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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Simpatia & Fiducia

6 commenti

Torino ospita gli eventi, i seminari e le conferenze di ESOF 2010 – una settimana di scienza aperta a tutti.

Puntuale, precisa ed intelligente come sempre, La Stampa appiccica unbel sottopancia all’articolo di Luigi Bianucci riguardo al convegno…

L’evento in corso a Torino lancia l’operazione simpatia per rinsaldare la fiducia tra cittadini e ricercatori

L’articolo di Bianucci è buono e ne consiglio la lettura.
Ma è quel grassetto che mi lascia per lo meno perplesso.

operazione simpatia è una etichetta vuota, ma che porta con se un certo qual senso di fasullo, di truffaldino; implicitamente, l’operazione simpatia la lancia chi simpatico per natura non lo è.

Sono simpatici gli scienziati?
Ne ho conosciuti di simpaticissimi, ne ho conosciuti molti che credevano di essere il dono di dio al mondo.
Di fatto, gli scienziati non sono pagati per essere simpatici – sono pagati per cercare la Verità.
La ricerca della Verità non è, normalmente, una impresa simpatica.
I pregiudizi, le balle, le fedi, possono permettersi di essere simpatici, di accontentare il pubblico, di piacere – la Verità è ciò che è, e basta.

Certo, l’immagine che viene normalmente presentata al pubblico non tende a far crescere la simpatia verso gli scienziati.
Autori e sceneggiatori paiono avere a disposizione un campionario piuttosto limitato, nel tratteggiare gli scienziati.
Pare che sia impossibile praticare la scienza senza avere delle turbe di qualche genere – insicurezza con le donne, deliri di onnipotenza, arroganza criminale, manie ossessivo-compulsive…
Ma che gente frequentano, ‘sti sceneggiatori?!

Per non parlare della stampa!
Lo sa anche Bianucci, che dice

Il problema è che la ricerca sta mettendo in crisi concetti fondamentali e senso comune, e troppo spesso l’informazione non riesce a tenere il passo, rappresenta i laboratori come un circo Barnum di meraviglie e orrori.

… senza sapere, probabilmente, del bel servizio reso al suo pezzo dal redattore capo.

E c’è poi quella seconda parte…

rinsaldare la fiducia tra cittadini e ricercatori

OK, abbocco.
Io sono un ricercatore.
Perché i cittadini non si dovrebbero fidare di me?
E poi, si sono mai fidati di noi che facciamo ricerca?
Cosa c’è, da rinsaldare?

Parliamoci chiaro.
Ammettiamo che oggi esista da parte del cittadino medio una certa sfiducia nei confronti della scienza.
Questa sfiducia non segue lunghi anni di fiducia radiosa.
Segue lunghi anni di assoluta indifferenza.

L’indifferenza dell’uomo della strada verso la scienza fu la direzione in cui sviluppai, lustri addietro, il mio tema di italiano alla Maturità Scientifica.
Tema – l’importanza della scienza per la vita di tutti i giorni.
Svolgimento (sintetizzo a memoria) – la scienza non è importante per la vita di tutti i giorni perché non viene percepita come tale dal cittadino medio.
Se va bene, l’uomo della strada la ignora, la trova noiosa, considera il tempo e lo spazio dedicati ad esse dai media come sprecato – come segno di una volontà imposta dall’alto di voler a tutti i costi “far diventare tutti dottori”.
Al peggio, all’indifferenza fa seguito la diffidenza, la paura.

L’idiota che si trovò a correggere quel tema – era il 1986 – dimostrò durante l’orale di non essere in gradi di distinguere fra scienza e tecnologia, implicitamente dimostrando la mia tesi; ammise pure che un componimento come il mio poteva solo prendere il massimo dei voti o l’insufficienza, ed optò per quest’ultima.

Io odio avere sempre ragione.

È anche vero – questo lo posso scrivere oggi, avendo speso anni nelle sale dell’accademia – che spesso è chi si occupa di scienza a non volere fra i piedi la plebe… perché così vengono spesso percepiti i non-scienziati.

Aggiungiamo alla miscela una cultura vecchia di due secoli che vede nella scienza enella tecnica materie di serie B più adatte ai meccanici che non ai gentiluomini… le cose non possono che andare al’inferno in un secchio.

E quando le cose vanno all’inferno in un secchio, c’è sempre qualcuno pronto ad approfittarne per il proprio tornaconto.

Ma la battaglia è già stata combattuta, nella testa della gente, e gli scienziati l’hanno perduta.
Macchiette o mostri, fenomeni da baraccone o “persone come noi” (frase da pronunciare con un bel sorriso dentuto), rimangono qualcosa che al pubblico non interessa.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

6 thoughts on “Simpatia & Fiducia

  1. Mi hai tirato su il morale, stavo ripassando i kata dell’elettromagnetismo…

    (un Fermi come scienziato ha tutta la mia stima, ma veramente pochissima simpatia come persona. Questo non toglie che fosse un genio)

  2. Io sono qui che mi spupazzo la matematica dei modelli ambientali – sarà per questo che non mi sento in vena di alcuna operazione simpatia.

  3. Io ho l’impressione che la scienza si limiti a fornire un quadro concettuale funzionale all’evoluzione della tecnica, non parlerei di ricerca come ricerca della verità oggi. Ma è anche vero che ho le palle girate perchè non riscuoto il dovuto.

  4. Limitare la scienza a produrre munizioni per la tecnologia è sostanzialmente il motivo per cui i finanziamenti alla ricerca vanno come vanno – o produci qualcosa di venddibile, o non interessa.
    La scienza è una attività che ha una dignità in se – non la si dovrebbe ridurre ad un accessorio.

    Ma capisco la faccenda pagamenti – io sto più o meno nella stessa situazione, con alcune migliaia di monete da un euro che non si vedono all’orizzonte, e l’appuntamento con ilcommercialista per le tasse la settimana prossima.
    Io lo odio, questo paese.

  5. Sono d’accordo con il fatto che la scienza non si deve ridurre a mero accessorio, ma università e centri di ricerca italiani hanno un deficit piuttosto evidente riguardo la diffusione del sapere e della cooperazione con il resto della società.
    Che poi la scienza interessi poco agli italiani è vero, però cosa possiamo aspettarci da un liceo scientifico che sforna diplomati che non sanno neanche come è fatto un banalissimo fiore?

  6. … o da laureati che scelgono il proprio indirizzo di laurea sulla base del numero degli esami o sui presunti introiti dell’attività professionale?

    Non c’è dubbio – è tutta la macchina, a cigolare malamente.

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