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Il libro o la copertina?

12 commenti

Interessante post – come al solito, sul blog di Seth Godin.
E la domanda fondamentale è…

Is the purpose of the cover to sell books, to accurately describe what’s in the book, or to tee up the reader so the book has maximum impact?

Date voi la risposta (magari nei commenti qui sotto) e poi controllate la risposta di Godin.

Di copertine ne parliamo spesso.
Giudicare il libro dalla copertina è sinonimo di assoluta superficialità:
Eppure gli editori spendono fior di quattrini per creare le copertine (talvolta), e le librerie espongono sugli scaffali le copertine, non la prima pagina del primo capitolo.

Nessuno ammette di giudicare i libri sulla base delle copertine.
Tutti mentono.

Per chi volesse rifarsi gli occhi consiglio The Book Cover Archive.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

12 thoughts on “Il libro o la copertina?

  1. Pingback: Il libro o la copertina? « strategie evolutive | Libri

  2. Uhm… è vero che se già conosco un autore e lo apprezzo potrei sceglierlo senza badare alla copertina…

    Trascurando questo secondo me la copertina serve da calamita.
    Attrae l’attenzione del possibile lettore ed è uno degli elementi che causano la scelta (comprare sì o no?)

    Anche se oggigiorno mi baso solo sulle recensioni di siti fidati immagino che la copertina abbia ancora un grande impatto sugli acquirenti.

    Già… io ricado nella frase:
    “Nessuno ammette di giudicare i libri sulla base delle copertine.”

    Ora vado a leggere Seth :)…

  3. Per quanto mi riguarda, la copertina ricopre un ruolo fondamentale nella realizzazione di un libro; e non mi riferisco alla sua funzione “catalizzatrice”, quanto al semplice fatto che essa, nel bene o nel male, rappresenta il primo elemento con cui un possibile lettore entra in contatto con l’opera. Da appassionato di uniformazione grafica e di libri intesi anche come oggetti materiali, non posso che eccitarmi come un teen ager in calore quando vedo un libro realizzato davvero bene in ogni singolo particolare (non è quindi un caso che nelle mie recensioni dedichi sempre un capitolo a parte su tale aspetto). Tra le belle copertine bisogna però saper distinguere le “copertine-messaggio” dalle “copertine disegno”. Queste ultime sono, ad esempio, quelle di Barbieri: stupende, disegnate in maniera divina, ma quasi del tutto incapaci di trasmettermi emozioni o che abbiano un legame con il libro che vada oltre al rappresentare la protagonista in primo piano (in questo senso, sono tremendamente ripetive, spesso e volentieri). Le copertine-messaggio sono invece quelle che nascono anche e soprattutto per nascondere al loro interno un messaggio, per creare un ponte con quanto scritto all’interno del libro. Un esempio? La copertina de “L’acchiapparatti di Tilos” disegnata da Federico Aliberti. Inutile dire che queste ultime sono le mie preferite.

  4. Wow!
    Eccellente osservazione, Okamis!
    Confesso di aver dovuto fare ricorso a Google per confrontare i due artisti di cui fai cenno – e a questo punto condivido anche il giudizio.
    Io non arrivop a fare una divisione netta come la tua in termini funzionali, ma la copertina non è semplicemente il forglio di carta nel quale vengono avvoltolate le pagine per venderle.

    Nel caso di Barbieri/Troisi, ci vedo anche un’altra funzione – al di là dell’attirare l’attenzione del lettore (primo passo per una vendita) la copertina impone ai lettori della Troisi una certa immagineper la protagonista della storia che stanno per leggere.
    Barbieri coi suoi disegni, io credo, è forse il principale responsabile del successo dell’opera di quell’autrice presso un certo pubblico.

    Possiamo discutere per secoli sul fatto che anche le copertine di Frazetta per Conan o degli Hildebrandt per Shannara svolgessero la stessa funzione.
    ma non mi và di accostare Howard o anche semplicemente Brooks alla Troisi… 😛

  5. Be’, indubbiamente la copertina svolge uno ruolo molto importante nel ‘patto con il lettore’.
    E sono del tutto d’accordo con voi sulle opinioni espresse.
    Solo che sono in dubbio se i consigli di Seth siano da seguire pari pari per un libro del genere fiction.

    Mi sembra infatti che Seth trascuri completamente il patto con il lettore (che secondo me è di principale importanza in un romanzo).

    Rimane il fatto che gli spunti di Seth sono interessanti :).

  6. Il patto con illettore è anche certamente costruito sulle aspettative create dalla copertina.
    Se la copertina mi promette astronaute in bikini e mostri dagli occhi d’insetto, trovarnmi poi fra le mani un polpettone in cui nessuno dei due elementi compare mi fa sentire tradito.

    Credo però che Godin incorpori il patto col lettore in quel suo “tee up the reader”.
    (tee up è un termine del golf, vuoldire sistemare la pallina per il colpo)
    In questo senso, la copertina deve generare delle aspettative e “mettere in posizione il lettore”in modo che poi il libro lo coinvolga.
    Le aspettative generate dalla copertina devono essere non solo premiate, ma anche sviluppate (la copertina non deve rivelare la trama, deve suscitare curiosità).

    Seth Godin – discorsi di copertine aparte – rimane uno dei blogger (e degli autori) più interessanti che mi siano capitati di recente.

  7. c’è una sorta di triste tautologia nel rapporto libro-copertina.
    “Giudicare il libro dalla copertina è sinonimo di assoluta superficialità”, nulla di più vero.
    Ma dal momento che la copertina è il “teaser” del libro, ed in considerazione del fatto che un acquirente che conosce già l’autore o l’opera non si farebbe condizionare dalla copertina (come asserisce Dr Jack), ne consegue che la copertina ha senso specialmente per chi non ha idea di ciò che si accinge a comprare. Quindi una copertina deve risaltare sullo scaffale e promettere anche quello che non può mantenere, secondo il più classico stile del marketing moderno.
    Personalmente preferirei che la copertina (nel caso di narrativa) venisse scelta o commissionata dall’autore, in quando mi piacerebbe giudicarla come parte integrante dell’opera. Imho.

  8. Secondo me Seth sarebbe in disaccordo su questa affermazione:
    “Quindi una copertina deve risaltare sullo scaffale e promettere anche quello che non può mantenere, secondo il più classico stile del marketing moderno.”

    Leggendo i libri di Seth Godin sul marketing mi è sembrato di capire che uno dei punti su cui si impunta molto è che secondo lui le promesse devono essere mantenute.
    Seth afferma che oggigiorno, con internet, le opinioni e le critiche dei clienti sono molto importanti.

  9. Concordo con Jack.

    Promettere ciò che non si mantiene è la strada per il disastro – perché il cliente ha la memoria lunga.
    Non c’è nulla di peggio che farsi una fama di inaffidabilità.

  10. Eppure, a giudicare da ciò che si vede, questa è la strada scelta.
    Anche perché, come dicevo nella premessa, se un libro è piaciuto non sarà una copertina dissonante o inadeguata a scoraggiare un secondo acquisto od a rendere inaffidabile un editore.
    Concordo sul fatto che con Internet le opinioni sono importanti, basti pensare agli effetti viral del word of mouth, ma si parlava di copertine, non del contenuto.
    Dubito che un acquirente che si informa sul Web cambi idea giudicando la copertina (perché non sarebbe superficiale come tale scelta imporrebbe).

    Sulla lunghezza della memoria dei clienti ho dei dubbi (purtroppo), vista la reiterata attitudine a premiare la mediocrità.

  11. Premetto: la mia è una considerazione da designer, forse fuori posto qui, ma quando ho letto gli editori spendono fior di quattrini per creare le copertine non ho potuto esimermi. 😉
    VeritàRivelata™: gli editori NON spendono fior di quattrini per le copertine.
    Il sottoscritto ne ha realizzata ben più di una per ben più di un editore medio-grosso.
    E non rivelo il compenso per pura e semplice vergogna.
    Anche se la VeraVergogna™ dovrebbero provarla gli editori, a mortificare così il lavoro di un progettista grafico.
    Ecco, tutto qui: sappiatelo, smontate questo mito. 🙂

    PS ogni tanto mi diverto a realizzare – assolutamente gratis e per il solo piacere di farlo – alcune copertine per degli eBook di amici. Qui potete vederne qualcuna.
    http://cyberluke2008.blogspot.com/2009/06/tre-copertine.html

  12. Bentrovato CyberLuke.

    Sul fior di quattrini – c’è un (talvolta) fra parentesi.
    Conosco le tariffe elargite inpassato da un noto editore, e credo che se facessimo la gara fra illustratori e traduttori, sarebbe un bel match al ribasso.

    Ma d’ora in avanti provvederemo a smontare il mito – anche se ilpotere di questo blog è scarsino.

    Però belle le copertine degli e-book.
    Non perdiamoci di vista… 😉

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