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Antologie – le cinque migliori

9 commenti

The making of a great compilation tape, like breaking up, is hard to do and takes ages longer than it might seem. You gotta kick off with a killer, to grab attention. Then you got to take it up a notch, but you don’t wanna blow your wad, so then you got to cool it off a notch. There are a lot of rules.

Questo post è causato dalla tagliente recensione all’antologia  Bad Prisma (Mondadori) postata da IguanaJo.
Andatevela a leggere, poi tornate qui che riprendiamo il discorso…

Fatto?
Bene.

Invecchiando, i racconti stanno soppiantando i romanzi nelle mie preferenze di lettore di genere.
Soprattutto per l’horror, un bel volumone, una ricca antologia di racconti di autori diversi (se fossero dello stesso autore dovrei parlare di raccolta) mi attira probabilmente di più di un romanzone.
Con le debite eccezioni, certo.
Dev’essere perché, invecchiando, l’attention span si accorcia (un po’ si diventa rincoppati, capite…), ed anche il tempo per leggere diminuisce.
E poi, le antologie sono uno strumento eccellente per scoprire nuovi autori, da esplorare poi con più calma.

A mio parere, le parole chiave per una buona antologia sono solo tre:
rispetto – per il genere, per gli autori coinvolti, per il pubblico
coraggio – di staccarsi dalla massa e tentare qualcosa di nuovo e diverso anziché scimiottare chi è venuto prima
coerenza – una volta intrapresa una certa strada, la si segue fino alle sue logiche conseguenze.

Sembra facile.

Quindi, veniamo alle cinque migliori antologie che mi sia mai capitato di leggere.
Regole di campo – niente in cui io abbia scritto o che io abbia curato, tradotto o prefatto/postfatto (uno straccio di senso della vergogna ce l’ho ancora).
Niente Mammoth Book of [inserite il genere o il soggetto che preferite], anche se la maggior parte sono assolutamente eccellenti. Niente Isaac Asimov presents the Best Science Fiction of [metteteci l’anno che volete] perché sarebeb troppo facile.
Niente di curato da Richard Dalby, o dovrei solo citare libri suoi.
E naturalmente Dangerous Visions di Harlan Ellison è fuori concorso.

Aggiungo poi che questi sono i titoli che io preferisco – e se non includo i vostri preferiti non è perché io vi odi o vi disprezzi, ma perché voi ed io abbiamo magari solo gusti diversi.
Segnalatemi le vostre preferenze nei commenti, e facciamoci quattro chiacchiere.

E poi, via, cinque titoli, non in un ordine particolare….

The Disciples of Cthulhu (DAW, 1976/Chaosium 1996)
Una delle prime e probabilmente la migliore antologia di narrativa lovecraftiana. La prima edizione ha la copertina di Karel Thole come bonus, ed è curata da P. Berglund; la versione Chaosium, curata da Bob Price,  differisce per un paio di titoli ma rimane di altissimo livello.
Grande qualità della scrittura, ampio spettro di voci (e non solo repliche e pastiche della prosa del Gentiluomo di Providence) mano editoriale ferma ma pressocché invisibile.
La sola presenza di “The Tugging” di Ramsey Campbell, “The Horror from the Depths” di Leiber e “Darkness, My Name is” di Eddy Bertin rende il volume indispensabile.
Per il resto, la qualità è ottima.
L’antologia non è “originale” – nel senso che non include solo raconti scritti ad hoc.
book cover of   Gaslight and Ghosts   by  Jo Fletcher and   Stephen Jones
Gaslight & Ghosts (Robinson, 1988)
Uno dei pezzi della mia collezione al quale sono più affezionato – il volume venne prodotto in occasione della World Fantasy Convention di Londra, nel 1988, e curato da Stephen Jones e Jo Fletcher.
È una antologia originale che include racconti e articoli scritti ad hoc di James Herbert, Neil Gaiman, Terry Pratchett, Brian Aldiss, Clive Barker, Ramsey Campbell, Karl Edward Wagner, Lisa Tuttle, Robert Holdstock, Brian Lumley, Ian Watson, R Chetwynd Hayes, Peter Tremayne, Kim Newman.
I partecipanti alla convention avrebbero avuto l’occasione di farsi autografare il volume da tutti gli artisti coinvolti (e i volumi di quesdto genere hanno un valore spaventoso).
Variamente illustrato e solidamente rilegato, il volume appare assolutamente indistruttibile (ed è bene che sia così).
Il solo racconto di Karl Edward Wagner vale il prezzo di ammissione. L’antologia che mi ha fatto scoprire James Herbert e Kim Newman. Era oltretutto la prima volta che mi capitava fra le mani una antologia che riunisse narrativa e saggistica…

The New Nature of the Catastrophe (Millenium, 1993/Orion, 1997)tnnotc_orion97.jpg
Antologia fortemente anomala, come anomalo è ilprotagonista delle storie – primo personaggio di dominio pubblico nel panorama del fantasticocontemporaneo.
Il volume ristampa tutti i racconti di Michael Moorcock che hanno per protagonista Jerry Cornelius, più racconti di Jerry Cornelius scritti da una varietà di autori – M. John Harrison, Norman Spinrad, Simon Ings, Langdon Jones, Hilary Bailey, Brian Aldiss e molti altri.
John Clute contribuisce con un articolo – ma ci sono anche fumetti (purtroppo tagliati dalla versione paperback, ma sostituiti con un inedito), ed uno stralcio di canzone.
I racconti di Jerry Cornelius sono in generale più accessibili dei romanzi, ed i contributi al ciclo da parte di altri autori rendono il mondo fratale dell’assassino inglese ancora più perturbante e difficile da definire.

Futurs antérieurs – 15 récits de littérature steampunk
(Fleuve Noir, 1999)https://i0.wp.com/holmesandco.free.fr/images/couvertures/9782265065345.jpg
Esattamente dieci anni prima che gli americani martellassero il mercato con non una ma due antologie dedicate allo steampunk e che il genere diventasse mainstream, i francesi  uscivano con questa massiccia antologia originale che allinea quindici autori popolarissimi in Francia e pressocché sconosciuti in qualsiasi altro luogo del pianeta.
Suggestioni verniane, elementi mutuati da Burroughs, e un sacco – ma proprio un sacco – di idee nuove e mai più sentite, per quindici storie (tutte illustrate) molto letterarie e sperimentali, appartenenti ad un genere ancora in fasce, che non era ancora codificato ed era appannaggio di pochi.
Se questa antologia avesse avuto la meritata diffusione internazionale, quello che oggi chiamiamo steampunk sarebbe probabilmente molto diverso, e probabilmente più eccitante.
Il primo libro che io abbia letto in francese, acquistato alla Fnac di Nizza durante una vacanza. Ormai introvabile anche su eBay, o così mi dicono – peccato.
Una lettura necessaria per poter dire “sono stato steampunk prima di te” a tutti i ragazzini arroganti che pensano di saperla lunga.
https://i0.wp.com/nezumi.pair.com/rosesare/107615.jpg
Raymond Chandler’s Philip Marlowe, A Centennial Celebration
(1988, Knopf/1999, ibooks)
Antologia di storie scritte ad hoc per celebrare il centenario della nascita di Raymond Chandler, la prima di questo genere in un panorama letterario ancora piuttosto ingessato.
22 giallisti scrivono altrettanti racconti con Marlowe come protagonista, riuscendo a portare il proprio stile ed i propri temi tipici nelle atmosfere e nel linguaggio chandleriano.
L’antologia è rispettosissima dell’opera di Chandler, e si suddivide per periodi storici, mostrandoci Marlowe in momenti diversi della sua carriera.
Fra gli autori notevoli, Max Allan Collins, John Lutz, Stuart Kaminsky, Robert Crais, Eric van Lustbader, James Grady, Sarah Peretsky, Paco Ignacio Taibo II.
Robert B. Parker funge da editor.
Assolutamente eccellente, non sfigura affatto a fianco dei volumi del Maestro.

E un outsider (e che outsider!)…

I quattro volumoni pubblicati da Fanucci a metà anni ’90 a titolo Weird Tales, parte della collana Enciclopedia della Fantascienza.https://i0.wp.com/www.fantascienza.com/catalogo/Cov/04/04117.jpg
Operazione insolita e non perfettamente riuscita ma comunque memorabile.
I primi due volumi – Weird TalesAncora Weird Tales – remixano i due omologhi curati da Peter Haining per Sphere Books, allineando una selezione peraltro valida di racconti tratti dalla storica rivista Pulp. I due volumi conclusivi – Sempre Weird Tales e Di Nuovo Weird Tales – sono invece farina del sacco dello staff editoriale di Fanucci capitanato da Gianni Pilo, assemblati alla svelta ma con competenza per dare ancora e di più ai lettori affamati di Weird Tales (Fanucci avrebbe finito per pubblicare anche 24 volumetti di racconti presi da WT).
Il risultato è notevole e – se si sorvola sull’idea barbina di affiancare autori italiani contemporanei ai vecchi leoni di Weird Tales, e la qualità della stampa a volte incerta – i quattro tomi rappresentano una solida campionatura del genere di cose normalmente pubblicate dalla rivista che fece da casa a Howard, Lovecraft, Smith e molti altri.
I quattro volumi sono illustrati (riproduzioni di copertine e di immagini interne) e con ampie annotazioni.
La dimostrazione che si può mungere spudoratamente il pubblico pur dandogli in pasto materiale di ottima qualità.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

9 thoughts on “Antologie – le cinque migliori

  1. sento la carta di credito che vibra…

  2. La mia è bruciacchiata ed accartocciata da tempo…
    Brutto vizio, quello dei libri.

  3. La forma racconto è eccezionale soprattutto all’interno del calderone della letteratura di genere e nonostante non vada molto di moda è sempre stata una delle mie letture preferite, per gli stessi motivi che elenchi sopra.

    Pensare però a una top five del meglio che abbia mai letto, mi mette un po’ in difficoltà, che salvo le eccezioni che mi impedisci di elencare (io con le raccolte annuali di Asimov ci sono cresciuto!), ho sempre preferito le raccolte che riunivano la produzione breve di un singolo autore.
    In effetti, con l’impossibilità di citare le raccolte storiche asimoviane, i best of the year e Dangerous Visions, mi restano solo le briciole, e di fronte a una lista come la tua (invidia invidia invidia!) la mia ci fa ben misera figura. Accidenti, anche solo arrivare a 5 è davvero difficile!

    Comunque tra le antologie che secondo me varrebbe sempre la bene leggere ci sono:

    Mirrorshade, a cura di Bruce Sterling

    American Pulp – I grandi maestri della crime story, a cura di Ed Gorman, Bill Pronzini & Martin H. Greenberg

    La super raccolta di storie d’avventura, a cura di Michael Chabon

    L’uomo duplicato, a cura di Piergiorgio Nicolazzini

    Le meraviglie del possibile, a cura di Sergio Solmi & Carlo Fruttero (questa in realtà è fuori classifica, se la inserisco è solo per arrivare a 5)

    Delle cinque che citi tu, quella che spero di incrociare un giorno per strada è quella dedicata a Marlowe. Non la conoscevo, ma mi incuriosisce assai.

  4. Io ho una personale teoria per cui l’horror funziona bene solo in forma racconto, in forma romanzo abbiamo il più delle volte scene horror (anche belle) immerse in qualcos’altro (spessissimo la lotta di un manipolo di disparati personaggi contro un’orribile minaccia). Ma è più un’idiosincrasia che una tesi ben argomentabile, mi seppellirete di controesempi (che debitamente mi annoterò) 🙂

  5. Cominciamo con Quiller… 😉
    Concordo almeno in parte sul fatto che la forma breve meglio si adati alla narrativa orrifica. Il racconto condensa e distilla la paura, e non si perde in inutili divafazioni.
    Anche i romanzi (e ce ne sono), per essere efficaci devono essere brevi – i mappazzoni di King non valgono, sul piano dell’orrore, le sue opere giovanili più snelle.
    Titoli, ne possiamo parlare… magari metto giù una ennesima Top Five 🙂

  6. IguanaJo… mi rendo conto di aver messo dei paletti piuttosto drastici, ma ciò dipende solo dal fatto che, nonostante tutto, esistono eccellenti antologie, e per molti anni se ne sono pubblicate anche qui da noi.
    A riprova di ciò, anche eliminando un sacco di scelte ovvie, i titoli non mancano: tu citi tre titoli attorno ai quali ho tentennato, vale a dire quella di Sterling, quella di Gorman e soci e quella di Chabon (che Mondadori trattò malissimo, tra l’altro).
    E che dire di quei volumoni neri che pubblicava la Nord ai tempi d’oro – dalle raccolte di Premi Hugo alle antologie tematiche – e che mi rendo conto di aver criminalmente dimenticato?

    Aggiungo, a mo’ di nota semi-polemica, che le antologie eccellenti esistono perché esistono eccellenti antologisti – per fare una buona antologia non basta raccattare una quindicina di storie e disporle in ordine alfabetico per autore.

    Comunque mi rendo conto che le restrizioni imposte a questa lista sono assassine – e spero che apprezzerai a questo punto la prossima Top Five… (solo un po’ di pazienza)

  7. Una domanda che mi sono sempre fatto: ma il curatore, nel caso standard di una antologia di racconti originali di autori già noti, ha il potere di respingere un racconto se proprio non gli piace, dopo averlo richiesto, che so, al Gaiman o Simmons di turno? O deve abbozzare?

  8. Dipende dall’editor.
    Considerando che esistono – documentate – storie scritte per antologie specifiche e poi rifiutate, direi che l’opzione del rifiuto esiste e viene utilizzata.
    [tanto per fare un esempio, l’ultimo Alia contiene una storia commissionata, pagata e mai pubblicata in una nota antologia americana – loro perdita, nostro guadagno]

    Chiaramente un editor di alto livello – Ellen Datlow, Gardner Dozois, Martin Greenberg etc – corre meno rischi a rifiutare una storia di un autore titolato rispetto ad un editor alle prime armi. A certi livelli, autore titolato e editor hanno lo stesso peso, e spesso l’antologia vende sul nome dell’editor, non degli ospiti.

    In linea di massima, una antologia che dipende dalla presenza di un certo ospite titolato per vendere, parte col piede sbagliato.

    Più difficile da quantificare è la faccenda delle squadre di scrittori.
    Ogni editor dovrebbe avere alle spalle una squadra di autori affidabili – gente che scrive bene a comando, e che consegna il dovuto entro la scadenza e senza troppi problemi.
    Esiste il rischio – ma non con i professionisti – che questioni politiche o di simpatia/antipatia possano influenzare la partecipazione di un autore ad un progetto.
    Ma come dicevo, coi professionisti (editor e autori) non capita.

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