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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

La storia raccontata coi cialtroni

18 commenti

Qualcosa che la scuola oggi fallisce miseramente nel trasmettere ai ragazzi è il fatto che la Storia, oltre a costituire un archivio di memorie ed esperienze inimmaginabile, è anche, il più delle volte, molto molto più divertente, avventurosa e surreale del romanzo medio.
Il dubbio, ai nostri insegnanti, potrebbe venire osservando il suiccesso dei film e degli sceneggiati a tema storico.
Il problema è anche in parte legato alla decisione – non sappiamo quanto condivisa dagli insegnanti – di eliminare l’elemento spettacolare dalla Storia, rimpiazzandolo con info-dump spesso noiosissimi, imprecisi al limite dl criminale, e con un sinistro orientamento ideologico.
Togliamo anche la preponderanza di cialtroni, millantatori, semplici alienati mentali e bastardi di tutti i calibri che hanno fatto la Storia, e non ci si dovrebbe sorprendere se i ragazzi ci si addormentino.

In altri paesi, dove la figura del cialtrone o del bastardo assetato di sangue ricevono lo spazio dovuto, il pubblico ama la storia, è ferratissimo in materia, e l’editoria ha un ampio bacino di utenza, pronto ad accogliere i testi meno ortodossi.
Gli inglesi – sempre loro – pubblicano saggi storici che sono un capolavoro di equilibrio e di intrattenimento, e vendono a palate.
Anche quando trattano argomenti che, buttati sul tavolo in una delle nostre classi di scuola superiore, scatenerebbe unatempesta mediatica di proporzioni bibliche.

A causa della mia malsana passione per quella striscia di storia e geografia che p la cosiddetta Via della Seta (alla quale un tempo dedicavo un ripiano sullo scaffale, e che ora si sta mangiando quasi un intero Billy), nel corso degli anni ho scoperto ed apprezzato (diciamo così) personaggi che hanno fatto della cialtronaggine il proprio credo: tutti gli ufficialetti inglesi di belle speranze a fare gli spioni in Afghanistan in epoca vittoriana, Younghusband, l’ultimo grande avventuriero coloniale, James Brooke, naturalmente, strappato alle pagine di Sandokan, Peter Fleming, Dick Halliburton, Nazaroff, che si fece pagare dai russi per dare la caccia a sestesso attraverso il caucaso…
E poi i falsi preti buddhisti, il Conte Otani ed i suoi ninja, il Khan di Bokhara, le signore inglesi in gita a Shanghai, i signori della guerra, le imperatrici vedove…

Continuando questa antica tradizione di caccia al deviante sulla Via della Seta, mi sono recentemente procurato una copia usatissima ma in condizioni più che buone del saggio di James Palmer, The Bloody White Baron.
Il libro,uscito nel 2008, è stato candidato al prestigioso Premio John Llewellyn Rice, è scritto in quel bell’inglese piano e facile di tanta buona divulgazione anglosassone, ed ha per soggetto uno dei più coloriti, deviati, surreali bastardi sanguinari del nostro (relativamente) recente passato – il Barone Roman Nikolai Maximilian von Ungern-Sternberg, generale, mistico, ultimo Khan della Mongolia, Dio della Guerra e devoto buddista sui generis.
Il genere di personaggio che un editor ci casserebbe, se lo infilassimo in un racconto.
Troppo poco plausibile.
Troppo… sopra le righe.
E figuriamoci a parlarne in aula!
La storia di Ungern-Sternberg, l’ultimo comandante a conquistare una nazione usando la cavalleria, russo bianco in guerra coi bolscevichi e – sostanzialmente – con chiunque non gli andasse a genio (ed erano parecchi), è quanto di più demenziale e grottesco si possa immaginare.
Il sogno di Ungern-Sternberg di aprirsi una strada da Ulan-bator a Mosca, segnandone il percorsocon un uomo crocefisso ogni cinquecento metri, l’utilizzo come luogotenente di un sadico deviato che aveva il solo scopo di strangolare chi andava contropelo al comandante, la sfrontatezza nel farsi dichiarare Dio della Guerra dal Dalai Lama in persona, l’ossessione per Gengiz Khan che scivola nel delirio di reincarnazione, i prigionieri inzuppati d’acqua e lasciati congelare al vento della steppa come preparazione per poi farli sbriciolare a colpi di maglio, la scelta della svastika come vessillo della propria armata… giù giù in una spirale granguignolesca che culmina con la decisione delle sue truppe di accopparlo, la fuga a cavallo, febbricitante, la fucilazione da parte delle forze bolsceviche…
Non c’è un momento, nella delirante vita di Roman von Ungern-Sternberg che non sia assolutamente over-the-top.
Non c’è un cattivo in un vecchio pulp, non c’è Bond-villain, non c’è Grand Moff o Signore dei Sith che possa stare alla pari con Roman Von Ungern-Sternberg per l’assoluta demenzialità della sua vena crudele.
Orribilmente sfregiato, e probabilmente soggetto a crisi psicotiche derivate dalla ferita alla testa, luterano convertito al buddhismo tibetano che amava cavalcare a torso nudo “come un neanderthal”…
Chi se lo potrebbe immaginare, uno così?
Chi potrebbe inventarselo?

Un piccolo tassello nella storia dell’Eurasia, una nota apié pagina nella cronaca della Rivoluzione Russa, eppure la biografia di questo essere inquietante mostra in pieno come la storia umana, al di là delle vicende politiche, al di là delle date e dei nomi, possa essere straordinaria come un romanzo d’avventura, orripilante come un horror di eccellente livello.
Ci mostra un passato meno banale di quanto non suoni nelle aule delle nostre scuole, nel quale le azioni di individui malati possono portare alla tragedia, nelle quali il singolo – nel bene e nel male – ha contato e conta più di quanto non si potrebbe pensare.
Viste attraverso il filtro del tempo, le imprese di un criminale come Roman von Ungern-Sternberg suscitano indignazione ma anche, appunto, una strana solleticazione della nostra ghiandola dell’avventura, che pare più atrofizzata ogni giorno di più.
Non dico di farne il soggetto di un paio di lezioni alle medie, ma magari, aprire la didattica del passato a quegli elementi, nel passato, che lo rendono straordinario, potrebbe aiutare.

In Italia, l’unico che si ricordasse del Barone, a quanto pare, era Hugo Pratt, che dell’avventura aveva fatto la propria stella polare.
In Corte Sconta detta Arcana, Roman von Hunger Sternberg fa una comparsa opportunamente malvagia e allucinata.
Fu lì, probabilmente, che lo incontrai per la prima volta, da ragazzino, quando leggevo Corto Maltese.
L’unico fumetto che mi venisse criticato da insegnanti (a parole) e compagni di scuola (a legnate).
Strana, la Storia…

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

18 thoughts on “La storia raccontata coi cialtroni

  1. E’ bello sapere che in Italia qualcuno ancora si ricorda del barone.
    Non sapevo dell’apparizione in Corto Maltese, ricordavo -vagamente, sono passati anni- solo quella in Iron Storm (sparatutto che non mi aveva ben impressionato, nonostante le ottime premesse) come capo dell’Impero Russo-Mongolo.

    Avevo in coda di lettura dalla scorsa estate il libro di Palmer, trovato gratis in ebook, ma non lo avevo ancora letto. Provvederò. Grazie per averlo ricordato.

  2. Ottimo post su un personaggio storico che ammetto di non conoscere, ma sembra effettivamente uscito da un romanzo d’avventura.
    Penso che di avventurieri, di villains senza scrupoli, ne abbiamo avuti anche noi di “eccellenti”. Ah, se si potesse pubblicare un saggio schietto e politicamente scorretto sulle guerre coloniali! Quanto ci sarebbe da raccontare… quanti simpatici personaggi di fiero tricolor verrebbero fuori… tra appassionati di guerra chimica e mutilatori professionisti…

    Per dire quanto gli inglesi hanno un rapporto corretto con la storia: nel Cabinet of War (il museo di Churchill) è possibile compilare dei sondaggi riguardanti il buon Winston. Tra le tante risposte positive contemplate c’è però anche quella per chi lo ritiene “un pessimo capo di stato e un crudele guerrafondaio”.

    Proprio come avviene qui da noi, dove ci sono solo Santi e Statisti, no?

  3. In fondo, a ben pensarci, è normale che i cialtroni di tutte le taglie e fatture abbiano costituito un importante elemento nella storia dell’umanità.
    Quelli ttanquilli, senza alcuna curiosità, senza alcuna ossessione da tenere a freno, hanno pochi motivi per esplorare, ricercare, conquistare…

    Però si tratta di una tesi che viene mal sopportata e travisata – come se leggere di Ungern-Sternberg significasse glorificarne le gesta o giustificarne i crimini.
    Sarebbe stato bello se non fosse successo.
    Ma visto che è successo, credo sia interessante saperne di più.
    Santi e Statisti sono una gran cosa – ad averne.
    Però di solito emergono i cialtroni.

  4. Apperò, il personaggino…
    Ammettiamolo, forse un po’ poco utile nella Storia maiuscola.
    La guerra 1918/19 contro i Bolscevichi è opportunamente scomparsa dai libri di storia.

    E ho visto di peggio. Sono stato spettatore di un esame di quinta Artistico, esame integrativo: studentesse scaramigliate che litaniavano appunti nei corridoi, aspettando di entrare.
    Il mantra, ripetuto, era: Gli Alpini si sono ritirati da Stalingrado.

    Posso aggiungere, andando abbastanza fuori tema, che non necessariamente serve un avventuriero conclamato.
    A volte basta poco: per esempio io sono indaffarato nel ramo ville e parchi del Lago Maggiore. Una Noia assoluta.
    Devo renderle interessanti a dei bambini.

    Uno dei residenti, a metà del XIX secolo, era un pacioso professore di idee liberali, con una vita complicata: con un po’ di fantasia e gli austriaci sull’altra sponda, sto suggerendo un immagine del lago come Muro di Berlino liquido. Manzoni che attraversa il confine, nientemeno. Il Risorgimento come spy-story.

    E un albero di 150 anni nel parco è testimone di una avventura: la modernità, il telegrafo, le navi di ferro e i cavalli d’acciaio, i prodigi della tecnica e del vapore per portare ‘sta pianta dalle pendici degli Appalachi ai piedi delle Alpi.
    Gli Appalachi sono la catena ad est degli Stati Uniti, quindi il treno non passa nel selvaggio West come il racconto pare suggerire, ma cacciar balle è un’arte…

  5. @locomotiva
    Vista la manipolazione della storia a fini spettacolari, direi che la cialtronaggine c’è tutta. E nota che, su queste pagine, non si tratta di un insulto.

    In fondo ho sempre sostenuto che insegnare significa ingannare l’uditorio, raccontando la storia migliore a nostra disposizione.
    E pensa che io insegno statistica…

  6. Per uno strano caso legato a “Google alert” sono arrivato a questo post, e devo fare i complimenti all’autore. Ho letto con piacere grazie

  7. Sono io a ringraziare per la visita!

  8. Per un attimo son ripiombato dentro Contro il giorno, che sebbene non presenti personaggi così a modo come il tuo barone, di particolari stravaganti storicamente accurati è ben farcito. (certo che quella fascia geografica a te tanto cara sembra particolarmente ricca di strani soggetti e situazioni!)

    BTW sul fatto che da queste parti la storia sia raccontata/insegnata in maniera decisamente più noiosa e innocua credo abbia le sue belle motivazioni.
    Voglio dire che a nord delle Alpi nessuno si porta sul groppone gli strascichi di una guerra civile, almeno non negli ultimi 70 anni. Bene o male (male, soprattutto) sono cose che ti segnano.

  9. Concordo.
    Quello, ed il fatto di aver sempre avuto a che fare con una classe politica che tendeva/tende a dare una lettura ideologica del passato anche più remoto.

  10. Bellissimo articolo, innanzitutto perchè mi ha messo addosso la fregola di sapere tutto su questo barone. Poi, la tua proposta è provocatoria e non priva di meriti. In effetti la Storia era davvero insegnata a episodi, e fatta così era facile farsi catturare dalle storie (io ricordo bene le pagine dell’enciclopedia Conoscere in cui si narravano imprese tipo la presa di Veio, indelebile). Forse questo approccio viene abbandonato oggi troppo presto, ma la Storia “non cialtrona” non riesce a placare la sete di storie. Mi sembra infatti che anche da noi adesso la divulgazione della Storia abbia un buon mercato, forse ora più che mai, a giudicare dai titoli in libreria. Sicuramente nei paesi anglosassoni la passione per la Storia si confonde con la passione per armi, eserciti e battaglie, che da noi è molto inferiore. Non credo però che questo sia un male.

  11. Gli inglesi hanno una lunga storia coloniale con la quale bene o male sono venuti a patti – possono quindi allargarsi a scrivere di tutti i posti che hanno conquistato ed oppresso, di tutte le imprese eroiche o meno eroiche, da Rorke’s Drift all’Assedio delle Legazioni, fino alla caduta di Singapore, e fare del buon intrattenimento.
    Avevano i pirati elisabettiani, gli esploratori vittoriani, e in mezzo tutti gli intrighi ed il sesso scollacciato della Restaurazione.
    Noi, se ci volessimo buttare sulle imprese coloniali, ci troveremmo a dover spiegare comé che gli “italiani brava gente” usavano gas nervini e lanciafiamme suicivili.
    E quanto a intrighi e sesso scollacciato, toccherebbe riesumare un sacco di papi e cardinali…

  12. Il tuo punto di vista lo condivido (e predico) da tutta una vita… che senso ha eliminare dalla storia “insegnata” tutto quello che potrebbe renderla interessante anche ai meno “simpatizzanti” ?

    Che poi comunque il problema è senza alcun dubbio più profondo… ad esempio giusto ieri sera ho scoperto e visto il film “La guerra di Charlie Wilson” che per la prima volta mi ha messo davanti uno spaccato di storia che non avrei mai nemmeno immaginato esistesse… ecco ora, a prescindere da quanto di artificiale potesse esserci nella pellicola, trovo assolutamente assurdo che io abbia dovuto scoprire questa seconda faccia della storia attraverso un film anzichè ai tempi in cui avrei dovuto… non so credo ci sia qualcosa di profondamente malato in tutto questo

  13. Il lato positivo della faccenda, fortunatamente, è che – per lo meno se si legge in inglese – le informazioni ci sono, e a carrettate.
    Basta cercarle.
    E la divulgazione storica made in UK è, a mio modesto parere, quanto di meglio sia disponibile sul mercato.
    Spesso a prezzi stracciatissimi.

  14. Basta cercarle

    Appunto… è proprio questa la cosa che, a mio modo di vedere, non funziona… anche perchè questo presuppone una conoscenza, o anche solo un semplice hint, di base da cui estendere le ricerche

  15. Io credo invece che dati gli strumenti di ricerca e la disponibilità di informazioni, alla fine sia possibile trovare anche ciò che non si sapeva di star cercando.
    È una cosa un po’ zen, ma funziona 😉

  16. funziona si, la serendipity storica.

    M’è ricapitato in mano un libercolo del 1973: Il CARUGATI di Terzoli e Vaime, con la faccia di Bramieri in copertina.
    Il Gino mi sorrideva da una pila di libri usati qui al mercatino dell’antiquariato, sul viale ogni ultimo sabato del mese, Varallo Sesia. (Venghino siori venghino)

    I nomi in ballo son di peso, io amo quella generazione di comici. Questo è chiaramente un libro che segue una apparizione TV (come usa tuttora). Compro.

    Scopro che questo CARUGATI (Tutto Maiuscolo) è un personaggio che non conosco assolutamente: una sorta di semidio milanese che travalica i secoli e muove la storia, con accento e i modi da baùscia.
    Non ho trovato nulla in rete che mi mostri come questo CARUGATI si presentasse sul piccolo schermo: ma Bramieri ha portato tanta milanesità in TV, quindi vado ad immaginazione.

    Bene, tra Téte-a-Téte con La signora Krupp e i suoi cannoni, un vaffanculo al Rapagnetta (D’Annunzio), il fuce-cuce-ruce(come si dice) ah, si, duce, la Garbo che travolta da una notte di passione abbandona gli schermi, quel pirla dell’Eiffel che caga quella roba a punta in mezzo a Parigi, si arriva al CARUGATI seduto a San Babila che aspetta Mao per un aperitivo e due parole – e ‘sto pirla è in ritardo, ma sta arrivando giù da via X un corteo che scandisce il suo nome.

    Vabbè: ‘sto libercolo ha, in coda, una bibliografia potentissima, in cui si evince che tutti gli insulti a pioggia, tutte le magagne della vita italiana del XX secolo (e un pezzo di XIX) usate a sfottò, tutti i retroscena usati a pretesto per i vari sketch cuciti assieme nel libro, sono tutti fatti comprovati e inquattati nei libri di storia.

    Si parlava di Etiopia? Ok.
    Il generale Rodolfo Graziani è vicerè laggiù con l’ordine tassativo da Roma di pacificare la colonia. Graziani s’impegna, col piglio dell’epoca: “Mi ci gioco le palle!”.
    E mai previsione fu più azzeccata. Non perché pacificò, quanto perché in un attentato bombarolo il tronfio generale si perse i gioielli di famiglia Delle trecentocinquantaquattro ferite riportate, i resoconti ufficiali parlano delle ferite alle spalle, decisamente vaghe le informazioni sulle altre al basso ventre.
    É meno vago che, a seguito dell’attentato, i Carabinieri Reali cominciarono tre giorni di Tirassegno per le strade e, finiti i bersagli, andarono a far fuori anche prelati ed autorità religiose varie.
    “Approvo quanto fatto a stregoni” recitava un telegramma da palazzo Venezia.

    Da un libercolo stupido come questo, c’è da che andare a curiosare e trovare storie che portano a storie che portano a storie.

  17. Certo però che non conoscere il Carugati….
    Terzoli e vaime erano dei grandi.

  18. Oh, che vi devo dire: il il CARUGATI non lo consoco.

    Sparatemi.

    O trovatemi un kink.

    Che io è da mo’ che ci lavoro e trovo solo un copia-incolla della parentesi da Wikipedia “(indimenticabile il Carugati)” – il che è suppongo corretto: se uno le vede, non lo dimentica.
    Ma vai a trovarne traccia sulla rete: ci sono più immagini sulla moglie del tenente Colombo.

    Quasi seriamente: altro gancio per chi va a caccia di spigolature nella storia: Giovannino Guareschi ed il suo processo – 13 mesi di carcere per aver diffamato il democristiano Alcide De Gasperi.
    Per un carteggio, Mussolini-Churchill, sparito, rientrato. Carte di De Gasperi su carta intestata del Vaticano. Ex-repubblichini, affari in cambio di lettere compromettenti, un certo De Toma a chi il ministro blocca il passaporto.
    Non fosse stata invischiata nella mania di fare politica su tutto, quella del carteggio è una spy-story che meriterebbe un occhiata.

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