strategie evolutive

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Ritorno agli essenziali

8 commenti

L’anno è cominciato con una immersione fra gli scatoloni nei quali è stoccato Dungeons & Dragons.
In parte perché mio fratello aveva bisogno direcuperare certi vecchi manuali, in parte perché le chiacchiere sulla vecchia Scatola Rossa di D&D avevano stimolato una certa nostalgia.Rules Cyclopedia cover.jpg
E così ora, sul mio scaffale degli essenziali, fa sfoggio di sé il volumone della Rules Cyclopedia.
Un artefatto di un’epoca più civile, questo hardback acquistato nel 1992 da Orc’s Nest per dodici sterline rappresenta l’ultima parola su Dungeons & Dragons, e riunisce tutte le regole dei quattro boxed set originali (rossa, blu, verde e nera), riunite e riorganizzate.
C’è tutto quello che può servire a giocare dal livello 1 al livello 36.
Tutte le classi.
Tutti gli incantesimi.
Tutti i mostri.
Tutte le regole supplementari.
Più un comodo atlante del Mondo Conosciuto, e delle ricche tabelle per convertire D&D in AD&D – e viceversa.
L’ultima volta che avevo maneggiato questo manuale era stato nel 1995, quando masteravo la squadra del centralino…
Sono passati quindici anni.
Un rapido giro su Amazon.com mi rivela che oggi una copia di quest’affare, nuova, viaggia oltre i trecento dollari, contro i venticinque del prezzo di copertina.
Questo è davvero un tesoro perduto da anni.
E non fatico a crederci.
Queste sono le regole originali di Gary Gygax, ripulite e riordinate da Aaron Allston – nomi leggendari che hanno creato il genere, prima ancora di definirlo.
Rules Cyclopedia è del 1991.
Tutto quello che è venuto dopo, in termini di regole, è stato un lento declino verso la macchinosità, verso il min-maxing.
Grafica migliore, indubbiamente.
Edizioni più ricche.
Prezzi più alti.
Ma contenutisticamente, la civiltà si è fermata qui.

Il recupero della Rules Cyclopedia fa parte di un lento processo di rieducazione al gioco senza fronzoli inutili che sto attraversando, quasi una trasformazione alchemica taoista, un regime disciplinare inflessibile dal quale riemergerò, spero, più saggio e più letale come giocatore e come master.
Basta con le regole troppo complicate.
Basta con i giocatori che paiono tutti seguaci del Metodo Strasberg.
Basta coi combo, le cascate di modificatori, le tredicimila eccezioni e alterazioni alle regole principali.
È ora di tornare agli essenziali.
Un foglio di bloc-notes, una matita ed una manciata di dadi.
Lo scaffale degli essenziali ospita anche lo scatolone di Planescape, il gioco che mise in ginocchio la TSR, con la grafica meravigliosa di Tony di Terlizzi e i contenuti inadatti ad un pubblico adolescenziale, nonostante i continui tentativi degli editor di banalizzare, edulcorare e disinnescare i temi adulti dell’ambientazione.
E un paio di manuali di Eberron, la grande occasione sprecata della WotC.
Il resto dell’universo TSR/WotC-D&D/AD&D lo lascio volentieri all’oblio – o ai giocatori di mio fratello, riottosi e progressivamente sempre più solipsistici, come vogliono le nuove regole del gioco.
Credo che anche lui, presto, tornerà agli essenziali.
Oggi gli ho visto recuperare una copia del Wilderness Survival Guide, AD&D Classic, 1986…

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

8 thoughts on “Ritorno agli essenziali

  1. E la quinta scatola, l’Immortals? Sono riuscito a vederla solo alcune volte in dei negozi inglesi specializzati. E’ da secoli che voglio metterci le mani sopra anche se è da troppi anni che non gioco al D&D liscio (se si escludono i meravigliosi coin-up sul mame)

  2. Le Immortal Rules non vennero mai tradotte in italiano, e ne circolava una versione ciclostilata, negli anni ’80.
    Mi dicono che non vennero inclse nella Cyclopedia perchè
    a . erano state un flop commerciale
    b . erano troppo diverse dal continuum D&D/AD&D.

    Io non le ho mai giocate – già con personaggi superiori al 20° ci si ritrova a maneggiare dei bulldozer…

    Ogni tanto una scatola dorata emerge su eBay, ma non so se valga la pena – sono poi un’ottantina di pagine…

  3. wooow *_*
    mi torna sempre più la voglia di giocare *_*

  4. Anche a me è passata l’idea, anche se non lo faccio da anni e sarà difficile riuscirci.
    Cercando in giro le nuove tendenze ho visto che c’è un rinnovato impulso al gioco per la cosiddetta “new weave” di GDR leggeri come regolamento e solidi come ambientazione e gestione delle partite.
    Non amo l’horror ma un gioco che sembra molto interessante è “non cedere al sonno”.

  5. Quanti bei ricordi!
    Però, leggendo il tuo post, mi sono ricordato uno dei motivi per cui smisi di giocare: regole sempre più bizantine, personaggi multiclasse a volte con incroci improponibili, commi e sottocommi per regolamentare ogni peto sfiatato da un guerriero.
    Alla fin fine mi divertivo di più con il vecchio D&D e con l’AD&D second edition, già sufficientemente esaustivo di suo…

  6. Ah, il mezz’elfo nero guerriero/mago/chierico allevato da nani ninja…
    La tendenza grazie al cielo è ad un ritorno alla semplicità.

    A me quel che mi ha ammazzato sono stati i “feats” della terza edizione.
    Come paralizzare il gioco per ore…

  7. Ti segnalo questo post sull’evoluzione (?) delle copertine dei manuali: dai cavalieri alla gnoccolone!
    The Evolution of the Dungeons and Dragons Playbook » Sociological Images http://bit.ly/5xbrYv

  8. Grazie della segnalazione!
    Interessante, anche se l’articolo forse manca il punto più interessante, sociologicamente parlando.

    È vero che l’ultima copertina presenta un’immagine stereotipata (bonazza in armatura minimalista con mostro scaglioso istintivamente percepito come maschio) e sessista, ma è un adeguamento ad un trend generale.
    Il trend specifico di D&D è rappresentato di fatto da manuali di crescente qualità materiale e grafica, e quindi di prezzo crescente, per rispondere ad una crescita continua dell’età media dei giocatori.
    Il primo D&D, con il drago in copertina, era diretto a dei quindicenni.
    Quelli nella seconda metà della galleria sono diretti a ultra-trentenni – che hanno più quattrini e vogliono unprodotto migliore.
    La bonazza è solo una brutta piega presa dalal nostra cultura in generale, non dal gioco di ruolo… ambito nel quale, tra l’altro, “bonazza in copertina” (“totty on the cover”) era già considerato un segnale di contenuti scarsi a metà anni ’90.

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