strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Il controllo della natura

2 commenti

[questo post compare in contemporanea sul mio blog di campagna]

Paese meraviglioso, l’Italia.
Piove.
La gente muore.
Si parla di fatalità.

Qui a Castelnuovo Belbo (sì, oggi sono in modalità country), provincia di Asti, area sismica soggetta a frequenti alluvioni, qualcuno – non ho ancora appurato chi – si è venduto una collina, una camionata alla volta.
In Regione Crivelletto, non lontano dal cimitero.
Le sabbie gialle stratificate che costituiscono/costituivano il montarozzo sono state sbancate con una pala meccanica e vendute come inerti.
Gli effetti dello sbancamento in atto – siamo a circa metà del lavoro – non hanno tardato a farsi sentire: basta un temporale perché la strada comunale (già di per se ripidissima) non si copra di un sottile ed infido strato di sabbia sciolta.
E i movimenti di massa lungo ciò che resta del pendio non scherzano, per lo meno a giudicare dal paio di pali della luce si sono spezzati come stuzzicadenti.
Pali in calcestruzzo.

Eppure i lavori proseguono.
I camion continuano a portar via sabbia.
E qualcuno avrà certamente dato dei permessi, valutato le conseguenze.
Magari anche comprato dei nuovi pali in calcestruzzo.

Il problema è che, con tutta la buona volontà, non sappiamo come cambierà la dinamica del paesaggio quando al posto di una collina ci sarà un bassopiano sabbioso con le impronte dei pneumatici dell’ultimo giro di camion.
Già l’idea che il paesaggio possa essere dinamico sfugge a gran parte degli osservatori – in fondo la collina è sempre stata lì, non è mai cambiata, è poi solo un mucchio di sabbia in attesa di essere messo sul mercato.
Allo stesso modo sfugge la scala delle energie in gioco.
In fondo sono poche camionate di sabbia.
In fondo è solo un po’ di pioggia.
Ecchéssaràmai.

E su tutto va poi a spalmarsi la confusione – criminale – fra possesso e controllo.
La collina è mia, ne faccio quello che voglio.
Cosa potrà mai capitare?

A differenza di ciò che credono – per motivi affini – gli ignoranti e gli scientisti d’accatto, il controllo della natura non ricade fra le capacità della nostra civiltà.
Per quanto la nozione possa offendere taluni, le crisi ambientali capitano.
E spesso tutto ciò che possiamo fare è prenderne atto.
La natura è complicata, governata da una quantità spesso difficilmente determinabile di variabili, i rapporti fra le quali non sono chiari quanto piacerebbe a chi si è letto un paio di libri di fisica e guardando un paesaggio di colline crede di vedere il meccanismo di un orologio.

John Mcphee, un giornalista americano dal quale ho imparato più geologia di quanta ne abbia imparata da tanti docenti di geologia, pubblicò anni addietro un volume intitolato The Control of Nature, che per motivi imponderabili finì nel catalogo Adelphi (Il controllo della natura, 1989).
Si tratta di tre saggi basati su tre esempi reali di tentativi di fare l’impossibile – regimentare il corso di un fiume, bloccare una colata lavica, gestire degli incendi boschivi cronici in un paesaggio naturalmente franoso.
Costa meno di venti euro ed è sul mercato da vent’anni.
Non conosco molti colleghi che lo abbiano letto.
Credo che latiti criminalmente da consigli comunali e studi tecnici.

E in fondo perché documentarsi su queste cose?
A noi basta la fatalità.

Powered by ScribeFire.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

2 thoughts on “Il controllo della natura

  1. Nulla accade per caso.
    È quando accade che si fa a gara per nascondersi dietro un dito, spesso supportati da una legislazione lenta e farraginosa, per tacer poi dell’omertà.
    È un mondo ingiusto, ma non incomprensibile.

  2. Non si può battere la natura, ma darle una mano è peggio.
    Mi fa incazzare che qui a Messina sono anni (come in tutta Italia) che ci sono frane e sono dovute morire 20 persone per far tornare in mente a chi di dovere che forse è il caso di fare il proprio lavoro.
    Ci sono giorni in cui mi chiedo se sarei in grado al posto loro di cambiare le cose. Certamente sarei uno dei pochi a cui della Sicilia importa veramente qualcosa.
    Per quanto riguarda le sfide alla natura. Anni fa SuperQuark (o un altro programma affine della Rai) fece un programma sui vulcani e si avanzava l’ipotesi di poter bloccare le colate laviche intermponendone il movimento anche solo per un istante: la densità avrebbe fatto sì che anziché continuare a scendere essa sarebbe salità sullo strato inferiore.
    Questo saggio m’interessa, magari in città potrei anche trovarlo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.