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La fantascienza come meccanismo e organismo

13 commenti

Avrei voluto usare qualcosa del tipo La fantascienza in Italia considerata come una spirale storta di pietre dure e fondi di bottiglia, ma i titoli su WordPress hanno una lunghezza che non è Delany-friendly.
Accontentiamoci di questo, che se non altro vi informa che metafore ingegneristiche e naturalistiche si mescoleranno liberamente – molto cyberpunk.

La colpa questa volta è di IguanaJo, che sul suo blog, oltre a macchiarsi ripetutamente del Reato di Lesa Urania, solleva alcune questioni sul perché l’ambiente della fantascienza nel nostro paese sia asfittico.

L’ipotesi (riassunta in soldoni, ma leggetevi l’Iguana, che è molto più articolato): Urania non ha saputo rispondere dinamicamente alla crescente complessità della narrativa fantascientifica, e perciò se non danneggia fattivamente il genere nel nostro paese, certo non contribuisce a migliorarlo o ad ampliarlo.
Non tutti condividono questa posizione.
Segue dibattito.

La mia posizione, per quel che vale, è la seguente – Urania è un ingranaggio perfettamente funzionante all’interno di un grande e complesso meccanismo assente.
Poiché il meccanismo latita, i risultati complessivi sono deprimenti.
Di fatto, Urania fa benissimo il proprio lavoro, e se non contribuisce in maniera significamente all’espansione del genere è perché essenzialmente quel ruolo non le compete o, se preferite, non è più in grado di ricoprirlo.

Un po’ come un insettivoro che si veda spalancare improvvisamente la nicchia dei carnivori superiori, Urania tenta di masticare con denti inadeguati un boccone probabilmente troppo grande e troppo sostanzioso.

Urania è una rivista.
Dovrebbe uscire in edicola e pubblicare romanzi a puntate, una selezione di racconti, una rubrica di recensioni, una rubrica della posta.
Dovrebbe fornire una istantanea di cosa sta accadendo ora, in tempo reale, nel genere, fungendo da banco di prova per gli esordienti e da vetrina per gli autori affermati.
Invece Urania pubblica romanzi tutti interi (una volta per farceli stare tagliavano le parti “superflue”), ed uscendo in edicola, dopo due o tre settimane li consegna all’oblio o all’Ufficio Arretrati.
Ma i romanzi tutti interi dovrebbero uscire in libreria – in tre o quattro formati, in un mondo ideale – ed avere una ben più lunga shelf-life, ed un ISBN.
Non avendo ISBN, i titoli che compaiono su Urania vengono ignorati dalla critica mainstream.

Ma le collane da libreria di fantascienza sono un artefatto del passato.
Ed occupando ormai pressocché da sola la loro nicchia, Urania si limita a masticare un boccone troppo grosso.

Il meccanismo rivista-libro è essenziale, ed esiste nel resto del mondo da una cinquantina d’anni almeno, segmento terminale di un più lungo nastro trasportatore costituito da

fanzine
|
semiprozine
|
small press — riviste professionali
|
editoria libraria

Questo nastro trasportatore crea il genere.
I nuovi lettori si fanno le ossa sulle riviste e i nuovi autori ed i nuovi critici si fanno le ossa sulle fanzine. Le small press e le riviste danno spazio agli esordienti. Le major si occupano del catalogo.
Bello liscio.
Attraverso le small press, prodotti di nicchia e testi storici possono essere resi disponibili ai pochi interessati.
Per tutti gli altri ci sono le grosse case editrici.

Ma tutto questo è solo una parte del sistema.

L’altra metà dell’ipotetica ecologia della fantascienza è costituita dal pubblico.
Il legame fra pubblico ed editoria rappresenta un anello di feedback.
Più libri sono disponibili, maggiore sarà il numero dei lettori.
Maggiore è il numero dei lettori, più libri saranno disponibili.
Offerta e domanda non sono fenomeni separati (come sanno bene gli spacciatori di stupefacenti).
Il pubblico è importante perché sgancia i preziosi quattrini che tengono in vita riviste, editori ed autori (sul darla via gratis, discuteremo magari poi), costituisce il bacino dal quale provengono i nuovi scrittori, i nuovi editor, i nuovi critici, e – dettaglio troppo spesso trascurato – fornisce una faccia al genere.
Parte del pubblico è costituita dal fandom.
L’ultima parola sull’argomento è il documentario di Bruce Campbell – Fanalysis.
Su YouTube lo si può vedere tutto. Qui ce n’è un trancio…

Il fatto che i fan – non gli appassionati – siano la faccia del genere contribuisce all’aura di ridicolo che circonda il genere ovunque si vada.
Ma a parte i costumi, le orecchie di gomma e la generale sensazione di infantilismo, il problema del fandom è che questo – in pigiamino trekkie o in giacca e cravatta – è sostanzialmente conservatore.
Ricordo ancora con uncerto divertimento il vecchio e rispettatissimo fan che, avendo accolto con regale sdegno il fatto che io avessi tradotto Charles Stross, mi fece i complimenti più calorosi quando ricordai di aver cominciato a leggere fantascienza con Jack Williamson. Già la mia passione per Vance lo lasciava un po’ freddino – troppo nuovo, probabilmente.

Il conservatorismo del fandom è tipico di tutti i fan.
Non importa di cosa stiate discutendo, qualcuno verrà fuori a dirvi che eh, però, Fausto Coppi, o la Callas, o Elvis, o Gary Cooper…
Morire di solito aiuta – qualcuno ha fatto notare che anche il cantante (si presume) più famoso del mondo ha visto triplicare i propri fan nell’ultima settimana, previo decesso.
Il conservatorismo dei fan significa che le novità devono invecchiare per essere apprezzate – e se l’unico canale di distribuzione comporta, per sua natura, una vita breve, le novità scompaiono, ed il fandom rimane abbarbicato su Asimov, Clarke, Heinlein.

Su tutto questo, tuttavia, si sta andando ad innestare un nuovo fenomeno, facilmente riassumibile con la frase il fantastico ha vinto.
E questo non grazie a Herry Potter o al Signore degli Anelli, ma per il semplice fatto che il linguaggio del fantastico (che sia fantascienza, fantasy o horror non importa) è entrato ormai a far parte del linguaggio comune della narrativa.
Anche nel nostro paese – se non altro per imitazione di modelli di successo stranieri.
La quantità di elementi fantastici e fantascientifici nei successi mainstream è tale che ormai la totalità del pubblico, spesso inconsapevolmente, legge fantascienza, guarda serie televisive di fantascienza.

L’esposizione è enorme.
È fantascienza CSI, è fantascienza Life on Mars.
Sono fantascienza La Moglie del Viaggiatore del Tempo e La Strada.
È fantascienza – spesso pessima, ma non è di qualità che stiamo discutendo a questo livello – gran parte di ciò che viene schedato come technothiller o spionaggio.Ma poiché arriva senza avere incluse le orecchie di gomma o la spada laser, è più facile spacciarlo.
L’esposizione così è enorme – ma è difficile dare un seguito ad una nascente passione.

Cosa abbiamo, quindi…
Una vasta fascia di pubblico inconsapevole, senza la possibilità di approfondire il proprio eventuale interesse.
Un fandom partigiano, ignorante, conservatore e ostile verso l’ingresso di estranei.
Appassionati che sostanzialmente si riforniscono all’estero e si sono ormai stufati di predicare nel deserto.
Case editrici orientate al profitto a brevissimo termine e terrorizzate dai flop dei predecessori e dai capricci del fandom.
Una critica pressocché assente o limitata a settori di nicchia o ambiti accademici chiusi.
Scarsissime o nulle possibilità per chi voglia scrivere fantascienza o di fantascienza.
Una sola rivista che si stiracchia per occupare una posizione di mercato che non le compete.

Quindi, tutto sommato, Urania non è una causa.
È un sintomo.

E qui chiudo e torno a leggere Matter, di Iain M. Banks.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

13 thoughts on “La fantascienza come meccanismo e organismo

  1. Uhm… “Appassionati che sostanzialmente si riforniscono all’estero e si sono ormai stufati di predicare nel deserto,” c’est moi.

  2. Lunga vita a Urania, e onore a Giuseppe Lippi, è ancora una risorsa (economica) troppo importante per farne a meno.

  3. Pingback: La fantascienza come meccanismo e organismo « strategie evolutive | Riviste.com

  4. Non avrei saputo dirlo meglio 🙂

    (io comunque insisto: secondo me Urania c’è da troppo tempo ed è troppo conosciuta – nel bene e nel male – per non avere nessuna responsabilità sullo stato delle cose.)

    @ Kust0r: a scanso di equivoci, io non imputo nessuna colpa a Lippi o Altieri. Loro fanno il loro mestiere e credo che sarebbero i primi a preferire la curatela e la direzione di una collana libraria piuttosto che il limbo senza futuro delle edizioni da edicola.

  5. @Kust0r
    La lunga vita Urania ce l’ha avuta – e la longevità in sé non è un problema (esistono riviste più vecchie).
    Quanto ai curatori – concordo con IguanaJo che si tratti di professionisti che fanno il meglio con le risorse a disposizione all’interno dei meccanismi comemrciali nazionali.

    Se c’era un punto che avrei voluto fosse chiaro nel mio post è che non esiste una responsabilità unica se la SF zoppica nel nostro paese; si tratta di una serie di sfortunate concause.
    Urania ha le sue responsabilità – semplicemente non credo sia il colpevole principale (né credo un colpevole principale si possa identificare, salvo scivolare in curiose teorie della cospirazione).

  6. Ci son cresciuto con gli Urania.
    Non riuscirò mai a volerle male.
    Ad ogni modo, benvenuto nei miei blog preferiti. 😉

  7. Grazie.

    Io però non voglio male a Urania.
    Semplicemente voglio più bene (voglio meglio?) alla fantascienza.

  8. Urania credo sia stato (e tuttora sia) una sorta di “grado zero” della sf per l’Italia. Ha pubblicato grandissimi autori di sf – magari massacrandonde i libri, vero? – esattamente come sub-sub-carneadi anonimi e sconosciuti. Ha corso dietro (in ritardo) a tutte le mode che hanno attraversato il genere senza identificarsi con nessuna, ma restando sempre e comunque «Urania», che si finiva e si finisce per comprare mossi da un po’ di curiosità e da molta passione (per il genere). Chiedergli di più è impossibile: «Urania» non ha una personalità precisa né una linea ben definita. Una direzione fortemente identificata potrebbe risvegliarla ma anche affossarla definitivamente. E il lettore di Urania ha, senza offesa per nessuno, qualcosa di anonimo come la rivista… un lettore da viaggio in treno… Infatti anch’io la compro abitualmente prima di un viaggio in treno.
    Ciò detto, concordo anche con i punti e le virgole di Davide. «Urania» è diventata un lusus naturae, una rivista pulp divenuta l’unica voce fantascientifica italiana. In un paese dove il neo-medioevo clericale e lo squadrismo velinaro sta distruggendo quel po’ di pensiero scentifico sopravvissuto finora.
    L’unico – sciagurato e sfuggente – obiettivo per chi ne scrive.
    La croce sulla tomba della sf in Italia.
    Ma anche l’unico appiglio esistente.

  9. Amen.

    PS – vero! Anch’io Urania la compero in stazione quando parto, anche se in borsa ho già un altro libro…

  10. «Un fandom partigiano, ignorante, conservatore e ostile verso l’ingresso di estranei. […]
    Case editrici […] terrorizzate dai flop dei predecessori e dai capricci del fandom.»
    Sarebbe azzardato (o semplicemente sbagliato) un paragone con le squadre di calcio un tempo “prigioniere” degli ultras, che, unici, garantivano un certo tipo/grado di coreografia/supporto ecc.?

  11. Non mi intendo abbastanza di calcio per suggerire un parallelo.
    Di certo, una certa sudditanza nei rispetti del fandom è sempre esistita.

    In America si parlava della “Starlog Mafia” – i fan di una certa serie televisiva erano talmente numerosi ed attivi da avere in ostaggio una delle riviste più influenti del settore, che rischiava di vedere le proprie vendite crollare o subire massicce campagne di hate-mail per la pubblicazione di articoli “troppo positivi” su prodotti ritenuti troppo simili alla serie di riferimento.
    Così venne affossato “Spazio 1999”, ad esempio.

    Non so se in italia avvenga lo stesso.
    Certo, molti hanno tentato di cavalcare il fandom – e qualcuno c’è riuscito e ha fatto una piccola fortuna.
    Per costoro, internet è stata una maledizione.

    Nota volante – questo discorso mi ricorda in questo istante un pilastro di un certo gruppo di fan che mi disse (quindici anni or sono o quasi) “L’editore X non lo sa ancora, ma ora che ha cominciato a pubblicare [inserire il nome del franchise di riferimento], finirà per pubblicare solo noi.”
    Gongolava tutto.
    L’editore X chiuse i battenti pochi anni dopo – aveva in effetti orientato una fetta eccessiva della propria produzione su quel franchise.

    Aveva scordato che oltre che ignoranti, partigiani e ostili, i fan sono anche maledettamente volubili.

    Non credo che Urania – oggetto iniziale della discussione – subisca o abbia mai subito simili pressioni.
    Come accennava MaxCiti, il pubblico di Urania si caratterizza per la sua genericità, nel bene e nel male.
    Certo, sarebbero sciocchi a non tenere un occhio su quella che rimane una fetta consistente del loro mercato.

  12. Pingback: Vanguard Princess, ovvero chi fa da se’ fa per tre… « Masshimo Masshimo’s Weblog

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