strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Freeman

4 commenti

Citazione di Freeman Dyson, dal suo To Teach or Not to Teach, del 1990.
http://www.princetoninfo.com/files/moreinfo/Freeman-Dyson-(color).jpg

“E così accadde che io appartenessi ad una piccola minoranza di ragazzi che erano carenti in termini di forza e di capacità atletiche, interessati in altre cose oltre al calcio, e schiacciati fra le oppressioni gemelle della frusta e della carta vetrata. Odiavamo il preside con la sua grammatica latina e odiavamo ancora di più i ragazzi con le loro teste vuote piene di palloni. Perciò cosa avrebbe potuto fare la nostra povera minoranza di intellettuali, più tardi noti in un altro paese come nerds, per difenderci? Trovammo rifugio in un territorio che era ugualmente inaccessibile al nostro preside ossessionato dal latino ed ai nostri compagni di classe ossessionati dal calcio. Trovammo il nostro rifugio nella scienza. Senza alcun aiuto da parte delle autorità scolastiche, fondammo un circolo della scienza. Come ogni minoranza oppressa, mantenemmo un basso profilo. I nostri incontri si tenevano a bassa voce e senza attirare l’attenzione.  Tutto ciò che potevamo fare era scambiarci libri e spiegarci a vicenda ciò che non capivamo. Ma imparammo un sacco dicose. Soprattutto, imparammo quelle lezioni che non possono essere insegnate in corsi di formazione formali; imparammo che la scienza è una cospirazione di cervelli contro l’ignoranza, che la scienza è la vendetta delle vittime sugli oppressori, che la scienza è un territorio di libertà e amicizia in mezzo all’odio e alla tirannia.”

Amen.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

4 thoughts on “Freeman

  1. Scusami se insisto, ma l’elfo affrancato dalla tirannia di Mordor pare dire una scemenza, e non posso fare a meno di sottolinearla: non si riesce davvero a capire come l’alto elfico (il latino, voglio dire) possa rappresentare le forze del male e della falsità: in sé, non è che un semplice strumento espressivo, un codice linguistico. Fossi stato in lui e nei suoi compagni cospiratori, averei cercato di far felice il preside redigendo — in latino, ça va sans dire — una bella ricerchina su Eulero, o Pascal, o Newton… che il latino, pur essendo scienziati, lo masticavano piuttosto bene — e a fini scientifici, per di più: mica di oziosi diletti letterari!

  2. Non è il latino il problema.
    È l’atteggiamento mentale del preside.

  3. héhéhé… questo però, a due post di distanza, sembra essere un po’ il tentativo di nascondersi dietro un dito, non trovi?… ;-D

  4. Non mi pare di nascondermi dietro alcunché.
    Il testo di Dyson non è contro il latino più di quanto non sia contro il calcio.
    Il discorso riguarda l’atmosfera di un certo ambiente scolastico e un tipo di atteggiamento che escludeva la possibilità di espressione per individui che non si conformassero a certi modelli.
    L’unica alternativa al conformismo è creare i propri modelli e dedicarsi ad essi in una “zona franca” extracurricolare.
    La zona franca di Dyson è stata la scienza – e posso capirlo.
    La mia zona franca è stata più variegata della sua – ma questa è una faccenda di accidenti biografici.

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