strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Mark McFadden

10 commenti

Stasera voglio parlarvi di nuovo del mio peggiore incubo.
[non fate così, su… lo sapete che per voi ho sempre un occhio di riguardo]

macchioralph302Il mio peggiore incubo viveva in California, ed aveva appena superato la cinquantina.
Era un uomo intelligente, preparato, saggio nel modo in cui solo chi ha avuto una vita piena di esperienze costruttive può essere.

Il mio peggiore incubo era in forma, atletico, giovanile.
Non fumava, non beveva, non si drogava, si teneva in esercizio, ed aveva un passato da artista marziale ed era fra il pubblico a tifare per il cattivo nel finale di Karate Kid.

Il mio peggiore incubo aveva fatto militare per pagarsi l’università – nella squadra di appontaggio su una portaerei per quattro anni, durante il conflitto del Vietnam.
Aveva attraversato Tokyo a piedi scortando cinque marines da Haneda alla Baia, e senza sapere una parola di giapponese.

Jennifer Love Hewitt Ghost WhispererIl mio peggiore incubo aveva lavorato per la Warner Brothers, occupandosi dei loro computer.
Aveva visto superstar e comparse, attori e registi, aveva flirtato con le attrici ed aveva letto la posta elettronica dei produttri, partecipando al party di fine anno della direzione al quale partecipava anche… ma lasciamo perdere.

Il mio peggiore incubo era uno scrittore dannatamente in gamba – e chi ha letto Alia lo sa – e incredibilmente coraggioso.
Satirico, feroce, in stretto contatto con quel mondo degli spiriti che il calcestruzzo non è riuscito a seppellire.

Il mio peggiore incubo era come Jim Morrison, Bruce Willis e P.J. Farmer arrotolati insieme.
Aveva esplorato i cunicoli sotto a Los Angeles e vagato nel deserto, era stato sposato e divorziato, aveva allevato cani e coabitato con gatti.

Il mio peggiore incubo era uno dei miei migliori amici, un fratello in spirito ed una delle persone più generose che io abbia mai avuto la fortuna di conoscere.

Il mio peggiore incubo è il mio peggiore incubo perché ha vissuto in un furgone su una piazzola dell’autostrada di Los Angeles, per sei anni, dal 2002 al 2008, da quando cioè la Warner Brothers lo lasciò a casa insieme con decine di altri “esuberi”.

Aveva una casa, un mutuo, un cane, un conto in banca, una vicina di casa carina e famosa che gli sorrideva quando usciva a ritirare il latte e il giornale, e a fare l’alzabandiera ogni mattina, ed un’amica lesbica (sempre avere un’amica lesbica – così si avrà sempre qualcuno con cui chiacchierare senza complicazioni).
Sparito il lavoro… tutto sparito.
Anche l’amica lesbica.

Il mio peggiore incubo è il mio peggiore incubo perché in quei sei anni non ha mai cessato di lavorare, mai un solo giorno, ma non è mai riuscito a guadagnare abbastanza per potersi permettere qualcosa di più di un sacco a pelo in un furgone, un pasto al grill e una doccia nei bagni per camionisti.

509520Ha gestito database on-line, ma era un contratto a termine.
Ha gestito una stazione di servizio, in notturna, nel territorio dei Latino Kings, ma poi si è stufato di farsi sparare addosso – anche col vetro antiproiettile spesso due dita, la cosa alla lunga è snervante.
Ha costruito case, ha demolito case.
E’ stato elettricista, facchino, raccoglitore di agrumi.
Ha scritto una colonna satirica per un quotidiano.
Ha ripulito la scena del crimine dopo che i tipi del CSI avevano fatto il loro numero.

Il mio peggiore incubo nell’estate del 2008 è entrato come co.co.co alla Apple a Sacramento e dopo trenta giorni gli avevano già confermato il contratto, perché alla Apple le capacità le sanno riconoscere, evidentemente.
Non ti giudicano per dove dormi, o dove ti fai la doccia.

Il mio peggiore incubo è il mio peggiore incubo perché era un uomo infinitamente migliore di me.
Quando mi troverò nella stessa situazione (non se, quando… è una delle mie poche certezze), non so se riuscirò a trovare in me una tale riserva di energia, di dignità, di feroce desiderio di non lasciarsi affondare.

Chi lo sa, forse si.
Io però appartengo ad una generazione – la mia, se ci siete sapete di chi stiamo parlando – alla quale è stata insegnata per prima cosa la prudenza.
Prudenza che significa reagire alle catastrofi sempre in maniera conservativa.
Incassare, non fare rumore (perché è cattiva educazione), e sperare nel futuro.
Siamo una generazione di bravi ragazzi.

Che beffa colossale!
Che orribile truffa è stata perpetrata ai nostri danni da genitori ed educatori!

Abbiamo avuto insegnanti di una incompetenza grottesca, e li abbiamo accettati perché agli insegnanti si deve portare rispetto, anche quando pubblicano la tua tesi a nome loro.
Siamo stati angariati da teppisti psicotici ai quali si è giustificato e si giustifica tutto, e abbiamo incassato senza reagire perché non siamo mica attaccabrighe, noi.
Abbiamo subito colloqui di lavoro durante i quali dei cerebrolesi ci hanno trattati come animali ammaestrati, pretendendo di poter valutare la nostra attitudine al lavoro di gruppo dal modo in cui facciamo il taglio alla lettera “t”, e l’abbiamo accettato perché il lavoro è una cosa seria, e perché ci hanno insegnato a rispettare chi ci sta davanti, anche se è un fottuto grafologo col cervello di un gerbillo.
E soprattutto per prudenza.
Non vorrei mai che, a reagire, mi capitasse poi qualcosa di brutto.

Beh, guardatevi attorno.
Forse è ora di abbandonare la prudenza.

Il mio peggiore incubo si chiamava Mark W. McFadden, ed ora è soltanto una lapide bianca nel cimitero per veterani di Sacramento.

Ma io non lo dimentico.

[aspettatevi altri post sull’argomento in seguito]

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

10 thoughts on “Mark McFadden

  1. Mi spiace proprio per Mark. Proprio nel momento in cui si stava risollevando. Il destino ha un senso dell’umorismo davvero macabro…

  2. Pingback: Come in un film d’avventura… « Masshimo Masshimo’s Weblog

  3. Mano a mano che la notizia si sta diffondendo, arrivano messaggi da ogni angolo del pianeta.
    È incredibile che una persona che godeva di tanta ammirazione e rispetto sia morta in solitudine, lontano da tutti, e che ci sia voluto quasi un anno e un’iniziativa partita da Giappone ed Europa per riuscire a stabilire cosa fosse successo.

    Maggiori dettagli in un post questa settimana.

  4. Notovole, e molto.

  5. Notevole, e molto.

  6. Io penso che prima o poi mi romperò le palle perchè sono arcistufo di dover sollecitare i pagamenti in maniera educata. Basterebbe una grotta con collegamento internet straveloce, un orto, una enorme biblioteca privata con tavolaccio centrale in noce e un fiume pieno di salmoni.

  7. Pagamenti a 90, 120, 180 giorni… capisco benissimo.
    Ma ancora peggio è continuare a proporre e trovarsi davanti l’assoluta indifferenza, l’incomprensione nata dall’ignoranza o l’arroganza di chi non ha bisogno di inventarsi un lavoro tutte le mattine.
    Io propenderei per un’isola… le grotte mi intristiscono.

  8. Una grotta vista lago?

  9. Mah, facciamo piuttosto una grotta vista laguna… fa molto Verne, Isola Misteriosa, e mi garantisce un clima piacevole e un paesaggio vicino ai miei gusti.

  10. Pingback: Progetto Sette Link « strategie evolutive

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