strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Zen & Merda Secca

8 commenti

[nota: questo post compare in contemporanea, in forma leggermente diversa, anche sul blog Bujizen]

Questo post è vagamente connesso al post sulla nerdsfera, e sul fatto che quando le nostre passioni diventano mainstream, le vediamo sempre, o quasi sempre, svilite in qualche maniera.

Breve nota autobiografica – ho letto il mio primo libro sullo Zen, l’eccellentissimo La Cultura Zen, di Thomas Hoover, quando ero al liceo.
Sono passati poco più di venticinque anni, durante i quali ho continuato ad interessarmi all’argomento, leggendo libri, parlando con persone e, ammettiamolo, facendomi un sacco di risate.
Sono arrivato al punto di proporre al pubblico un breve corso ispirato proprio al libro di Hoover – ed il pubblico non se l’è filato.
Ora una parte sarà – speriamo – riciclata per una singola dotta (ma divertente!) conferenza.

Uno degli elementi più interessanti, per ciò che mi riguarda, della filosofia zen, che è stato anche il principale elemento di sfida e perciò di divertimento nel tentare di mettere insieme un corso, una conferenza, è il fatto che l’essenza dello zen sia inesprimibile.
Se vi spiego cos’è lo zen, vi sto ingannando.
Nel momento in cui il grande vuoto che è al nucleo della dottrina viene toccato dalle parole, si corrompe.
E anche la frase qui sopra è un inganno, una inutile generalizzazione.
Non è esattamente così.
Bertrand Russel ed il suo barbiere avrebbero apprezzato.

Poi, mangiandomi un pugno di riso (molto appropriato), apro La Stampa e…

Zen è parola di moda in Occidente e in Italia: quando non indica un sushi bar, segnala una certa essenzialità (nell’arredamento, per esempio), una certa calma, e anche una certa freddezza.

Non è affatto questo, lo zen. Lo zen è il punk del buddhismo: è contro le forme, contro le tradizioni, contro le buone maniere, contro le opinioni comuni, contro il buon senso, contro la mediocrità, contro l’accettazione, contro il conformismo, contro l’educazione e la cultura. Nient’altro che merda secca, direbbe Lin-chi.

Ecco fatto.

Punk prima di te

Esce da Mondadori una raccolta di testi di Lin-chi, che i Giapponesi chiamano Rinzai.
La Stampa affida la marchetta alla persona che ha curato il testo e scritto la postfazione del volume.
Laureato in filosofia teoretica.
Ha curato la comunicazione della prima edizione de Il Grande Fratello (dice Wikipedia).
Ma è stato anche dirigente della FGCI (dice sempre Wikipedia).

Il testo, intitolato Quando Buddha fa il Punk, è quantomai dotto.
Oltre a Lin-chi ed alla merda secca, cita Goethe, Benjamin, il cristianesimo e il marxismo.
E il punk.
Altra parola di moda in Occidente – e non solo, conosco un paio di feroci punk-band nipponiche…

E qui vorrei dire cose molto sagge o molto profonde, oltreché molto zen.
Vorrei parlare della critica dello zen all’eccesso di libertà, vorrei parlare del legame dello zen con la visione naturalistica del taoismo per cui non esistono pro o contro (o meglio, esistono, ma non sono pro e contro…), vorrei scrivere per settimane.
Ma è lo zen in prima pagina nella sezione Cultura & Spettacoli de La Stampa, con la merda secca e quell’essere contro, che mi butta un po’ giù.

E non riesco a fare a meno di ricordare quanto lo zen (e proprio il Rinzai, ora che ci penso), sia stato uno strumento di indottrinamento per una società reazionaria e militarista, come lo zen istituzionale abbia abbracciato con entusiasmo la teoria della Sfera di Coprosperità Panasiatica.
Di come lo zen sia stato fin dall’inizio un mezzo per cancellare la paura della morte dalla mente dei guerrieri.

Zen è quello sguardo sul mondo che ne coglie non soltanto il vuoto intrinseco o la superfluità, ma anche la straordinaria ricchezza, l’insostituibile pregnanza che dimora nel presente, e che ogni volta il mondo artefatto del divenire vuole impedirci di cogliere, incatenandoci al ricordo del passato o snervandoci nell’attesa del futuro. Zen significa apprezzare i piaceri della vita per ciò che sono: una manciata di sabbia nel vento incessante dell’oceano, e niente più; ma anche l’unica cosa che veramente abbiamo, l’unica cosa che veramente siamo. Zen è rivoluzione antidottrinaria, anticlericale, antiistituzionale in nome della libertà presente del pensiero e del corpo.

Infatti, comincia spesso proprio in questo modo – e poi ti ritrovi a Sekigahara.
A Nanchino.
A Guadalcanal.

Il che non significa che lo zen sia il male.
O il bene.
Alla fine è solo uno strumento, una scatola di attrezzi intellettuali per venire a patti con la realtà secondo un certo modello, che comporta dei vantaggi, che lascia aperti a certi rischi.
Non è meglio del marxismo o del cristianesimo o della filosofia spicciola di Lyon Sprague De Camp (Fai agli altri quello che gli altri vogliono fare a te, e possibilmente fallo prima).
E questo non vuol dire che quanto è scritto qui sopra sia sbagliato, o falso.
È semplicemente inutile.

Forse è vero che lo zen bisogna viverlo.
Ascoltarlo dalla voce dei maestri.
Al limite leggerlo nei libri.
Ma mai e poi mai cercare di spiegarlo.
Specie riciclando l’idea di un altro autore, che oltretutto pare averla afferrata meglio…

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

8 thoughts on “Zen & Merda Secca

  1. Un giovane novizio è seduto sul suo zafu, accanto al proprio Roshi. A un certo punto, l’allievo chiede al Maestro:
    “Maestro, in cosa consiste l’essenza dello Zen?”
    Il Roshi si alza, e pianta un calcio in culo al novizio.
    Il poveraccio si massaggia la parte offesa, e riserva una risentita occhiataccia al vecchio Roshi.
    “Mi serviva solo per le parole crociate!!!!”

    Ecco, questo credo descriva molto bene… l’essenza dello Zen! ^^

  2. Estremamente appropriato!

  3. Era saggio il vecchio maestro, Chiara ^^

  4. Rinzai andrebbe letto assieme a “zen at war” di Brian Daizen Victoria, forse…

  5. Il mio primo approccio è stato Alan Watts, a 15 anni. Che folgorazione, comunque!

  6. @matteo
    Giusto il libriccino leggero per chi abbia voglia di un po’ di spiritualità spuria, eh?
    Quello, e “I cavalieri del Bushido” (non ricordo l’autore), tanto per mettere l’ultimo chiodo nella bara del misticismo orientale.

    @orlando
    Alan Watts era un grandissimo.
    Recentemente ho l’impressione che agli eredi sia presa un po’ la “sindrome di Tolkien”, e stiano mandando in stampa anche le sue liste della spesa.
    Ma i testi classici sono imprescindibili, e La Via dello Zen rimane un testo incredibile per profondità e densità di informazioni.
    Anch’io lo lessi più o meno a quell’età – ma prima avevo letto Hoover, che è il vero responsabile della mia successiva deriva zen… 😛

  7. Ho un carissimo amico che segue lo Zen Soto. Ci conosciamo dal 1998. Non so dire se è lui che pratica lo zen, o è lo zen a praticare lui… In ogni caso, questo connubio uomo-zen dura da circa un dodici anni.

    E’ un pazzo furioso. Le vacanze se le è passate, qualche anno fa, a meditare al tempio Zen Soto Fudenji per una settimana (circa sei sette ore al giorno di ZaZen più lavoro. Il rimanente se lo passava a dormire), e poi un’altra settimana in un campeggio nudista in Francia. Inutile dire che lo adoro hahahahah!

    Da quel poco che ne so di zen, e da quello che mi spiega lui, temo sia completamente inutile cercare di concettualizzarne la famigerata essenza. Questa viene esplicata molto meglio dal proverbiale calcio in culo del Maestro verso l’allievo, o dal connubio ZaZen-Campeggio nudista.

    So che mi piace molto quello che vedo dello Zen, perlomeno da come agisce quelmio amico. E’ anarchico, sboccato, grezzo e allo stesso tempo profondamente libero. =)

  8. Credo sia una tendenza recente, quella di vivere l’esperienza dello zen in maniera un po’… estrema.
    Di fatto, è poi solo questione di rapportarsi al presente secondo un certo modello.
    C’è gente – tipo Ken Wilber – che ha sviluppato un sistema complicatissimo e tutto documentato scientificamente, per accrescere il grado di consapevolezza, che è poi esattamente la pratica dello zen, che a sua volta è poi una variante giapponese della pratica taoista…
    Esistono un sacco di strade diverse.

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