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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Cinque case maledette

7 commenti

Prendo lo spunto da un lungo e interessante post su Malpertuis dedicato ad una delle pietre miliari della letteratura orrifica, per mettere giù la mia personale top five delle case infestate e o maledette della narrativa.
In fondo cosa c’è di meglio, nella calura estiva, di una bella lettura farcita di brividi?
E considerando che qui in casa mia fervono i preparativi per il trasloco, il tema della casa maledetta pare una scelta abbastanza azzeccata…

Quindi, cinque storie di paura, più una, come al solito.
Col solito disclaimer – magari queste non sono quelle che scegliereste voi.
Magari la mia scelta vi offende.
Non è mia intenzione.
Questaè la mia lista.
Sarò molto felice di leggere la vostra.
The House Next Door
The House Next Door, di Anne Rivers Siddons.
Citato a suo tempo nella Top Ten di Stephen king, Malpertuis dice tutto quello che c’è da dire su questo romanzo imprescindibile, opera orrifica di una nota autrice vicina al mainstream.
Southern Gothic, echi faulkneriani, l’orrore mai esplicitato, mai sbattuto in faccia.
Sofisticato, letterariamente molto soddisfacente, leggibile come puro intrattenimento o come metafora sociale e politica “forte”, il volume rimane criminalmente assente dai nostri scaffali (editori avveduti, prendete nota).
E non ne invidierei un ipotetico traduttore.

The Haunting of Hill House, di Shirley Jackson.The Haunting of Hill House (Penguin Modern Classics)
Uscito a suo tempo da noi col titolo La Casa degli Invasati, e successivamente come L’Incubo di Hill House.
Portato due volte su schermo – una volta come capolavoro da Robert Wise, una volta  come pattume da un regista del quale non voglio ricordare il nome, questo è il libro sulla casa infestata, ed ha certamente il mio voto come miglior libro del genere.
Orrore psicologico, delirio architettonico, la casa come mostro.
Il linguaggio è colto ma limpido, la minaccia grava inquietante ed inespressa. Vi terrorizza, e non sapete perché.

Hell House, di Richard Matheson.Hell House
Dovrebbe essere uscito nei nostri boschi col titolo di La Maledizione di Villa Inferno.
Sorta di update agli anni ’70 del libro della Jackson (uscito negli anni ’50), ne ripropone la trama e l’avvio in tono lievemente più trash.
Villa Belasco, alias Villa Inferno, non è Hill House, e l’orrore è molto meno manierato.
Ha il pregio di costruire una trama orrifica su un impianto fantascientifico.
Ne venne anche tratto un film.

Elsewhere, di William Peter Blatty.Elsewhere
La traduzione della versione breve del romanzo è uscita in Italia nel 1999 nell’antologia 999.
L’autore de L’Esorcista e de La Nona Configurazione propone la sua personale versione della casa infestata, senza scordare né la propria educazione religiosa, né i propri trascorsi come autore di commedie.
Un orrore leggero e quasi rassicurante, che riassume e compendia tutti i titoli fin qui citati, e nasconde il proprio pungiglione filosofico nella coda.
Da leggere due volte.

Haunted, di James Herbert, uscito in italiano (da Sperling?) anni addietro – controllate le bancarelle.Haunted
Solido professionista della narrativa orrifica britannica, Herbert sovverte le regole col suo Haunted, ma solo il minimo necessario per prendere in contropiede il lettore ormai rotto ad ogni trucco.
Dialogo ben costruito, una premessa insolita (un medium autentico ma che non crede all’aldilà e lavora per smascherare le frodi spiritiche), una buona successione dicolpi di scena.
Romanzo leggero ma competentemente scritto, rappresenta in questa lista una dovuta concessione al pulp.

E un outsider…

The House on the Borderland, di William Hope Hodgson.The House on the Borderland
Più volte tradotto e pubblicato nel nostro paese.
Il pioniere della forma fisica, primo narratore di pirati fantasma e padre di Carnacki il cacciatore di spettri deraglia in una storia di infestazione, caos, distorsioni di spazio e tempo, corruzione fisica e morale.
Talvolta appesantito da uno stile antiquato, allucinato e allucinante, è probabilmente il più lovecraftiano dei titoli qui citati, e dovete averlo sul vostro scaffale.
O non potete dirvi lettori seri di letteratura sovrannaturale.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

7 thoughts on “Cinque case maledette

  1. Pingback: Cinque case maledette

  2. Madonna, d’accordo su tutta la linea! Solo che mi hai rubato un futuro post che avevo in mente ti avvelenerò il chinotto la prossima volta che ci vediamo…

    🙂

  3. Letto solo l’ultimo.

    Mi sa che vado di ibei e vedo cosa riesco a procurarmi…

  4. @Elvezio
    Mi dispiace, non era mia intenzione rubarti la mente.
    In attesa del chinotto avvelenato, non posso fare altro che concederti i diritti su tutti i (peraltro miserrimi) contenuti di questo post per quando tu metterai su il tuo – usa ciò che ho scritto come ti pare, anche (e soprattutto) per dileggiarmi.

  5. Ottima lista Davide, praticamente il meglio.

    Ai tuoi titoli aggiungerei comunque lo straordinario BURNT OFFERING di Robert Marasco (1973), con la casa che succhia l’energia vitale dai nuovi inquilini per riacquistare l’antico splendore, e di cui forse è più nota la trasposizione cinematografica filmata nel ’76 da Dan Curtis: il bellissimo BALLATA MACABRA (con la magistrale accoppiata Karen Black-Oliver Reed). Forse uno dei pochi casi in cui il film supera anche il romanzo, con un’atmosfera dove l’orrore trapela sottile ed inquietante.

    Poi aggiungo THE HOUSE OF NAZARETH HILL di Ramsey Campbell (1996), un autore (e un romanzo) straordinario che però da noi è stato criminalmente dimenticato dagli editori, e, andando a ritroso, THE HOUSE BY THE CHURCHYARD (1863) del maestro della ghost-story J. Sheridan Le Fanu. Senza peraltro dimenticare (ma qui sconfiniamo nella narrativa breve) il magistrale racconto di Blackwood “La Casa Vuota” (The Empty House, 1906), o la sibillina “Casa dei Suoni” di Shiel (The House of the Sound, 1896).

    Ok, questa è la mia lista (che naturalmente non vuole essere di contrapposizione alla tua “summa magna”, ma solo integrativa), e scusami se commento solo ora ma ho visto adesso il tuo post. E comunque ancora complimenti per il blog… e di nuovo grazie per il racconto!

  6. Pietro, come sempre un eccellente e dottissimo addendum.
    Non conoscevo il romanzo di Marasco (ora sulla mia lista della spesa), ma il film con Oliver Reed lo ricordo, nonostante siano passati millenni da che l’ho visto l’ultima volta.

    Il romanzo di Campbell è rimasto a lungo in sospeso – come alternativa a quello di Herbert.
    Poi ho deciso di essere nazional-popolare – se non altro il romanzo di Herbert si trova in lingua italiota.
    Campbell d’altra parte merita probabilmente un post a se stante.

    Altro romanzo che avevo considerato, ed ho poi rimandato ad un post a se stante è The House in the High Wood, di Jeffrey E. Barlough, autore criminalmente latitante sui nostri scaffali, che sposa in maniera incredibile Lovecraft e Dickens, ed ha già cinque romanzi al proprio attivo.

    Carburante per la discussione ce n’è in quantità.
    Manca il tempo per discuterne.
    O per leggere.

  7. Oggi mi son preso un giorno di riposo dal lavoro come anticipo delle ferie, per cui un po’ di tempo per discutere ce l’ho 🙂

    > The House in the High Wood, di Jeffrey E. Barlough

    E’ una mia lacuna perchè non conosco nè il romanzo nè l’autore. Vedrò di rimediare…

    > sposa in maniera incredibile Lovecraft e Dickens

    Questo non può che invogliarmi a recuperare il romanzo.. E comunque non posso esimermi dall’aggiungere (visto che ormai siamo in discorso) che anche HPL e Dickens hanno offerto il loro buon contributo al tema della “haunted house”: il primo con “The Dreams in the Witch-House” e, ancor meglio, con “The Shunned House” (due racconti su cui non occorre spendere altre parole, dato che sono ben noti a tutti); il secondo con il libro THE HOUNTED HOUSE (1895), anche se quest’ultimo è in realtà un’opera collettiva, coordinata da Dickens e composta da capitoli scritti anche da suoi amici (tra gli altri Wilkie Collins e Elizabeth Gaskell) ognuno ambientato in una delle stanze “stregate” della casa del titolo. I due tasselli di Dickens si intitolano “The Mortals in the House” e “The Ghost in Master B.’s Room”. C’è da dirsi, tuttavia, che chi cerca qui la classica “storia di ectoplasmi” non la troverà: i fantasmi, se ci sono, sono quelli (mentali) degli stessi inquilini, “stregati” da avvenimenti del proprio passato.

    E per restare in tema, mi sovvengono altre due storie che è impossibile non citare quando si parla di case infestate: ovvero “La Bella Adescatrice” (The Beckoning Fair One, 1911) di Oliver Onions, uno scrittore che purtroppo in Italia (ma anche all’estero, se si escludono pochi titoli di editori specializzati) è poco conosciuto, ma che indubbiamente è un vero classico nel suo genere. Questo è forse uno dei racconti più belli e originali sul tema: un giovane artista viene pian piano sedotto dalla casa (non spaventato come in quasi tutte le altre storie citate), e infine portato alla perdizione da essa, fino all’alienazione psichica, all’annullamento totale. Geniale! Anche perchè è scritto nella bella prosa evocativa d’altri tempi, e perchè la presenza maligna è in fondo il riflesso della profonda solitudine del protagonista. Nel ’68 il regista Elio Petri ne trae anche un film, oggi purtroppo quasi dimenticato, “Un tranquillo posto di campagna”, con un grande Franco Nero.

    By the way, se devo indicare poi un racconto di “case stregate”” che mi ha fatto davvero paura, non posso non citare un altro classico: il brevissimo ma fulminante “Il Cacciatore di Spettri” (Ghost Hunt, 1948) di H. R. Wakefield, un altro grande e dimenticato maestro della ghost-story. Qui non ci sono presenze manifeste, e tutto è lasciato (a parte un piccolo ma fondamentale dettaglio macabro nel finale) all’immaginazione… ma se questa non vi manca il racconto vi spaventerà da morire!

    Ops, quasi dimentico poi un libro indimenticabile ma fondamentale per il tema che qui si tratta: LA CASA DEI FANTASMI di Peter Straub (1979), la sua opera d’esordio straordinaria ma anche quella che ha marcato la sua carriera; dopo questo romanzo, infatti, non ha più scritto nulla all’altezza. Assolutamente da recuperare!

    Un saluto, e grazie per avermi dato modo di viaggiare con la nostalgia!

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