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C’è birra su Marte

8 commenti

Con la consueta ironia delle poste nazionali, alcune settimane addietro il postino mi ha consegnato un pacchetto di libri di Kage Baker – proprio il giorno in cui è stata divulgata la notizia della morte dell’autrice.
È stato questo, credo, a trattenermi dal buttarmi subito su quei titoli appetitosi.
Kage Baker era un’autrice che ammiravo e rispettavo molto.
Per le idee, per la solidità delle trame, per la capacità di costruire storie popolate di personaggi ben delineati, per il linguaggio colto e duttile, per l’umorismo.
Ero e sono tutt’ora solito paragonarla a Fritz Leiber.
Il che farebbe di Kage Baker, automaticamente, la seconda miglior autrice di fantascienza e fantasy che io abbia letto.
E potrebbe anche starci.

La mia opinione è confermata dall’eccellentissimo The Empress of Mars, romanzo del 2009 sviluppato a partire da una novella che era stata anche candidata all’Hugo, e che si può leggere gratuitamente online.
In Empress c’è tutto.
C’è il Marte in via di terraformazione e colonizzazione di tanta fantascienza recente (penso ad un altro idolo personale, Kim Stanley Robinson).
C’è il Marte avventuroso e un po’ grezzo di Burroughs.
C’è il Marte terzomondista e “australiano” di Desolation Road di Ian McDonald.
C’è il Marte di Arthur C. Clarke e quello di Leigh Brackett.
C’è addirittura un vago sentore del Marte di Martian Cowboy, di Toyah Wilcox.
Eppure Empress of Mars non è un romanzo derivativo, o una ricucinatura di vecchie idee.
Popolato di personaggi dickensiani e collocato nell’universo parallelo delle storie della Compagnia del Tempo, il Marte di Kage Baker è una colonia britannica andata a male, un coacervo di eccentricità molto vanciane e di bisogni alquanto terreni, una desolazione rossa e gelida nella quale un pugno di sfigati cerca di sfangarsela.
Mary Griffith – già xenobiologa con contratto a termine – gestisce l’unico pub del pianeta.
Vive di baratti, le sue tre figlie si prostituiscono (più o meno) per arrotondare.
Tutti gli avventori regolari del locale sono persone cadute fra gli interstizi della storia – smobilitati, licenziati, rimossi, resi ridondanti.
Ma la storia incalza.
In trecento pagine, seguiremno l’evolvere della colonizzazione di Marte attraverso l’evolvere di questa casalinga istituzione – The Empress of Mars.
L’unico posto dove bere una buona birra sul pianeta rosso.

The Empress of Mars è stato definito in tempi non sospetti il migliore dei romanzi marziani popolari in questi ultimi anni.
Come resistere ad una storia in cui l’eroe romantico si chiama Ottorino Vespucci?
È indubbiamente un grande piacere da leggere.
Ed una riprova di quanto sia andato perduto con la scomparsa di Kage Baker.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

8 thoughts on “C’è birra su Marte

  1. Ho apprezzato il ciclo della Conpagnia del tempo ed è giusto rivalutare la Baker -soprattutto dopo tanto parlare di sopravvalutati autori hard-SF – però è forse un po’ eccessivo paragonarla al grandissimo Leiber.

  2. 300 pagine? devo dedurre che non si tratta dell’edizione pubblicata in italia dalla delos (probabilmente quella era la novella che, a dispetto di un certo numero di buone intuizioni, avevo trovato troppo veloce, facilona e priva di mordente).
    è faticosa da leggere in inglese o si più fare?

  3. @Squirek
    Credo che ciò che mi richiama alla mente Leiber sia il linguaggio della Baker – Leiber era attore shakespeariano, Kage Baker insegnava inglese elisabettiano come seconda lingua.
    E poi, a ciascuno i propri paragoni… 😉

    @alladr
    probabilmente era la novella.
    Il romanzo ha un buon taglio e non ho trovato facilonerie – certo è una storia molto romanzesca, e quindi richiede una certa sospensione dell’incredulità.
    Come inglese direi che è abbastanza abbordabile.
    Prova a dare un’occhiata alla novella online e ti fai un’idea del linguaggio…

  4. La protagonista del romanzo gestisce l’unico posto su Marte nel quale venga prodotta la birra (anche se non con il luppolo) – creando così non solo un’economia parallela a quella ufficiale, ma anche e soprattutto costruendo una struttura sociale parallela a quella ufficiale.

  5. Proprio in questi giorni sto finendo di leggere Coyote del Cielo, il secondo romanzo della Compagnia. Mi sta piacendo. Meglio del primo. Tu hai piu letto altro della Beker?

  6. Molti racconti, e ho appena messo le mani su una versione alternativa di Sky Coyote (praticamente lo stesso romanzo, ma pubblicato con copertina e titolo diversi).
    Ah, e Anvil of the World, che è un ingegnosissimo romanzo fantasy revisionista.
    Conto di racimolare altri titoli in un prossimo futuro.

  7. Per quel che mi riguarda, avercene di scrittrici come la Baker… RIP 😦
    In The empress of mars unisce una storia agile e non banale con buoni passaggi hard-scifi. Non ci sono spiegazioni chilometriche delle tecnologie impiegate. I personaggi le usano e il lettore capisce quel che accade… Così dovrebbe essere scritta la fantascienza. Certo, non è sempre facile. Persino gli autori oggi più considerati (Egan, Stross [che spesso non sopporto], Mcdonald) a volte non possono fare a me di fermarsi e spiegare, spiegare…

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