strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Web 2.0 – il blog come metafora

15 commenti

Seconda puntata della mia personale revisione della mia presenza online e del mio rapporto con il mezzo informatico.
Secondo pork chop express 2.0

Il blog, quindi.
È tutta questione di metafore.

Il vecchio, primitivo modello ideale del blog era “il diario online”.
Questo tipo di metafora è impreciso e fuorviante – un po’ come l’etichetta di “amicizia” per definire ciò che lega due persone su Facebook.
IL diario, quello vero – che poi sia cartaceo o elettronico poco importa – è strettamente personale.
Poco importa se inanni recenti siete stati invitati a spedire il vostro diario a questo o a quell’editore.
Il vostro diario è vostro, è privato e, come ebbe a commentare saggiamente il mio amico Marco – “Non vedo perché far sapere i fatti miei al resto del mondo.”

Il blog, per sua natura, divulga al resto del mondo i fatti vostri.
Per lo meno quelli che gli affidate.
La metafora del diario, quindi, è poco adatta.
Per quanto esistano persone che tengono una specie di diario online.

Poi c’è la metafora giornalistica.
L’idea che il blog sia una specie di tazebao, un giornale autoprodotto e redatto da una sola persona.
Qui c’è tutta una specie di complicata giungla legale, per cui molti (incluso il sottoscritto) si sentono un po’ più tranquilli a postare sul blog un disclaimer – questa non è una testata giornalistica, non è condotta secondo gli stessi criteri e principi, non potete farmi male se infrango regole alle quali i giornalisti si devono attenere.
I giornalisti ci si incacchiano come bestie.
ma loro sono pagati, per incacchiarsi.
E per giocare secondo certe regole.
Poi naturalmente c’è chi utilizza il proprio blog non tanto come un giornale, quanto come una colonna in un giornale che voi – ed io – ci costruiamo attraverso un feed-reader.
Ma sono casi sporadici.

Quindi, niente diario, niente tazebao.
Forse allora la metafora migliore, per un blog, è quella dell’emittente radiofonica.
Faccio il mio pezzo e lo lancio nell’etere, dove altri lo ascoltano.
Però… l’etere è una cosa un po’ labile (come tutte le cose che non esistono).
Però – il post è una trasmissione, ed i commenti sono le telefonate in diretta degli ascoltatori… potrebbe anche funzionare.
Io so che a quell’ora, su quel canale, si parlerà di un certo argomento, e mi sintonizzo… magari dico anche la mia.
Il mio browser diventa una radio, con la quale mi sintonizzo.

È interessante notare che questi possibili approcci – quello pseudo-giornalistico e quello radiofonico – sottintendono un fattore ben preciso: un pubblico.
Un pubblico interessato a un dato argomento, che verrà trattato con taglio più o meno giornalistico, più o meno radiofonico.
A differenza di ciò che potrebbe accadere col blog costruito con la metafora del bollettino aziendale o d’istituto – per il quale il pubblico esiste già, è definito e difficilmente cambia, essendo costituito da quelle persone alle quali sono dirette specifica informazioni sull’attività dell’azienda, dell’associazione, del corso di laurea…
A differenza di questi blog “interni”, quegli altri, chiamiamoli i blog “esterni” prevedono un pubblico ipotetico, che potrà poi allargarsi attraverso vari meccanismii.

Se lo costruisci loro verranno.

Ci sono foto-blog cher paiono riviste illustrate, video-blog che sono piccoli canali televisivi.
E per fare la radio, ma per davvero, naturalmente ci sono i podcast.

E allora… una pubblicità?
Beh, molti vedono il proprio blog come una vetrina nella quale esporre la propria mercanzia – che si tratti di libri, di film, del proprio ego…
Una volta, per questo tipo di esposizione, c’era MySpace.
Del quale forse parleremo in un altro momento.
Ora, non c’è assolutamente nulla di male, ovviamente, nell’usare il proprio blog come strumento promozionale – ma mi piacerebbe che la cosa fosse esplicita.
Cominciano a comparire un sacco di blog che sono piccole macchine per costruire una popolarità, pur senza presentarsi necessariamente come siti promozionali.
Li riconoscete da due indicatori precisi – tutti i post sono auto-refernziali e centripeti, e non ci sono link in uscita.
Potete solo restare lì,, una volta arrivati – l’autore (o gli autori) non ammettono l’esistenza di una blogsfera, là fuori.
Piccoli blog solipsistici – o grandi!
C’è gente che come unico link in uscita ha il prorpio fan-club su Facebook.
Li conoscete, ci siete stati, li quotate pure (loro NON quoteranno mai voi, naturalmente).
E vi lasciano un po’ a disagio, vero?

Il modello più brutale e primitivo di comunicazione con un pubblico non precostituito, ma “agganciato al volo” rimane, naturalmente, la classica soapbox – si sale in piedi su una cassetta di legno, o su uno sgabello, e si arringa la folla.
Non proprio un esempio di grande serietà e creatività comunicativa, ma ci sono anche i blog in stile Speaker’s Corner.
Un podio, un pubblico potenziale.
Non chiedono altro.
E di solito non ottengono altro.
Eppure, il più delle volte, ci si sente a quel modo.

Anche se per quel che mi riguarda, all afine,forse la metafora più adatta per unblog – beh, per questo blog, per lo meno, è quella del bar.
Un posto dove tutti conoscono il tuo nome, come diceva la canzoncina…

Un posto con un bancone, una lista eterogenea di drink e di argomenti dei quali discutere.
Il barman ha i suoi privilegi, naturalmente – come ad esempio buttar fuori gli importuni o imporre a certi avventori di abbassare la voce.
A volte posso parlare dei miei progetti, a volte parlare dei progetti di altri.
Ma di fatto, strategie evolutive rimane un bar.
Come il Gavagan’s, o il Callahan’s, è un posto un po’ eccentrico.
Ma forse è per questo che la gente ci torna.
Ci sono i regolari, ci sono quelli che passavano qui per caso, quelli che stanno ammazando il tempo in attesa di un taxi, quelli che sono entrati perché fuori pioveva.
Abbiamo tavoli relativamente comodi, abbiamo un piano bar del fantastico che fa pezzi a richiesta, abbiamo liste e anche una specie di juke-box – ma io sono l’unico che ci possa mettere i gettoni, e scelgo i pezzi.
È un bar.
Ed è l’unica metafora che mi sentirei di implementare su queste pagine.

Forse con una singola alternativa…

Ma a questa, casomai, ci arriveremo…

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

15 thoughts on “Web 2.0 – il blog come metafora

  1. Ecco appunto allora smetti di fare il parlone e ricordati di tutte le birre che mi devi…

  2. C’era anche quella richiesta sui BEM rimasta in sospeso…

    Suonala ancora, Dave.

    (lo so, te sei il barman, mica il pianista, però oh… se penso a Strategie evolutive il paragone che mi sovviene è più con una one man band, che con un Pub! E poi s’è mai visto un barista astemio?)

  3. Non ricordo la richiesta sul BEM.
    Come diceva quel tale, tu accennamela, che se la so te la suono…

  4. Interessante questa metafora del bar/pianobar… 🙂 Ci penso un po’ su…

  5. ehm… mea culpa… davo per scontato che ti arrivassero i commenti sotto un certo post di qualche tempo fa.

    Comunque sia andata: let’s rock!

  6. Mi ci trovo bene anche da astemio, in questo bar. Sarà per quei deliziosi cockail analcoolici? Mi piace passare di qui.

  7. OK, coming right up…
    . un post sui BEM
    . una top five dei cinque fondamentali cocktail analcoolici

    E via.

  8. Pingback: Il blog come bar « Speculum Maius

  9. Bruce Willis coi capelli…

  10. Mai entrato in un bar in vita mia, ma entro spesso nella blogosfera…
    posso permettermi una metafora che mi piace maggiormente?
    Un bacaro! mi sento più a casa…

  11. Bentrovato, Walter.
    Buona definizione, per quel che mi riguarda.
    E per i disinformati: http://it.wikipedia.org/wiki/Bacaro

  12. Bella immagine quella della soap-box. Però anche il bar mi sembra molto seduttiva. Un barman che conosce il cliente e gli sa servire il giusto drink con le giuste chiacchiere.
    Non è un caso il tuo post sui mocktails, allora, no?

  13. Pingback: Chiudere il blog « strategie evolutive

  14. Pingback: Chiudere il blog « strategie evolutive

  15. Pingback: Devo cominciare a preoccuparmi? « strategie evolutive

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