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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Romanzi da dieci centesimi

18 commenti

Credo di aver già raccontato come – dopo aver letto The Drive In di Joe Lansdale –  io abbia smesso di mangiare pop corn.
Per sempre.
Lansdale non è il mio autore preferito – ma è un narratore dannatamente abile, e lo leggo sempre con un certo piacere, quando sono dell’umore adatto; ed una copia di La Morte ci Sfida, edizione italiana di Dead in the West, venduta al Salone del Libro con un bello sconto fiera, ben si adatta alla mia attuale voglia di weird western.
E di weird western si tratta.
Melodrammatico, poco plausibile, sbrigativo e letale.

In una storia costruita come un film e che si legge in una serata, Lansdale allinea tutti gli elementi che vorremmo vedere in una storia di questo genere.
Cittadine isolate.
Pistoleri riluttanti.
Belle donne in pericolo.
Oscure maledizioni.
Zombie.
Un po’ di yog-sothoteries lovecraftiane assortite, tanto per dare una dimensione ancora più weird alla miscela.

La città di Mud Creek, Texas, è assediata dal male, sottoforma di un pericoloso mutaforma, una schiera di morti viventi e altro ancora.
Riusciranno i nostri eroi ad uscirne vivi?

Ci basta l’escursione, attorno a pagina quarantacinque, nella cantina della chiesa locale – “accidentalmente” adibita a bunker e zeppa di armi da fuoco “vecchie ma in perfette condizioni”, per capire che se la risposta sarà positiva, non sarà un sermone del predicatore a tenere a bada le orde del male.

Un buon testo, una serata divertente, una piacevole forma di demente tributo ai fasti di Weird Tales.

Difetti?
Probabilmente la traduzione e l’editing – che ci regalano alcune perle assolute, sulle quali spicca per originalità quasi-steampunk, la definizione di “autista della diligenza”.
Se solo non ci avessero detto che era tirata da muli…
Anche se sono certamente i “romanzi da dieci centesimi” (dime novels) ad offendere ben più gravemente la nostra sensibilità.

Nota per collezionisti e plutocrati – Subterranean Press stamperà a Ottobre un volume con il testo definitivo di “Dead in the West” e altre quattro storie del Reverendo.
Vale la pena risparmiare e tenere d’occhio Amazon…

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

18 thoughts on “Romanzi da dieci centesimi

  1. Io invece dopo “The Drive In” continuo a mangiare popcorn, ma ho smesso di leggere Lansdale…ho uno stomaco deboluccio.

    A proposito del Salone: onestamente gli si addice molto di più il termine “Fiera” perché gli sforzi per presentare i libri in modo più intrigante dal punto di vista culturale mi sembrano siano stati pari a zero.

  2. Io sarei quasi per definirlo Fiera del Libro per Ragazzi – poiché quello era il target, e lo si è capito perfettamente.

    Io c’ho solo fatto un giro nella giornata dedicata ai professionals – in cerca di editori per i tre libri (!!) che ho in macchina.
    Peccato che i rappresentanti delle case editrici – nella maggior parte dei casi – avessero lasciato il salone/Fiera domenica sera.
    Alla faccia dei professionals.

  3. non ho letto il libro e non conosco il contesto ma “dime novels” ha una traduzione in italiano? So all’incirca cosa sono ma se penso ad una traduzione in italiano non mi viene niente

  4. Io invece non ho mai smesso di adorare il buon vecchio Joe.
    Certo, lo preferisco nella versione sbracata e demente del Drive-In o del weird weird west più folle che c’è (per non parlare di quando tira in ballo vecchie mummie rintronate), che la versione normalizzata degli ultimi romanzi non mi fa impazzire, ma oh… non si può avere tutto…

  5. @s.mira
    Mah, “dime novels” io lo tradurrei “romanzetti popolari”, o qualcosa di altrettanto generico.
    O lo lascerei in originale.
    Noi in italia avevamo i romanzi d’appendice, che avevano la stessa fama e lo stesso tenore delle dime novels americane e dei penny dreadful inglesi.
    Ma non si tratta diuna equivalenza esatta.

    @iguana.jo
    Bubba Ho-tep rimane un capolavoro assoluto.
    Come dicevo, Lansdale non mi dispiace ma a piccole dosi – ecomunque sì, certamente nella versione “over the top”…

  6. Nel bestiario delle traduzioni italiane l’autista della diligenza lo metto assieme al “Porco della Guinea” (guinea pig, cioé cavia di un esperimento)e agli alieni appartenenti alla razza Awestruck trovate nei fumetti della Play Press a suo tempo. O ai chipmunks che diventano “passeri” nella traduzione italiana de “La Spada della Verità”. Dime novels mi sembra meno grave, se non altro è la traduzione letterale.. comunque anch’io lo avrei lasciato in originale (magari con una NdT).

  7. Da molti anni, con alcuni amici, si favoleggia di scrivere un libro – da intitolare “Olio di castoro” – che raccolga tutte queste brutture.
    Come il calabrese che entra ronzando nell’elmo del cavaliere ne Il Drago e il George.
    O le capriole (cartwheels) che diventano “ruote di carro” in un vecchio fantasy del bravo Dave Duncan.
    E altre cose del genere…

  8. Falcome Millenario e guerra dei Quoti possono servire?
    Obiquo, Da Leon Uris a Cornelius Ryan, romanzi, reportage e saggistica, il soldato a Omaha Beach o nella giungla con un “compasso”.

    Sospetto che uno “stupidario” si riesca pure a venderlo. É un ramo che puntella le statistiche di vendita dai tempi di “Io Speriamo Che Me La Cavo”.

    Se è gustoso e spesso due dita, ti vengono a cercare, altro che sparire domenica a metà pomeriggio…

  9. La Guerra dei Quoti rimane un classico, insieme con la Battaglia delle Somme, buttata là da un conduttore televisivo un paio d’anni or sono.
    C’è gente per cui la matematica è più che una bestia nera…

    Ma se nella giungla ci vai col compasso, naturalmente, in sala operatoria ci vai con lo scalpello, o al limite con la lancetta.
    E poi, come fanno gli avvocati, ci ritroveremo tutti all’associazione del bar, a berci una pinta di bitter.

  10. Intanto è appena uscito un “Complete Drive-In” omnibus.

    dime novels – forse romanzetti pulp. Ormai pulp è parola italiana. I romanzi d’appendice sono un po’ diversi, e comunque nell’immaginario si confondono con melodrammi e romanzi rosa.

    O ai chipmunks che diventano “passeri” nella traduzione italiana de “La Spada della Verità”.
    Tanto chi legge Goodkind è masochista a prescindere 😉
    Però siamo giusti, il calabrese ronzante è colpa del correttore di bozze.
    Come nel libriccino di cucina australiano con la ricetta che prevedeva persone nere macinate di fresco.

  11. Io uno stupidario del genere lo comprerei al volo, sono anni che lo aspetto.
    Posso contribuire anche con “fotocamera a pellicola” (che tecnicamente non è neanche sbagliato, ma suona brutto), e un fantastico articolo sulle tecniche di pittura dove si dipinge a colpi di spazzola (brush strokes).

    Goodkind non è male, teorie politiche a parte, se si legge in originale… La traduzione italiana è fatta di fretta e ovviamente non sottoposta a revisione seria (mancano talmente tanti segni di punteggiatura che scrissi qualcosa a riguardo sul fan site di Goodkind, e i fan che lo leggono in inglese mi fecero notare che lui le virgole le usa).

  12. Mah, da quando mi ha detto che lui non ha mai scritto fantasy, io Goodkind lo tengo a distanza.
    E più che le teorie politiche, mi aveva un po’ lasciato così (0_0) con la deriva sadomaso del… boh, terzo romanzo?
    Roba da “[quelchetipare] di Gor”…
    E poi via, troppo lungo.

    Quanto allo stupidario, il mio preferito rimane in Black Dhalia di Ellroy, in cui un poliziotto alla prima uscita assiste ad un omicidio, resta sconvolto, si piega in due sul tombino e… tira sù (throws up).

  13. Credo di aver letto 1 SoW preso usato parecchio tempo fa, ma non ricordo molto.
    Nel bene e nel male, per me Goodkind è ormai cristallizzato in questo famoso passaggio:
    In that instant, she completely understood the concept of a chicken that was not a chicken.

  14. 🙂 Mi avete fatto ridere.

    Anch’io preferisco il Lansdale più OTT (anzi ai tempi del Drive-In, dei racconti horror e di Savage Season era una vera e propria adorazione).
    A proposito di “La morte ci sfida” mi piace ricordare che la presentazione del libro a Roma vide un improbabile team-up tra il sanguigno Lansdale e l’algido D’Alema. L’esilarante resoconto, a firma Maria Laura Rodotà, lo si trova ancora negli archivi online del Corriere.

  15. Avevo 14 anni quando uscì l’edizione Urania de “La notte del Drive-in”, lo avevo atteso in trepidante attesa cercando di trovarmi all’edicola subito dopo la consegna, pena l’esaurimento del volumetto. Mi toccò girare a piedi per le edicole di tutta la città…. lo trovai infine alla stazione, dove quasi sempre si poteva trovare Urania (almeno il primo giorno e ovviamente non in Agosto) ma che era anche il posto più distante da casa mia. Lo lessi tutto di un fiato, sicura che mi sarebbe piaciuto immensamente, dopo tutto quello che avevo letto su di lui: fu una tremenda delusione, non mi piacque per nulla. Nel tempo ho letto gli altri suoi libri quasi per dovere, quasi con la speranza di scoprire che potessi essermi sbagliata, che magari non avessi capito Lansdale allora e, che magari potevo capirlo adesso. Non c’è nulla da capire, semplicemente non mi piace, siamo su binari paralleli o forse abbiamo menti troppo aliene tra di noi per comprendersi. Lansdale riesce a farmi sorridere, a volte, ma la sua visione non mi coinvolge mai, non si sovrappone mai alla mia, è come se le sue parole non avessero potere su di me, e questo in fondo è un po’ triste, dopo tutto questo tempo mi ci ero quasi affezionata.

  16. In un romanzo della serie di Eymerich ho trovato: “le cinghie dello zaino gli segnavano le palle”…ma come lo portava ‘sto zaino? 🙂

  17. Beh, l’Inquisizione era famosa, per le sue torture… 😀

  18. @Bartlesville
    Posso capire la reazione – sia per The Drive-In che per il resto dell’opera del buon Joe.
    Si tratta, io credo, di un gusto acquisito – ammesso che ci si trovi in sintonia.
    In fondo, Lansdale è un po’ come quel cugino un po’ burino che abbiamo tutti.
    Non è antipatico, e non è cattivo, e una volta ogni tanto insieme ci facciamo delle matte risate – ma non lo presenteremmo mai alla nostra fidanzata, o ai colleghi di lavoro…

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