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Coi lupi, e con gli uomini

15 commenti

Uno dei misteri più incomprensibili del mercato editoriale italiano è l’assenza dai nostri scaffali dei romanzi di Charles De Lint.
Con un World Fantasy Award alle spalle – ed innumerevoli altri riconoscimenti – ci si aspetterebbe che qualche astuto editore avesse da tempo messo gli occhi sui titoli del catalogo del nostro.
Considerando che il “giovane” autore canadese pubblica in media tre/quattro volumi all’anno – senza contare i racconti sparsi – e che ha cominciato nel 1983, la scelta certamente non manca.
Eppure, niente.

Sarà perché non ci sono elfi e orchi, nei libri di Charles De Lint.
O, se ci sono, sono parecchio diversi dal polpettone tolkienoide al quale sono ormai abituati i lettori nostrani (e non solo loro).

Uscito da Moxyland, mi sono immediatamente tuffato in The Onion Girl, romanzo del 2001 che da un po’ languiva sullo scaffale.
Da un po’ di anni mi sono imposto la regola di avere sempre una decina di titoli “d’emergenza”, pronti per i momenti di depressione.
Un paio di Charles De Lint, un paio di Glen Cook, almeno un’antologia, un paio di titoli di divulgazione, un paio di saggi storici…
In caso di necessità, rompere il vetro.

The Onion Girl è un bel romanzone, di oltre 500 pagine, con una bella copertina di John Jude Palencar e una bella rilegatura robusta.
Si legge in un fulmine – in due serate, oltre duecento pagine.
E suscita la solita miscela di impressioni che suscitano sempre i lavori di Charles De Lint.

Il romanzo è scritto benissimo, sia in termini di linguaggio che in termini di intreccio.
L’autore riesce a seguire in parallelo quattro vicende apparentemente sconnesse, mantenendo in gioco un cast di una decina di personaggi perfettamente delineati. Il fatto che una manciata di essi non siano propriamente umani alza la posta, ma il gioco riesce perfettamente.

Il romanzo è ambientato a Newford, fittizia cittadina sul confine canadese nella quale la membrana che separa la realtà dall’immaginario è più flessibile e labile che altrove.
A Newford collidono tutte le credenze di tutte le popolazioni che sono passate di lì, dai nativi americani agli immigrati irlandesi e polacchi, e italiani.
Ci sono eco del mondo dei sogni lovecraftiani, e De Lint ammette l’influenza del Gentiluomo di Providence.

La trama?
Travolta da un’auto pirata, Jilly Coppercorn, storica voce narrante delle storie di Newford, si trasforma da osservatrice in protagonista, in motore immobile di una vicenda che si estende per trent’anni, e coinvolge due mondi.
Incidente o attentato? E chi ha vandalizzato lo studio della donna mentre questa giaceva in coma?
Semi-paralizzata in un letto d’ospedale, Jilly sprofonda sempre di più nella depressione e si rifugia nel mondo dei sogni, mentre i suoi amici cercano di risolvere i misteri che la circondano – e che dopo anni di fughe sembrano pronti a sopraffare ciò che resta della donna.

Il romanzo è un fantasy con elementi atipici, un poliziesco sovrannaturale con venature orrifiche, un pugno nello stomaco sui traumi dell’infanzia violata, un ironico ribaltamento di certe mode pseudo-antropologiche, un solido intrattenimento avventuroso.
Ci sono i miti dei pellirosse e le donne che corrono coi lupi, i tarocchi e le cornamuse.
È anche una lunga e complessa disamina del fantastico come cura per l’anima, e della necessità di avere un elemento fantastico nella propria vita.
Ed è un libro pieno di una semplice compassione umana che fa sentire migliori.
Che rende migliori, se se ne adotta una certa filosofia.

Le persone che non hanno mai letto le fiabe, disse il professore, hanno maggiori difficoltà nell’affrontare la vita di quelli che le hanno lette. Non hanno accessoa tutte le lezioni che si possono imparare dai viaggi attraverso i boschi oscuri e dalla gentilezza degli estranei quando li trattiamo decentemente, la conoscenza che si acquista con la compagnia e l’esempio di Pelled’asino e dei gatti che indossano stivali ed i coraggiosi soldatini di stagno. Il genere di conoscenza che filtra su dal subconscio e ti fornisce le strutture umane e morali per vivere la vita. Che ti insegna come prevalere, e come fidarti. E forse persino come amare.

Charles De Lint – scrittore, critico, insegnante e musicista – è chiaramente un romantico, uno a cui piacciono i lieto fine ed una persona che ama profondamente la letteratura e la musica.
Per i miei soldi, è uno dei cinque migliori autori di fantasy attualmente in attività, e certo uno dei cinque autori che bisognerebbe assolutamente tradurre, e proporre in una veste dignitosa.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

15 thoughts on “Coi lupi, e con gli uomini

  1. Richiesta probabilmente pesante e impegnativa, quindi libero di mandarmi nel locale accanto o, ehm, da qualche altra parte, ma mi è nata leggendo il post e pensando a come persino io, che mi ritengo un pessimo lettore di fantasy, abbia letture ben più ricche rispetto al catalogo medio italiano…

    Dunque, dici “O, se ci sono, sono parecchio diversi dal polpettone tolkienoide al quale sono ormai abituati i lettori nostrani (e non solo loro).”

    Ecco, ti è mica possibile, guardando ai dati di vendita degli ultimi dieci anni in USA, farti un’idea (e poi girarcela) delle tematiche fantasy che predominano, se ce ne sono?
    Tipo (esempio stupido, ma per rendere l’idea) Elfi, nani e orchi 55%, Maghetti vari 23% Steampunk 12% e così via?

    Ok, ok me ne vado, ho capito…

  2. Non ho dei numeri (ma credo di sapere dove procurarmeli) ma posso dare un’idea generale.

    Gli ultimi dieci anni hanno visto una predominanza dell’urban fantasy, etichetta sotto alla quale vanno i lavori di Laurel K. Hamilton, Anthony Butcher, Julia Briggs eccetera.
    Storie con ambientazione contemporanea ed elementi fantastici – stregoni che fanno i detective, cacciatori di vampiri, clan di lupi mannari che fanno i bikers, maghi e incantatrici che controllanoil tempo atmosferico o viaggiano nel mondo dei sogni… roba del genere.
    Negli ultimi anni, i vampiri hanno cominciato aprendere il sopravvento.
    Da un’occhiata superficiale, direi che un buon 50% secco del fantasy americano è stato (ed è) di questo tipo.
    Parliamo di prodotti seriali di livello medio – divertenti ma certo non il tipo di libro che ti cambia la vita.
    Segue, sempre a questo livello qualitativo, un 30%-35% di high fantasy – cicli lunghi e complicati, con un bel po’ di epica e di elfi (o razze affini) nel mix. Se possibile, negli ultimi 10 anni si è andati verso la cosiddetta hard fantasy – storie nelle quali l’elemento magico viene ridotto e ci si limita a descrivere grandi civiltà immaginarie (di solito colte nel momento peggiore – crollo dell’impero, invasione barbarica etc).

    Lo steampunk pare al momento soprattutto europeo – e la serialità industriale è comparsa nel genere solo negli ultimi tre-cinque anni (il ciclo Pax Britannica, ad esempio).

    Ma vedo di procurarmi dati più esatti e magari ci faccio un post.

  3. Leggendo il tuo post non ho potuto fare a meno di pensare a Gaiman. Mi pare che approccio e tematiche di De Lint siano simili, che dici?
    Eppure Gaiman mi sembra vada abbastanza forte in libreria anche da noi (e NON è fantasy tolkienoide…).

  4. Davide, cosa consiglieresti di De Lint per cominciare?

  5. La domanda sul perchè quel libro [ed altri dello stesso autore] non sia disponibile per l’italico popolo è interessante…
    Vediamo un pò, è un fantasy? ehmm… allora: ci sono draghi orchi giovini eroi e elfi?
    Neanche un elfo con l’arco???
    Ma almeno in qualcosa si riprende -il signore degli anelli-?
    Ma almeno l’autore ha meno di 20 anni?
    Noo?
    Per il grande Nyarlathotep, ma allora la soluzione è semplice:
    non è un fantasy adatto agli standard italiani e quindi, NON merita GIUSTAMENTE di essereci da noi.

  6. Non lo conoscevo affatto, ma pare un ottimo suggerimento.
    Ovviamente è talmente fuori standard per i paramentri del fantasy nostrano che difficilmente lo vedremo sugli scaffali italiani.
    Meno male che ho tenuto il allenamento il mio inglese, almeno per quel poco che basta.

    PS: così come farà fatica ad arrivarci della “roba buona” di matrice steampunk, purtroppo.

  7. Andiamo con ordine…

    @IguanaJo
    Ci sono in effetti dei punti di similitudine: American God di Gaiman è sostanzialmente un De Lint incattivito. Il vantaggio dell’inglese è che ha un pubblico fidelizzato coi fumetti…

    @Coriolano
    Non trascurerei il fatto che sia canadese, e che abbia tre agguerritissimi agenti…

    @Quiller
    Da dove cominciare… dipende dai gusti.
    Per la narrativa breve (De Lint è fortissimo sui racconti), lo standard è Dreams Underfoot.
    Per il fantasy “tradizionale”, Greenmantle.
    Per il fantasy urbano e sui generis che è la sua specialità… forse Spirits in the Wires…
    Per l’horror, I’ll be Watching You.
    De Lint ha anche scritto un unico cyberpunk, Svaha, che mescola temi classici del genere e folklore pellirosse – molto bello, è stato il primo che ho letto e ora ho uno scaffale carico di romanzi e antologie del nostro…

    @McNab
    Vennero tradotte un paio di cose brevi ed una novella tolkienoide, una quindicina di anni or sono.
    Poi il nulla.
    E condivido in pieno le tue preoccupazioni per lo steampunk…

  8. Dimenticavo.
    L’uomo ha anche un bel sito web vecchia maniera, che vale la pena visitare…

    http://www.sfsite.com/charlesdelint/

  9. E “Il Posto dei Sogni”(The Dreaming Place), per Mondadori nella collana Junior Fantasy, nel 1999. Non ho letto niente di questo autore, ma dando un’occhiata al catalogo e leggendo qualche recensione in rete, de Lint non mi pare troppo lontano dal genere di fantasy che viene pubblicato ultimamente in Italia (almeno negli ultimi 5-6 anni – Gaiman, Holdstock). Si potrebbe provare con qualcosa dal repertorio young-adults, ho letto commenti dai toni entusiastici per “The Blue Girl”.

  10. Non sapevo di The Dreaming Place (che non ho letto).

    The Blue Girl è davvero divertente – una solta di assalto anarchico ad Harry Potter.
    Godibilissimo anche da un pubblico un po’ più cresciutello.

    Limitarsi alle cose per young adults di De Lint sarebbe comunque un peccato – anche se potrebbe servire per rompere il ghiaccio.

  11. da ebay, segnalo:
    “LA VALLE DEL TUONO” (P.J.Farmer The Dangeon. The valley of thunder), romanzo fantasy di Charles De Lint. Traduzione di Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli. Prefazione di Philip José Farmer.

    MA mi interesserebbe davvero molto una cosa: davide, pubblicheresti un elenco di quei posti fichissimi nei quali compri libri a poco prezzo?
    so che suona come la richiesta ad un cercatore di funghi di rivelare i posti migliori, però…

  12. Ah, sì… i libri scritti per conto di Farmer… mah… finora li ho evitati.

    Sui posti dove cercare buone cose a poco prezzo – ci penserò.
    Intanto, così, tanto per dire – sarà perché De Lint è canadese, ma i suoi romanzi si trovano spesso a pochissimo passnado per Amazon.fr.
    Il rivenditore Caiman_amerique è decisamente affidabile.

  13. Per i miei soldi, è uno dei cinque migliori autori di fantasy attualmente in attività,

    Accidenti che presa di posizione coraggiosa! E gli altri quattro?
    Io su CdL ci sono rimbalzato – Somewhere to be Flying mi pare fosse il titolo – ce l’ho da qualche parte, devo ancora finirlo. Magari non ero dell’umore giusto, ma in genere questo tipo di fantasy urbana mi lascia freddino.
    Avevo scaricato War for the Oaks di Emma Bull, che è considerato un pò il capostipite dal sito di Tor.com – piaciuto ma nulla di eccezionale. Il mio preferito è probabilmente Someone Comes to Town, Someone Leaves Town di Doctorow.

  14. Sui quattro magari ci faccio un post.
    Capisco che De Lint sia una questione di gusti e stati d’animo.
    A parte apprezzarne le trame, tuttavia, io mi scopro sempre più affascinato dalla facilità con la quale scrive. Ha una prosa ingannevolmente semplice, ma molto sofisticata.
    Non ho letto Someplace to be Flying – che oltretutto è un mezzo sequel, di Trader.

    War for the Oaks non ha entusiasmato neanche me – per quanto divertente – ma bisognerebbe poterne valutare il peso e l’effetto quando uscì, e non esisteva nulla del genere.

  15. Pingback: Il miglior fantasy canadese del decennio | strategie evolutive

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