strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Via dalla pazza folla?

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L’ho già detto.
A me la crisi dei ’40 non è venuta.
E neanche quella dei 42.
Niente auto rosse sportive, niente fidanzate con metà dei miei anni e un quinto del mio QI, niente fughe verso i mari del sud.
Sarà perché ho avuto giusto il tempo di arrivare ai 42 che ho cambiato casa e lavoro in un sol colpo.
Chissà.
Certo, per quanto ora con la primavera il panorama sia interessante, il Monferrato rimane sempre il Monferrato.
La Transilvania d’Italia, come la chiamava Danilo Arona.
Mica male.

Per fortuna che c’è La Stampa, ormai sempre più surreale combinazione di inchiostri e cellulosa.

Ora anche il marketing punta sul fenomeno dell’«adesso basta, mollo tutto». Scopre lo slogan e lo fa proprio per promuovere quello che anche l’industria, nel frattempo, ha pensato: fornire un mezzo, uno strumento a chi della vita tutta casa e ufficio non ne può proprio più.
È il caso di una barca. Chi non sogna di lasciare la città e navigare? AluYacht, un cantiere italiano, ha progettato un’imbarcazione a vela che consente di chiudersi la porta di casa dietro le spalle e gettare la chiave, scegliendo il mare. «La nostra mission è realizzare barche per chi ha una gran voglia di “mollare gli ormeggi”, di lasciarsi trasportare dal vento in giro per il mondo, lungo rotte che tracciano i meridiani dei loro sogni» spiega Luca Benigni, industriale bergamasco, che s’è messo a costruire vele in alluminio con una delle sue aziende, la Metalmec.

Che sciocchi, eh, a non averci pensato subito?
Molliamo tutto e ci compriamo una barca, e via…

C’è la poppa tagliata di netto, quasi verticale sull’acqua, per guadagnare spazio in coperta, con il vano-garage per il tender e con una «spiaggetta» (piattaforma) che facilita l’accesso al mare. Gli interni? «La versione standard è con tre cabine, due a poppa e una a prua. Ma l’ideale per le lunghe navigazioni è la soluzione con due cabine e la terza adattata a officina-magazzino» spiega il costruttore. In quanti a bordo, insomma? «L’optimum è quattro persone».

Eh, sì.
Mollo tutto, spendo 400.000 euro per comperarmi la barca e poi via…
In quattro?!

Ora, passi il fatto che non c’è nulla – ma proprio nulla – di più sfigato-quarantenne-con-una-vita-inutile dell’idea di andarsene in barca.
Se tutti gli sfigati là fuori avessero la barca che desiderano, l’Atlantico sarebbe pavimentato a yacht.
Si potrebbe andare da Genova a New York a piedi, camminando sui ponti delle navi accalcate l’una contro l’altra.

Passi pure il fatto che nove italiani su dieci vivono con uno stipendio che non permette loro di farsi una barchetta di carta, figuriamoci il 14 metri da 400.000 euro, e quel dieci per cento che rimane la barca ce l’ha già – e le aziende produttrici gliel’hanno regalata.

E passi infine il fatto che non stiamo parlando di una maledettissima lambretta, ci salto sopra e vado dove voglio (e anche così… il fosso è in agguato) ma di una dannata barca, che si sposta in balia dei venti su quello che è il luogo più vasto, ostile e inesplorato del nostro sporco pianeta – l’oceano.
Non ci credete?
Fate un esperimento – salite a cento metri di quota e tirate un bel respiro.
Fatto?
Bene, ora scendete a cento metri di profondità e tirate un bel respiro.

Passino dunque tutte queste cose.

Ma l’idea di dire mollo tutto e vado a intombarmi su una lattina di coca-cola (perché è così che ci si sente, su un 14 metri in mezzo al nulla), insieme ad altre tre persone…
E chi diavolo sono, ‘sti scrocconi?
Perché ammettiamolo – se siete degli sfigati impiegatucci con la vita di un paramecio (e lo siete, a giudicare dai vostri sogni), voi non avrete mai le Charlie’s Angels a farvi da equipaggio.
Al limite avrete i Tre Marmittoni.

O altri tre sfigati senza vita come voi – e la barca l’avrete comprata in società.
Che è bellissimo finché non vi rendete conto che
a . siete intombati in una lattina di coca-cola con tre sfigati a indice vitale negativo
b . nel bel mezzo del nulla più ostile che l’uomo conosca
c . avete bruciato tutti i vostri risparmi per stare qui
d . due di voi vogliono andare all’Isola di Pasqua e due nella Polinesia Francese

Cosa stanno cercando di fare?
Io credo stiano cercando di convincerci che le cose vanno bene – talmente bene che qualsiasi colletto bianco sfigato senza una vita può diventare il Capitano Nemo.
E che basta pagare per essere felici.
Vogliamo parlare di bancarotta morale?
Di schifosa manipolazione?

Ma lei «mollerà tutto?». Benigni sorride. «Ci ho pensato, mi piace sognare, ma ho compiute scelte che non credo me lo consentiranno mai. Mi fa piacere pensare però che posso aiutare altri, con un mio prodotto, a realizzare questo sogno. Anzi, pensare che proprio la mia barca possa essere il gradino da cui spiccare il volo».
Resta il prezzo. Minimo 400 mila euro, chiavi in mano, pronta per navigare. Anche sognare costa.

No.
Sognare è gratis.
Lo cantavano i Blondie.
Ed io, ogni giorno che passa, mi fido di più di Debbie Harry che dei giornali.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

9 thoughts on “Via dalla pazza folla?

  1. Giovannino Guareschi, uscito dalla prigionia nel lager, il dopoguerra, il trinaricismo, tredici mesi di galera per diffamazione a DeGasperi e un infarto, negli anni del Boom era a piedi.
    Vigeva la normalizzazione, era scomodo sia alla DC che al suo editore storico Rizzoli che si spostava sempre più a sinistra.

    Campacchiava perché gli era rimasto un solo amico, il direttore di Oggi, che gli aveva dato una rubrica di commento sulla televisione con millemila paletti.

    Il volume dei suoi ultimi articoli è tristissimo: Vita con Giò, in cui la Giò è la colfam ventenne, minigonnata e teledipendente.

    Guareschi, bilioso, ululava in questa paginetta contro l’Italia del boom che aveva barattato domande, morale, sogni, famiglia, senso del dovere con la possibilità di andare a fare il week-end con la cinquecento.
    Anzi, con la prima e la seconda rata della cinquecento.

    Adesso la felicità è nella prima e la seconda rata del leasing del 14 metri in comproprietà.
    É l’inflazione che ci frega.

  2. La fuga è uno dei temi più drammatici nel quali mi imbatto. Non si può scappare da se stessi, neanche su uno yacht da 400000 Euro.

  3. Concordo in pieno.
    Anzi… su una (costosissima) scatola da scarpe alla deriva nel nulla, non ci sono posti in cui fuggire, non ci sono posti in cui nascondersi.
    Due terzi delle persone che conosco, in una situazione del genere, impazzirebbero in un weekend.

  4. Cavoli! E io che ne ho due, di queste stupide lattine, e proprio oggi te ne volevo regalare una proprio a te…
    mi spiace che non ti piace… allora la dò in peneficenza (ciò la regalo alla cazzo) peccato però,
    pensa che l’equipaggio erano proprio le charlie’s angels, però le tre del remake filmico…

    vabbè, dai… troverò qualcos’altro da regalarti!

  5. Eh, la mia solita fortuna…

  6. Si vede che sei più terragnolo che acquatico. E’ una sensazione così bella andare usando il vento, certo magari con il conforto di vedere una costa da qualche parte. Concordo sulla ridicolaggine dell’articolo che rischia anche di mettere in testa idee pericolose a chi per caso se la può permettere quella barca. Ma non credo ci siano problemi, se uno può spendere 400.000 euro per capriccio allora potrà anche affittarsi uno skipper. Non mi è mai venuto in mente di lasciare tutto e cominciare a gironzolare su una barca ma di tanti modi per cercare un senso alla propria vita questo non mi sembra nemmeno tanto stupido. Le Charlie’s Angels ti potrebbe anche capitare di trovarle visto che la vela sta diventando sempre più un mondo femminile. E’ facile trovarsi in barche di quasi sole donne.

  7. …e grazie a questo post, come sempre bello, da due giorni ascolto solo Blondie (rigorosamente i primi 2 album)…

  8. Il punto non è la barca. É la soluzione a pacchetto.

    Ovvero: stufo della vita, dell’ufficio, della fabbrichétta, della vita?
    Accattatevillo, e risolto il problema.
    Il sogno in scatola. Felicità inclusa. E la puoi anche scalare dall’IVA.

    Oggi è la barca – sottacendo dettagli marittimi, nonché finanziari, la mancanza di Charlie’s Angels e essere prigioniero di una tinozza in mezzo al blu.

    Domani è la cascina nelle Langhe o nel Chianti (No, il Monferrato no, spiace…) – a fare vino millesimato stravaccato in piscina vista colline – sottacendo dettagli vitivinicoli, la piscina in discesa e priva di Charlie’s Angels in bikini, nonché che tra la solitudine sulla collina e quella sulla barchetta, mumble, è una dura scelta…

    Dopodomani è il ristorantino vista spiaggia in Thailandia o via di là – sottacendo che l’Asia misteriosa non è proprio uguale-uguale a quella delle cartoline…

    Fra una settimana, più abbordabile, il SUVvissimo con cui scatenarsi in corse nel deserto su una strada nel nulla, in una nuvola di polvere e cespugli, via dalla Giungla D’Asfalto – sottacendo che, per il travet del triangolo industriale, d’avventuroso e deserto c’è al massimo la Asti-Cuneo o il tratto nord della Voltri Sempione coi figli dei rubinettai che fan la gara con la Porsche – Già la Salerno ReggioCalabria è un po’ complicato, se abiti nel varesotto…

    E un giorno si ed uno no, l’ultimissima sveglia al collo tecnologica – sottacendo che avere un gadget connessissimo e scoprire che nessuno ti caga di striscio è peggio che essere in una barca in cima ad una collina delle Langhe…

    Ci sarebbe da andare ad un post precedente L’Avventura Come Geografia – La società vecchia che non sa più viaggiare, ne sognare di viaggiare, di lasciare, di cambiare.
    E che compra il cambio di vita tutto compreso in comode rate…

  9. @s.mira
    Ha visto giusto Locomotiva.
    Il mio non è un problema con la navigazione sul mare oceano (o anche sul laghetto dietro casa).
    Il problema (non necessariamente mio) è che si identifica un problema e si offre una soluzione che se non è paradossale, è comunque disonesta e – pertanto – inefficace.
    La filosofia di base rimane Hai un problema? Paga.

    @orlando
    … rigorosamente su vinile.
    (anche se il primo, dei Blondie, è un po’ troppo grezzo per ascoltarlo spesso)

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