strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

20.07.1969 – 20.07.2009

10 commenti

Sono infinitamente stanco.
E questo (l’avrete immaginato) è un pork chop express…

Oggi è il quarantesimo anniversario dell’Allunaggio Apollo.
Io c’ero – avevo due anni, e pare non condividessi al momento la meraviglia e l’entusiasmo dei miei genitori.
Ora è diverso.
Sono un geek, e cito Gerald O’Neill e Carl Sagan ogni tre per due.

L’allunaggio dell’Apollo 11.
Impresa colossale.
Tre uomini che sfidano lo spazio dentro una lavatrice montata sulla cima di una bomba.
Che sopravvivono e tornano per raccontarlo.

Ne ho già parlato in passato, estesamente, ed è documentata la mia scarsissima opinione delle persone che si ostinano a negare l’impresa dell’Apollo 11.
Mi manca solo un buon termine per definirli
Ok, deficienti và con tutto, però mi lascia aperto a rivalse di tipo legale da parte di terzi, e poi sarebbe bello avere un termine solo per loro, come si usa Piramidioti per quelli che vogliono convincerti che se dividi la massa della Piramide di Cheope per il quadrato della data del bar mitzvah di Nostradamus ottieni il prezzo di un biglietto giornaliero della metropolitana di Parigi, e questa non può essere una coincidenza!

Ora, naturalmente discutere di razionalità quando si ha a che fare con la fede è inutile.
E in mancanza di prove scientifiche, la convinzione che l’allunaggio non sia mai avvenuto è appunto questo – una forma di fede.
I fatti dicono il contrario, la logica sostiene il contrario, ma io non ci credo.
Bye-bye scetticismo.
E a questo punto, cosa volete farci?

Curiosamente, come ho già fatto notare in passato, quando lo stesso atteggiamento si applica a un differente evento storico – lo sterminio di sei milioni di ebrei da parte dei Nazisti, ad esempio – improvvisamente il pubblico si fa molto più freddino, cominciano a chiamarti Negazionista (altro bel termine comodo), e in molti posti quello è solo l’inizio.
Provate, in quel caso, a dire I fatti dicono il contrario, la logica sostiene il contrario, ma io non ci credo.

E ancora una volta, non si tratta di un accostamento di cattivo gusto.
Perché se è palese che l’Olocausto fu una delle prove peggiori dell’essere umano, l’Homo sapiens al suo peggio, è altresì innegabile che portare dei nostri simili sulla luna fu una delle prove migliori dell’essere umano, l’Homo sapiens al suo meglio.
E mi incuriosisce molto il fatto che esistano persone printe ad accettare qualsiasi “prova” fasulla pur di negare l’Homo sapiens al suo meglio.

Sono passati quarant’anni.
Una rapida panoramica dell’umanità davanti ad Armstrong e Aldrin che zampettano come coniglietti impazziti sulla superficie lunare, ci porterà a incontrare…

  • gli entusiasti
  • i negazionisti
  • i disinteressati
  • gli ostili
  • quelli che proprio non…

Studiamoli un attimo.
Gli entusiasti includono i membri di gruppi di space advocacy e tutti coloro ai quali pare che la promessa dell’Apollo 11 sia stata disattesa clamorosamente. Sono quelli che citano O’Neill e Sagan ogni tre per due. Perdenti, ma non rassegnati.

I negazionisti
hanno diverse motivazioni – alcuni negano perché fan tanto X-files-cool, altri perché sono semplicemente bastian-contrari, altri ancora perché vogliono stimolare la discussione epromuovere un sano scetticismo, altri perché negare che l’uomo possa fare qualcosa di buono è un ottimo alibi per non cercare di fare nulla di buono, altri perché sono convinti che la Corsa avrebbero dovuto vincerla i russi. Sono perdenti, e godono della loro condizione, tentando di estenderla a tutta la specie.

I disinteressati sono semplicemente troppo fighi per occuparsi di una cosa capitata quarant’anni fa a quattrocentomila chilometri dal loro sushi-bar preferito. La frase “Tutta l’umanità col naso all’insù a guardare la Luna” li mette a disagio, perché la vedono come una dimostrazione di credulità e provincialismo, e li porta a pensare “Che sfigati!”
Dirò qui una bestialità, ma al limite preferisco i negazionisti – che saranno deficienti, ma non sono stronzi.

Gli ostili sono ostili perché con quei soldi si sarebbero potute fare un sacco di cose utili. Legittima osservazione. Che né prima né dopo, in assenza di un programma spaziale, quelle stesse cose utili (di solito molto generiche) non si siano mai fatte non sembra toccarli nè suggerire loro che magari il programma spaziale non c’entra. A loro scoccia il costo medio di un missile Titan, e basta.

Quelli che proprio non… hanno altro da fare. Urgentemente. Tipo procacciarsi il cibo, mantenere la loro esistenza e quella dei congiunti. Non hanno tempo per la nostalgia. Forse non sanno neanche che l’uomo è arrivato sulla luna. Se qualcuno glielo dicesse, commenterebbero “Wow! Davvero?” e poi continuerebbero a fare il loro lavoro – che, a ben guardare, e fate le debite proporzioni, è lo stesso che facevano 12.000 anni or sono i loro antenati cacciatori-raccoglitori.

Ed è qui che io mi imbizzarrisco – non per il costo dei missili Titan o per la credulità popolare – ma perché un’era piena di promesse è stata sul punto di aprirsi, in quell’estate del ’69, ma poi abbiamo preferito garantire per alcuni la TV satellitare e la Playstation.
Lo abbiamo deciso noi.
Votando politici più interessati a tenerci buoni che a farci progredire, voltandoci dall’altra parte, sparando idiozie sui soldi che si sarebbero potuti spendere meglio, felici di non essere poi così in basso nella struttura della piramide.
E si fottano i cacciatori-raccoglitori.

Negazionisti e disinteressati ci dicono in fondo che quel modo di pensare, gretto e cattivo, ha vinto.

Ma quella notte, quarant’anni or sono, un sacco di porte erano spalancate, ed aspettavano solo che avessimo il coraggio di attraversarle.

Powered by ScribeFire.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

10 thoughts on “20.07.1969 – 20.07.2009

  1. Io avevo 14 anni e me la ricordo eccome, quella mattina di luglio. Non esito a mettermi nel gruppo degli entusiasti, e a ridere a crepapelle quando sento le tesi dei negazionisti – personaggi che non devono mai aver usato una macchina fotografica meccanica, o in modalità manuale, in tutta la loro futile esistenza.

    Potevamo conquistare l’Universo, o perlomeno il Sistema Solare – invece abbiamo fatto il GPS, la telefonia cellulare e Internet, e ci siamo richiusi nella nostra culla, come la chiamava il vecchio Tsiolkosky.

  2. Abbiamo lasciato tutte le uova nello stesso cestino.
    Che è una pessima politica.

    Che poi tutte quelle altre cose avremmo potuto averle ugualmente…
    Ma vuoi mettere i costi?
    Il prezzo in vite umane?
    Meglio “liberare” il Vietnam…

    😦

  3. Secondo la tua classificazione, rientro nei negazionisti, seppur con la sfumatura “coloro che vogliono alimentare la cultura del dubbio”. 😉
    E, tutto sommato, è così: onestamente, non mi sento di negare quelle immagini che anch’io, allora solo un bambino di cinque anni, vidi tremolare sullo schermo tv di casa, ma gettare il seme del “…e se…?” quello sì, mi diverte.
    Perché è (anche) non dando nulla per scontato che l’umanità progredisce.
    Felice ricorrenza a tutti i sognatori, gli eroi e gli idealisti.

  4. A tutto ciò che è stato, e a tutto ciò che avrebbe potuto essere!

  5. Entusiasta, senza dubbio, anche se sono nato quattro anni dopo.
    Incidentalmente, della fantascienza ho sempre amato l’idea, l’immagine, il sogno del viaggio nello spazio (ripenso sempre a Skaith, di L. Brackett, con quel popolo che non era riuscito a scoprire il segreto del volo spaziale e si era chiuso su se stesso, affogando in un sistema sociale surreale, fra mutazioni genetiche, fedi bizzarre ecc.).
    Tuttavia… Se osservo la seconda foto che hai inserito, giuro che il primo pensiero che mi è passato per la testa è stato “Caspiterina! Ma non c’è neanche una donna…”. Forse inevitabile, non so, visti i tempi e la provenienza professionale dei piloti, almeno immagino. Quindi un pensiero insensato. Però quello è stato…

  6. Curiosamente la donna sulla luna ce la mandò Fritz Lang, ma non la NASA.
    Ma considerando che tutti gli astronauti erano diestrazione militare, non ci si poteva aspettare nulla di diverso.

    Riguardo alla foto, il mio idolo rimane il numero 11, Eugene Cernan – cheoltre ad essere un geologo (e quindi un collega) fu l’ultimo uomo sulla luna.
    Un titolo più oscuro e sinistro di quello toccato a Neil Armstrong…

  7. Cavolo, deve esser stato un gran privilegio poter assistere, o per lo meno esserci.
    Per chi, come me, è nato molto tempo dopo, certe cose le dà per scontate e forse non riesce a comprenderne appieno l’importanza.

    Anche se leggere tanta fantascienza aiuta.

  8. Eh eh, io c’ero.
    All’epoca pensavo: “Quando sarò grande avranno mandato i cuor di leone ad aprire la strada per Marte, quindi io potrò sbarcarci e fare alcune verifiche nei crateri, sorseggiando un daiquiri”.
    Invece niente. I candidati astronauti devono aver saputo che anche Piero Angela ha prenotato un posto sulla navicella turistica e saranno crollate le richieste di arruolamento. Non lo so.

  9. Bel post, davvero. È un po’ un ritratto di «come eravamo e come avremmo potuto essere» e ha tutta l’amarezza delle promesse non mantenute. Io avevo 13 anni nella notte dello sbarco e ricordo Stagno che ha letto il racconto “La sentinella” di Frederic Brown. Difficile trovare un maggiore sostegno per la letteratura di sf che leggerne un racconto davanti a 20 milioni di italiani. Avevo 13 anni, dicevo, e speravo che negli anni ’80 si sarebbe andati su Marte, nel ’90 su Giove e oltre… Non calcolavo che la NASA viveva di una parte dei finanziamenti destinati alla guerra fredda. Vinta la gara alla luna e sconfitti i sovietici hanno chiuso i cordoni della borsa e buonanotte. Noialtri, futuri marziani mancati, possiamo sempre consolarsi giocando col telefonino o scaricando film dalla rete. Ma lo spazio è chiuso per noi, definitivamente. Che uno può sempre dire «ecchissenefrega», ma vivere senza una speranza – lontana e improbabile, d’accordo – è amaro. Forse manca una categoria a quelle presentate da Davide: i delusi.

  10. I delusi ci sono, ma io credo che rimangano entusiasti.
    Continuano a spingere per l’esplorazione spaziale, si guardano tutti i filmati dei decolli dello Shuttle.
    Fagli vedere una intervista a Buzz Aldrin e gli salvi la giornata.
    Con una punta d’amarezza, magari, ma gliela salvi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.