strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Difensori dell’orticello

7 commenti

Si avvicina il Natale, siamo tutti più buoni.
Apriamo dunque questo pork chop express con una citazione che in un sol colpo coinvolge due blog (e due blogger) che rispetto moltissimo…

Proprio pochi minuti fa, tornato dal lavoro, stavo leggendo un post di Iguana Jo, su L’uomo che fissava le capre (film che mi ha divertito molto, btw) e il post si intitola “La gentilezza è rivoluzionaria”.

Ecco, ritengo che il momento preciso in cui questo sito è cambiato e ha cominciato a ingranare una marcia che mi piace molto è proprio quando alla fermezza, alla critica feroce e a certa irriverenza verso metodi e schermi abituali ho innestato (o perlomeno, ci provo) pazienza e gentilezza, cercando di rispondere sempre a tutti senza offendere.
Mi ha dato ottimi risultati, che prima non avevo e intendo continuare su questo binario.

Io vorrei partire da questo per fare un discorso un po’ diverso.

Negli ultimi mesi ho visto emergere sulla rete un comportamento che già mi aveva profondamente scosso quando lo avevo scoperto ad annidarsi fra i corridoi e le aule dell’accademia.
L’atteggiamento in questione, che viene spesso definito tattica della terra bruciata, si può agevolmente riassumere con le parole di un famoso docente universitario italiano:

Se qualcuno pubblica nel mio ambito di studio, io ho il dovere di distruggerlo.

Agghiacciante, eh?https://i0.wp.com/www.best-norman-rockwell-art.com/images/1921-06-04-The-Country-Gentleman-Norman-Rockwell-cover-Bully-Before-no-logo-400-Digimarc.jpg
E invece si tratta di una semplice procedura.

  1. Si definisce l’ambito all’interno del quale si desidera essere riconosciuti come autorità.
  2. Si delimita un perimetro e vi si pianta la propria bandiera – con pubblicazioni, conferenze pubbliche, un blog, una presenza martellante su forum…
  3. Ed a questo punto si attacca senza riserve e senza pietà chiunque abbia l’ardire di occuparsi dello stesso argomento.

Anche quelli che dicono di pensarla come noi.
Soprattutto quelli che dicono di pensarla come noi.
E affinché non ci siano dubbi: il docente citato qui sopra, stava parlando dei suoi ex studenti, gente che aveva aiutato (??) a laurearsi.

In campo accademico, questo atteggiamento è certamente co-responsabile dell’estesa necrosi che interessa il tessuto della ricerca nazionale: quando le autorità sono impegnate a silurare la concorrenza, quando pubblicazione significa umiliazione e dileggio, se il gatekeeping garantito dai processi di referaggio si trasforma in una forma di bullismo, non possiamo stupirci se le cose vanno come vanno.

Ora mi si dirà che mi son svegliato tardi, e che da tempo un simile atteggiamento è presente e vivacemente attivo nella blogsfera.
Posso crederci.
Di sicuro, ne ho avute alcune dimostrazione in tempi recenti e recentissimi.
L’impegno è a difendere il proprio orticello, sempre e comunque, spendendo per delegittimare “la concorrenza” energie che sarebbero meglio spese ad ampliare l’ambito di interesse, ad arricchire costruttivamente la discussione.
Lo scopo ultimo è quello di emergere come figura di culto all’interno di una sfera di adoratori, raccolti attorno al nostro personale solipsismo.
Quanto di più intellettualmente sterile si possa immaginare.

Eppure, vi diranno, cosa c’è di più importante del’apparire, dell’essere al centro dell’attenzione, dell’avere un sacco di lettori, di abbonati al feed, di adoratori…
Dopotutto, chi gestisce un blog, desidera essere letto.
Chiunque scriva, indipendentemente dal supporto, lo fa per essere letto.
Ma ciò significa forse che chiunque scriva un blog è implicitamente in competizione con tutti gli altri blogger?
E, ammesso che sia così, la competizione non può assumere alcuna altra forma se non quella della tattica della terra bruciata?

Il post citato in apertura sembrerebbe indicare che esiste una possibile alternativa che, fatta salva la competizione (per il tempo, per l’attenzione, per l’apprezzamento dei surfisti) lascia aperta la porta alla collaborazione ed alla crescita.
Questo, oppure Elvezio Sciallis ed Iguana Jo sono ormai soltanto due vecchi pantofolai caramellosi farciti di retorica da due lire, troppo in là con gli anni per il rock’n’roll.
Io preferisco credere alla prima.
E proverò ad operare secondo regole affini, se non proprio uguali – perché fa bene all’anima, oltre che alla blogsfera.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

7 thoughts on “Difensori dell’orticello

  1. Non sono stato realmente esplicito in quel commento, conosco il momento preciso in cui ho cominciato ad agire coscientemente in quel modo (probabilmente già prima lo facevo in parte, non è un on/off) e cioè dai due post inerenti La Sete.

    Mi sono trovato di fronte a tali ondate d’odio (che spesso, pur di odiare per odiare, andavano contro ogni regola grammaticale, sintattica, narrativa, morale) che il fenomeno mi ha spinto a riflettere e a decidere di rispondere sempre tentando, a ogni giro, di approfondire, incorporare, valutare. Da lì (non so se sia collegato, ma credo di sì) la decisione di lasciare i commenti aperti a chiunque, anche anonimi. Vero, rischio il trollaggio, ma se non lo facessi rischierei anche di perdere qualche commento valido o semplicemente brillante perché il tizio in questione non ha voluto perder tempo a iscriversi o anche solo a compilare due righette.

    Ho superato persino la fase tit for two tats, mi sbraneranno in modi atroci, aiuto…

  2. mah… io credo davvero di essere ormai un vecchio pantofolaio, molto esigente e con poco tempo libero.
    Per questo motivo evito per quanto possibile le polemiche sterili e le chiacchiere inutili. Oltretutto ritengo che i seminatori d’odio siano la specie umana più odiosa, insieme a bottegai e sputasentenze (decidete voi a quale categoria appartengono gli epigoni del bloggerismo d’assalto).
    Che poi io abbia un debole per i rompicoglioni, beh… nessuno è perfetto.
    Se non altro al riguardo mi pare di essere in buona compagnia, almeno qui dentro! 🙂

    BTW credo proprio sia vero che mai come nella blogosfera la gentilezza *è* rivoluzionaria.

  3. Non che sia d’interesse… Dal mio modesto vaso di basilico sul davanzale, mi son semplicemente rotto le balle di bloggare (leggi sgomitare per dire qualcosa in pubblico urlando nel chiasso). E persino di leggere in italico, salvo quei quattro ratti per interesse personale e abitudine.

  4. Pochissima voglia di secernere altro odio dopo aver girato mezz’ora per trovare un parcheggio. Meglio scrutare l’orizzonte.

  5. Io ho letto molte opinioni tra Seth Godin, Hugh McLeod e vari altri. Quello che ho letto dice sempre e chiaramente:
    Quando gestisci un blog trova le persone con cui vai d’accordo e inizia a relazionarti con loro, da un buon rapporto avrai molte cose:
    – Passerai il tempo in maniera più divertente
    – Avrai consigli e feed back utili
    – Sarai più visibile
    – Eviterai di apparire un troll

    Questi della terra bruciata mi sa che usano ancora i vecchi metodi. Ora non so di chi parli, ma se i nostri amici americani hanno ragione mi sa che questi trolls mascherati perderanno lettori più che guadagnarli… poi magari qua in Italia funziona in maniera diversa. Non sono ancora abbastanza esperto per dirlo.
    (questo non toglie che bisogna essere onesti e dire quello che si pensa, ma mi sembra normale riuscire lo stesso ad avere persone con cui vai d’accordo)

    Era da un po’ che non passavo 😉 un saluto a tutti.

  6. Grazie a tutti per i commenti.
    Il post non era e non è diretto a nessuno in particolare – semplicemente nasce dalla constatazione che mantenere un blog diventa sempre più spesso una questione di farsi sentire nel ruggito della folla (e qui condivido pienamente la posizione di Andrea), per cui la scelta di una via gentile al confronto ed alla discussione non solo appare rivoluzionaria, ma anche sorprendente.
    E benvenuta.

    Conosco, poi, e in gran parte condivido le posizioni di Godin & Co., sull’idea che la collaborazione e il dialogo superino sempre e comunque il confronto armato.
    Ma l’impressione è che qui il messaggio non sia ancora arrivato.

  7. Pingback: Discorsi da vecchi pantofolai quasi-twitterizzati :: albertodifelice.com — Blog di Cinema, Film e Critica

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