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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

La città si spegne al tramonto

4 commenti

Post sperimentale – per vedere se Blogilo, il nuovo (più o meno) desktop blogging tool per Ubuntu – possa finalmente liberarmi dal traffico malato di postare su WordPress degli ultimi mesi.

E post dedicato a un disco che ho ascoltato parecchio, negli ultimi giorni – probabilmente perché ben si adatta allo stato attuale del posto in cui mi trovo.

Orange Crate Art è un disco terribilmente tranquillo, inciso nel 1995 da Brian Wilson e Van Dyke Parks.
Di Parks ho sempre amato Tokyo Rose – uno dei miei dischi da isola deserta – e Orange Crate Art è sostanzialmente un disco di Parks, con Brian Wilson, forse finalmente uscito dal pozzo nel quale precipitò una quarantina d’anni or sono, come semplice vocalist.

Ammesso che l’uomo che è stato uno dei geni più mostruosamente sprecati della musica occidentale, possa essere un semplice vocalist.

Il disco non ebbe un grande successo.
Arrangiamenti orchestrali su musica sospesa fra il folk e la strana musica pre-ragtime che gli americani composero attorno agli anni ’10 del secolo scorso, testi ingannevolmente semplici.
Orange Crate Art (il brano che dà il titolo al disco) è una semplice canzone sulla vita in campagna.
Wings of a Dove pare fatta apposta per il nubifragio che la notte passata ha riversato 50 millimetri d’acqua sulla Valle Belbo.
Il resto è zeppo di nostalgia e di riferimenti cinematografici, fino a quel This Town Goes Down At Sunset, scritta da Mike Hazelwood, che avrebbe costituito l’ideale colonna sonora per le nostre peregrinazioni nicesi, lunedì sera.
Neanche cinquanta minuti di musica, ma belli.

Secondo i critici, Van Dyke Parks ci mise troppo impegno a voler fare un’opera d’arte.
Nessuno ha mai negato, d’altra parte, che ci sia riuscito.

Tokyo Rose rimane il mio disco-feticcio, ma Orange Crate Art mi culla nel caldo umido del Monferrato.

Addendum:
Suggerito dal commento del sempre puntuale Elvezio Sciallis… un campione del materiale…

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

4 thoughts on “La città si spegne al tramonto

  1. Ecco…
    Se TU dici che è “un disco terribilmente tranquillo” vuol dire che è in grado di anestetizzare una tigre del Bengala sparando da Copenaghen.
    No, così, per avvisare del pericolo quelli che passano per caso su ricerca google eh…

  2. Di fatto, si tratta in effetti di un disco un po’ troppo placido anche per i miei gusti.
    L’immagine che mi fa venire in mente più di frequente, quando lo ascolto, è quella vecchia pubblicità del Jack Daniels, coi due tizi che tiravano turaccioli in un barile per far passare il tempo.
    Ecco, io mi immagino Van Dyke Parks e Brian Wilson seduti sotto al portico che tirano turaccioli in un barile.

    Uomo avvisato…

  3. Eh, mi sa che quoto Elvezio :)))

  4. Voi vi meritate solo i Finley.

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