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Parlare come un pirata

10 commenti

Uno degli effetti collaterali del successo della trilogia de I Pirati dei Caraibi è stato il ritorno in auge di una figura che – potente quand’ero ragazzino – era stata in qualche modo messa in secondo piano a partire dagli anni ’80.
Parlo, ovviamente, della figura del pirata.

Io d’altra parte sono cresciuto coi film di pirati – con Erroll Flynn e l’eccellente Robert Shaw di Swashbuckler visto all’oratorio dalle parti del 1978.
Ho letto i romanzi di Rafael Sabatini – Il Cigno Nero, Capitan Blood.
E poi L’Isola del Tesoro.
Ho giocato a Monkey Island (che è ancora qui sul mio hard disc dopo tutti questi anni, grazie ad un comodo emulatore) ed ai suoi vari sequel.
Ho persino una copia de Gli Allegri Pirati dell’Isola del Tesoro, da qualche parte.
Ho persino visto The Pirate Movie, forse il più brutto film della sua generazione (al confronto Xanadu pare Blade Runner).
Gioco – non spesso quanto vorrei – con l’ambientazione Pirates of the Spanish Main.
Mi dichiaro fratello in spirito di Kenelm Digby ed ho una scaffalata di volumi storici sulla pirateria (che maschero come campo di intersezioni fra le passioni “serie” per oceanografia e storia).
Considero The Pyrates di George MacDonald Fraser un capolavoro misconosciuto.
E cucino un merluzzo in salsa d’ostrica che fa resuscitare i morti.

E naturalmente dedico sempre un piccolo spazio sul mio blog alla Giornata Internazionale Parla come un Pirata – il 19 di settembre.

È quindi bello mettere le mani (complice mio fratello, ed un tardivo regalo di compleanno) su The Pirate Primer, degna aggiunta alla mia scaffalata di tomi sulle canaglie del mare.

Il volume – pubblicato da Writer’s Digest – è uno strano animale, mezzo vocabiolario e mezzo testo di riferimento.
George Choundas, l’agente dell’FBI e piratologo che lo ha scritto, ha spulciato tutta la letteratura piratesca – dai resoconti d’epoca a poco raccomandabili bodice-ripper storici, ed ha compilato una colossale (oltre 460 pagine) grammatica e vocabolario dell’inglese della filibusta.
Il volume è molto bello, rilegato rigido, carta patinata anticata ad arte, copertina suggestiva.

Diviso in due parti – Cosa Dire e Come Dirlo – il libro offre tante informazioni storiche (il capitolo sui termini culturali della pirateria) quante occasioni di sghignazzo (il capitolo sull’espressione “Ahrr!”), oltre ad includere una grammatica opportunamente sgrammaticata dell’inglese tra il 1500 ed il 1700 e delle ricche appendici sui diversi tipi di accordi, charter e codici dei pirati.
C’è anche una mappa – opportunamente inaffidabile – dell’area dello Spanish Main.

Sono passati molti anni da quando – essenzialmente per rendermi odioso ai compagni di liceo e d’università – inventavo lunghe citazioni shakespeariane simulando un inglese elisabettiano.
The Pirate Primer mi riporta alla memoria quegli anni.

Addendum:
Per i curiosi (lo so che siete là fuori), The Pirate Movie si trova tutto su YouTube.
E non fatevi ingannare dalla sequenza dei titoli (che è rubata da pellicole girate trent’anni prima).

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

10 thoughts on “Parlare come un pirata

  1. Poi c’è Pirati di Polanski. Lo vidi, ma ricordo solo la scena in cui il protagonista e Matthau vengono costretti a mangiare un ratto…
    E Pirates di Emerson, Lake e Palmer!

  2. Giusto!
    Anche se il film di Polanski mi lascia un po’ così…

  3. Che emulataore? Per tutti gli dei, lo voglio anche io l’emulatore!

  4. ScummVM.

    Lo trovi qui…
    http://www.scummvm.org

    C’è anche un buon catalogo di giochi scaricabili – i primi due Monkey Island, Day of the Tentacle, Indiana Jones and the Fate of Atlantis…

  5. Beh per gli amanti di Treepwood sconoscere ScummVM èun sacrilegio 😛 … così come non approfittare dei recenti lavori Tales of Monkey Island della Telltale 😉

  6. Ahimé, da utente Ubuntu con una riottosa VirtualBox, Tales è al momento al di là delle mie capacità ludiche.
    Ma un giorno o l’altro…

  7. Wine ? … Molte cose riuscivo ad usarle durante i miei test

  8. Hmm… dovrò provare – io Wine lo riservo per le piccole applicazioni.
    Farò indagini.

  9. Se hai un computer abbastanza potente, VMWare Workstation 7 va che è una meraviglia (e si ritorna ai fasti dei primi due monkey island con qualche buona sbandata nel 3). La serie ci mette un po’ a decollare, ma gli ultimi 3 vanno dritti al bersaglio. Ahrrr…..

  10. Il problema è che VirtualBox e VMWare vanno in conflitto – o ne installo una, o installo l’altra.
    Al momento mi sto dannando per far girare un software lavorativo (un sistema GIS) su V-Box.
    Mi lascio ancora un paio di giorni, poi provo a raspare via tutto e a darmi a VM-Ware…

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