strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Prospettive

7 commenti

Mettiamo giù un’ipotesi antipatica ma che rischia di essere corretta.
… sì, questo è anche un pork chop express…
Ipotizziamo, per il momento, che non non si stia più nel posto giusto per vedere le cose che capitano e poter fare delle serie proiezioni relativamente al futuro.
Con noi, diciamo, intendo il cittadino medio del mondo occidentale.
Supponiamo – solo per un momento – che la cresta dell’onda ci abbia superati, e che le cose davvero importanti, per ciò che riguarda il futuro, stiano capitando dove noi non le vediamo.
In India.
In Corea.
In Sud Africa.

Ora, non è detto che anche qui da noi non ci siano osservatori privilegiati, che per una serie di motivi possono avere certe informazioni, partecipare a certi eventi che li portano a dire… hmm, se questa cosa dovesse andare avanti…
Ma l’impressione – che è solo un’impressione – è che qui dove sediamo noi, i media siano ormai a tal punto miopi e monotematici, da non farci arrivare più gran parte del segnale. E mettere insieme i pezzi del puzzle, quando te ne arrivano solo tre su dieci, diventa dannatamente difficile.

Altrove, le cose sono un po’ più grezze, un po’ più intense, un po’ più vicine al pubblico, e quindi chi ha gli occhi per vedere comincia a porsi delle domande, ad estrapolare.
Al limite a scrivere dei libri.

Del tipo…
Sto leggendo Moxyland, della sudafricana Lauren Beukes.
Il genere di romanzo che prende Neuromante di Gibson, lo arrotola stretto stretto e se lo fuma.
Il romanzo, pubblicato da Angry Robot (editore britannico un po’ modaiolo ma con un catalogo tutt’altro che disprezzabile) arriva con una fascetta di raccomandazione di Charles Stross e – cosa abbastanza insolita per un romanzo di fantascienza che non sia di Iain Banks – con un po’ di materiale metatestuale.
Inclusa una postfazione dell’autrice.
E se è pericoloso dare un giudizio su un romanzo prima di averlo finito, mi sento abbastanza tranquillo da poter affermare che questo libro, uscito nel 2009 e acquistato usato per un centesimo, si piazza come la miglior scoperta fatta fin qui in questo 2010.
La trama segue quattro personaggi (un blogger un po’ scoppiato, l’allenatore di una squadra di calcio con mire insurrezionaliste, una ragazza immagine dubbiosa e un programmatore sull’orlo del baratro) e nell’intrecciarsi delle loro vicende descrive un Sudafrica del prossimo futuro orribilmente distopico.
Si tratta di una distopia user-friendly, mascherata da benevola egemonia paternalistica, una nazione nella quale le aziende hanno sostituito i governi ed è il mercato, non più la genetica, a comportare in quale quartiere si viene segregati, su quali sedili della metro ci si può sedere.
La tecnologia è estremamente plausibile – essendo basata su materiale pubblicato e spinta avanti solo da una minima estrapolazione.
La sociologia è fin troppo plausibile – aziende che fondano e finanziano università e orfanotrofi per bambini figli di genitori sieropositivi, la possibilità della polizia di trasformare il vostro cellulare in terminale taser e paralizzarvi a distanza, i furti di identità…

L’idea di partenza, stando a ciò che la Beukes scrive nella postfazione (sì, lettore, l’ho letta prima di finire il libro) è stata la campagna della Lucky Strike del 2000, dopo che il Sudafrica ha dichiarato illegali le pubblicità delle sigarette.
Cosa fare?
La Lucky ha semplicemente creato gli “sponsorbabies” – ragazzi e ragazze davvero cool che, indovinate un po’, fumano Lucky Strike.
Li incontrate per strada, nei locali, a scuola.
Non devono far nulla, se non fumare.
E nel caso offrirvene una.
Da qui, l’idea di un futuro nel quale ci si può vendere come parte di campagne virali per bibite, linee d’abbigliamento, merendine…
Ricavandone un assegno per poter studiare.
O un paio di tacche sul registro dello status.

Moxyland è un buon romanzo, e posso solo sperare che lo pubblichino anche in Italia (per quanto non invidi affatto il traduttore – qui lo slang è pesantissimo).

E mi porta a pensare, appunto… abbiamo perduto il seggio privilegiato dal quale vedere e (soprattutto) capire la piega che le cose stanno per prendere?

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

7 thoughts on “Prospettive

  1. L’ipotesi inziale mi ha uno spunto di riflessione nuovo, cosa che mi capita molto di rado ultimamente. L’ho molto apprezzata.
    Mettere in dubbio il nostro punto d’osservazione sul futuro è una considerazione affatto scontata ma che abbiamo imparato a considerala tale perchè consapevoli che tutti gli analisti finanziari, gli esperti di marketing, gli impenditori e perché no, la maggior parte degli autori di fantascienza risiede nella nostra fetta di mondo (ma il Sudafrica non è propriamente dall’altra parte).
    Ma non sempre la squadra più forte vince, specie se incapace di guardarsi anche indietro(se non ti volti non puoi sapere cosa fanno gli altri, magari ti stanno superando e non te ne accorgi).
    Questo in via generale perchè nello specifico l’idea di sfruttare le persone come veicolo di marketing non è innovativa ma già in corso da molti anni. Non so perchè lo reputi così migliore del Neuromante (forse per stile?) almeno il libro di Gibson ha ipotizzato nel 1984 una cosa che non si sarebbe avverata (per il pubblico) se non 10 anni dopo.

    Spero lo traducano, il libro sembra molto interessante. Sono alla ricerca di un libro con cui inizare a leggere in inglese ma questo non credo sia l’ideale.

  2. OK, sono stato breve e sbrigativo.
    Rispetto a Neuromante, c’è molta più polpa.
    I personaggi sono meglio delineati, lo spettro di aspetti del futuro prossimo messi in scena è molto più vasto e articolato.

    Io mi sono concentrato sugli sponsorbabies perché è il primo dettaglio che mi ha colpito.
    Ma c’è la questione delle aree rurali abbandonate a loro stesse e spazzate da epidemie, il divieto di fare foto nei quartieri hi-tech (con conseguenze incredibili), e tutta un’altra serie di dettagli che creano un panorama desolante.

    Ed è vero – il Sudafrica non è agli antipodi, ma non è neanche l’Occidente standard… società, economia, storia… sono cose che pesano.
    Ora, certo, vorrei leggere fantascienza Coreana…

    Sull’inglese, no, io non comincerei da qui.
    Mi butterei su qualcuno dei vecchi, che scrivevano in un inglese piano e diretto… Alan Dean Foster?😉

  3. In effetti non così distante dalla realtà… avendo trafficato nove mesi con concetti come marketing quantitativo, marketing esperienziale, masscustomizzation, analisi di consumo, è palese che a fronte di una saturazione del bombardamento mediatico ormai la pubblicità si tenda di nasconderla dietro altre forme.

  4. Già… e nessuno ce lo dice…

  5. tutto chiaro ma ora m’è venuta ancora più voglia di leggere Moxyland😉

    Spezzo un lancia a favore dei Sudcoreani. Molti li giudicano i “cugini brutti dei Giapponesi” (ero tra questi) altri i “cugini non comunisti dei Cinesi”, nella peggiore delle ipotesi “quelli che ci hanno fatto perdere il Mondiale nel ’66” (ma era la Corea del Nord).
    Non ho letto nulla di Coreano (salvo sulla arti marziali, vecchia passione) ma aldilà di una cultura che può sembrare un mash-up giappocinese, il paese è molto evoluto (qualcuno a detto Samsung?), basti pensare che tra i più forti videogiocatori del mondo ci sono molti Coreani.

    Off topic (ma non troppo): ho visto “The sky crawlers”, Anime giapponese distopico e vagamente dieselpunk. Lo consiglio a chi ama le produzioni nipponiche lente e riflessive.

  6. chiedo venia per i typo

  7. Mi stai dando decisamente delle nuove prospettive. Io leggo volentieri libri in inglese perchè unisco il piacere della lettura al vantaggio di approfondire la lingua (qualche termine nuovo si impara sempre), ma i libri in lingua originale che si trovano nelle librerie italiane sono penosi (da Harry Potter ad Agata Christie, con tutto il rispetto per Agata Christie che mi piace ma chi non l’ha già letta?) e non è facile orientarsi tra autori stranieri che qui si conoscono poco. Dopo il tuo suggerimento sulla storia dell’imperatrice Wu di Clemens, che sto leggendo con molto interesse, vedo che tornerò su internet a cercare questo moxyland. Riguardo al tuo commento sulle prospettive credo che ogni popolo abbia privilegiato degli aspetti rispetto ad altri, sia in positivo che nelle aberrazioni. In qualunque paese andiamo restiamo ammirati da alcune cose e inorriditi da altre. Le vere aberrazioni però saranno portate, su questo concordo con l’ipotesi del libro, dalle multinazionali che già adesso sono in grado di orientare la politica degli stati

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