strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Un paio di serate con l’Uomo Scimmia

3 commenti

Da tempo lamentavo la scomparsa di Tarzan dai nostri schermi e dai nostri scaffali.
È stato quindi con una certa allegria che ho deciso di investire sette sonanti monete da un euro per il box della Warner che raccoglie i primi sei film della serie interporetata da Johnny Weissmuller.
Il box include dieci anni di Tarzan

  • Tarzan, l’uomo scimmia (1932)
  • Tarzan e la compagna (1934)
  • La fuga di Tarzan (1936)
  • Il figlio di Tarzan (1939)
  • Il tesoro segreto di Tarzan (1941)
  • Tarzan a New York (1942)

Rispetto alla versione extralusso, il box non contiene sovrabbondanti extra (peccato) ma include selezioni multiple per l’audio – è possibile ascoltarsi il dialogo di Tarzan in francese, o anche in italiano.
E non si tratta di versioni colorizzate!

Quante cose non mi ricordavo.
In primo luogo, il fatto che il primo Tarzan ha ormai settantasette anni.
La pellicola del ’32 ha una recitazione piuttosto legnosa – C. Aubrey Smith, leggendario caratterista, pare scolpito in noce, e si esibisce in una delle morti meno credibili della storia del cinema.
Il resto del cast è competente – Maureen O’Sullivan, al suo esordio nel ruolo di Jane, è di una petulanza insopportabile, mentre Neil Hamilton, nella parte di Harry Holt, subisce la più fulminea metamorfosi mai registrata su pellicola, da fatuo ma in fondo onesto giovane di belle speranze a bastardo omicida (ovviamente mal rasato e sudaticcio) senza soluzione di continuità.
Weissmuller, per la prima volta nei panni di Tarzan, parla poco (aveva un ispiegabile – per Tarzan – accento tedesco) e si esibisce in un paio di scene muscolari.
La sua presenza salva il film – che si trascina nella prima mezz’ora alternando sequenze in studio con spezzoni di documentario africano d’antan.
Poi, il grido di Tarzan, la scimmia bianca.
L’entrata in scena dell’eroe è giustamente ricordata come una delle pietre miliari del cinema.

Due anni dopo, Weissmuller, O’Sullivan e Hamilton ritornano con Tarzan and his Mate, tradotto da noi con un titolo vagamente retro-comunista, Tarzan e la Compagna.
Il film è, come non manca di ricordarci la Warner nello spacciarci i DVD, un prodotto precedente al codice Hais, e contiene infatti la famigerata scena di nudo integrale di Tarzan e Jane (ma non della O’Sullivan, che usò una controfigura), oltre che segnare l’unica comparsa del costume due-pezzi di Jane (successivamente rimpiazzato con un più morigerato costume intero).

La visione di queste pellicole spiega almeno in parte la loro scomparsa dai nostri schermi.
A parte le scene di (semi)nudità rampante e la vecchia faccenda della convivenza di Tarzan e Jane al di fuori del sacro vincolo del matrimonio, i film sono di una scorrettezza politica quasi esilarante.
Lunghe discussioni su come le donne non siano adatte alla dura vita dell’esploratore.
Un portatore precipita urlando da una cengia.
“Cosa c’era nella cassa?” domanda immediatamente il capo-spedizione, infischiandosene del poveretto.
E che dire del meraviglioso scambio di battute…
“Perché siamo così lenti?”
“I portatori sono stanchi!”
“Come, stanchi?! Passami la frusta…!”
E poi via – ippopotami presi impunemente a fucilate, leoni ammazzati a coltellate, una scena di seduzione che sconfina nell’aggressione fisica…

Il cofanetto è marchiato PG-Parental Guided – contiene scene di violenza e di pericolo, ci informa la casa produttrice, che sei righe più sopra ci ha strizzato l’occhio e dato di gomito, ricordandoci che Tarzan and HIs Mate è “pre-Code”, spacciandocelo quasi per un pornazzo sulla base di quattro minuti di scena di nudo ripresa col teleobiettivo.

Violenza e pericolo.
Diavolo, sì.
È per questo che guardo Tarzan.
E penso a questa strana civiltà che sente la necessità di proteggere i ragazzi dall’Uomo Scimmia…

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

3 thoughts on “Un paio di serate con l’Uomo Scimmia

  1. Quand’ero piccola lo passavano in televisione, e non si supponeva che avessimo bisogno di assistenza per vederlo…

  2. “Passami la frusta!”
    Che bellezza…
    Che poi è una battuta che tutti, credo, abbiamo sognato di pronunciare in qualche situazione lavorativa (con qualche categoria professionale al posto dei portatori)… 😀

  3. Pingback: Signore e Signori (della Giungla) « strategie evolutive

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