strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Cinquanta-a-uno

5 commenti

È bello avere degli idoli che non sono ancora morti.
Ci aiuta a sentirci giovani.
Ci sono giorni in cui mi basterebbe essere Charles Ardai.

Giovane – beh, ha praticamente la mia età – ricco, soddisfatto del proprio lavoro.
Ex bambino prodigio delle dot.com, fondatore di Juno, imprenditore dell’era digitale riciclatosi come narratore ed editore.
Charles Ardai, che ha vinto un Edgar.
Charles Ardai, il marito di Naomi Novik.
Charles Ardai quello di Gabriel Hunt.
Charles Ardai, quello della Hard Case Crime.

Festa della repubblica.
Sono qui con gli occhi infiammati per overdose di microscopio in fisico debilitato da allergia primaverile.
Penombra.
Té freddo.
Un po’ di musica in sottofondo.
E un libro.

Questa è una strategia evolutiva garantita e indispensabile – avere sullo scaffale un paio di libri (meglio cinque) per i momenti di necessità.
Ben stampati su carta color crema perché siano delicati con gli occhi.
Ben scritti, perché altrimenti non vale la pena di leggerli.
Ed il genere di storie che anche con la febbere a quaranta sareste capaci di divorare.

Sullo scaffale, alla voce “In caso di necessità rompere il vetro”, c’è anche Fifty-to-One, cinquantesimo volume pubblicato dalla Hard Case Crime, e scritto da Ardai con una carica ironica ed iconica da un megatone.
L’autore si proietta all’indietro di cinquant’anni, nell’epoca d’oro dei paperback originals e immagina una storia parallela della propria casa editrice – qui fondata da un cialtrone per capitalizzare sulla popolarità dei pulp, finché non capita di pubblicare la storia vera di un contabile della mafia che ha gabbato il proprio mammasantissima, e da lì le cose si fanno decisamente interessanti.

Anche con gli occhi in subbuglio, il libro si legge con una rapidità preoccupante.
Lieve come panna montata, c’è dentro tutto.
L’ufficio scalcinato che confina con una agenzia per ballerine e modelle, la ragazza venuta dalla provincia in cerca di fortuna, il boss della malavita italoamericano, le scazzottate, gli inseguimenti, l’intrigo, la valigia piena di quattrini…

La copertina, da sola, vale il prezzo di ammissione – come spesso accade con la Hard Case Crime.
Il fatto che ilromanzo sia in cinquanta captoli, ciascuno intitolato come uno dei cinquanta volumi della collana usciti fino a quel momento, è il classico giochino scemo che diverte noi nerd.

Ci sono giorni in cui mi basterebbe essere Charles Ardai.
Che ora pare abbia pure prodotto un serial basato sul più famoso dei volumi della Hard Case – quello scritto da Stephen King.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

5 thoughts on “Cinquanta-a-uno

  1. Uhm, allora credo di averlo incontrato…

  2. Se hai incontrato la Novik alla WorldCon…

  3. Infatti…
    Maledizione, c’era un sacco di gente per una persona sola!

  4. Bellissime le copertine di tutta la collana.
    Domanda: copertine come queste i nostri editori non le usano per risparmiare o perché – per qualche ragione che mi sfugge – non le giudicano adatte al pubblico italiano?

  5. Probabilmente entrambe.
    Di sicuro il pregiudizio contro le copertine troppo pulp o troppo trash è forte.
    Molto forte.

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