strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Studi Lovecraftiani 11

10 commenti

Annuncio con un certo ritardo ma con estremo piacere l’uscita dell’undicesimo volume della rivista Studi Lovecraftiani, benemerita iniziativa dell’amico Pietro Guarriello, che da anni si adopera per dare alle attività dei lovecratiani nazionali una dignità che vada al di là della baruffa da forum o dello snobismo da collezionisti.
Per chi se la fosse persa, Studi Lovecraftiani non è una fanzinella da scantinato, fotocopiata su carta da pizza e zeppa di sbrodolamenti da fanboy, ma una rivista a pieno titolo, curata nella presentazione e – soprattutto – nei contenuti, che affianca ad articoli di elevatissima qualità prodotti da appassionati italiani, lavori di note autorità nazionali e internazionali (S.T. Joshi, tanto per dirne uno) e traduzioni di quei testi di HPL e dei suoi corrispondenti ed epigoni che sono normalmente difficilissimi da reperie e molto più interessanti di certe ristampe croniche offerte dall’editoria mainstream.

Insomma, un centinaio di pagine abbondanti, stampate su carta buona, pubblicate con cadenza aperiodica, farcite fin quasi a scoppiare di testi di elevatissima qualità, e di saggi critici che – se talvolta non pienamente condivisibili e meritevoli di ampio dibattito – dimostrano senza ombra di dubbio la maturità della comunità lovecraftiana in italia.
Niente “Cthulhu è più forte di Naruto.”
Niente “Non ho mai letto Lovecraft ma credo che i Miti siano una figata, dove trovo il costume?”
Niente “Pincopallino non capisce Dagon perché è un comunista.”
Niente rumore di fondo, niente opinionismo, niente espertitudine.
Solo un condensato di contenuti di altissima qualità per un discorso critico sull’opera di uno degli autori più sottovalutati ed influenti del ventesimo secolo.
Dodici euro maledettamente ben spesi.

Di tutto rispetto, quindi, come sempre, l’indice del numero 11 (126 pagine):

– “Il simbolismo della maschera in Lovecraft”, di Renzo Giorgetti
– “Gli oscuri oceani dei copyright: Un’indagine sullo stato dei diritti d’autore dell’opera di H.P.L.”, di Chris J. Karr
– “Dimensioni sotterranee: Lovecraft e il Mondo Disco”, di Umberto Sisia
– “Lovecraft saggista”, di S. T. Joshi
– “Chi è David Curwen? Un altro nesso occulto tra Lovecraft e Kenneth Grant”, di Giulio Dello Buono
– “H. P. Lovecraft, il visionario del Chaos”, di Roberto Negrini
– “Venere e l’opinione pubblica”, di H. P. Lovecraft
– “La verità su Marte!”, di H. P. Lovecraft
– “Lovecraft, Eliade, e gli archetipi lovecraftiani”, di Leonardo Ambasciano

E se il pezzo sul simbolismo della maschera si preannuncia gustoso, ammetto di attendere con impazienza di leggere il saggio sul copyright delle opere del maestro (argomento sul quale, nel nostro paese, si innescò a suo tempo una baruffa sostanzialmente imbarazzante) ed ancora di più il pezzo sul legame fra Lovecraft e Pratchett – idea assolutamente geniale, per un argomento finora criminalmente trascurato.
E poi il pezzo del Gentiluomo di Providence su Marte, che va a collidere con uno dei miei tanti, troppi progetti per il futuro.
Meraviglioso.

In paesi meno illuminati del nostro, iniziative come Studi Lovecraftiani sono sponsorizzate da istituti universitari, e curate da personaggi che, indegni di allacciare i calzari a Pietro Guarriello, godono di una cattedra e magari di un incarico di editor da parte di qualche grossa casa editrice.
In Italia, la circolazione di Studi Lovecraftiani sembra rimanere una faccenda da carbonari.

Per questo ne parlo in ritardo, ma ne parlo.
Leggete Studi Lovecraftiani.
Fate circolare la voce.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

10 thoughts on “Studi Lovecraftiani 11

  1. L’annoso discorso sul copyright mi interessa parecchio, dovrò procurarmi una copia

  2. Io sono curioso, per non dire ficcanaso: “Studi lovecraftiani” lo compro domani, ma dubito che Chris J. Karr si sia occupato di quanto accaduto da noi; potrei sapere qualcosa di questa «baruffa sostanzialmente imbarazzante» consumatasi qua in Italia? Mi basta un link, qualche indizio per rovistare su google… Grazie!

  3. Sulla questione copyright di HPL in Italia – per farla breve, un noto editore acquistò i diritti sull’opera di HPL pochi mesi prima che ricadesse nel dominio pubblico; dopodiché, un altro noto editore pubblicò – pagando regolarmente i diritti – i nuovi testi corretti da S.T. Joshi, e l’editore numero uno apparentemente se ne ebbe a male…
    Roba da Novella 2000 del fantastico, da prendersi con le dovute precauzioni.
    Mi dispiace, non ho trovato link utili.

  4. Che bellezza…
    Decisamente in linea con la regola aurea dell’imprenditoria italiana: “Fa’ le nozze coi fichi secchi e quelli avanzati servili al banchetto funebre”.

  5. Detta così sembra che rimanga la domanda… attualmente è o non è dominio pubblico in Europa?

    So che in America vi sono case che rifiutano di pagare i diritti alla Arkam House per ciò che viene pubblicato, ma un pinco pallino qualsiasi che volesse rifarsi a citazioni Lovecraftiane non potrebbe mai…

  6. Credo sarebbe prudente attendere il saggio pubblicatosu Studi Lovecraftiani per rispondere, ma provo ad anticipare il succo: credo che fuori copyright siano i testi ricavati dalle edizioni su rivista dei racconti di HPL (quelli usati ad esempio per l’ultima edizione Gollancz di cui si discuteva giorni addietro), mentre i testi “definitivi” stabiliti da S.T. Joshi sulla base dei manoscritti di HPL e pubblicati per la prima volta negli anni ’80 dovrebbero essere coperti da copyright (ma se i diritti siano di Arkham House o di Joshi non saprei).
    A complicare il tutto si sovrappongono poi le diverse leggi sul diritto d’autore in America (Mickey Mouse Act) e negli altri paesi.

  7. “The European Union Directive on harmonising the term of copyright protection of 1993 extended the copyrights to 70 years after the author’s death. So, all works of Lovecraft published during his lifetime, became public domain in all 27 European Union countries on 1 January, 2008. In those Berne Convention countries who have implemented only the minimum copyright period, copyright expires 50 years after the author’s death.” – wikipedia

    Il mio unico vero dubbio era che la convenzione Europea non fosse attribuibile anche ad opere di altri stati, ma penso che questo tagli la testa al toro. Chaiaramente le opere di Joshi sono più recenti e quindi soggette a copyright anche da noi e sulle traduzioni vi è ovviamente il copyright dei traduttori.

  8. Uno può sempre far fare una nuova traduzione 😉

  9. Sì e secondo me si potrebbe migliorare di molto senza tanta fatica, alcune che ho letto sono penose.

    Ma il mio interesse riguarda più i margini di manovra per opere derivate.

  10. Le vecchie traduzioni sono spesso costellate di tagli inspiegabili.
    Ho qui fermo da quasi dieci anni (!!) un lavoro sulle manipolazioni subite da “Il Colore venuto dallo Spazio” – del quale venne pubblicata una edizione tagliata su rivista in USA, che venne ulteriormente tagliata in traduzione in Italia.

    Sulle opere derivate, non saprei dire – molto dipende da cosa si intende esattamente per “opera derivata” (materia da avvocati specializzati in copyright).

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