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Rotta di collisione

11 commenti

Non mi stancherò mai di ripeterlo – nonostante i gemiti e le grida di dolore che si levano qua e là, la fantascienza sta bene e vi saluta tutti.
Se il mercato pare soffocato da una infinità di mediocri fantasy commerciali – storie di adolescenti alienati scritte da adolescenti alienati per adolescenti alienati -lo zoccolo duro della hard-SF è in eccellente salute, con buonapace dei nostri editori, che paiono a tratti molto molto distratti.

Che dire ad esempio di Alastair Reynolds, giovane astrofisico gallese di belle speranze (ha pochi mesi più di me, diamine!), con una infilata di premi e nominations alle spalle e qualcosa come una decina di romanzi all’attivo, degno erede di Arthur C. Clarke (anche se armato di una visione più oscura rispetto all’augusto antenato), e finora latitante sui nostri scaffali.
Pare siano stati tradotti tre suoi racconti (consultate il solito indispensabile Vegetti) e fortunato chi li ha letti.

Mi capita ora fra le mani Pushing Ice, romanzo del 2005 di Reynolds, già candidato all’Arthur C. Clarke Award.
Bello spesso, zeppo di azione , di idee, di sorprese.
Scritto bene, senza troppi svolazzi (questa e hard-SF che sarebbe piaciuta ad Ike Asimov), con una grande sicurezza.
Come molti suoi conterranei – penso a Iain M. Banks e a Ken MacLeod – Reynolds riesce a sposare l’alta tecnologia credibile e ben documentata con la grande avventura spaziale dei tempi che furono.
Hard Space Opera.
Il Rockhopper è una nave commerciale che abborda e dirotta comete – ricchi giacimenti di minerali ambiti dalla civiltà che popola il sistema solare interno.
Un equipaggio di trivellatori, ingegneri, tecnici.
Gente che fa il proprio lavoro senza troppi grilli per la testa.
Ma poi Giano, eccentrica luna di Saturno, abbandona la propria orbita, e si rivela un artefatto alieno in fuga dal sistema solare.
Il Rockhopper è l’unica nave abbastanza vicina da tallonarlo stretto e magari provare a scoprirne i segreti prima che lasci il sistema.
E i trivellatori della vecchia nave mineraria si trovano all’improvviso responsabili di un primo contatto, ambasciatori dell’umanità… o forse solo bersagli privilegiati.
Ma il premio è buono, l’indennità di rischio è tripla e qualcuno il lavoro deve pur farlo.

Un ottimo romanzo, che riesce a catturare l’atmosfera un po’ malandata della classe lavoratrice del tardo ventunesimo secolo, con uno spirito tutto britannico.
Inutile dire che la rotta di collisione del Rockhopper sarà costellata di rischi e sorprese, e la rivelazione finale sarà probabilmente un pugno nello stomaco.
È stato grazie a romanzi come questo che ho cominciato a leggere fantascienza, trentadue anni or sono.
E li fanno ancora, buoni come una volta.
Basta solo trovarli.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

11 thoughts on “Rotta di collisione

  1. La trama pare davvero interessante. In questo periodo sono già pieno di letture, ma lo inserisco volentieri nella lista dei desideri, in attesa del prossimo carico.

  2. E’ in arrivo su “Urania”. Su un Nova SF* di qualche tempo fa ho avuto modo di apprezzare molto – ma davvero molto – il romanzo breve “Diamond Dogs” (ne ho parlato da me). “Glaciale”, uscito su un Best of the Year uraniano qualche anno fa, non mi aveva esaltato. A breve mi sparerò “Turquoise Days”. E per il prossimo anno dovremmo avere anche Revelation Space, sempre su “Urania”: la fantascienza è viva, è vero. E in Italia non ce ne siamo dimenticati 😉

  3. È bello vedere che Urania segue più o meno la mia lista di lettura, con qualche anno di ritardo… 😛

  4. Davide: e tu credi che, se potesse, \”Urania\” non pubblicherebbe in tempo reale i migliori lavori della SF internazionale? Evidentemente ci sono dei tempi tecnici (lettura, acquisizione diritti, traduzione) contro cui anche la buona volontà può poco o nulla.

  5. Era una battuta ironica.
    In realtà è Fanucci che legge i miei articoli sugli scrittori dimenticati e poi li pubblica… 😛

    Comunque il fatto che Urania non possa permettersi certe libertà non è dovuto alla natura delle costanti universali, ma molto semplicemente a delle scelte editoriali.
    Si è deciso di investire sul genere una cifra X, e con quella tocca far trottare Urania, e lo staff della rivista si ritrova condizionato da scelte fatte da persone che gli unici libri che conoscono sono i libri contabili.

  6. E\’ così, ma il fatto che \”Urania\” riesca a presentarci autori \”difficili\” da aggiudicarsi per via dei diversi trattamenti editoriali, come M. John Harrison, Ken MacLeod e lo stesso Reynolds per fare qualche nome, non è forse un indice significativo della professionalità di chi pubblica SF in Italia?

  7. Mai detto nulla (non è vero, ma sorvoliamo) sulla professionalità delle persone coinvolte.
    L’impressione è tuttavia che l’atteggiamento della casa editrice sia per lo meno di assoluta indifferenza, e che quindi ci siano ottimi professionisti al lavoro in un ambiente ostile.

    Poi potremmo dilungarci a lungo sul fatto che Harrison, MacLeod o molti altri dovrebbero uscire in vesti editoriali più “permanenti” che non Urania.
    È già tanto che escano, sarà l’ovvia risposta.

    Ma allora diventa un po’ come quella vecchia storiella che raccontava Woody Allen all’inizio di “Io e Annie”…

  8. Una cosa che mi lascia perplesso è che in Urania scartano (a loro dire) tanti romanzi perchè “troppo lunghi” per Urania (e in effetti è abbastanza facile sforare le circa 350 pagg che sono il massimo per un Urania normale)…poi hanno pubblicato e pubblicheranno, anche se spezzati, i più lunghi di tutti, vale a dire quelli di Peter F. Hamilton. Forse sono più facili da dividere in un numero intero di Urania ^__^

    Comunque condivido l’apprezzamento per Reynolds..

  9. Pare sia il destino toccato a Ventus, di Karl Schroeder, quello di essere cassato per lunghezza eccessiva.
    Un vero peccato – devo farci un post, su quel romanzo.

    Peter F. Hamilton in dieci comode puntate (o più) rimane ancora più inavvicinabile che in tre volumi standard da 1000 e oltre.

  10. Ho finito ora di leggere “pushing ice”, uno dei migliori libri di autori nuovi (nuovi per me) che abbia letto negli ultimi anni. Incredibile quanto ci sia in un unico libro, come la storia vada oltre ogni apparente conclusione aggiungendo nuovo materiale per continuare, e farmi continuare a leggere contento.
    Oltretutto mi stupisco che questo post fosse del 2009, quando ancora non ti leggevo. Il che tutto sommato è in topic con la storia di Reynolds 🙂
    Come al solito grazie dei suggerimenti.

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