che abbiamo il computer con il quale anche il Papa invia le sue email, le medicine con cui anche il Papa si cura, (naturalmente abbiamo anche i risvolti negatiovbi di un uso indebito della scienza) ma proprio il fatto che essa sia fallace e ipotesi scientifiche accreditate siano crollate di fronte a nuove verità, certo anch’esse fallaci, è la unica garanzia che ha l’uomo perchè la ragione progredisca. Il resto lo lascio a Ratzy e ai suoi seguaci. Saluti, V.

  9. @Vikkor [cito]: “La religione invece non scade nella superstizione: semplicemente lo è già, perché si basa solo su dogmi che non potranno mai essere verificati” — senza voler per forza polemizzare, però anche questa, come ‘contraffazione’, o almeno come opinione ‘grossière’, non c’è male… un saluto anche a te, 😉

  10. Forse l’ho espresso in modo molto sintetico, ma mi piacerebbe che qualcuno mi dimostrasse il contrario. Beninteso: io non sono CONTRO chi crede, perché ognuno deve avere la massima libertà di pensare e di esprimere il proprio pensiero: sia il credente, sia il non credente, sia l’agnostico. La differenza è che il non credente non vuole imporre a nessuno il suo “non-credo”. Non c’è un papa dell’ateismo a pontificare in nome dell’umanità su ciò che si deve e non si deve fare.
    Ok, aspetto sempre la dimostrazione.

  11. Ma non c’è un bel niente da dimostrare, credo… però sulle differenze tra religione e superstizione si possono leggere una quantità di cose interessanti scritte da vari antropologi culturali, psicologi, analisti e chi più ne ha più ne metta. Ecco, se proprio si vuol muovere critiche a qualcosa, che si sappia almeno da dove partire (la cosa vale, naturalmente anche e soprattutto per gli accademici della Gregoriana). Scomodare la fisica dei quanta per confutare i miracoli non è né onesto né furbo, in sé… almeno, questa è la mia opinione.

  12. Non conoscevo lo STOQ, ma il programma indicato da Vittorio mi pare sintetizzare abbastanza bene il punto di vista delle perrsone coinvolte.
    Che, essenzialmente, dimostrano in poche righe di non aver capito nulla della scienza e di rimpiangere dei “bei vecchi tempi” che non furono poi così bellì, né sono poi così vecchi.
    Sulla necessità di integrare religione e scienza, con buonapace del pontefice, io tale necessità non la vedo; e mi sorprende (vorrei dire mi insospettisce, ma sarei tacciato di cinismo) che la stessa struttura da una parte promuova il principio dei magisteri separati e dall’altra la necessità dell’integrazione.
    Così, non importa come vada, sarà un successo 😛

  13. Non hai torto, temo… ma, quanto a “separazione e integrazione”, io ci vedrei anche qualcosa di non necessariamente programmatico (giusto per evitare di far sempre il complottista): effetti dello Zeitgeist, insomma. D’altra parte, l’irenismo va tanto di moda: rispettiamo le differenze, facciamoci i salamelecchi — chiesa-islam, chiesa, sinagoga, ecc. –, ma ognuno a casa propria, veh!

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