strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Noi ci estingueremo

22 commenti

Un post atipico per il piano bar del fantastico, su richiesta di Elvezio Sciallis e in parte basato sulla chiacchierata fatta la notte passata con l’amico Vittorio Catani riguardo ad una notizia apparsa in questi giorni sulla stampa nazionale.

La notizia, ad esempio sul Corriere della Sera fa più o meno così…

MILANO – La razza umana si estinguerà nel giro dei prossimi cento anni e così pure un sacco di specie animali. A dirlo è nientemeno che Frank Fenner, 95enne professore di microbiologia dell’Australian National University, ma soprattutto lo scienziato che ha contribuito a debellare il vaiolo. Stando all’eminente cattedratico, a far precipitare gli eventi saranno l’esplosione demografica e i consumi fuori controllo, due fattori ai quali gli uomini non riusciranno a sopravvivere, mentre a dare inizio alla caduta sarebbero stati i cambiamenti climatici.(1)

La cosa sembrerebbe seria.
Uno mica debella il vaiolo epoi va a sparare cazzate, giusto?

Facciamo un passo indietro…

Nell’ultimo decennio sono stati identificati quattro problemi, tutti legati alle dimensioni limitate della Terra: questi sono l’energia, il cibo, lo spazio vitale e la popolazione. L’ultimo è alla base degli altri tre […]
Se l’intera popolazione mondiale usasse l’energia allo stesso ritmo con cui la usiamo noi, il totale accertato delle risorse petrolifere sarebbe consumato in circa quattro anni.[…]
Affinché sussista un’economia globale sana sarebbe perciò necessario immaginare che i ritmi di crescita che sono esistiti finora (circa il 7 % annuo di consumo energetico) debbano continuare. È stato rilevato da Von Hoerner che se una tale crescita continuasse, in capo ad ottantacinque anni l’energia che finiremmo col riversare nella biosfera sarebbe sufficiente ad alzare la temperatura media della superficie della Terra di un grado centigrado. Questo sarebbe sufficiente a causare profondi cambiamenti nel clima, nella piovosità, e nel livello delle acque degli oceani.

Questo non è il delirio di un luddita.
Questo è Gerard K. O’Neill, ingegnere alla NASA, nel suo The High Frontier.
Un libro del 1976.

O’Neill non è un caso isolato.
Nel 1972 (!) Donella H. Meadows, Dennis L. Meadows, Jørgen Randers, e William W. Behrens III pubblicarono la prima edizione de I Limiti della Crescita, affrontando matematicamente l’estensione al futuro dei trend generali in fatto di popolazione e consumo delle risorse.
Arrivando a conclusioni poco consolatorie.

E così via, per quarant’anni, ogni anno con modelli più precisi, con dati più abbondanti e raffinati, con la coscienza del fatto che, lungi dallo stabilizzardi al 7%, la crescita dei consumi energetici è salita esponenzialmente.

Nel ’92, Jacques Cousteau disse chiaro e tondo che ci stavamo riproducendo troppo in fretta, e consigliò alla popolazione mondiale di darsi una regolata. Venne accusato di essere un fascista.

E magari, su tutta questa gran quantità di studi, su questo coro di avvertimenti, ci hanno anche fatto uno stupido articoletto suIl Corriere della Sera, o su La Stampa, o sui telegiornali nazionali, ma abbiamo appena visto come ormai per i media tradizionali

input = esobiologia

output = UFO

I fatti non sono importanti.
L’importante è la reazione emotiva, breve ed esplosiva, del pubblico.

Non più di due anni or sono, Greenpeace pubblicò dei dati secondo i quali l’estinzione della specie umana è molto più vicina di quanto non sostenga Fenner.
Da una manciata d’anni, la popolazione umana del pianeta (il che significa sostanzialmente voi e me, ma non piangete – il Terzo Mondo si sta dando da fare per raggiungerci) esaurisce le risorse alimentai ed energetiche per l’anno in corso attorno ad Agosto.
Da cinque o sei anni viviamo da Settembre a Dicembre consumando quelle che sarebbero le risorse dell’anno successivo.
Ci stiamo indebitando col futuro.
E se è vero che la Natura non è una banca, e quindi non cercherà di rifilarci bond argentini o azioni Parmalat per farci un favore, è anche vero che la Natura è assolutamente inflessibile quando si tratta di riscuotere i pagamenti.

Ora, forse, è il caso di rimettere un attimo le cose in prospettiva.
Noi ci estingueremo per due motivi.

Il primo è che abbiamo avuto troppo successo.
Diamoci una globale pacca sulla spalla collettiva – siamo dannatamente in gamba, abbiamo un cervello bello grosso e lo usiamo, anche se con irregolarità, per rendere più facile la nostra vita.
Non più di venticinquemila anni or sono, l’intera popolazione del pianeta avrebbe potuto stare seduta comoda in uno solo degli stadi del corrente campionato mondiale di calcio.
Oggi siamo in tanti, e la nostra attività sta modificando l’ambiente, e rendendolo incompatibile con la nostra esistenza.
E non siamo i primi, in questo senso – i cianobatteri, circa tre miliardi e mezzo di anni or sono, si dimostrarono straordinariamente abili nell’utilizzare sole ed anidride carbonica per prosperare; unico problema, il prodotto di scarto della loro esistenza era l’ossigeno, una delle sostanze più velenose nella tabella periodica.
I batteri anaerobici distrussero il proprio ambiente riempiendolo (relativamente) con gli scarti delle loro attività.
È grazie a loro se noi siamo qui ed abbiamo ossigeno da respirare.
È a causa dell’inquinamento da ossigeno da essi stessi sviluppato che ormai i poveri cianobatteri esistono in piccole sacche (relativamente) in posti improbabili – i fondali oceanici, alcune caverne profonde, il vostro intestino…
Perciò – il prezzo del successo per una specie è la sua azione di modifica dell’ambiente.

Qui arriva il secondo problema – perché a differenza dei cianobatteri, noi Homo sapiens siamo, appunto, sapiens.
Abbiamo visto i segnali, abbiamo valutato la situazione, abbiamo identificato il problema.
E poi abbiamo agito esattamente come i cianobatteri – abbiamo continuato come prima, infischiandocene dei segnali di pericolo.

Ed è brutto, credetemi, quando ti rendi conto che la tua specie, che due settimane prima era arrivata sulla Luna, poi non ha dimostrato più intelligenza dei cianobatteri, che l’intelligenza non ce l’hanno e vivono nel tuo intestino.

A questo punto la domanda ovvia è,

Perché è successo?

Perchè, forza, ammettiamolo, se ci tocca estinguerci, prima vogliamo riempire di botte i responsabili, giusto?
Sostanzialmente è successo perché ha preso il sopravvento un modello che vede nalla stabilità un valore.
Con questo non intendo dire che la stabilità sia male – ma nel momento in cui se ne vuole fare un paradigma globale, una regola estesa a tappeto a tutte le attività umane, ad ogni modalità di rapportarsi alla realtà, le cose si fanno pelose, molto pelose.
Perché la Natura, naturalmente (…) non è stabile.
Ed anche qui è difficile non provare una breve fitta di delusione quando ci si rende conto che un fattore essenziale della realtà che era già chiaro ai taoisti in Cina duemila anni or sono pare essere sfuggito ai nostri amministratori.
Ora i taoisti cinesi vivevano come barboni fra le montagne, non si lavavano, erano gente strana parecchio, ma avevano capito che la realtà è dinamica.
La Natura è dinamica.

E naturalmente lo hanno anche capito i nostri scienziati – il primo studio sulle dinamiche caotiche nei sistemi ecologici è del 1953.

Ma la stabilità è più seducente.
Domani sarà come oggi, vale a dire come ieri.
Se vivi in un mondo stabile non devi correre per restare nello stesso posto.
Non devi aggiornarti, cambiare, adeguarti.

A livello sociale vediamo attorno a noi le conseguenze nefaste del culto della stabilità.

E poi arriva Fenner, che ti dice che ci estingueremo, ed è ormai troppo tardi.
Ed io devo ammettere, da scienziato, che probabilmente ha ragione.

Ora l’estinzione bisogna capirla.
Non è come in quel telefilm, che domattina ci svegliamo e sono tutti morti.
L’estinzione è qualcosa che arriva per gradi, e che appare subitanea solo nel registro geologico, dove millenni sono condensati in pochi centimetri di sedimento.
L’estinzione arriverà, probabilmente, con la manovra a tenaglia di carestia e pestilenza.
La carestia, innescata dallo sfruttamento eccessivo delle risorse ed aggravata dai cambiamenti climatici, innescherà movimenti di popolazioni. Questi inaspriranno i conflitti locali, porteranno le popolazioni terrorizzate ad eleggere governi autoritari che prometteranno di mantenere l’ordine e lo status quo (essenzialmente, posti di lavoro e frigoriferi pieni).
Guerra, carestia e migrazioni favoriscono l’insorgere e il diffondersi di malattie.
Le malattiue fanno paura e non si debellano con una modifica delle leggi vigenti – ma ci proveranno lo stesso.
A questo punto, tutti si accorgeranno che l’acqua comincia a scarseggiare, e chi garantirà tre docce al giorno e due litri di Perrier gelata ai propri elettori yuppie avrà il potere.
A questo punto qualcuno farà qualcosa di molto molto stupido – il genere di cosa stupida che coinvolge lo schieramento di truppe e l’uso di esplosivi ad alto potenziale.
E, sì, sto guardando voi, India e Pakistan.
Anche se la Corea del Nord non scherza.

L’estinzione raramente è il martello degli dei che cala sul pianeta ed uccide i dinosauri.
Molto più spesso è una concomitanza di cause, un accumularsi a valanga di un sacco di piccole sciocchezze.
Nel nostro caso – visto che non siamo cianobatteri – con una liberale spolverata di stupidità ed egoismo.

Seconda domanda… vedo qualcuno con la mano alzata nelle ultime file…

Cosa possiamo fare per salvare il pianeta?

Prima di tutto, renderci conto che il pianeta, se serve salvarlo, lo salva Capitan Futuro.
Ed in effetti il pianeta sta bene.
Sono cinque miliardi di anni che è “in crisi” – lo abbiamo detto, lo sapevano i taoisti, lo sapevano gli indiani hopi, lanatura è un sistema metastabile, la vita sul pianeta surfa sull’onda lunga del continuo cambiamento.
Il punto non è salvare il pianeta.
Il punto è adeguare il nostro stile di vita ai cambiamenti in atto (vedete? non importa neanche se siamo noi la causa o no!) al fine di accrescere le probabilità di sopravvivenza dei nostri discendenti.
In pratica significa smetterla di riprodursi come conigli in calore.
Risparmiare acqua ed energia.
Distribuire con maggiore equità le risorse.
Rottamare le dannate automobili.

O se preferite, come primo passo, rimuovere dai nostri cervellini questa idea nefasta, che la stabilità sia la chiave della felicità e della prosperità.
È falso, ed è stato usato troppo a lungo per manipolarci.

Basterà?
Beh, vediamola da un altro punto di vista – se non ci proviamo, cosa rischiamo di perdere?

(1)… ed ora lasciatemi due minuti durante i quali rido come un deficiente a quel “MILANO” in apertura alla notizia.
Fenner se ne sta in Australia, la razza umana sta per estinguersi, e per il Corriere si tratta palesemente di una notizia marinata nell’Amaro Ramazzotti, e servita con una fetta di panettone impanato.

=-=-=-=-=
Powered by Blogilo

Annunci

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

22 thoughts on “Noi ci estingueremo

  1. Un po’ però l’hammer of the gods, insomma, esteticamente è più figo, ecco…
    Hammer of the gods e PUM! Via i dinosauri!
    Cioè, vuoi mettere?

    Grazie per il post e per la rapidità di risposta!

  2. In realtà era già in preparazione – solo che non ho sempre voglia di postare su temi ambientali e attirare qui tutti i negazionisti che mi dicono quanto è figa la loro vita e quindi son tutte baggianate (è già capitato).

    Il vero problema con Fenner è che quando gente a questo livello non ti lascia speranze, vuol dire che va veramente male.

    Non che questo porti ad alcun cambiamento.
    Son tutti molto ma molto più preoccupati per le pofezie dei Maya…

  3. Variante, sul mio blog, è che lanciare messaggi “destabilizzanti” mina la credibilità della scienza e di coloro che lanciano messaggi duri ma che non virano al grido d’allarme.

    Tesi che ha dei meriti, in se, avendo rispetto della scienza.
    Ma il mio sospetto è che c’è da parlare alla pancia della gente, che di testa s’è visto al potenterrimo congressone di Copenhagen che non si cava un ragno dal buco.
    E una tesi a titolone targato MI “Moriremo tutti” fa più rumore di Al Gore (che è solo un fastidioso menagramo).

    Poi, io, nel mio piccolo, faccio il tifo per i Maya e per un Patapunfete, che diceva il disegnatore Giuseppe Novello “la guerra è bella ma scomoda”. E io non c’ho più l’età per queste cose.

  4. Io mi imbizzarrisco sempre all’idea delle possibilità che sono andate sprecate.
    Ok, ok, i greci avevano le macchine a vapore ma non le impiegavano se non per giocarci perché per lavorare avevano gli schiavi… me ne rammarico ma ci posso fare ben poco.
    Però la possibilità di passareal solare si è dibattuta durante la mia vita.
    La possibilità di spostare parte della popolazione umana altrove si è concretizzata durante la mia vita.
    La possibilità di attuare una decrescita non traumatica è una questione dei miei tempi.

    E invece cosa mi hanno offerto?
    Incentivi alla rottamazione, ristoranti vegetariani e un numero da chiamare dal fisso o dal cellulare per fare una donazione…

    Sul lanciare messaggi destabilizzanti, non ho visto grandi effetti della pacatezza, negli ultimi quarant’anni.
    E voglio bene a Chrissie Hynde, che alla domanda “Cosa ha fatto tu per l’ambiente?” rispose “Ho tirato una molotov in un MacDonald.”
    La pacatezza è bella, mi piace, ma non possiamo più aspettare che i vecchi coglioni muoiano per poi fare qualcosa di nuovo.

    Io non ho nessuna voglia di estinguermi e non accolgo l’estinzione con altro se non fastidio.
    L’immortalità è stata a un soffio da noi durante la mia vita, e invece mi hanno dato l’omeopatia.

  5. Quel “Milano” all’inizio della notizia è un retaggio giornalistico che oggi indica dove è stata scritta la notizia quando non può essere facilmente contestualizzata geograficamente (per lo stesso motivo noi scriviamo sempre “Roma”). Lapalissiano che sarebbe più corretto scriverci “mondo”, quando accadrà, incornicerò l’articolo.

    La presa di coscienza globale è iportante anzi, fondamentale. Mi domando tuttavia se tu davvero dai 100 anni di vita all’umanità.

    Io sono scettico non perchè non penso che le cose stiano andando in quella direzione, quanto perchè ad un certo punto il business della “salvezza dall’estinzione” sarebbe accattivante per qualsiasi istituzione, capitalista e non. Piuttosto che l’estinzione sarei più propenso ad immaginare un allegro sfoltimento delle masse ad opera di simpatiche calamità naturali, disastri ambientali, tragedie sociali e variegate stupidità governative conseguenti. Certo se poi casca il meteorite è un’altro discorso, ma sarebbe un’estinzione con la coscienza pulita.

  6. Davide, non è che il club di Roma sia così affidabile. I limiti dello sviluppo, da ingegnere energetico, è un libro che consiglio, ma che consiglio di prendere con le pinze. E’ uno di quei testi che è stato costruito per ottenere una tesi. Ha un grosso valore politico: esagerando la situazione si smuovono le masse e i governi. Alcuni valori venivano fatti crescere esponenzialmente, altri solo linearmente in modo totalmente arbitrario. Inoltre molte delle variabili in gioco erano totalmente arbitrarie. Ovviamente non faccio riferimento solo a Lomborg e a qualche economista muovendo queste critiche…

    Il libro è ottimo dal punto di vista politico, come detto, perché solo un libro del genere può convincere i governi a fare qualcosa (se c’è una cosa che ho imparato sulle politiche energetiche/ambientali è che bisogna conquistarsi il consenso sociale quasi si fosse Walt Disney, esagerando e magnificando i contenuti. La sola onestà non spinge i governi ad investire se dietro non c’è un buon marketing, purtroppo). Alcune volte sono andato a delle conferenze del mio professore, in cui esagerava le possibilità e glissava sui limiti attuali (non so se hai mai sentito parlare di quell’idea di pannellare l’1% del Sahara, ecco). Tutti ne erano consci, ma se non si ispira fiducia non si attirano i finanziamenti.
    Un esempio è il progetto ITER visto da fuori e visto da dentro: si glissa sempre sulle difficoltà tecniche legate all’uso di superconduttori in NbSn3 per la costruzione degli avvolgimenti Toroidali, le cui caratteristiche sono estremamente sensibili allo strain meccanico, oltre che alla temperatura e al campo magnetico variabile, data una corrente costante

  7. grazie Davide, bel post, ho apprezzato soprattutto ll’ uso del termine metastabile (pervenutomi tramite Gilbert Simondon) …

  8. Splendido post di sintesi che meriterebbe una lunghissima discussione, altro che mondiali di calcio…

    Nel mio piccolo ho sempre creduto che sia la civiltà umana a rischio di estinzione, cioè tutto il retaggio culturale, artistico, ecc. che ha partorito l’umanità in 6-7.000 anni di tempo.
    La scomparsa dell’umanità mi sembra più difficile, siamo un po’ come topi (non scarafaggi, loro sono biologicamente più evoluti), riusciamo a digerire schifezze indicibili, viviamo in luoghi malsani e spendiamo le nostre vite a raccogliere. Magari ci adattiamo anche all’estinzione. Magari saremo qualche miliardo di meno e vivremo due terzi di meno.

    Poi penso a voi scenziati (il voi è d’obbligo), accusati di essere pessimisti, di non nutrire speranze, di non avere fede in niente… quando invece sieti generalmente i più inguaribili ottimisti – e qui mi viene in mente il buon vecchio Sagan, tanto per citarne uno semplice semplice – e di quanta poca finucia noi comuni cittadini abbiamo verso di voi e verso la scienza in generale, come se La Scienza sia un’entità malvagia e cosciente e non un semplice strumento assolutamente neutro.

    E allora sono sicuro che la civiltà umana è praticamente spacciata.

  9. Un po’ di risposte sfuse

    @eugenio
    Come tutti, credo, gradirei che l’armageddon non arrivasse a rovinarmi l’età della pensione.
    Ma in effetti, dati alla mano… e soprattutto osservando l’atteggiamento generale, ho paura che se non sarà l’umanità a scomparire in 100 anni, lo sarà quasi certamente la nostra civiltà.
    E non, come sarebbe auspicabile, per unaggiornamento pilotato dei modelli, ma per un crash senza ritorno.
    E in questo mi allineo perciò @kust0r.

    Poi, io cerco di mantenermi ottimista.
    È l’unica cosa che un essere finito in un universo infinito possa fare, no?

    @uriele
    Limits of Growth è stato recentemente aggiornato, e rimane io credo un testo da leggere – il fatto che i miei colleghi geologi lo snobbino per leggersi “Le grandi controversie della geologia” (che è praticamente steampunk) la dice lunga su come versa la professione.
    Poi, ok – è un libro a tesi.
    Lo è anche L’Ambientalista Scettico, di Lomborg, che ha avuto più diffusione e più peso – io credo sarebbe ora di equilibrare le cose.
    Sarebbe bello se si potesse aprire un dibattito serio, accessibile a tutti, riconoscendo l’ideologia per ciò che è, la propaganda per ciò che è, i fatti per ciò che sono.

    Ma credete che mi daranno retta? 😛

  10. Come ho detto, è un libro che consiglio, anche perché ho visto cosa bisogna fare per imporre una tecnologia e come si devono IMPORRE le cose al pubblico abulico per avere una risposta (l’ambientalista scettico lo conosciamo noi, in genere i limiti dello sviluppo è più conosciuto, da quello che ho sentito in giro).

    Sul dibattito ho dei forti dubbi, adesso come adesso conta di più l’ipse dixit che la reale scientificità di alcuni fatti. Per fare un dibattito serio sarebbe necessario che la gente dubitasse e studiasse il problema, che si facesse delle domande senza prendere subito la prima risposta che trova su google: è una faticaccia.
    Ad esempio (ok, forse non è il momento vista la situazione, ma vabbé), si parla sempre delle malvagie industrie petrolifere che bloccano l’espansione delle fonti energetiche alternative. Beh, una delle industrie che ha donato più soldi per la ricerca libera su fonti alternative alle università americane è stata la BP (in tempi non sospetti).

    Poi certo lo sappiamo tutti che l’energia non è infinita, che alcuni gas sono pericolosi per l’ambiente (il CH4 che si forma dalla fermentazione in discarica, se non viene contenuto o consumato è un gas serra molto più pericoloso della CO2, per esempio). Come ho detto, il libro io lo consiglio perché è davvero interessante (tutto un altro livello rispetto a quel librettino di Rifkin che non fa neppure finta di sapere la differenza fra risorse e vettori energetici), ma bisogna leggerlo con spirito critico.

    L’astronave Terra, come la definisce il professor Balzani, ha dei limiti e dobbiamo imparare a non abusarne (è divertentissimo vedere Balzani alle conferenze, dove altri riportano solo numeri e formule incomprensibili a tutti quelli che non lavorano nel ramo specifico, il professore incomincia sempre con una chiara spiegazione del problema attraverso disegnini esplicativi citazioni ed esempi pratici esemplificativi. E’ stato un piacere averlo avuto come professore, anche se per farlo mi sono inimicato il mio presidente di corso di laurea)

    Poi O’Neill, Lewis e altri ci hanno indicato altre soluzioni possibili (io ci spero ancora nelle colonie e nelle Arche spaziali: sarà vivere da parassiti, ma almeno saremmo parassiti avventurosi)

  11. Beh però andiamo anche a mettere tutti i puntini sulle i : estinzione = 0 sopravvissuti?

    Questo è il primo punto che mi sentirei di smentire senza dubbi… ma andando con ordine…

    E’ da tempo che guardando un po’ attorno vedo come vanno e andranno le cose senza bisogno di essere uno scienziato… ed il fatto è che obiettivamente le cose vanno sempre peggio nonostante si prenda sempre più coscienza della situazione. E’ una cosa che mi fa incredibilmente paura questa.

    Mi fa paura sentire l’avviso della guardia costiera che su tutta la costa nella mia zona è assolutamente necessario fermare qualsiasi tipo di pesca perchè OGGI, se tutto si bloccasse per 3-4 anni, FORSE si riuscirebbe a ripopolare l’ecosistema ormai logoro (e parla per esperienza uno che da piccolo andava con la piccola canna da pesca e prendeva minimo quei 10-15 pesciolini, e che oggi non ne vede uno nemmeno a pagarlo… son cose che raccontate sembreranno cavolate, ma per chi le ha vissute (ed ha un minimo di massa grigia) ti segnano); e scoprire poi come l’avviso non si traduca minimamente in qualcosa di concreto: e allora via con pesci ripieni zeppi di uova sulle bancarelle dei pescivendoli, o con specie che dovrebbero essere ributtate subito in mare….. ma tanto “ormai li hanno pescati che fai li sprechi?”

    E’ qualcosa che mi disturba profondamente questa.

    E poi c’è chiaramente tutto il resto, che però non vedo in prima persona e già mi disturba meno… eppure mi chiedo: è davvero tanto difficile guardare un attimo più in là del proprio naso? Voglio dire, adattarsi non è impossibile o difficilissimo… Sicilia “continentale” : niente sorgenti o falde acquifere, solo rifornimenti una volta la settimana con limitatissime camionette. Acqua iper-razionata e guai a sprecare una sola goccia più de necessario… pena restare senza fino al prossimo rifornimento… immagino cosa significhi questo in Agosto.

    Ora voglio dire: è morto qualcuno in una situazione tanto delirante? Oppure gli abitanti di questi paesini vivono forse come fossero nel III mondo? Assolutamente no… la gente si adatta, e bene anche… persino nelle situazioni più impossibili… E’ questo quindi che mi lascia basito quando basterebbe fare un minimo sforzo ed invece ci si gira dall’altra parte…

    Ma questo (piccolo?) sfogo mi fa perdere il filo… dicevo guardo intorno… giusto. Allora poi vedo anche non solo il comodo mondo che ci siamo costruiti su misura, ma vedo anche tanti altri mondi che sono lì in incubazione pronti a dire: “Hey, ora è il nostro turno!” (o anche “ora sotto ci state voi”) … è una cosa inevitabile… è solo questione di tempo ma “quella che ora sembra una famigliuola felice presto si romperà” ed allora succederà quanto dicevi nell’articolo.

    Ma il punto da cui ero partito era: estinzione = 0 sopravvissuti?

    Io direi decisamente no… persino i dinosauri sono sopravvissuti in fondo no? E non dovremmo farcela noi? No, anche noi ce la faremo, ci adatteremo e troveremo nuovamente un nostro equilibrio … almeno finchè non si romperà nuovamente

    PS
    la stessa crisi che stiamo vivendo è (sarebbe) un’ottima lente di ingrandimento su cosa succederà… basterebbe solo non girarsi dall’altra parte

    PPS
    scusate ma mi sono decisamente scivolate le dita sulla tastiera… non chiedetemi se ho scritto qualcosa con un filo logico perchè non lo so proprio… diciamo una serie di pensieri sparsi 😀

  12. Tanto per pepare il discorso.

    Higgins: It’s simple economics. Today it’s oil, right? In ten or fifteen years, food. Plutonium. Maybe even sooner. Now, what do you think the people are gonna want us to do then?
    Joe Turner: Ask them?
    Higgins: Not now – then! Ask ‘em when they’re running out. Ask ‘em when there’s no heat in their homes and they’re cold. Ask ‘em when their engines stop. Ask ‘em when people who have never known hunger start going hungry. You wanna know something? They won’t want us to ask ‘em. They’ll just want us to get it for ‘em!

    CItazione dal dialogo finale di I Tre Giorni Del Condor – mille novecento settanta cinque. Nella lista dei cinque migliori film di spionaggio offerti dalla casa.
    Film Mainstream, la CIA prepara la guerra per quando si esauriranno le scorte.
    Mille novecento settanta cinque.

    Diventa un po’ dura credere che l’uomo medio che cade dal grattacielo dica “fin qui tutto bene”, quando da di essere volato fuori dalla finestra nel mille novecento -fottuto- settanta cinque.

  13. Dinosauri è un po’ generico, racchiude un mucchio di specie. Magari non si estingueranno tutti i primati (siamo modesti quando scegliamo i nomi), ma potrebbe toccare all’uomo.

  14. Direi che è più probabile tocchi agli altri 😉 … francamente credo che prima che l’uomo lasci questo pianeta avrà dato fondo alle risorse più remote… figuriamoci se lascia fior fiori di ettari di giungla incontaminata per gli altri primati… e le scrivanie pregiate poi come le faremmo?

  15. Non è che faccia il tifo per l’estinzione, anzi, ma non sottovaluterei la stupidità umana 🙂

  16. Mai sottovalutare la prevedibilità della stupidità umana,diceva Vinnie Jones in “The Snatch”.
    Il problema più grosso mi sembra riuscire a scuotere le masse semi-rincretinite da anni di consumismo sfrenato,stabilità,dipendenza da qualsiasi droga e lavaggi del cervello.Perchè di fronte a quello che ci aspetta,anche un apocalisse di stampo religiosa sembra un pic-nic per bambini.

  17. Non mi faccio molte illusioni sulla capacità umana di capire e affrontare i rischi.
    Certo anch’io spero ancora in arche e colonie stellari ma il pessimista che è in me ritiene che forse quel trend lo abbiamo perso decenni fa.
    Certo alla fine c’è sempre quel fastidioso idealista che è in me che mi fa usare la bici per andare al lavoro,che mi fa spegnere i led quando non uso televisione,p.c. eccetera,che mi spinge a comprare prodotti a km zero o che non siano stati testati su animali.
    Non mi sembra di comportarmi da fanatico e so che non sarò io nel mio piccolo a ritardare quello che molti considerano l’ineluttabile e del resto alla fine inquino anch’io.
    Ma se non si comincia dalle piccole cose quelle del nostro piccolo posto nel mondo da cosa si comincia?Da cosa si continua?
    Nick

  18. Si, però quando Obama, poco dopo essere stato eletto, ha detto più o meno: che schifo i SUV, americani, perchè non vi comprate una Panda?, io ho pensato….mmm forse non siamo spacciati (un po’ come se sta sera l’italia avesse pareggiato con la slovacchia…).
    Sull’arigine del parco fluviale della mia città c’è il cartello: non gettare i rifiuti, rispetta l’ambiente.
    Ma io mi dico, forse qualcuno si sogna di mettere nei parco giochi i cartelli “non picchiate i bambini”, oppure nel centro commerciale “non ammazzate gli umani”?
    Perchè c’è bisogno di chiedere alle persone di rispettare l’ambiente?
    E poi, che cosa significa rispettare l’ambiente?
    La mia teoria fantascientifica è la seguente: abbiamo avuto la rivoluzione francese, poi la rivoluzione di ottobre, la prossima sarà una rivoluzione di tipo ambientale, un qualcosa di molto forte che cambierà i valori etici dell’umanità globalizzata.
    Nel medioevo chi uccideva veniva perdonato, ma chi rubava un maiale veniva impiccato. Al giorno d’oggi è l’esatto contrario. Da pochi anni abbiamo penalizzato tutta la normativa di carattere ambientale e i risultati cominciano a vedersi, ma non basta.
    Nel giro di poche centinaia di anni i valori si sono capovolti, quindi cambiare è possibile, avremo il tempo di farlo?
    Tra i primi organismi ossigeno-produttori e la catastrofe dell’ossigeno credo sia passato qualcosa come un miliardo di anni….quindi se già ci andasse come a loro saremmo fortunati…

  19. Scusate l’assenza – mi sono preso la serata libera 😛

    Mi piace naturalmente l’idea della rivoluzione ambientale – che tuttavia pare imminente da anni, e salvo poche sacche molto contenute e locali (Totnes, quel posto nei Paesi Baschi, certi esperimenti inOregon…) pare sia fortemente ostacolata un po’ dalla supinità di parte della popolazione, un po’ dal fatto che il sistema politico ed economico non è (ancora?) equipaggiato per affrontare certe cose e magari adottarne i metodi.

    Sull’estinzione, ripeto, si tratta molto spesso di un processo di smorzamento.
    Io interpreto i dati di Fenner così – in capo a 100 anni arriveremo al punto in cui il sistema sarà così compromesso da non potersi riprendere.
    Come dicevo, non succederà che ci sveglieremo e saremo tutti morti.
    Piuttosto, la nostra civiltà gripperà malamente e la mazzata ci porterà a scomparire come specie in capo a tre-cinque generazioni.
    Consolante, eh?

    Su Locomotiva che cita il Condor a me (a me?!)… come accennavo in una risposta precedente, il governo che garantirà acqua minerale e docce ai suoi elettori avrà il potere – e lo userà probabilmente nel modo peggiore.
    Il cittadino medio non sta dicendo “fin qui tutto bene” – il cittadino medio si aspetta che qualcuno risolva i problemi per lui qualora si dovessero presentare.
    Sono gli scimpanzé al posto di guida, che continuano a ripetersi “fin qui tutto bene”…

  20. a me (a me?!)

    Inteso come forma contratta di “Stai parlando con me? Stai parlando con me?”, suppongo.
    ( 😛 )

  21. Praticamente.
    Io e il Condor abbiamo una storia lunga – molto lunga.
    😀

    No, semplicemente è uno di quei film che ho visto tante di quelle volte che ripeto in automatico parti del dialogo senza fareparticolari sforzi.
    Che qualcuno mi citi il dialogo finale del Condor mi diverte…

  22. L’ha ribloggato su Krismarts.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...