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Antologie – le cinque serie migliori

10 commenti

La lista precedente è stata criticata perché regolata da parametri troppo stretti.
Ma d’altra parte, come sarebbe possibile presentare una lista bilanciata di antologie se nell’elenco si dovesse includere, ad esempio, la colossale ed inarrivabile Dangerous Visions, di Harlan Ellison?
Sarebbe necessario adottare una scala logaritmica…

Per farmi perdonare, elenco qui cinque serie di antologie che sono assolutamente fondamentali (a mio parere, naturalmente) e che per regole di campo erano state escluse dalla lista precedente.
Si tratta della mia lista, come al solito, basata su gusti personali e pienamente non condivisibile dai miei opinionatissimi visitatori.
Che spero vorranno dire la loro nei commenti.

Io tenderei comunque a diffidare di un sedicente appassionato che non avesse per lo meno una manciata di questi titoli sullo scaffale – si tratta infatti non solo di eccellenti raccolte di narrativa, ma anche  e soprattutto di uno strumento agile ed efficace per avere sott’occhio una panoramica del genere e della sua evoluzione.
Vediamo (sarà difficile arrivare a 5, ma ci proviamo)…

Mammoth Book of [fate voi]book cover of   The Mammoth Book of Pulp Action   (The Mammoth Book of ...)  by  Maxim Jakubowski
Pubblicati a partire dalla seconda metà degli anni ’80, ma ispirati ad una pubblicazione degli anni ’30, The Mammoth Book of Thrillers, Ghosts and Mysteries, la serie non ha una caratterizzazione generica, nel senso che pubblica dai problemi di scacchi alla narrativa vampirica passando per il giornalismo ed il poliziesco storico. I volumi hanno normalmente un prezzo irrisorio.
Quelli che interessano su questo blog hanno curatori come Isaac Asimov, Mike Ashley, Richard Dalby, Stephen Jones, Bill Pronzini…
Non mancano i titoli idiosincratici che uno desidera avere sul proprio scaffale solo per disorientare gli amici (The Mammoth Book of Sex, Drugs and Rock’n’roll).
All’interno della serie, si segnalano i volumi annuali Best New Science Fiction (curati da Gardner Dozois) e Best New Horror (curati da Ramsey Campbell e Stephen Jones).

The Year’s Best Fantasy & Horror
https://i0.wp.com/www.fantasticfiction.co.uk/images/t0/t562.jpg
Dovremmo ormai essere a 22 antologie annuali curate da Ellen Datlow, con la collaborazione di Kelly Link, Terri Windling e altri.
Anche qui l’idea non appare particolarmente sofisticata – non meno di 500 pagine di narrativa breve a sfondo fantastico e orrifico.
Ciò che rende queste antologie superiori alla media è – come prevedibile – la mano della curatrice (Ellen Datlow è una leggenda nel panorama degli antologisti) e la selezione di autori.
Ancora oggi, le storie vengono selezionate battendo tutte le riviste e le antologie pubblicate durante l’anno nel mondo anglosassone.
Pubblicati da St Martin’s Press, sono volumi piuttosto costosi anche in paperback.
La buona notizia è che i vecchi titoli – ormai dei classici – si possono trovare a prezzo molto ragionevole tramite Amazon, anche in formato hardback.

Le Grandi Storie della Fantascienzahttps://i2.wp.com/img2.libreriauniversitaria.it/BIT/155/9788845251559g.jpg
Monumentale serie di 25 volumi che presentano il meglio (secondo Ike Asimov) della fantascienza dal 1939 al 1963, la cosiddetta Età dell’Oro della Fantascienza (personalmente trovo la definizione ridicola, ma su certe cose è male scherzare, ché il Reato di Leso Asimov è ancora punito con la morte nel nostro paese).
Se la selezione è parziale (le antipatie di Asimov erano ben note – anche se qui vengono stemperate dal suo aiutante Martin H. Greenberg), è d’altra parte innegabile che la serie possa da sola costituire un eccellente scheletro sul quale costruire una collezione di fantascienza.
In italiano dovrebbero essere tutti disponibili in formato tascabile, ma consigliamo una previa visita di rito alle bancarelle dell’usato, alla ricerca degli originali hardcover pubblicati dalla SIAD nei primi anni ’80.

Le antologie che dovrebbero chiamarsi Magic Tales ma ormai non si chiamano più così, https://i0.wp.com/3.bp.blogspot.com/_5Pe-huM-ci8/SlAhPzZduXI/AAAAAAAAALA/5qqRXvNJ4zI/s320/magicats.jpg
Pubblicate (prevalentemente) da Ace, sono 35 (o forse 38) volumi curati da Gardner Dozois e Jack Dann.
L’idea di partenza era quella di scegliere un tema “forte” ed esaurire l’argomento, presentando ilmeglio della narrativa breve a riguardo – indipendentemente dalla data di prima uscita dei lavori antologizzati.
Ciascun volume si presenterebbe quindi come una panoramica storica su un determinato soggetto, delineandone l’evoluzione nel corso degli anni.
Oltre a fornire un buon accesso a storie che altrimenti sarebbero andate perdute.
Originariamente dedicate solo al fantasy (con titoli come Dragons!, Unicorns! o… ehm, Magicats!), dalla metà degli anni ’90 vengono presentate anche tematiche fantascientifiche (Hackers, Future War etc…)
Alcuni titoli a caso (incluso Magicats!) sono stati tradotti in italiano.

Thieves’ World
Originariamente una serie di dodici antologie curate da Robert Asprin per Ace, alle quali si affiancano una quindicina di altri titoli, tra antologie apocrife e romanzi.
Trattandosi di uno shared world, forse la serie non andrebbe inserita fra le antologie, ma oggi siamo di bocca buona.
L’idea di partenza è quella di creare da zero una ambientazione generica, e successivamente affidarne l’esplorazione e la caratterizzazione ad una comunità di autori (notevoli, fra gli altri, i contributi di Poul Anderson, Gordon R. Dickson, Marion Zimmer Bradley, David Drake, C.J. Cherryh).
Ciò che solleva il mondo dei ladri al di sopra della media è, oltre all’eccellenza degli autori, l’indubbia capacità dell’editor di mantenere la disciplina.
In Italia qualcosa pubblicò Fanucci – come sempre senza resistere alla tentazione di aggiungerci un paio di apocrifi di autori italiani.

E per chiudere?https://i2.wp.com/www.pjfarmer.com/bimages/dv-pb72.jpg
Lo si riesce a trovare, un Outsider?
Ovviamente Dangerous Visions, di Harlan Ellison, ormai al suo terzo (e si presume ultimo) volume.
Antologia di racconti ad hoc – Hellison chiese agli autori di fornire storie impubblicabili per gli standard dell’epoca, questa è probabilmente la singola più importante antologia (o serie di antologie) mai pubblicate.
È un piacere, naturalmente, constatare che dopo dangerous Visions, molte di quelle idee e di quegli approcci alla scrittura continuarono a rimanere impubblicabili, a conferma dell’ottuso e risoluto conservatorismo dei fan.

Se ne trovano edizioni di tutti i tipi, a tutti i prezzi.
Non averne una copia è da sciocchi.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

10 thoughts on “Antologie – le cinque serie migliori

  1. Io vorrei segnalare la serie Wild Cards (ed. George RR Martin) che proponeva un approccio ai supereroi in prosa di efficacia fenomenale. Ho amato tantissimo la serie originale di 12 volumi: anche se nel frattempo il revisionismo supereroistico (da Watchmen a Boys) ha praticamente detto tutto, personaggi come il supereroe-magnaccia Fortunato (che attinge ai superpoteri tramite la “ritenzione” dell’orgasmo) o lo psichedelico Cap’n Trips, rimangono all’avanguardia.

    Riguardo al post, mi spingi a rivalutare le antologie tematiche di Dozois, da me sempre trascurate, e a chiederti quali fossero le antipatie di Asimov: credevo che della Golden Age gli piacessero tutti…

  2. Ah, Wild Cards… l’ho frequentato poco, e solo nelle sue incarnazioni più recenti (i supereroi mi piacciono così così).
    Era uno shared universe piuttosto interessante, in effetti.

    Le antologie tematiche di Dozois sono da prendere con lo spirito giusto.
    Dragons! mi acchiappa molto di più dei due volumi di Magicats!, per dire…
    Ottima però l’idea di andare a riprendere anche storie fondamentali dimenticate.

    Le antipatie di Asimov…
    Ike, nonostante la sua immagine di amicone di tutti, aveva delle antipatie conclamate, che in parte erano le stesse antipatie di Campbell.
    Un nome su tutti, Fritz Leiber, oggetto a suo tempo di una orrida campagna tutta made-in-Asimov (e spinta su Asimov’s SF) per fargli negare il Grand Master alla carriera.
    Anche Jack Vance non è che gli andasse prorpio, a quel che si dice, anche perché rappresentava la negazione di tutto ciò che Asimov predicava come teoria della scrittura.
    E poi in generale gli europei – inglesi inclusi.
    Poi, i suoi collaboratori tendevano a limitare i danni, ma non doveva essere facile.

  3. Ora sì che iniziamo a ragionare! 🙂

    Queste sono le antologie su cui si è formato il mio gusto fantascientifico (almeno quelle di Dozois e le Grandi Storie di Asimov)!

    Non conoscevo invece le raccolte tematiche. Sembrano in effetti parecchio stuzzicanti, ma forse un po’ troppo fantasy-oriented per i miei gusti.

    Che aggiungere poi riguardo a Dangerous Visions? Una lettura davvero fondamentale. Peccato che all’epoca io mi servissi ancora della biblioteca, che poi in giro per librerie non l’ho più rivista.

  4. Dangerous Visions è la miglior raccolta di fantascienza possibile perché ellison chiese agli autori coinvolti di fare ciò che un autore di fantascienza dovrebbe fare – fregarsene delle regole e immaginare.
    Non è poi molto diverso da ciò che facevano i grandi prima che la fantascienza diventasse “intrattenimento leggero per le masse ignoranti”.

    La mia copia è stata prestata e mai restituita, e ciò fa di me uno sciocco – si tratta di uno di quei trenta o quaranta libri scomparsi negli ultimi vent’anni e che ora non devo spostare per il trasloco.
    Magra consolazione.
    Una copia usata di DV su Amazon oscilla fra i tre ed i trenta euro, a seconda dei gusti. Il secondo volume si può avere per pochi centesimi.
    Appena avrò stabilizzato il nuovo indirizzo…

  5. Le antipatie di Asimov…
    Ike, nonostante la sua immagine di amicone di tutti, aveva delle antipatie conclamate, che in parte erano le stesse antipatie di Campbell.
    Un nome su tutti, Fritz Leiber, oggetto a suo tempo di una orrida campagna tutta made-in-Asimov (e spinta su Asimov’s SF) per fargli negare il Grand Master alla carriera.
    Anche Jack Vance non è che gli andasse prorpio, a quel che si dice, anche perché rappresentava la negazione di tutto ciò che Asimov predicava come teoria della scrittura.

    Nel tentativo di trovare in rete evidenze del boicottaggio di Asimov verso Leiber, mi sono imbattuto in un tuo succoso saggio in PDF su Leiber. Sembra esaustivo, me lo leggerò senz’altro!

  6. Buona lettura.
    Ti prego di non badare agli errori di battitura (endemici, e peggiorati dal fatto che, consegnando i miei pezzi in ritardo, non lascio tempo agli editor per correggerli).

    Gradirei poi un commento – positivo o negativo, è comunque parte del processo di apprendimento.

  7. Senz’altro, prossimamente lo aggiungerò qui

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