strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

L’Ultimo Bacio

15 commenti

Mentre continua la discussione sulla facenda dei fumetti tracopiati, mi accorgo che nessuno ha avuto l’ardire di citare Last Kiss – se non altro per mettere un po’ di ordine in certi concetti che sono stati utilizzati a caso nelle ultime settimane.

Last Kiss
è il prodotto forse più noto dello sceneggiatore di fumetti John Lustig.
Da sempre interessato ai fumetti romantici degli anni ’50, da qualche tempo Lustig ha acquisito i diritti di una serie intitolata First Kiss, e ne propone una rielaborazione in chiave situazionista/debordiana.
Il gioco consiste nel sovvertire il fumetto sostituendo i testi nei balloon, senza per altro alterare la grafica della vignetta.
Il risultato è un detournement (sensu Debord) dell’opera – che non svolge più la sua funzione originaria, ma acquisisce significati e temi radicalmente diversi.


Ora, nessuno ha mai accusato John Lustig di essere un plagiaro.
E sebbene le sue vignette siano palesemente copiate, l’autore americano viene di solito lodato per la qualità post.-moderna della sua opera, e non accusato di aver perso la testa e abusato di Photoshop.
E in effetti, il lavoro di Lustig è degno di nota (anche se io preferivo i dirottamenti semantici di Terry & The Pirates fatti dalla cricca di Debord).

Cos’è che rende lecita l’operazione di Lustig?

Primo (trascurabile a livello del lettore) – Lustig ha acquisitoi i diritti sull’artwork che sta utilizzando. Esattamente come un musicista che prepari un remix di un brano musicale altrui, si è premurato di ottenere il permesso di farlo (che non è legalismo di stampo  confuciano, è semplicemente cortesia)
Secondo – sappiamo che sta copiando. È parte del gioco, se non fossimo pienamente informati che quelle vignettesono uscite davvero negli anni ’50, parte del divertimento verrebbe a mancare.
Terzo – sappiamo che questo non è un fumetto romantico; in altre parole, Lustig non sta vendendo il proprio dirottamento di First Kiss allo stesso pubblico che acquistava First Kiss, come possibile alternativa a First Kiss.
Quarto – le vignette di Last Kiss funzionerebbero altrettanto bene con un disegno originale, ma allora si perderebbe una parte consistente dell’intera operazione. Last Kiss ha un senso perché è un dirottamento di un’opera diversa. È dichiaratamente parte del progetto.

Più in generale, a nessuna persona sana di mente può capitare di credere che Lustig stia clonando un fumetto romantico. Qui si sta facendo qualcosa di ben diverso, le regole del gioco sono chiare, non c’è spazio per dubbi o fraintendimenti.
Il diverso atteggiamento, ed il diverso credito concesso allo sceneggiatore americano, deriva dal fatto che nel suo caso tutto è dichiarato e scoperto.
Il contratto è chiaro: in cambio della nostra complicità, verremo divertiti e colti di sorpresa.

Dalle vignette che ci narrano la storia del progetto, al sito dell’artista, ai diversi editori che ci vendono Last Kiss, nessuno si sognerebbe mai di nascondere ciò chesta al nucleo dell’intera faccenda – che c’era un originale, e che è stato copiato.

L’artista non si attribuisce meriti che non sono suoi – né lascia che la vaghezza della situazione possa generare dubbi su chi ha fatto cosa.
Il pubblico non viene visto come soggetto da ingannare, o come soggetto passivo che subisce delle scelte sulle quali non ha informazioni, ma come complice, che ha tutte le informazioni in mano fin dal principio, e può solo domandarsi in quale direzione salterà lo sceneggiatore al prossimo giro.

E spesso, ammettiamolo, Lustig salta in direzioni inquietanti…

Stop Undressing Me

Stop Undressing Me

May 29th, 2009

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

15 thoughts on “L’Ultimo Bacio

  1. Ma che bellissimo post! No, non conoscevo, e grazie. Come al solito sei preciso e lucidissimo e stimoli la riflessione.

  2. Si fa quel che si può 😛

    Grazie!

  3. Secondo – sappiamo che sta copiando. È parte del gioco, se non fossimo pienamente informati che quelle vignettesono uscite davvero negli anni ‘50, parte del divertimento verrebbe a mancare.
    Terzo – sappiamo che questo non è un fumetto romantico; in altre parole, Lustig non sta vendendo il proprio dirottamento di First Kiss allo stesso pubblico che acquistava First Kiss, come possibile alternativa a First Kiss.
    Quarto – le vignette di Last Kiss funzionerebbero altrettanto bene con un disegno originale, ma allora si perderebbe una parte consistente dell’intera operazione. Last Kiss ha un senso perché è un dirottamento di un’opera diversa. È dichiaratamente parte del progetto.

    è proprio questo che secondo me rende paradossalmente più povera l’operazione Last Kiss (che pure apprezzo) rispetto a quella di Ferrario.

    (copio ciò che ho risposto a irene sul mio blog, almeno te lo dico e non ti lagni)
    a fare un’operazione di detournement son buoni tutti, come ha fatto quel tizio, prendi il fumetto anni ‘50 ci cambi il testo e tutti sono a fare LOL DIVERTENTE.
    creare un fumetto apparentemente normale, che racconta una storia a sè ed è completamente fruibile anche senza conoscere nulla del materiale che ha copiato, ma che in realtà è la silenziosa integrazione di pezzi altrui mi pare molto diverso e molto più sottile e interessante.
    mettila così: fare i fumetti alla Last Kiss è giocare con lo strumento remix. è avere il giocattolo nuovo e dire ai propri amici “ahaha! guarda quante cose belle ci si possono fare, troppo figo!”. fare il fumetto di Ferrario è usare lo strumento remix con la stessa naturalezza con cui si usano carta, matita e pennello, in modo tanto più interessante quanto più è invisibile.
    (fine del pezzo copiato così non ti lamenti)

    Il pubblico non viene visto come soggetto da ingannare, o come soggetto passivo che subisce delle scelte sulle quali non ha informazioni, ma come complice, che ha tutte le informazioni in mano fin dal principio,

    quando leggi un fumetto tu conosci tutte le matite che ha usato? sai tutti i possibili riferimenti a cui ha pensato? conosci tutti i fogli di carta che ha usato?
    e allora perchè lo strumento “foglio di carta” è ok mentre lo strumento “sfondo della vignetta di miyazaki” deve esserti reso esplicito?
    te lo dico io perchè (in my humble opinion): perchè hai dette aspettative. ti aspetti che ci sia una sorta di regola del gioco, che l’autore di un fumetto sia “tenuto” a fare di mano sua certe cose, e quelle che no fino a un certo punto. il fumetto di Ferrario dimostra che non è necessario che sia così. il fumetto di Ferrario è tanto più interessante in quanto apparentemente non è un’operazione postmoderna ma è un fumetto fin troppo banale, che però sovverte le regole del gioco nella sua costruzione.

  4. Qui non si tratta di sapere quali matite usi, perché Miyazaki non produce materiale da disegno – produce film e fumetti.
    Se decido di “campionarlo”, lo cito nei credits.

    Non confondiamoci – seguo perfettamente il tuo ragionamento, e lo potrei anche condividere se non ci fosse il non trascurabile problema della malafede.
    Mi pare un po’ facile copiare e spacciare per mio il lavoro altrui e poi, al limite, se mi beccano, dire che si tratta di un sottile sovvertire le regole del gioco e sostenere che il pubblico comunque non può giudicare perché non conosce tutte le matite i fogli di carta e i post-it…

    Se ci mettiamo a ragionare in questi termini anche svuotare un conto in banca altrui usando l’ingegneria sociale è un sottile sovvertire le regole del gioco, e richiede un sacco di abilità – molto più del banale uso del bancomat al quale si limita il titolare del conto.
    E non per nulla il truffatore in inglese si chiama con-artist.
    Depenalizziamo la frode?

  5. Avrei voluto
    Avrei voluto avere il tempo di parlarti,
    avrei voluto avere il tempo di conoscerti,
    avrei voluto avere il tempo di capirti ma..
    dopo due minuti me l’hai data!

  6. Da Bukowski non potevo aspettarmi altro.
    Un commento ellittico, a dir poco.

  7. se non ci fosse il non trascurabile problema della malafede.

    che è un processo alle intenzioni e non al risultato.
    che ci sia della malafede è tanto ovvio quanto completamente irrilevante.

  8. Mi pare un po’ facile copiare e spacciare per mio il lavoro altrui e poi,

    il lavoro È suo.
    sono i pezzi con cui l’ha fatto che non sono suoi. è diverso, e neanche in modo molto sottile.

  9. Ma lui non fa l’assemblatore.
    Né il copista.
    Fa il disegnatore.
    È per quello che lo pagano.

  10. Ma lui non fa l’assemblatore.
    Né il copista.
    Fa il disegnatore.
    È per quello che lo pagano

    ah, se vogliamo dire che non ha rispettato il contratto/il copyright/le aspettative del pubblico, è tautologico, siamo tutti d’accordissimo.

    mi pareva però la discussione fosse su un livello differente.

  11. No, da queste parti la discussione è sempre stata su quel livello.

    Anche perché chi è direttamente coinvolto nel fattaccio poco si è allontanato da questo livello minimo nel presentare i fatti e nel giustificare le proprie azioni, e solo su quel livello, quindi, si può lavorare senza derivare nell’illazione.
    D’arte, di postmodernismo e di decostruzione dell’opera d’arte, insomma, hanno parlato solo i commentatori.
    Segno che chi ha fatto ciò che ha fatto, certe preoccupazioni “alte” non le ha mai avute.

  12. Bisognerebbe chiedersi se e quanto le intenzioni dell’autore siano rilevanti ai fini della comprensione e valutazione dell’opera; altrimenti le argomentazioni rischiano di procedere parallele.
    Bisognerebbe forse considerare l’opera come un qualcosa che accade; in questo caso, è accaduta un’opera con limpide copiature ecc. Che effetto ha questa opera (con le sue copiature ecc.) sui suoi fruitori? A prescindere da quanto dicono l’autore-copiatore, l’autore-copiato, gli editori ecc. Anzi: a prescindere proprio da tutta questa gente. (Troppa gente! Tutta a dire “Io, io!”)

  13. Questa sulle intenzioni dell’autore e sull’opera come “qualcosa che accade” mi ricorda quella di un amico che ai tempi del liceo, dilettandosi di pittura, riuscì a vendere per 600.000 lire dell’epoca gli effetti di dieci minuti di follia del suo gatto in calore nello stanziono dove dipingeva.
    Lui si limitò a firmarlo.
    Gran parte dell cifra servì a pagare il veterinario che ripulì la povera bestia, ma i critici rimasero comunque entusiasti.
    Vi videro un sacco di cose che il gatto mai e poi mai avrebbe immaginato (presumo).

  14. L’accadere (considerare l’opera come un qualcosa che accade) allude a una parte del contesto dalla quale mi sembra il caso di prescindere.

    Voglio dire:

    1. osserva l’opera in fig. 1 e descrivi la tua esperienza estetica (max 5 righe);
    2. osserva l’opera in fig. 1, confrontala con le opere (antecedenti) in figg. 2 e 3, osserva gli elementi ricorrenti (parte del canone) e come sono stati ripresi ed eventualmente modificati nell’opera in fig. 1; descrivi la tua esperienza estetica (max 5 righe);
    3. osserva l’opera in fig. 1, confrontala con le opere (antecedenti) in figg. 4 e 5, osserva come intere parti di queste opere siano state riprodotte fedelmente nell’opera di fig. 1; descrivi la tua esperienza estetica (max 5 righe);
    4. in relazione all’esercizio precedente, prendi anche in esame il testo qui riprodotto [segue parte di una lettera dell’autore dell’opera in fig. 1 in cui confessa di aver copiato da 4 e 5 per risparmiare tempo]; descrivi la tua esperienza estetica (max 5 righe).

    Ecco, secondo me il punto 4 è privo di senso, perché fa riferimento a una parte del contesto che non attiene al rapporto fra le opere d’arte e fra queste e i loro fruitori, bensì a una sfera diversa (etica? verità?): non mi pare che si tratti di un ampliamento del contesto che permette una comprensione estetica più accurata.

  15. Giacomo, comprendo in pieno il tuo commento e lo sottoscrivo.
    Concordo inoltre sul fatto che dell’intera faccenda sia stata oggetto di troppe chiacchiere da parte di troppe persone.

    Rimango dubbioso – ma senza intenti polemici – sulla questione arte/etica.
    Il problema è – credo – che a questo punto si è generata una confusione/commistione fra due piani – uno etico ed uno artistico.
    Da cui il nostro inseguirci nei commenti su questo post (neanche male, comunque, considerando che la discussione è stata interessante finora).

    L’intera faccenda dei fumetti copiati è stata percepita dai destinatari come una operazione eticamente discutibile.
    Opinione che io condivido (con tutti i se e i ma del caso).
    Sorvoliamo ora sull amia personale opinione che un’arte senza un’etica rischi di non essere tale, e osserviamo la situazione.

    In prima battuta, la linea difensiva è stata molto povera, e in generale limitata al piano etico – frequentemente riducendosi a un insipido “tanto lo fanno tutti” (un grande classico).
    Indifendibile.
    Si è poi passati ad un altro classico, il leggendario “Voi non potete giudicar…”, passando ad accusare i lettori indignati di ignoranza.

    Solo a questo punto, in un secondo momento, l’arte è entrata fra i termini del contendere, quando è stata portata avanti, da alcuni osservatori esterni, una linea piuttosto tendenziosa (mia opinione) che fa più o meno così “poiché è artisticamente lecito, è anche eticamente corretto”.
    Io questa posizione non la condivido – ed ho cercato di portare esempi di come un diverso approccio alla stessa pratica artistica sia comunque rimasto nei campi di un’etica accettabile.

    E credo che l’ipotesi “artisticamente valido = eticamente corretto” non la condividano neppure le persone coinvolte direttamente nel fattaccio – o l’avrebbero usata loro per primi come linea difensiva.
    Che non vi abbiano fatto ricorso è segno, evidentemente, che non c’avevano pensato, ed i loro originari intenti, di conseguenza, con l’arte avevano poco a che fare 😉

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