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Il nostro genere di libertà

7 commenti

Qualche minuto da Browncoat…

Quando la Fox TV calò l’ascia su Firefly, il western spaziale creato da Joss Whedon (quello di Buffy), ebbe inizio uno strano fenomeno di proliferazione.
E se la serie TV non è mai andata oltre quattordici episodi prodotti e undici episodi trasmessi (e dire che avevano pianificato sette anni!), dopo la cancellazione abbiamo avuto
 . un film
 . un documentario
 . tre volumi di sceneggiature
 . tre volumi di saggi critici
 . due miniserie di fumetti
 . un romanzo
 . un gioco di ruolo
 . un libro di cucina

… oltre ad una quantità di blog, podcast e altri progetti amatoriali.
Vedremo cosa verrà fuori dal progetto Browncoats: Redemption, segnalato un paio di post or sono.

Firefly/Serenity
risulta essere particolarmente popolare fra gli scrittori di fantascienza.
Tanto che a suo tempo Steven Brust – autore pressocché sconosciuto in Italia ma molto popolare oltre Atlantico per i suoi romanzi d’ispirazione dumasiana – cominciò di sua iniziativa a scrivere un romanzo basato sulla serie, e la Fox, che ancora deteneva i diritti, gli proibì di pubblicarlo.
Per cui lui lo leggeva a puntate alle convention.

Ora le cose sono cambiate, e My Own Kind of Freedom, l’unico romanzo basato su Firefly (c’è una novelization di Serenity, ma non conta) è disponibile da scaricare gratis dal sito di Brust.
E non è affatto male.

Non è forse la miglior introduzione possibile all’opera di Steven Brust – meglio Cowboy Feng’s  Space Bar and Grille, probabilmente – ma è un modo divertente per passare qualche ora cercando di immaginare come sarebbe stata la Terza Stagione di Firefly…

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

7 thoughts on “Il nostro genere di libertà

  1. Fantastico. Adoravo Firefly e ho visto più volte Serenity.
    Ma se questo libro racconta la terza serie, la seconda è a fumetti, in un altro libro,…?

  2. No, il romanzo si svolge parallelamente ai primi (e unici) quattordici episodi.
    Che sono poi tutto ciò che l’autore aveva come riferimento.
    Brust cominciò a lavorarci senza alcuna autorizzazione e senza neanche contattare Joss Whedon – quindi quel che c’è è tutto farina del suo sacco e non è neanche lontanamente “ufficiale”.

  3. Una cosa non afferro… perché stroncare una serie come questa se dimostrò di avere tutto quel seguito sotto forma di film, documentari, saggi, fumetti, romanzi, giochi e compagnia?
    Non era un chiaro segnale per la Fox che avrebbe avuto un bel mucchio di ascolti garantiti?

  4. La frontiera americana, vista con una visione lontana dai generici canoni made in USA (praticamente quasi uno spaghetti-western fantascientifico). Ci credo che il network televisivo non l’abbia gradita…

  5. Più in generale si trattò di una concomitanza di fatti.
    Fox è dominata dalle statistiche di gradimento e orientata ad un pubblico medio che ama reality show e polizieschi a formula. Una serie molto innovativa, che rompe i canoni del genere, non venne capita e venne perciò trattata male: episodi trasmessi fuori ordine e in orari indefiniti.
    Basta pensare che la serie era classificata come “action comedy” per capire che le persone del network responsabili di Firefly non avevano idea di cosa fosse la serie.

    Aggiungiamo un cast di attori poco conosciuti.
    Aggiungiamo una serie di script molto sofisticati ma molto lontani dalle comuni classificazioni di genere.
    Aggiungiamo una serie di problemi “politici”: molte emittenti del sud rifiutarono di trasmettere la serie perché vi compariva una coppia interraziale sposata, molti criticarono la serie come “anti-americana” perché i nostri eroi hanno combattuto ed hanno perso in una guerra per l’esportazione della democrazia…

    Poi ci fu la levata di scudi dei fan di Star Trek e di Star Wars, che crivellarono la serie di proiettili perché era “solo” un western nello spazio, senza alieni e senza battaglie spaziali.
    Serenity li mise a tacere sulla seconda – per sempre…

    In linea di massima si trattò di una vittoria della prudenza sul rischio insostenibile di fare qualcosa di nuovo e migliore.
    Il pubblico si dimostrò semplicemente più avanti di network, critici e fan.

  6. Davide, l’analisi contenuta nella tua risposta è tanto accurata quanto deprimente.
    Che dire, siamo alle solite. 😦

  7. La tendenza alla normalizzazione verso il basso dell’offerta è fortissima, tanto negli USA quanto qui da noi.
    L’impressione (sempre felice di essere smentito) è che spingere qualcosa di originale attraverso una major sia ormai fatica sprecata.
    Ancora una volta devo ripetere la mia filastrocca sulla fiducia nei progetti di piccole dimensioni.

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