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Cinque anni di Fantascienza, Fantasy e Horror in Italia

11 commenti

Nota: pubblico di seguito, opportunamente modificata, l’appendice al mio prossimo articolo nella lunga serie Storia Naturale della Letteratura Fantastica, che uscirà prossimamente sul numero 50 della rivista LN.

Per una discussione più estesa – e per dare un’occhiata al materiale che mi ha portato alle seguenti considerazioni, rimando tutti gli interessati al numero 50 di LN.

Il discorso, comunque è questo – pare che nessuno abbia mai fatto un serio studio statistico dei dati accumulati nel corso degli anni nel Catalogo Vegetti.
Eppure, avendo accesso diretto al database che sottende le pagine web, sarebbe facile – relativamente facile – estrarre le informazioni utili e poi macinarle con un buon software statistico.
Sapendo cosa cercare.
E come cercarlo.

Mentre lavoravo all’articolo per il prossimo LN, consultando come sempre massicciamente il Vegettalogo, una mezza idea, un dubbio, si è insinuato nel mio cervellino deviato di analista di dati statistici.
Una curiosità, suggerita dai numeri che costellavano i paragrafi che stavo scrivendo.

Quanto segue è un tentativo – basato sull’analisi di un pool limitato di informazioni estratte dal Cataloge Vegetti nella maniera più disagevole possibile ed elaborato usando Gnumeric – di cercare una conferma al dubbio suscitato dalle osservazioni.
Il dubbio – è una mia impressione, o più si avanza nel ventesimo secolo, o più la forbice fra data di prima edizione del romanzo in originale e prima edizione italiana si allarga?

O, per metterla in altre parole, è una mia impressione, o le novità arrivavano prima sui nostri scaffali negli anni ’60 e ’70 rispetto a quanto non accada ora?

E, strettamente connessa a questa, la seconda osservazione – è una mia impressione, o stiamo affogando nelle ristampe?

Per dirimere questo dubbio, ho estratto dal catalogo Vegetti i dati – quando disponibili – relativi all’uscita in originali di romanzi o raccolte di racconti tradotti per la prima volta, o ritradotti ex novo, in cinque anni del secolo scorso: il 1960, il 1970, il 1980, il 1990 ed il 2000.

I volumi considerati sono in totale

  • 1960 – 62 titoli
  • 1970 – 72 titoli
  • 1980 – 196 titoli
  • 1990 – 324 titoli
  • 2000 – 352 titoli

Sono stati esclusi i titoli di autori italiani e le collezioni oantologie create ex novo da curatori italiani – essendo questo un lavoro sui tempi di traduzione.
Dal conteggio sono stati parimenti esclusi tutti i titoli precedenti al 1900, e per ciascun romanzo è stata rilevata la data di prima pubblicazione.
Questo valore (la data di uscita in originale) è stato sottratto all’anno di riferimento, per rilevare lo scarto fra uscita in originale e pubblicazione in italiano.
Per ciascun anno è stato quindi calcolato semplicemente il tempo di attesa medio fra pubblicazione in originale e uscita in Italia.
I valori ottenuti sono:

  • 1960 —->  7,2 anni
  • 1970 —->  6,0 anni
  • 1980 —-> 11,3 anni
  • 1990 —-> 16,0 anni
  • 2000 —-> 12,5 anni

https://i2.wp.com/www.fantascienza.com/magazine/imgbank/ARTICOLI/6_n200.jpgIn altre parole, un romanzo (o antologia) di genere fantastico pubblicato nel nostro paese nel 1960 era uscito in lingua originale, in media, attorno al 1953; uno pubblicato nel 1990 era uscito in lingua originale più o meno nel 1974.
O se preferite girare la cosa in un altro modo – nel 1988, un appassionato interessato ad un certo titolo appena uscito in America avrebbe dovuto aspettare probabilmente fino al 2000 per poterlo leggere in italiano. Suo padre nel 1953 avrebbe dovuto aspettare solo fino al 1960.

Naturalmente, si tratta di medie, e quindi di misure discutibili – in ciascuno degli anni considerati, esistono titoli usciti in italiano meno di sei mesi dopo aver visto la luce. Ma tali estremi sono bilanciati, sul versante opposto, dall’uscita di libri che sono rimasti nel dimenticatoio per sessant’anni o più.
Certo il risultato è suggestivo.
Per risolvere il problema dell’asimmetria dei dati (libri usciti quasi in contemporanea con gli USA, libri rimasti in lista d’attesa per settanta e più anni), e farci un’idea più chiara, possiamo allora far ricorso al valore della Mediana.
La mediana rappresenta (nel nostro caso) il numero di anni di attesa massimi per il 50 % dei volumi considerati.
In altre parole, se per il 1960 la media è 7 ma la mediana è 3, ciò significa che se è vero che in media, il tempo di attesa nel ’60 era 7 anni, di fatto il 50% dei volumi considerati uscì in meno di 3 anni dalla pubblicazione originale. Abbiamo eliminato (almeno in parte) l’ambiguità dellamedia.
La tabella delle mediane è la seguente:

  • 1960 —-> 3 anni
  • 1970 —-> 3 anni
  • 1980 —-> 5,5 anni
  • 1990 —-> 7 anni
  • 2000 —-> 4 anni

Metà dei libri di genere fantastico/fantascientifico usciti in italia nel 1960 e nel 1970 aveva meno di tre anni.
Metà dei libri usciti nel 1990 aveva meno di 7 anni – e il restante 50%, ovviamente, era molto più vecchio.
O se preferite – praticamente TUTTI i romanzi pubblicati nel 1960 erano più recenti (relativamente) della metà di quelli pubblicati nel 1990.

È tuttavia anche importante far notare che i dati relativi alle ultime tre decadi sono in qualche modo “drogati” – il 1980 è caratterizzato dall’uscita di un elevato numero di romanzi basati su film, tutti pubblicati a ridosso dell’uscita delle pellicole e quindi non più vecchi di 6 mesi.
Il 1990 vede la pubblicazione a cottimo di romanzi collegati al gioco di ruolo, anche questi con un tempo di attesa molto basso – di solito mai più di un anno.
Il 2000 è caratterizzato dalla produzione inmassa di romanzi fantastici per ragazzi (Animorphs, Piccoli Brividi e altro fantasy giovanile) e dai tie-in con serie televisive (StarTrek, Buffy), ancora una volta con un abbassamento artificioso del tempo d’attesa – si tratta di titoli con non più di due anni di età.
Se la tendenza sembra quindi essere, nei cinquant’anni presi in considerazione, da una parte ad un aumento dei titoli pubblicati, ma dall’altra all’allungamento dell’attesa per l’uscita di materiale nuovo, è anche ragionevole immaginareche qualora venissero eliminati gli instant book e I titoli a tema mediatico, la forbice sarebbe probabilmente ancora più ampia.
E la lista considera solo le prime pubblicazioni, o la ristampa in nuova traduzione.
Se aggiungessimo le ristampe fatte paro-paro senza aggiornare la traduzione, il panorama avrebbe probabilmente un aspetto ancora più desolante.
Un altro dato interessante, purtroppo non quantificabile sulla base dei dati usati in questa sede, ma comunque evidente in fase di rilevamento, è lo shift tematico legato ai tempi di pubblicazione.

Nel 1960 e nel 1970, i romanzi pubblicati con più sollecitudine sono di fantascienza.
Nel 1980 la fantascienza comincia a scivolare in secondo piano, e viene data la priorità all’horror, col solito Stephen King pubblicato quasi in contemporanea fra Stati Uniti e Italia (meno di un anno di attesa – un valore che resta stabile nelle due decadi successive).
Tale tendenza si mantiene per gli anni ’90, con la fantascienza ormai ferma in sala d’attesa mentre orrore (King, Koontz e Barker) e fantasy (il ciclo di Dragonlance) vengono tradotti il più rapidamente possibile. In questi stessi anni, la “scoperta” di Philip Dick da parte del mainstream porta alal pubblicazione o alla ristampa di titoli vecchi di oltre trent’anni.
Nel 2000, l’orrore è in contrazione (il tempo d’attesa si sta allungando), il fantasy domina, specie nelle sue varianti giovanili, ed è tradotto con tempi molto stretti, mentre la fantascienza langue con le solite ristampe dickiane.

Ma, avendo adesso verificato la nostra ipotesi, e confermato che sì, negli ultimi sessant’anni i tempi d’attesa si sonoallungati sensibilmente, la domanda successiva, alla quale i numeri da soli non possono rispondere è ovviamente, Perché?

Ma di questo, ci occuperemo magari la prossima volta.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

11 thoughts on “Cinque anni di Fantascienza, Fantasy e Horror in Italia

  1. Madò, vedi che contare micro-conchiglie alla fine è servito a qualcosa?

    Seriamente, lavoro fantastico, molto, molto interessante grazie!

  2. Bellissimo lavoro, che mi interessa molto. I numeri consentono di dare anche un’altra lettura però, e cioè che negli ultimi 30-40 anni (riducendo così la finestra) il gap da te denunciato si è RIDOTTO considerevolmente. Altra considerazione, che probabilmente anticipa qualche contenuto del prossimo articolo: 50 e 60 anni fa la FS aveva meno “passato”, e in tutto questo tempo i titoli vecchi da presentare o ripresentare ai lettori sono inevitabilmente molti di più. Secondo me, anzi, sono in numero più che sufficiente da giustificare l’aumento del gap di pubblicazione da 3 a 4 anni. Riesci con poco sforzo a fare un campionamento anche relativo, tipo, al 2007?
    Grazie

  3. Apprezzo lo sforzo statistico, soprattutto perché i dati confermano quello che in fondo è sotto gli occhi di tutti i frequentatori di librerie, che ormai si sono rassegnati al fatto che lo scaffale della fantascienza è dominato dalle ristampe (90% dei volumi presenti, misura spannometrica) al contrario di quello del fantasy che invece è dominato dalle fotocopie.
    (i dati per l’orrore non sono pervenuti)

  4. @Iguana Jo: quanto dici può essere vero, ma è proprio l’unica cosa che NON discende dai dati statistici. I dati di Davide escludono proprio le ristampe “vere e proprie” (cioè quelle non ritradotte), e dal dato assoluto si vede che le prime edizioni e le ritraduzioni sono in crescita costante, ma non si distingue tra le une o le altre. Oppure ho sbagliato a leggere?

  5. @Quiller: mi riferisco al fatto confermato dall’analisi di Davide che ormai la sf in libreria non compare più o se compare è un fatto del tutto eccezionale (e non frutto di una programmazione editoriale di genere), e che le presunte novità sono più lavori ritradotti (penso a Dick) che romanzi effettivamente nuovi.

    In effetti questo ha forse poco a che fare con il discorso del ritardo nella presentazione dei titoli stranieri, però mi pare comunque un dato strettamente correlato a quanto evidenziato dal lavoro di Davide.

    (Sul perché di tale situazione stendiamo un velo pietoso, che altrimenti mi sale la depressione…)

  6. Interessante davvero questo studio. Rimaniamo in attesa della seconda parte ora 😉

  7. @Iguana Jo: la situazione è effettivamante molto grama, le quasi totali defezioni della Nord e della Fanucci sono stati colpi durissimi. La cosa più triste è che ho il dubbio che tutta questa domanda poi non ci sia, altrimenti qualcuno avrebbe provato a colmare il vuoto lasciato dalle suddette. L’Armenia ci ha provato e credo che si sia fatta male. Ho lo strisciante sospetto che siamo in pochi a voler sborsare i 15-20 euro per le novità di fantascienza, e di questi pochi la maggior parte si sia attrezzata leggendo in originale. Agli altri lettori di FS basta Urania, e già l’aumento a 4,20 euro gli sta indigesto, figurati le edizioni da libreria.

  8. OK, gentlemen – un paio di osservazioni en-passant per cercare di definire meglio il lavoro fatto.

    Premessa – si tratta di un lavoro fatto alla svelta, in risposta ad una osservazione fatta mentre cercavo tutt’altro.

    La mia percezione è la seguente:
    . si stampa sempre di più (per lo meno come tendenza)
    . si ristampa sempre di più
    . si privilegia sempre di più l’usa-e-getta

    Concordo in pieno sull’osservazione di Quiller sul fatto che, mano a mano che ci si avvicina al presente, si ha un effetto di “pull of the past”, come lo chiamano i paleontologi – c’è talmente tanto catalogo arretrato, che ovviamente l’età media dei testi cresce mano a mano che questo viene smaltito.

    Però non viene poi smaltito così efficientemente.

    Se avessi considerato anche i titoli precedenti al 1900, questo effetto sarebbe diventato talmente forte da rendere inutile l’analisi.

    Devo tuttavia concordare anche con l’ossrvazione di IguanaJo – col progredire del secolo, sembra farsi sempre più scarsa la programmazione editoriale, sempre più scarso l’interesse per la costruzione di un discorso articolato sul genere.

    Una impressione – che coi dati alla mano non posso verificare, ma è molto forte – è poi che per certi editori (non facciamo nomi) le novità arrivino molto più velocemente sullo scaffale se NON passano per collane specialistiche.

  9. Certo c’e’ da considerare come alcune novita’ escano molto piu’ velocemente e con maggiore impatto (recensione, presentazioni eccetera) quando non passano per collane specialistiche…

  10. Il fatto certo è che in Italia ma anche negli USA e in UK, il marchio FS (o SF) è visto come una barriera a livello marketing, associata al classico trekkie brufoloso. La bella rubrica su Ansible di David Langford “As Others See Us” elenca con grande ironia tutte le acrobazie verbali e di marketing usate da molti personaggi dell’editoria e dei media per non chiamare la FS col suo nome.
    Detto questo la mia teoria è la seguente:
    – se l’opera è nuova, cercano di spacciarla per non-SF, e dunque va nelle collane mainstream;
    – se l’opera è vecchia, già straconosciuta e “bollata” come FS, viene proposta nelle collane specialistiche (o lo verrebbe se ci fossero ^__^), tanto è già “bruciata”, cioè non si può più spacciarla per mainstream.

  11. Ipotesi assolutamente plausibile.

    È indicativo il fatto che le “collane specialistiche” siano tutte prodotti di bassissima qualità – carta da pizza, rilegature anti-lettura, copertine di livello per lo meno fortemente ineguale.
    A titolo assolutamente personale, non posso fare a meno di confrontare la qualità materiale delle ristampe di Elric di Michael Moorcock con quella del fantasy al ciclostile di certe autrici nostrane.
    E non oso pensare ad un confronto fra le statistiche di vendita.

    Di fatto, per lo meno gli anglosassoni hanno delle collane in rilegato rigido a prezzo popolare per la fantascienza o il fantastico – senza parlare di edizioni ultralusso prodotte dalle small press.
    Certo, hanno un mercatop più ampio.
    Ma da noi non s’è fatto nulla per ampliarlo.

    Noi abbiamo Urania.
    E ce la dobbiamo pure far piacere.

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