strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Nerd, geek e altri superuomini

16 commenti

Questo è un pork-chop express a scoppio ritardato.
[e, sì, l’immagine qui a destra è orribilmente sessista – però funziona]
Qualche giorno addietro, sul Blog sull’Orlo del Mondo, Alex McMab discuteva di nerd-dom e geek-yness.
E tra le altre cose, provocatoriamente domandava…

Un’altra domanda, miei cari nerd, semi-nerd e geek assortiti: ma quanto i nerd propriamente detti, come si integrano con la società?
Voglio dire, può essere facile essere nerd a 20-30 anni. Ma a 40? A 45? Fino a quando si può fuggire dalla realtà?

Ora, naturalmente io non sto sfuggendo dalla realtà.
È la realtà che fugge quando mi vede arrivare.
Ma scherzi a parte…
Di fatto, ormai da almeno vent’anni nerd e geek sono termini denigratori solo per chi si crede spiritoso ad utilizzarli.
L’uomo più ricco del mondo è un nerd.
I nerd ed i geek hanno progettato gran parte della nostra società – beh, le parti che funzionano, per lo meno.
Il resto lo hanno fatto politici ed economisti.

Io non ho quindi grossi problemi ad integrarmi, perchè – essendo un nerd – vivo in una sorta di nerdsfera.
Quasi tutti coloro che conosco e frequento hanno una vita intellettuale.
Possiamo non condividere passioni ed interessi, ma riusciamo a capire passioni ed interessi intellettuali altrui.
Siamo in tanti.
Ci riconosciamo.
Siamo una tribù.
E sappiamo che, sotto sotto, abbiamo ormai vinto.
Siamo noi quelli ai quali ci si rivolge per risolvere i grandi problemi -a meno che non li neghino, ovviamente.
Il 90% di cio che c’è in TV è fantascienza o fantasy – da CSI a Porta a Porta passando per il telegiornale di Rete 4.
Si fanno le tesi di laurea su Lovecraft e su Star Trek.
I maggiori bestseller in libreria sono fantasy – che si tratti di Harry Potter o di Dan Brown, poco cambia.

Incidentalmente – che sfiga, la Rawlings, eh? Anche quando si parla di lei, si usa il nome della sua creatura. Quasi l’esatto contrario del Dr Frankenstein…
Ma sto divagando.

Insomma, abbiamo vinto.
E questo comporta un rischio.
Perché nel momento in cui il nerd diventa il nuovo Superman, automaticamente parte del suo universo viene invaso dagli hooligan.
Le vaste masse irsute dei minus habens.
I “creativi”.
I programmi del sabato sera.
Perché se è vero che i geek e i ner hanno vinto, è anche vero che la forbice si è allargata.
Se un tempo esisteva un continuum, con tutto lo spettro intellettuale più o meno omogeneamente coperto, ora c’è un abisso.
E l’abisso separa i nerd (che piaccia loro o meo) e le specie simili, dalla maggioranza che non ha interessi, non ha passioni, non ha sogni.
Se non quelli venduti dalla TV.

E questo fa male.

Per dire – venerdì, su Torino Sette, il supplemento dadaista de La Stampa (ma come lo impaginano?), un tale si sbrodola su tre colonne per “venderci” i film di Wong Kar Wai, maestro hongkongiano del cinema postmoderno.
E giù banalità.
Come quel docente di cinema che ha detto ad un suo tesista “Gli Shaw Brothers erano poi come i nostri Fratelli Vanzina.”
E noi vecchi nerd, che al cinema, al Torino Film Festival, attorno al 2001, ripetevamo il dialogo di Hong Kong Express anticipando i sottotitoli in italiano, facendo così la figura di quelli che sapevano il cinese (no, avevamo il film in videotape, sottotitolato in inglese, e lo avevamo guardato a morte), noi che abbiamo i dischi di Faye Wong proprio perché ce ne siamo innamorati guardando quel film, e che abbiamo tutti i film di Ti Lung su VCD e ci leviamo il cappello quando vediamo il logo della Shaw Brothers, ci sentiamo un po’ stanchi.
Un po’ vecchi.

Oppure oggi, sulla prima pagina di TuttoLibri, il supplemento de La Stampa dedicato a quei signori che al mercato ancora impacchettano le uova fresche in fogli di giornale, Antonio Scurati si scatena in una celebrazione di Lady Oscar, neanche fosse Anita Garibaldi, Madre Teresa, Martina Navratilova e Barbarella tutte insieme in una sauna finlandese.
Certo, è una marchettona dovuta al fatto che Ikeda Ryoko si trova nella terra dei tartufi proprio in questo weekend, e Scurati avrà il piacere di intervistarla, ma farla con un pochino più di classe?
Certo, l’articolo parla di manga e naturalmente riguarda cartoni animati, e contiene un paio di feroci rasoiate a casa Disney, e cita Capitan Harlock e il solito immancabile Ken il Guerriero (ma perché nessuno cita mai Lupin Terzo? – troppo difficile costruirci sopra una retorica?) e non sarebbe neanche male se non mi ricordasse un articolo molto, molto simile apparso una decina d’anni or sono su Il Borghese (era l’epoca in cui mi occupavo di anime e manga e leggevo tutto quello che si pubblicava a riguardo).
Con questo, non voglio dire che Scurati sottoscriva le tesi di quell’antico e dimenticato redattore di quella specifica rivista.
Dico solo che entrambi si incuneano più o meno sullo stesso livello di banalità.
Che è quello giusto per il pubblico generalista.
E noi vecchi nerd integrati, che guardavamo gli anime e leggevamo i manga (e magari lo facciamo ancora), noi che sappiamo che “otaku” è una brutta, bruttissima cosa, e ci ricordiamo anche dell’altro Miyazaki, andiamo in depressione.

Ecco, questo è un problema.
Ci sentiamo come si sentirebbe Superman se domattina si risvegliasse su Krypton.
Meraviglioso – per la prima mezz’ora, finché non ti accorgi che ormai sei come tutti gli altri.
E gli altri sono noiosi, e banali, e non hanno capito, e non condividono la tua passione, la tua visione…
Perdio, per lo meno con Lex Luthor ci potevi scambiare due parole!

Perché è come se una massa di hooligan stesse gettando le lattine di birra vuote e sacchetti di patatine nel nostro giardino.
Solo che non è più il nostro giardino.
E forse non lo è mai stato.
È stata la nostra passione intellettuale, e forse lo è ancora.
Ma ora abbiamo vinto.
Ed è solo l’ennesimo prodotto da vendere ai decerebrati, in attesa che se ne inventino uno nuovo.

Tanto vale ascoltare un po’ di musica per tirarci sù…

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

16 thoughts on “Nerd, geek e altri superuomini

  1. Dopo la foto dell’asciugamano qualche post più sotto, non è che per ‘st’immagine ti sia impegnato troppo…

    Detto questa grande verità, passiamo a cose serie.
    Cioè, ussignùr, Nanni Moretti si può rubricare come cosa seria?
    Sà cosa stavo pensando? Io stavo pensando una cosa molto triste, cioè che io, anche in una società più decente di questa, mi troverò sempre con una minoranza di persone.
    Ma non nel senso di quei film dove c’è un uomo e una donna che si odiano, si sbranano su un’isola deserta perché il regista non crede nelle persone.
    Io credo nelle persone, però non credo nella maggioranza delle persone.

    Il che dimostra che c’è un mondo parallelo: i simil-nerd-ma-più-intellighenti che la massa bruta la vorrebbero educare, quel tanto che basta affinché applaudano il loro lavoro e saltino nel cerchio credendosi molto intelligenti.
    Se ne addinado parecchi di codesti nelle redazioni de La Stampa, temo.

    Il nerd/geek purosangue, invece, non ha queste grosse pretese educative: è un piccolo artigiano che fa le sue cosine e lascia la porta aperta, se uno vuoi imparare e rubare qualche segreto, prego si accomodi.
    (Parentesi: ho visto un servizio su Gino Bramieri, hanno intervistato una decina di attori che han lavorato con lui e tutte han detto che Gino era del tipo “se vuoi rubare, ruba”: tempi, pause, modi, spazi.
    Non credo ci sia epitaffio migliore – anche se uno si fa cremare e libri non ne porta).

    Chiusa parentesi completamente slegata.

    Tornando al discorso, il nerd/geek non cerca di cambiare il mondo.
    Parla a richiesta, consiglia chi chiede, non rompe troppo le scatole al mondo.
    É il mondo che di norma gli si mette di traverso quando gli incrocia il suo piccolo giardinetto.
    E in quei momenti, al buon nerd viene un po’ lo sconforto.
    Càpita.

    Sopravviveremo…

  2. CONTRORDINE, COMPAGNI!
    terzo paragrafo, ultima riga ” se ne addinado parecchi” contiene un errore di stampa e va letto “se ne annidano parecchi”.

  3. … e io che pensavo che fosse una specie di happening futurista…

    Comunque, cremazione o non cremazione, un libro ce lo si può portare uguale.
    Anzi, incenerito occupa anche meno spazio…

  4. è un discorso che mi è passato per la testa più e più volte. Ciò che mi inquieta non è tanto perdere l’esclusiva su certi interessi intellettuali, anzi certe cinematografie, certe letture dovrebbero essere diffuse il più possibile, specie presso le giovani generazioni (ci infilo pure la mia,va), la maggior parte delle quali vede e rivede gli stessi film, legge gli stessi autori ecc… è importante ampliare il più possibile i propri orizzonti culturali.

    Ciò che mi inquieta, come dicevo sopra, è la volgarizzazione che subiscono queste opere quando vengono proposte, talvolta con esiti positivi, al pubblico generalista. Come dici tu si cerca appunto di “venderle”, non c’è alcuno sforzo da parte dell’audience di comprendere o contestualizzare, piuttosto ci si appoggia alle linee guida date dal marketing. Gli esempi si contano a pacchi, su tutti mi viene in mente la citazione di Tarantino che campeggia sulla cover del dvd italiano di Oldboy , mentre sul retro c’è l’esilarante proclama di un recensore (de L’espresso mi pare) che lo definisce “Kill Bill alla coreana” (sic): tanta gente che conosco mi ha detto di aver voluto guardare il film principalmente per il roboante accostamento.

    A questo concorrono moltissimo la stampa e i media generalisti,che non mirano ad educare ma quanto a promuovere prodotti, non si sforzano di farli comprendere ma si limitano a renderli cool. Ormai molti recensori e critici da quelle parti sono più imbonitori che altro. Come diceva il mio prof. di filosofia del Liceo “Oggi la Cultura la vendono nello scaffale accanto alla mortadella”.

  5. Come diceva Locomotiva, è la questione del gusto della settimana.
    Questa settimana tira la storia, la prossima tireranno i leoni del Serengeti, e in sottofondo rimane la solita filastrocca che “i secchioni ci piacciono perché sono buffi”.
    Abbiamo vinto, ma è stata una vittoria di Pirro.

    La questione della volgarizzazione è interessante, perché di fatto non è una necessità – si potrebbero consegnare alle masse contenuti di prima qualità, e funzionerebbero.
    ma la necessità di “farla semplice” per vendere il prodotto è oprmai tanto radicata, che diventa inevitabile.
    Oldboy “il Kill Bill coreano” è la follia, ma è facile-facile, è un meme che si propaga in fretta, e si rimpiazza altrettanto rapidamente quando decideremo che qualcos’altro “è il Kill Bill di “.
    Il problema è che se tratti il pubblico da idiota, quello si disabitua a pensare normalmente.
    L’eccessivo paternalismo dei media ha creato un pubblico di bambinoni imbecilli.
    E molto facilmente influenzabili.

  6. Non appartengo alla categoria dei nerd o dei geek [ma che differenza c’è? Boh…], su quella dei secchioni stendo velo pietoso…
    E’ irritante ma inevitabile.
    E’ come trovarsi in un poco noto giardino comunale con pochi altri appassionati di piante e fiori: daprima si è tra gente con gli stessi interessi, si parla su questo o quella pianta, magari volontariamente lo si cura con sincero amore e poi si và a casa tutti contenti. Il giorno dopo però la voce si è sparsa e iniziano a venire altre persone; da principio sono gente con gli stessi vostri gusti e ìnteressi, e la cosa viene vista positivamente ma, man mano che i giorni passano, iniziano a venire quelli che hanno sentito la notizia, quelli che passavano di lì, i curiosi, quelli che loro sì hanno il pollice verde e per finire le allegre famigliole con qualche allegro vandalo di contorno… e la cosa inizia a essere affollata e seccante, poi come se non bastasse saltano fuori chioschi bancarelle e comitati di Esperti che provvederanno a migliorare il tutto, a valorizzarlo, ad aumentare il TARGET. Così un bel giorno vi accorgete che la vostra piccola oasi di pace è strapiena di gente che si sente di casa e che vi guarda cos sopetto come se foste intrusi, che le aiuole sono state coperte da un simpatico campetto di calcio, che molte piante sono state tagliate per far posto a delle panchine e che ovunque ci sono carte lattine e mozziconi di sigarette, oltre a qualche rado filo d’erba… vorreste protestare ma vi viene fatto gentilmente notare che quello adesso è un ritrovo per famiglie coppie gente che vuole fare sport etc etc e che quindi bisognava adeguare il tutto ai gusti dei tanti, adeguare al nuovo TARGET… alquanto seccati ve ne andate pensando di ricominciare altrove e mentre lo fate, fate in tempo a sentire gli autonominatisi sacerdoti del pollice verde accapigliarsi su scemenze varie…
    Vittoria?
    Con programmi come La pupa e il secchione chi ha vinto?
    “preparatevi a essere assimilati, la resistenza è inutile”
    Spero che siate trekkies, almeno ci sarà stato qualcosa di positivo.

  7. Stai pur tranquillo Davide…
    La differenza di livello ci sarà sempre. Un appassionato è uno che sa ciò di cui sta parlando. Un altro si potrà riferire a un ente in oggetto ma non avrà aderenza con esso. Vengano pure altri sul giardino comune….diverso è sapere da che cosa esso è composto…
    PS Anche io ricordo l’altro Miyazaki…quello di Heidi…BRRRRRRRRRRRRRR!
    Meno male che aveva la scusante di stare imparando il mestiere…
    E Lady Oscar CITA FRASE FANTOZZIANA (tanto per essere generalista pure io…).
    PPS Lupin III ha un posto nella storia essenzialmente per le minne di Fujiko Minne appunto ghghghghghgh!
    Ricordi di un ex-bimbo turbato da Fujiko ghgh!

  8. No, Umberto.
    Io intendevo l’altro Miyazaki.
    Quello che viveva in un monolocale zeppo di video e fumetti pornografici, ed un bel giorno uccise e mangiò la fidanzata.
    Quello che rese popolare la definizione di otaku.

  9. Grazie per la citazione, sei gentile.
    Interessante il tuo ragionamento. C’è da aggiungere dell’altro. In primis il fenomeno dei finti nerd. Siccome tu dici, e probabilmente hai ragione, che i nerd hanno vinto, oramai c’è chi si finge tale, seppure con una goffaggine che ha del ridicolo. Basta guardare gli orribili occhialoni “alla Arisa” che vanno tanto di moda, i quali per molti sono la quintessenza del nerd-style. Quindi pura apparenza. Moda, e pure sgradevole, trattandosi di imitazioni pessime. Se poi vai a osservarli da vicino (ovvero a parlarci) questi tizi sono stupidi come prima, tutti presi dalle loro palestre e dai loro week end a Milano marittima.

    Poi non bisogna confondere i nerd con gli intellettuali di tendenza. Quest’ultimi prendono un fenomeno tipicamente geek – che ne so, i supereroi – e lo trasformano in una cavolo di mostra “artistica” che di tale fenomeno conserva solo l’estetica, ma niente di tutto il resto.
    Altri intellettuali da abbattere a raffiche di mitra sono quelli che discutono di argomenti geek cercando di ammantare il tutto di un alone socio-politico-culturale che, in linea di massima, di solito non importa affatto ai veri nerd. Intendo dire discorsi del tipo “Ma Thor è di sinistra”, oppure “Lady Oscar è la tipica affermazione dell’orgoglio lesbico in una società sessista” etc etc.

  10. A quello che ho capito io, Geek e Nerd vengono tradotti in italiano come i due lati della stessa medaglia.
    Il Geek Maximo è Bill Gates – Ok, è uno sfigato, porta maglioncini a losanghe, parla come se non fosse mai uscito dagli anni’70.
    Ma ha fatto girare il mondo (schermo blu della morte a parte) con la sua geekcaggine.
    I suoi emuli sono sfigatelli, ma sono i mediani che tengono in piedi il mondo mentre i capi discutono dei massimi sistemi.

    Il nerd è il lato oscuro, cioè è sfigato tanto quanto se non peggio, e non combina niente di buono perché inciampa dentro al suo (presunto?) talento, è più arrogante, più frustrato, spesso pontifica di cose che non ha capito.
    Un Otaku in sedicesimo, insomma.

    E ovviamente spacciarsi da Nerd-light è meglio: un Geek deve arrivare al punto, superare la propria geekaggine, sforzarsi di essere quasi-normale, PRODURRE.
    Il Nerd è scusato in partenza per la sua comunico-deficienza (parola rubata al Gatti). Affettare nerdismo è la licenza di uccidere in bianco, insomma.

    Almeno io l’ho capita così.

    E, non so.
    Il problema della volgarizzazione è di produzione, più che di fruizione.
    Tipo l’eroe in scatola citato dal Gatti o i mille paletti che sterminano all’istante progetti che non sembrano abbastanza commerciali. Qui è male, molto male.

    Ma se un progetto bollato come “non commerciali” comunque scappa – e guardacaso, commercia un po’ – io non sono così contrario a banalizzarlo per farlo commerciare di più e quindi sperare in un prossimo prodotto.

    Ok, fa brutto e tira un sacco di bruti, spacciare un prodotto da Geek/Nerd per un “come Kill Bill, ma Coreano” – “come Guerre Stellari, ma con più tette” – “come Uccelli Di Rovo, ma con gli alieni”. (Idee per spacciare Il Terzo Uomo per “come xyz, ma con più gatti?”?)

    Sparando a pallettoni d’no cojo cojo, c’è la possibilità di cogliere uno che s’intriga: di cogliere il coglione, insomma.
    E, a suon di palle(ttoni), uno oggi, uno domani, qualcuno che fa il salto della barricata e s’interessa sul serio lo si recupera.

    Mi dici, Ok, ma per uno che si converte abbiamo una società che si affossa.
    D’accordo.
    Ma la società si affossa comunque: serve, piace che si atrofizzi, c’è un lavoro di rimbambimento in atto da un pezzo.
    Nella desolazione totale, meglio un brutto articolo su Lady Oscar che un articolo decente sui Cesaroni. O no?

  11. Loco, ma George Lucas è nerd o geek? Lato chiaro o lato oscuro? 🙂

  12. la ILM festeggia 35 anni: tutto per un Geek in camicia a quadrettoni con un western spaziale che sapeva come doveva venire – a costo di far inventare a qualcuno come farlo…
    E quando lo Zio George vira al nerd, sfoga la frustrazione o l’aggressività grazie allo studio legale coi denti più aguzzi della galassia.
    Se non ti fa causa, non è cattivo: imbranato e comunico-deficiente com’è, viene a trovare noi nerd alla Celebration V – sperando non ci sia l’allarme bomba come alla cel.IV.

    E, aggiungo, la mossa di abbassare il livello della sua opera, facendo uscire i cartoni animati della Clone Wars per bambini (mazzate, kung-fu e storie da poco), ha portato sangue nuovo nel suo mondo.
    Ok, noi vecchietti siamo un po’ annoiati da ‘sti giovinastri che si sbatacchiano in testa le spade laser e non si preoccupano se Greedo ha sparato, ma qualcosa si muove.
    Cosa che non è riuscita affatto al discepolo dello Zio, J.J.Abrams, che ha portato a livello MTVboyz-compatibile Star Trek (usando paro paro il Viaggio Dell’Eroe) senza interessare nessun giovin virgulto, e lasciando i vecchiettrekkie ad ammuffire che Gorn è meglio di Trelane.

    Anche abbassarsi alle masse brute non è una cosa che riesca a tutti.
    In questo, son mica troppo convinto che “si potrebbero consegnare alle masse contenuti di prima qualità, e funzionerebbero.”, come dice il padrone di casa.

  13. Intendo dire discorsi del tipo “Ma Thor è di sinistra”, oppure “Lady Oscar è la tipica affermazione dell’orgoglio lesbico in una società sessista”

    oppure “il punitore è espressione del desiderio di trovare soluzioni semplici, violente e definitive a problemi complessi, ed incarna la diffidenza dell’uomo medio nei confronti degli intellettuali”

    Non sparare! Sto scherzando!

    Comunque, per rispondere alla domanda iniziale, i veri nerd non si integrano mai nella società, come si vede da questo agile specchietto

  14. Splendido grafico.
    Ora finalmente so dove collocare i dweebs – sui dorks non c’erano dubbi.

  15. secondo me bisognerebbe cercare di superare certe etichette sociali. Noi per primi.
    (non mi riferisco al grafico di marco, che ho tanto apprezzato da farlo mio su fb).

  16. Io credo che etichette come geek o nerd siano etichette sociali solo in certe circostanze, e che certe circostanze siano spiacevoli.
    Molti di coloro che utilizzano queste etichette su se stessi e sugli altri, usano “nerd”, o “geek”, come forma di bonaria canzonatura. Un modo per non prendersi esageratamente sul serio – che è un classico, per le persone intelligenti.
    Oppure è una comoda stenografia – i nerd e i geek sono quelle persone intelligenti che hanno una o più passioni intellettuali, e che sentono un certo disagio sociale perché vivere di pallone è ok, di Indiana Jones no.
    Dico geek e semplifico la mia scrittura.

    Per questo dico che “nerd” e “geek” sono etichette offensive solo per chi le utilizza seriamente.
    E quelle sono persone con le quali non avrei granché voglia di avere a che fare.

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