strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Strade di Fuoco

14 commenti

Questo post nasce dalla collisione di una quantità di fattori diversi.
I discorsi sui vecchi film fatti con Locomotiva e tuttigli altri visitatori del blog…
I post su musica e memoria stimolati da Elvezio Sciallis…
E il desiderio di acquistare un nuovo poster col quale coprire alcune crepe lasciate sulle pareti della mia stanza da un vecchio evento sismico.

La mia generazione è stata indelebilmente segnata da Top Gun.
Quanti bomber e quante paia di Ray-ban riuscì a vendere quel filmetto ridicolo.
Io nel 1986 ero già stato segnato altrettanto indelebilmente da un’altra pellicola – che apparentemente era piaciuta solo a me.
Streets of Fire, del 1984, diretto da Walter Hill (che aveva alle spalle successi come I Guerrieri della Notte e 48 Ore), fu un flop colossale, che arrivò a guadagnare i due terzi di quello che era costato, e venne spazzato via dalle sale da Star Trek 3 – Alla ricerca di Spock.
Non esiste vergogna più grande.

La trama è quanto di più elementare si possa desiderare – il capobranco dei cattivi rapisce la bella, ed il nostro eroe torna dall’esilio per salvarla.
Bello liscio.
Ma l’esecuzione… ah!

Probabilmente il pubblico rimase disorientato dalla mancanza di riferimenti precisi nellapellicola.
Oggi potremmo essere sbrigativi e bollare la pellicola come un onesto dieselpunk.
C’è tutto.
Il mondo anacronistico fermo ad una versione idealizzata degli anni ’50.
Le studebaker che popolano le strade notturne.
Le bande di bikers che paiono mutanti usciti da un vecchio film di Marlon Brando.
Ma anche i neon e i tagli di capelli punkeggianti degli anni ’80, ed un certo cinismo di fondo che nasconde sotto una patina noir una vulnerabilità molto vicina a quella dei film adolescenziali degli anni ’80 (una sensazione rafforzata dalla presenza di attori giovanissimi che recitano nella parte di personaggi molto più vecchi di loro – Diane Lane a 18 anni interpreta una ventottenne).
E la colonna sonora, con due pezzi memorabili di Jim Steinmann ed una buona varietà (le parti strumentali vennero scritte da Ry Cooder).

Il film si svolge “in un altro tempo, in un altro luogo”, da quel che ci dicono i titoli di testa – non troppo diversamente dalla galassia lontana lontana di otto anni prima.
Ed in fondo, proprio come Guerre Stellari, anche Strade di Fuoco è un western con i costumi sbagliati – ed un duello a colpi di maglio (fra Willhem Dafoe e Michael Paré) anziché a colpi di spada laser…

L’unico critico al quale il film di Hill piacque fu Roger Ebert – che sottolineò la natura vagamente straniante dei dialoghi, che accoppiano ad una struttura da vecchio noir uno slang che non è mai appartenuto all’america degli anni ’50.

Streets of Fire, l’ho rivisto ieri sera, non è un film eccelso.
La storia è sbrigativa e piena di buchi, e si è chiaramente puntato di più alo stile che non alla sostanza.
Ma era stato progettato come il primo di una trilogia – e quindi possiamo perdonargli una certa leggerezza.
Streets of Fire è uno dei cinque film non proprio eccelsi che tuttavia meritano di essere rivisti (si, ok, ci faremo un post).
È più solido di Sky Captain, certo molto più solido di The Shadow o di The Phantom.
Ha un taglio pulp che tuttavia sfugge ai cliché delle riviste anni ’40.
È un tipo di approccio all’immaginario, quello di Streets of Fire, che non abbiamo più incontrato.
Ed è un peccato, io credo, che non sia stato ripreso e sviluppato.

Credo che cercherò il poster, da appendere in camera, di fronte a quello de I Predatori dell’Arca Perduta.
E poi, dannazione, non si può non apprezzare un film che finisce così…

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

14 thoughts on “Strade di Fuoco

  1. A me era piaciuto.
    Strano che sulla locandina non appaia Willem Dafoe, la sua faccia calza a pennello sul cattivo, forse era ancora sconosciuto.

  2. Già – Dafoe compare a malapena nei titoli di testa,, e ben dopo tutti gli altri.
    In effetti, controllando su IMDB, si tratta del suo primo ruolo “importante”.
    L’anno prima era stato “secondo ragazzo alla cabina del telefono” in Miriam si Sveglia a Mezzanotte 🙂
    Due anni dopo avrebbe fatto Platoon, e da lì in poi…

  3. Complimenti per aver ripescato un film che anche a me piace molto e mi pareva destinato alla Damnatio Memoriae.
    L’ultima volta che l’hanno passato in TV era in una di quelle occasioni assurde, tipo il 27 dicembre o il 2 gennaio, di pomeriggio su Italia 1, quando tutti sono satolli di cibo, a smaltire panettoni e antipasti vari. E comunque parlo di 6-7 anni fa.
    Certo, non è un film perfetto. Me lo ricordo un po’ raffazzonato e molto sbrigativo. Però ha delle atmosfere particolari e suggestive.
    Lo rivedrei volentieri.

  4. La versione di Italia 1, oltretutto, è tagliata, per proteggere le anime degli innocenti, naturalmente, dalla turpe visione di un seno scoperto e qualche altro dettaglio osé.
    La violenza, naturalmente, quella c’è tutta.

  5. Anche a me piacque, tanto che ispirò un paio di partirte di GdR usando GURPS se non ricordo male… e poi Diane Lane a 18 anni 😛

  6. Eh, Diane Lane a 18 anni quando io ne avevo 17…
    Vedo gli spettri di ormoni ormai scomparsi.

    Sulle potenzialità per un gioco di ruolo, non è affatto male.
    Certo, con GURPS diventa forse un po’ lento.
    Ma ci si potrebbe pensare utilizzando il mio ormai irrinunciabile Savage Worlds.

  7. Hei, ma la scenetta d’apertura mi ricorda qualcosa…
    Un altro Hill, non Walter, ma Terence.

    In Il Mio Nome É Nessuno c’era anche li il balordo dentro al saloon che faceva tutti i giochetti con la Colt e si beccava le sberle.
    Gag usata anche nella Serie di Trinità, se non ricordo male.
    (Col coltello a farfalla, lo facevano in una stanza d’albergo di Miami a Bud Spencer: il balordo si prendeva un pugno in testa “Stuuump” e basta, mi pare.
    Il periodo era quello, primi anni’80)

    Tornando al soggetto: un western duro e puro in un’America anni’50 a tinte neon anni’80 è assolutamente delirante.
    Poteva persino funzionare…

  8. Poteva funzionare davvero – c’è un sacco di polpa, sotto ai dialoghi tirati via ed al neon riflesso sull’asfalto bagnato.
    Mi sarebbe piaciuto vedere i sequel, o per lo meno leggerne i soggetti.

    Ora pare Albert Pyun abbia messo le mani sullaproperty, e stia girando un “sequel non ufficiale” virato all’horror.
    Ma Pyun il suo ultimo film valido l’ha fatto nel 1985.

  9. a me è sempre piaciuto tantissimo questo film, ogni tanto lo passano su rete 4!!
    ho un ricordo bellissimo: nell’84 quando uscì avevo appena 6 anni… ma credo di averlo visto per la prima volta intorno agli 8 in tv… a quei tempi i film li facevano poi in tv minimo due anni dopo!
    🙂

  10. adesso che ho visto gli spezzoni su youtube mi è venuta voglia di rivederlo immediatamente!

  11. Sarebbe bello trovarlo in blue-ray, considerato che la cosa migliore è la colonna sonora. Si trova, comunque, in dvd.

  12. Ne adoravo e adoro tutt’ora le atmosfere. Un classico esempio di sole che supera la trama e tutto il resto ma c’era inventiva e voglia di raccontare e divertirsi. Fa il paio con lo splendido Brazil

  13. Lee Ving, uno dei protagonisti del “documentario” (occhio alle virgolette, è sempre the great rock-‘n’-roll swindle) The Decline of Western Civilization, sul punk hardcore losangelino. Mitici ed estremamente chiacchierati i Fear, io li adoro!

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