strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Torino, l’Università e i libri abbandonati.

6 commenti

Un gradito ritorno su questi schermi – un bel post al veleno stimolato da Speculum Maius.
Era da un po’ che il blog di Maria Grazia Fiore non stimolava la mia cattiveria, contribuendo ad affossare la mia già peraltro vacillante carriera accademica (e con questa, mandiamo anche un caro saluto a tutti i colleghi geologi di Torino che passano su questo blog! Ciao, ragazzi!).

Dal blog di Maria Grazia scopro non con sorpresa ma con una sorta di sfinita rassegnazione,  la notizia riportata da La Repubblica:

È parsa dunque davvero un po’ surreale l’immagine che si è vista martedì pomeriggio davanti a Palazzo Nuovo: scatoloni di libri abbandonati nelle aiuole recintate in attesa di essere portati al macero, tesi di laurea e migliaia di volumi editi da Giappichelli o Gheroni, la maggior parte dei quali siglati Università di Torino, facoltà di magistero. Il ragno che ha alzato tutto in massa e sgomberato definitivamente l’area è arrivato soltanto questa mattina.

Torino, l’Università e i libri abbandonati… Tre ricordi sfusi, più o meno in ordine cronologico.

Il primo è il mio vecchio amico GF, oggi ampiamente integrato nello staff universitario, che attorno al 1993-95 arricchisce la propria biblioteca professionale con un numero imprecisato di volumi abbandonati, in alcune casse, esposti alle intemperie sotto ad un porticato.

Il secondo ricordo è più o meno contemporaneo – siamo io e la mia amica E. che studiamo chimica in una delle aulette contigue alla biblioteca di Palazzo carignano. Nella biblioteca contigua appunto, il professor Malaroda (buonanima) sta strigliando con furia disumana la bibliotecaria, rea di aver concesso in prestito un testo estremamente pregiato ad uno schifoso studente. “Gli studenti devono capire,” le dice (e lo sentono probabilmente fino a Palazzo Campana), “che questa biblioteca è il frutto del lavoro di anni di docentie  bibliotecari. Molti di questi libri sono introvabili, per cui se gli studenti ne hanno bisogno, che se li cerchino da un’altra parte!!”
Io e la mia amica, testimoni non invisibili,  ci guardiamo, occhi sgranati, alla ferrea logigica del ragionamento.

Il terzo ricordo è invece uno dei primi che lego alla mia tesi di laurea.
Per il mio lavoro al microscopio è necessario un certo volume, disponibile presso la biblioteca di Palazzo carignano.
Ma io lavoro al Galileo Ferraris.
Viene fatta domanda affinché il testo venga spostato temporaneamente nella biblioteca di Micropaleontologia del GalFer, ed io, con nota stilata di suo pugno dal mio relatore, galonfo verso il carignano, dove mi si assicura che la richiesta è perfettamente lecita, regolarmente firmata e compilata, e sostanzialmente si tratterebbe di uno spostamento interno alla biblioteca.
Ma – poiché fra gli scaffali della biblioteca del Carignano e quelli della biblioteca di micro al GalFer esistono circa tre chilometri di strada che palesemente non sono nella o della biblioteca (trattandosi di Via Accademia Albertina, Via Madama Cristina e Via Valperga Caluso) – io posso benissimo spostare il libro da qui a là… ma a patto che lo faccia senza uscire dai locali della biblioteca, ovvero senza passare per strada.

(la cosa venne probabilmente risolta facendo figurare momentaneamente le strade cittadine come parte del Dipartimento di Geologia, in considerazione del fatto che anni addietro, per protesta, alcuni docenti e studenti avevano fatto lezione sui marciapiedi di Via Valperga).

Ah, la cara vecchia UniTo.
Adesso ci si può anche comperare le magliette con stampato lo stemma…

Ora, a Palazzo Nuovo, studenti e docenti, scontrandosi con le logiche del mio secondo e terzo ricordo, hanno agito come quel mio vecchio amico del primo.
Si sono serviti.

Il preside di Lettere Lorenzo Massobrio, avvertito dai ragazzi, è cascato dalle nuvole, ma non sembra particolarmente turbato dall’operazione sgombero: “Certo la decisione non dipende da me, il problema è di chi dirige la logistica, ma comunque tutti i responsabili delle biblioteche sono stati consultati. E che altro si doveva fare con uno sgombero? Si mettono i libri da qualche parte in attesa che se li portino via”. Vendere i libri è un’idea assurda, aggiunge Massobrio “ma sono contento che i ragazzi abbiano seguito il mio consiglio, andare a prendersi direttamente i libri, una scelta di buon senso”.

Cara, vecchia, schizofrenica, disonesta UniTo.
Mi ero rassegnato al fatto che i soldi delle mie tasse fossero stati spesi in cene luculliane, fiumi di bevande esotiche,  donnine compiacenti e scommesse sui cavalli.
Invece mi accorgo che sono stati semplicemente sciuparli.
Alzano le tasse ogni anno, e non sono neanche abbastanza intelligenti da rubarsi i soldi.

Mentre scrivo, un coriere mi consegna trafelato un pacchetto contenente un libro usato (del quale parleremo poi), che reca la stampigliatura e i codici della Biblioteca di Brooklyn.
Gli americani, per lo meno, quando smantellano le biblioteche, se le vendono.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

6 thoughts on “Torino, l’Università e i libri abbandonati.

  1. Ho copiato paro paro il titolo nel mio blog per contribuire all’affondamento della tua carriera universitaria.

    Che l’UniTo si affonda benissimo da se.

    E, sul serio: il giorno in cui tutta Italia farà le cose burocraticamente, senza una scintilla di furberia, il “Risveglio di Cthulhu” diventa una speranza.

  2. Troppo buono.
    Ciò che rimane della mia carriera accademica ringrazia riconoscente.

    Io credo che l’ora del risveglio si stia avvicinando inesorabile, comunque…

  3. Pingback: Torino, l'Università e i libri abbandonati. « strategie evolutive | Libri

  4. Onore mio essere tornata sui tuoi schermi… 😉 Sarebbe falso, ovviamente, sostenere che non mi aspettassi una tua reazione alla notizia… 😀

  5. ma tu pensa… al culo degli studenti che hanno trovato lì quel ben di dio e ne hanno approfittato…

  6. @alladr
    Indubbiamente.
    Ci sarà chi si è portato a casa un patrimonio.
    E chi si è portato a casa volumi senza i quali sarebbe impossibile fare una tesi di laurea o di dottorato…
    Poi, certo, ci sono quelli che hanno salvato il salvabile per il bene comune.
    Ma i più il materiale se lo tengono…

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