strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Rimbambiti a puntate

11 commenti

Discussioni varie nelle ultime serate,e pork chop express di conseguenza.

Da dove comincio?
Un paio di sere or sono ho partecipato ad un evento culturale piuttosto pubblicizzato.
Si sarebbe chiacchierato di libri.
Si incontrano gli autori, gli editor, i traduttori, i semplici lettori assidui, i semplici presenzialisti, quelli che bighellonano per le strade del centro sotto le feste.
Si anticipava una sala gremita.https://i0.wp.com/img2.allposters.com/images/LLCPOD/DiscoGold.jpg
Risultato netto -. quattro persone, che prontamente riparano in un pub poco lontano, non appena il moderatore viene colto da una laringite galoppante e cancella l’evento sui due piedi.
Il deserto.
Non la prima volta che capita, in meno di una settimana.
Inquietante.

Dove saranno, ci si domanda – e non per la prima volta in sette giorni – gli attesi partecipanti all’evento?
Tutti assopiti al calduccio nelle rispettive baite, in attesa di affrontare le piste la mattina successiva?
Tutti in disco, a sbattersi al suono degli ultimi successi fino al sorgere del sole?
A disfarsi di mojito nel Quadrilatero Romano?

Io che notoriamente faccio una vita ritirata in fondo alla campagna, posso solo avanzare delle ipotesi alimentate da ciò che mi si racconta della vita frenetca dei cittadini…
No, mi dicono, la risposta è più semplice – sono a casa ad abbioccarsi davanti alla televisione.

Arrivano le birre e la pinta di gazzosa.
Forse ispirati dalla disponibilità di libagioni, i più mondani del nostro manipolo di coraggiosi mi fanno notare come, negli ultimi due anni, la vita si sia in un certo senso assopita.
Fino a due anni or sono, si usciva anche tre sere la settimana.
Nulla di stravagante – una serata al pub a bere e chiacchierare, un gelato nella bellastagione, quattro passi, magari un film il lunedì sera, che costa meno.
Ora si esce molto meno.
La crisi?
No, dicono.
Sono i gruppi di amici che si stanno sfaldando.
Saltano le vecchie cricche.
Persino alcune squadre di giocatori di ruolo si sono dissolte.
L’invito non è più “Vediamoci al solito posto, poi andiamo a farci una birra e a parlar male di Tolkien”, ma “Vieni a casa mia, ci beviamo qualcosa e guardiamo un paio di episodi di <inserire qui la serie che si preferisce>”.

Sono i telefilm.
Difficile interagire con i colleghi se non si è aggiornati sugli sviluppi di Weeds.
Difficile entrare nella chiacchierata fra amici la sera se non si è a conoscenza di cosa ci si debba aspettare dalla prossima stagione di Supernatural.
Senza un bel pacco di DVD di Dr House, The Mentalist o The L Word, senza Scrubs o Lost o Stargate (ma perché non traducono più i titoli?!), da poter scambiare, duplicare, contrattare si è tagliati fuori.
Ci vediamo domani sera così io ti do la quarta stagione di Battlestar Galactica e tu mi passi i due film di Babylon Five e i primi cinque episodi dell’ultima stagione di Sex and the City

Ora, c’è stato un tempo in cui lamentavamo l’inaccessibilità dei nostri telefilm preferiti.
La labilità della memoria, l’impossibilità di avere una copia de Il Prigioniero, o di Arsenio Lupin, o di Belfagor.
Alcuni trafficavano con scatoloni zeppi di videocassette.
Oggi quei titoli sono disponibili.
Li ho qui sul mio scaffale.
E se Georges Descriers rimane assolutamente straordinario nei panni del ladro gentiluono, i telefilm della vecchia serie richiedono una pazienza alla quale non siamo più abituati.
Belfagor, che mi causò notti insonni durante l’infanzia non mi terrorizza più – ne apprezzo altri aspetti, ma è lento, e verboso.
Lo stesso posso dire per Il Segno del Comando, altra pietra miliare del mio immaginario televisivo della giovinezza, oggi irrimediabilmente lento e noioso.
Solo Il Prigioniero è invecchiato bene.

Si tratta di pezzetti del mio passato.https://i0.wp.com/www.splashmovies.de/images/dvd_video_cover/2005b/jason_king_cover_klein.jpg
Credo che in futuro mi procurerò i DVD di Jason King – semplicemente perché ricordo con divertimento il personaggio ma non saprei delineare neppure molto alla larga la trama di un singolo episodio.
Sono curioso – e mi aspetto il peggio
Ma… Procurarmi tutti i DVD di Numb3rs?
Per quanto io abbia amato la serie, e me ne sia perso una fetta per impegni e sostanzialmente perché ho una vita al di fuori della TV, non significa che io senta il bisogno di possedere, scambiare, dibattere, sezionare e citare a memoria gli episodi del serial.
Ma conosco persone che lo fanno.

Guardano solo telefilm.
Parlano solo di telefilm.
Duplicano, scambiano, condividono solo telefilm.

E mi viene forte il dubbio – conoscendo e stimando queste persone – che con i telefilm e con il demenziale terrestre si sia riusciti a rincoppare l’ultima fetta di pubblico ancora vigile.
Dopo quelli che vivono di reality show.
Dopo quelli che vivono di partite di calcio.
Dopo quelli che vivono di documentari sull’Impero Romano, le Piramidi, i templari, i Maya e i leoni del Serengeti…

Spegnete la televisione.
Staccate la spina, accendete la luce, e cominciate a leggere un libro.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

11 thoughts on “Rimbambiti a puntate

  1. Grazie per avermi riportato alla memoria Jason King, che avevo completamente rimosso (sicuramente un meccanismo difensivo della psiche ^__^). Fra l’altro ho capito da dove lo scrittore Chris Claremont ha tratto il nemico degli X-Men di una sua celebre saga, quella dell’Hellfire Club.

  2. Jason King rimane un mito, le sue camice un po’ meno.
    Oltre a comparire nell’Hellfire Club, Jason King è citato anche nella serie di Grant Morrison, The Invisibles, nei panni (sgargiantissimi) di Mister Six.

    Sento che c’è forte la necessità di un fan club… 😉

  3. Davvero un mondo favoloso quello delle serie British anni 60-70. Mi sto facendo una scorpacciata di sigle su YouTube, trascurando la lettura di Manituana, ed è tutta colpa tua! 🙂

  4. Finalmente, Davide.
    Quoto e straquoto.
    Aggiungerei anche la moda di “vieni a casa nostra così ci muoviamo come dei cretini con la Wii” ma sarebbe infierire, bastano e avanzano i telefilm che ovviamente sono stati presto supportati dalla nozione di “ormai le cose belle le girano in tv, mica al cinema” che sono sempre pronto a distruggere in pochi secondi…
    Qui si regge, si va a concerti anche in mezzo alla settimana con poche ore di sonno prima del lavoro, ma è sempre più dura…

  5. @Quiller
    Mi sono sparato anchìio una serata di vecchie sigle su TuTubo.
    Momenti di nostalgia…

    @elvezio
    È durissima, per quanto io non sia poi questo gran vitaiolo.
    Però la Wii mi mancava.
    Ma davvero c’è gente che si trova per ballonzolare davanti al televisore?
    Sinistro.

  6. Tornando in topic, credo che tu abbia ragione ma solo in senso lato, ossia nella stigmatizzazione del fanatismo. Credo che come passatempo in sè le serie TV (negli esempi migliori) battano parecchie altre cose (es. reality, videopoker, cosplay, francobolli): la qualità media è piuttosto alta e tu stesso non escludi la forma di fruizione “sociale”. Poi (ma come in tutto) il troppo stroppia. In generale comunque, è l’offerta di divertimenti casalinghi che è aumentata parecchio e spinge a uscire di meno (almeno, questo mi sembra il senso del tuo post, poi con l’ultima frase – leggete un libro, attività quanto mai casalinga e per di più solitaria – mi spiazzi, ma credo che tu lì fossi autoironico)

  7. Mi pare – ma forse sono solo io che frequento paranoici – che da qualche tempo a questa parte, tutto passi solo ed esclusivamente verso il televisore.
    È più persistente della mania di facebook o di second life.
    Forse perché è più facile, più immediato, praticamente ubiquitario.
    La mia preoccupazione è che alla fine prevalga una visione a tunnel, per cui esiste una sola scelta di intrattenimento, un solo meccanismo di socializzazione, un solo argomento di discussione.
    Se non hai DVD da duplicare non mi interessa frequentarti.

    Quanto alla lettura di un libro, questa è certo una attività solitaria, ma ha poi un risvolto sociale – sappiamo tutti benissimo (o non saremmo qui) che se leggere è divertente, tediare a morte i nostri amici con lunghe discussioni sui libri letti… 😛

  8. Mi sento di fare due osservazioni:
    1) meno male che non traducono i titoli dei telefilm, meglio scrubs o camici? meglio numbers o numeri? Sex and the city? Meno male che non lo traducono, contando i terribili lavori di adattamento che vengono fatti con traduzioni e adattamenti di basso livello figuriamoci che scempio potrebbero fare con i nomi.

    Secondariamente i telefilm recentemente vanno per la maggiore perche’ finalmente cominciano ad arrivare in massa dagli stati uniti mentre in passato ne venivano “importati” solo un paio. Non stiamo parlando di soap opera, stiamo parlando di show che spesso hanno complessita e realizzazione pari a film hollywoodiani. Ben vengano e meno male che se ne puo’ parlare al pub, ero stufo di sembrare un alieno.

  9. Premetto che sono un peccatore. Leggo, ma guardo anche serie TV.

    Un telefilm alla fine guardi una puntata e poi decidi se ti piace o meno. Invece mi sembra contro natura mollare un libro dopo averlo iniziato e penso sia un sentimento comune.
    Inoltre la concorrenza tra telefilm è piuttosto alta: di serie TV ne escono di meno, MOLTE di meno. Quelle deboli non vanno da nessuna parte. Ed quindi è più facile trovarne di buon livello.

    Sui libri è il contrario. Ne escono a migliaia e migliaia (se poi uno li legge in inglese la cifra diventa ancora più alta). Le recensioni più conosciute sono spesso tendenziose e quasi tutti saranno rimasti fregati almeno una volta.

    Molti penseranno che è meglio scegliere un telefilm: è molto più facile, più sicuro e fornisce lo stesso tempo di intrattenimento (più lungo di quello di un film che invece bisognerebbe scegliere OGNI sera). Poi quando la gente inizia a parlarne l’idea si sparge.

    Per scegliere un libro bisogna avere un sacco di pelo sullo stomaco, un’ottima rete di informatori e magari una biblioteca vicino.

    Forse non è l’unico, ma immagino che questa facilità di scelta sia un fattore importante.

    (Per i titoli secondo me è tutta questione di espansione culturale. Non li cambiano perché è più fashion l’inglese e ormai è anche comprensibile. E secondo me ce lo meritiamo: la nostra cultura non sta dando abbastanza.)

  10. Ciao!
    sai che è la prima volta che vedo il tuo blog?
    Perché è così bello e non mi hai detto che esisteva? 🙂

    Scherzi a parte, esordisco subito con una semi-polemica.
    Non sono poi tanto d’accordo con la crocifissione dei telefim, sai? Reputo che seguire una o più di queste serie (alcune davvero ben realizzate) sia un enorme passo avanti rispetto al piattume (e al pattume) delle tv generaliste.
    Insomma, ci sono delle storie articolate, in grado di riattivare un po’ di materia grigia. Ci sono misteri, spesso c’è il tanto sospirato “elemento fantastico”. C’è un buon lavoro tecnico, a volte superiore ai filmacci che passano al cinema.
    Certo, poi occorre stigmatizzare il fanatismo. Odio che segue Il dottor House solo perché è di moda.
    Che senso ha?
    E’ come il calcio. A me piace – e tanto – ma alla fine che me ne frega se la mia squadra perde?
    E’ sempre e solo il fanatismo che rovina tutto.

    Un saluto,
    Ale

    PS: ti linko.

  11. Nessuna polemica – e incidentalmente, benvenuto mcnab!

    Rispondo di seguito a un po’ di obiezioni sollevate nei commenti precedenti scusandomi intanto per la latitanza…

    Vorrei cominciare col precisare che io non ho nulla contro i telefilm – appartengo alla generazione sbagliata per non aver speso troppe ore guardando di tutto, da Arsenio Lupin a MacGyver passando per Magnum…
    Al di là dei gusti personali, sono ben felice che certi prodotti vengano distribuiti – ma mi preoccupa piuttosto l’effetto… il potere, che una dieta esclusiva di telefilm pare avere sulle menti deboli (per citare Obi Wan Kenobi).
    In questo senso, ben vengano le serie, coi titoli tradotti o meno, purché l’offerta sia buona e il doppiaggio/adattamento non faccia pena.

    Poi però mi piacerebbe vedere un pubblico un po’ più discriminante.
    Meno abbandono nell’abbracciare in toto l’offerta come se fosse l’unica ancora di salvezza.
    Il già citato “tutto ciò che c’è di bello è in TV”, o atteggiamenti simili.
    Mi sembra una pericolosa chiusura.
    Quando poi si deraglia sul collezionismo ad oltranza, i miei campanelli d’allarme cominciano a squillare con insistenza.
    Ricordo bene che fine hanno fatto i mangamaniaci…

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