strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Una frittata e un bicchiere di vino

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Ho imparato a destreggiarmi in cucina, per necessità, abbastanza presto.
Oltre alla necessità, c’erano i libri che leggevo.
Non è sempre caviale, di Joannes Mario Simmel – ormai introvabile, la mia copia perduta da secoli – e soprattutto IPCRESS di Len Deighton, e tutti gli altri romanzi di quell’autore.
Leggevo (anche) spionaggio, ai tempi del liceo.
Per staccare dalla fantascienza, ogni tanto.
Sia il protagonista voltagabbana di Simmel che l’agente segreto senza nome di Deighton (protagonista di alcuni fra i primi libri che mi capitò di leggere in inglese) sono anche dei discreti cuochi.
Più che discreti.
Non ho idea di quali siano le radici di Simmel, ma Deighton, ex uomo dei servizi segreti inglesi, fu notoriamente cuoco e cameriere in vari ristorantini francesi, da studente, e pubblicò anche un libro di cucina – Action Cooking, che verrà ristampato a maggio.
Ecco, l’idea dell’eroe che riesce a stare ai fornelli – anziché aprire la solita valigia col solito beluga e il solito Clicquot – mi piaceva.
Io l’ho sempre detestato, James Bond – io preferisco Harry Palmer.
Aggiungiamo le esperienze – sempre in quegli anni – di campeggiatore in Provenza (e la disponibilità di cibi straordinari a prezzi modici in quelle terre), e la mia identità gastronomica era ormai quasi perfettamente definita.
Fu a quel punto che trovai, su uno scaffale dell’unica libreria torinese che trattasse regolarmente libri in lingua, una copia di un libro straordinario: An Omelette and a Glass of Wine, di Elizabeth David.
Gran donna, Elizabeth David.
Anglo-Irlandese di buonissima famiglia, educata alla Sorbona, una carriera in gioventù come attrice, una crociera intorno al Mediterraneo su una nave a vela col suo amante interrotta dalla seconda Guerra mondiale.
Arrestata dalle autorità italiane e deportata in Grecia – poi a Creta a al Cairo.
Amica di Lawrence Durrell.
Lavorò per i servizi inglesi, dicono. Di sicuro per il Ministero della Propaganda.
Poi, dal 1946, cominciò a scrivere – articoli, prima (su Vogue) e poi libri di cucina.
Non necessariamente libri di ricette – anche se le ricette ci sono.
Si tratta piuttosto di una impostazione mentale.
Non importa che gli ingredienti abbiano mome, cognome e pedigree.
Non importa se arrivano dall’altro capo del pianeta o dall’orto dietro casa.
Non importa la complessità o la semplicità della ricetta – anche se la semplicità è preferibile.
È possibile banchettare anche solo con una frittata e un bicchiere di vino.
Il che, naturalmente, è molto zen.

È perciò colpa di due ex spie (Len Deighton e Elizabeth David), e dei loro libri, se io alla fine non riesco ad apprezzare i banchetti da mezzo stipendio a coperto, i cibi serviti in porzioni microscopiche su piati enormi, i ristoranti con menù etnico, le pizzerie incui servono pizze con sopra l’ananas,i posti nei quali – in poche parole – molti miei amici (e le loro mogli!) amano intrattenersi quando se lo possono permettere.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

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