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Due Ore da Ammazzare 4 – Killing Me Softly

30 commenti

Che poi, non era neanche figa.

Però di libri ne compra due, e li porta alla cassa.

Avevo due ore da ammazzare nell’afa torinese, e sono andato da Fnac.
Fatemi causa – hanno l’aria condizionata più estrema a sud di Anchorage.
La camicia aloha sudata ti si appiccica come un sudario ghiacciato alla schiena ed improvvisamente il caldo è l’ultimo dei tuoi problemi.
Solo da Fnac puoi assiderare in piena estate.
E vendono libri – anche se non a me.

È vagando fra gli scaffali di Fnac che l’ultimo pezzo del mosaico fatto di servizi del TG, repliche televisive ed altre amenità cade al suo posto.
Stanno cercando di vendere Audrey Hepburn alle adolescenti come nuovo idolo, come modello.

Sugli scaffali, le biografie ed i photo-book su Audrey rivaleggiano con le pile e pile di vampiri emo.
E non roba di classe, eh – libercoli, biografie dubbie compilate da “giornaliste” con anni di Verissimo e Chi alle spalle, collezioni fotografiche con una qualità delle riproduzioni inferiore ad una fotocopia di terza generazione.

Stanno pompando l’Audrey-style.

Ora, lo ammetto – mi è sempre piaciuta, Audrey Hepburn.
Sabrina (con Bogart!) e Funny face (con Fred Astaire!) sono due film che guardo sempre con un certo divertimento.
Come rubare un milione di dollari e vivere felici, con Peter O’Toole, rimane un classico intramontabile, così come il “falso Hitchcock” Sciarada, con Cary Grant.
E poi Robin e Marian, con Sean Connery – il miglior Robin Hood della storia del cinema.

È vero, non mi interessano granché né Mayfair Lady (del quale esiste un’eccellente versione jazzata dello Shelly Manne Trio) né Colazione da Tiffany – pur avendo sempre e comunque un posto nel mio cuore per Miss Gologhtly.
Oh, e non mi piace granché Vacanze Romane – ma io a Gregory Peck avrei solo fatto fare Solomon Kane.
Piuttosto … e tutti risero, di Bogdanovich.

Mi piace, Audrey Hepburn.
Era intelligente, colta, elegante.
Aveva classe (non quattrini, per utilizzare la distinzione di Orson Welles).
E la rispetto profondamente per il lavoro umanitario fatto sul serio – e non per i fotografi – per conto dell’Unicef.

Ho un amico che non manca di farmi notare che mi piace la Hepburn, “una classica icona gay (hahaha)”
Fatti loro – per lo meno dimostrano buon gusto.
Il fatto che io ammiri Audrey Hepburn non significa che io voglia fare colazione da Tiffany con George Peppard.
E d’altra parte, ho scoperto che praticamente chiunque abbia recitato in un buon film in bianco e nero – da John Wayne a Elsa Lanchester passando per David Niven ed Ava Gardner, Stanlio & Olio e Ridolini, prima poi è stato o sarà un’icona gay.

La faccenda delle adolescenti mi inquieta un tantinello di più delle icone gay.

Anche perché, nel gelo e nella penombra di Fnac, questa ragazzotta onestamente orribile si rigira fra le mani un brossurato su Audrey Hepburn.
Lei e la sua amica sono insaccate in pantaloni neri troppo stretti e top a strisce nere e fuchsia assolutamente fuori luogo.
Sono truccate come panda, con tatuaggi discutibili in vista sulla pelle abronzata artificialmente ed i capelli stile hawaiiana allo stato brado, ed hanno entrambe, nonostante i tacchi da venti centimetri, il culo irrimediabilmente basso.
Portano grossi occhiali da sole che nel buio di Fnac le rendono praticamente cieche.

Lo scambio è da antologia…

Ragazzotta 1 – Miii, la Ebburn, certo che era ‘n mmito, eh…
Ragazzotta 2 (fa una smorfia) – Che poi, non era neanche figa.

Però si porta due libri alla cassa.

Che effetto farà, a queste orfane di Lady Gaga, l’imposizione di Audrey Hepbun come mmito?
Cosa comporterà la sostituzione di Audrey alla più recente velina nel loro immaginario?
Un picco di vendite per Givenchy e Chanel?
Una improvvisa ventata di classe ed eleganza nelle aule dei licei e fuori dalle discoteche?

O stiamo per essere invasi da una decerebrata, uniforme marea di squallide Holly Golightly emo, col culo bassissimo, ma fighe?

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

30 thoughts on “Due Ore da Ammazzare 4 – Killing Me Softly

  1. Forse le nuove generazioni è meglio che si tengano lady GaGa e Katy Perry…
    Almeno sono “icone” semplici, che possono comprendere anche i pochi neuroni che i gggiovani d’oggi riescono a salvare da ubriacature, droghe varie e scopate premature (si può dire “premature”, vero?)

    Mcnab – vecchio conservatore sudista mode ON

  2. Io più che altro credo stiano buttando loro in pasto un modello molto complesso, senza aver precedentemente fornito gli strumenti per interpretarlo e, al limite, farlo proprio.

    Però sì, anch’io ora mi ritiro sul patio a fumare la mia pipa di pannocchia ed a bere limonata mentre guardo la raccolta del cotone…

  3. Le “icone gay” sono sempre nominate tali dalla normalocrazia etero.
    Non fidatevi MAI di quello che vi spacciano per “icona gay”. Sono cazzate.
    Una delle mie icone supreme è Kerry King degli Slayer. Anche se ciò non esclude che mi piaccia “Colazione da Tiffany” e “Vacanze romane”. Ma mi piacciono anche i Cannibal Corpse.
    Così, per dire.
    …e a proposito: io il “Canone Occidentale” di Bloom l’ho rpeso da fnac (faccio coming out) 🙂
    un caro saluto e sempre complimenti a Davide!
    Orlando

  4. Nessun problema per fare acquisti da Fnac – quando conviene 😉
    Anche se io, in generale, mi ci perdo, da Fnac.

    L’accoppiata Vacanze Romane/Cannibal Corpse è sufficientemente perturbante, come dicono quelli colti sul blog di Elvezio Sciallis. 😛

    Su icone e simili – si tratta di tentativi (che poi riescano o meno, non saprei) di controllare l’immaginario e la cultura della popolazione, incasellando ogni dannato elemento in una dannata scatoletta ben etichettata.
    Prove di dittatura intellettuale.
    Noi restiamo sdegnosamente al di sopra di simili espedienti.

  5. Tornando seri per un momento (ma senza esagerare, che qui col caldo che fa sembra davvero di essere in Alabama)…

    Odio chiunque adotti un’icona senza nemmeno conoscerla bene…
    Vedi il Che, vedi Bob Marley, Maradona, i Beatles o James Dean. Personaggi che ricorrono su magliette, borse, spille, libri, poster…
    E io mi chiedo sempre: ma ‘sto ragazzotto di 16 anni, che saprà mai del Che o dei Beatles?
    Generalizzando, la risposta è: poco niente.
    Però sono immagini che gli vengono imposte dal marketing.
    Un po’ come Superman, il vampirozzo di Twilight o Hannah Montana.
    Capisci? Reale e fantasia si confondo ma, per una volta, non nel migliore dei modi. Solo per monetizzare.

    Aye, io torno a frustare i negri della piantagione… (si può dire “piantagione”?)

  6. Di fatto, chiunque diventi un personaggio pubblico perde un po’ della propria realtà e diventa la proiezione di emozioni ed aspettative che magari con lui non c’entravano nulla.

    Poi, sì, il mercato ci mette del suo.
    E i ragazzini con la maglietta di Che Guevara pensano fosse il centravanti dell’Argentina, o credono sia in realtà Jim Morrison (altra icona pret-a-porter…)
    È facile – il pacchetto è completo, immagine, “messaggio”(sintetizzato in modo che stia su un post-it), appartenenza a una tribù… e ci sono anche i DVD, i dischi, i libri…

    Poi, ok, possiamo riconoscere il valore iconico di certi personaggi, in certi momenti – ma bisogna farlo con consapevolezza, con il cervello acceso.
    Da dove sono seduto ora, in questo momento, vedo appeso alla parete un poster che ho dal terzo anno di università – un fotogramma da Il Grande Sonno, con Bogart & Bacall…
    Non mi interessano le icone gay, il fatto che la Bacall possa essere spinta come modello per le ragazzine (quello sì che sarebbe divertente!), non mi toca il vizio del fumo di Bogart o il fatto che la foto sia stata scattata alle 3.35 (si vede l’orologio di Bogart)…
    Però c’è l’insieme – attori che mi piacciono, un film e un libro che amo, un contorno di autori come Chandler e Leigh Brackett che leggo da anni, la regia di Hawks… E la sera che l’ho comperato, sulle bancarelle in Via Po, uscendo dall’università con quella che all’epoca era la mia ragazza…
    Nessun sistema di marketing può produrre e vendere qualcosa del genere.
    Per nostra fortuna.

    Ed ora chiudo, che stasera c’è la riunione del Klan, e devo ritirare il costume da fantasmino in tintoria…

  7. Ammettiamolo però Orlando, hai scritto una paginata intera su Sailor Moon!
    Sui due piedi l’unica icona gay che mi viene in mente e che seguo è Tori Amos. Ma non so sia abbastanza icona…

  8. Dieci punti karma giusto per aver citato “Come Rubare Un Milione Un Milione Di Dollari E Vivere Felici”, (How To Steal A Million, 1966) – Credevo di averlo visto solo io.
    Rilancio con un pastiche meta-cinematografico “Insieme a Parigi” (Paris: When It Sizzles, 1964) – Holden sceneggiatore ubriacone che detta la sceneggiatura di “La Donna Che Rubò La Tour Eiffel” ad una dattilografa Hepburn più cerbiattosa che mai – e consapevole di farsi la parodia da sola. In un continuo salto tra realtà e copione.
    Film non particolarmente riuscito e con una storia alle spalle tragica, ma pieno di giochini da amanti del cinema.

    La Hepburn-mania ha avuto un unico effetto serio e stimabile: nella mezza stagione prima del caldo, son calate di botto le ragazza ciabattanti in infradito, a favore delle ballerine chiuse (che se sei un chiodo alto un metro e settanta per quaranta chili col cappottino di Givency bagnato zuppo addosso sono una cosa: se sei una truzza col il cullo basso e la maglietta con scritto Sex bomb non aiutano – ma almeno non ciabatti a piedi larghi come una papera)

    Il fatto è che ci sono vecchietti come noi che rompono un po’ il gioco: l’ho vista su Radio Digei (che si vede in TV al bar): truzzetta ventiequalcosenne in studio per motivi non chiari, una marchetta di qualche cosa da vendere, con maglietta della Hepburn.
    E quel vecchio rinco del Digei (uno della vecchia guardia, Linus o il Fratello) che gli chiede che ne pensa e questa tipa che non ha idea di chi sia quella che ha dipinta sulla pancia.

  9. @Marco: veramente mi sono contenuto, ho scritto, scrivo e scriverei mooooolto di più su Sailor Moon. Che non credo sia un’icona gay, comunque 🙂 Ah: e ho volutamente tralasciato gli aspetti esoterici di SM, ché lì si ci sarebbe da perdersi :))
    un caro saluto

    …e ora vado a ritirare dal fabbro l’armatura da vikingo borchiato per la riunione gay di stasera…

  10. @marco
    Noooo, nooo… non provocarlo su Sailor Moon!
    😀

    @orlando
    Ora cominciamo a ragionare!
    Gli elementi esoterici di SM sono una delle poche cose (onestamente) che mi hanno fatto rimpiangere di non aver visto la serie per bene.
    E che mi fanno dubitare che i censori italici non abbiano una buona cultura esoterica (= non se ne sono accorti).

  11. @locomotiva
    Insieme a Parigi mi manda in bestia, perché è un’idea geniale malamente abborracciata.
    Mi ricorda un po’ “Come si rovina la reputazione al più grande agente segreto del mondo?”, con Jean Paul Belmondo, che gioca sullo stesso meccanismo e riesce meglio, forse solo grazie all’insolenza del protagonista.

    Bella quella della maglieta e del DJ.
    “Tutto ciò che volete è una maglietta,” come diceva Pete Townshend…

  12. Sui MITI ODIERNI ho paura che siano imposti dal marketing e che le ragazzine in questione non comprino i libri sulla Hebpurn o che vedano i film di TWILIGHT perchè piacciono veramente ma perchè bisogna averli,perchè fa moda..
    Sul discorso delle icone Gay dò ragione ad Orlando,avevo amici gay ed ogni volta che usciva fuori il discorso sui miti(per un certo periodo anche le SPICE GIRL erano state consierate dalla stampa icone Gay)si facevano matte risate.Però preferivano i CAVALIERI DELLO ZODIACO alle SAILOR,sarà un segno?
    Ed e si secondomia sorella le SAILOR sono ricche di significati esoterici.
    Ammetto le mie colpe:vado anch’io dalla FNAC o peggio da FELTRINELLI a comprare dvd e libri ma più che altro a scroccare un pò di aria condizionata.
    ADesso vi saluto devo andare ad aggiustare le ruote del carro bestiame,si può dire carro?

  13. Come Rovinare La reputazione… etc. me l’ha segnalato anche il Gatti quando ho infilato nel suo blog Paris, When It Sizzles.
    Le grandi menti si assomigliano.

    C’è da tenere conto che Holden era sbronzo ciucco sul serio in quanto innamorato della Hepburn nonostante ci fosse un signor Hepburn (Mel Ferrer, che ha anche una particina).
    Quindi il nostro ha mollato a metà film per finire in clinica, Tony Curtis è stato recuperato in emergenza per fare un favore personale ad Holden, il film riscritto in corsa man mano che si girava attaccando assieme i pezzi che c’erano e cucendo i nuovi.
    Viene da chiedersi se il film fosse stato finito come da piano, senza Curtis, cosa sarebbe venuto fuori.

    Detto questo, La faccenda Audrey e le salsicce fritte mi hanno stimolato un post musicale (che non è moscio e soporifero, spero).

    Piuttosto, ma vai a sapere se questa cosa di inscatolare una bomba come la Hepburn non abbia qualche effetto dirompente: ci credo poco, se l’umanita è quella che è, ma chi può dirlo.

    In fondo altri miti in scatola erano facili: il Che/Morrison, Fonzie o James Dean, sono sullo scaffale del ribelle, bello e dannato. Ci arriva anche l’emo più emo.
    Altri recuperi femminili, erano fighe, nel senso più stratto del termine.

    Ma ‘sto scricciolo con il caschetto ed i cappottini scampanati e le scarpe rigorosamente basse?
    (ed il complesso di avere dei piedi enormi, n.ro 41: ci fu una mezza battaglia per avere Grant che gli massaggia i fettoni in taxi, prima di andare all’Ambasciata in Sciarada)

  14. Il signor Hepburn – alias Mel Ferrer – è la ragione principale per cui la Hepburn fece i film a più alto profilo all’inizio e non al picco della carriera: il marito la sabotava.

    Poi lo mollò per sposare uno strizzacervelli.

    Certo, sarebbe bello leggersi la sceneggiatura originale di Insieme a Parigi, per farsi un’idea di cosa avrebbe dovuto essere (film molto teatrale tra l’altro – non sarebbe difficile adattarlo alla scena).

  15. “Robin e Marian” è l’unico film che ho visto con la Hepburn (ed è anche il mio film preferito su Robin Hood),personalmente ho altri miti (più letterari) ma è normale avere gusti diversi. Questo perchè noi a differenza delle nuove generazioni abbiamo operato delle scelte consapevoli e basate sulle nostre preferenze senza che ci venissero imposte.La tendenza dei potenti ad omologare l’immaginario è veramente triste,patetica e controproducente,perchè saranno proprio queste masse lobotomizzate a prendere le redini in mano e quando succedera…… ci sara poco da ridere.
    P.S. Qualcuno mi aiuti!Qui i negri si sono ribellati e circondano la casa!Stanno cantando “ammazza il vecchio padrone!” Help!

  16. (Colti lo dici a qualcun altro, mi hai offeso e perturbato)

    Sentite…
    Io scrivo pezzi a pagamento su Lady Gaga e sono responsabile, devo fare outing, ok.
    E quando li scrivo, no, pur non avendo mai sentito una sua canzone (ma non ditelo altrimenti perdo il posto) vedo le sue foto e…
    Madonna ma è un cesso, come diciamo noi colti.
    Ma proprio un cesso.
    Perché la idolatrano? Da grandi vogliono diventare cessi ambulanti come lei? Ma perché?
    No ma ditemelo eh, non che sospirate e “oh che tempi oh che more” e la sbrigate così.

    Volevo solo dire che che l’aria condizionata della Fnac arriva DIRETTAMENTE da Anchorage ed è la principale causa del global swarming, facci un post Davide ma senza musica soporifera. Cioè, scusa, sono stato ridondante, fallo senza musica.

    😉 (la faccina)

    (andata e ritorno a piedi oggi eh, due ore e passa)

    (Che cesso volgare e sgraziato che è, la sono andata di nuovo a vedere adesso apposta)

    (Ma come si fa dico io)

  17. @Elvezio.
    Non ti perturbare.
    Pensa alla shock che hai causato a tutti noi dicendo che spacci foto di Lady Gaga.
    Sei un mito che s’infrange,ecco…
    Magari le vendi anche agli Inuit di Anchorage che sconvolti poi comprano condizionatori ed aumentano il global warming.
    ça Monsanto e la Exxon bon sono niente al tuo confronto…
    Sono talmente scioccato che dovrò comprare Twilight per calmarmi….

  18. Torniamo al punto uno: Lady GaGa è riproducibile.
    Nella sua interezza, da parte a parte (che non c’è molto da andare)
    Quindi, qualsivoglia ragazzetta può diventare una micro-GaGa.

    Anche un Corona, sguardo spento, occhiali a mezz’asta e camicia aperta è riproducibile.

    Altri miti, sono ridotti a tali minimi termini che sono ormai una singola foto (il Che), o due foto e una raccolta di CD (Jim Morrison: è quello senza basco con la stella), che sono un cartello appena diverso.
    Se la camicia aperta è “io sono come Corona” – la maglietta col Che è “io sono un ribelle rivoluzionario”, ho questa divisa, qualunque cosa voglia dire.

    Ora, Hepburn. Non riproducibile.
    Perché un’altra persona vestita uguale è solo ridicola.
    Non era “omologata” neanche ai suoi tempi, figuriamoci oggi.
    Perché ha uno stile non definibile, tale che uno scricciolo ossuto, fine, con mises assurde, senza tacchi, ha fatto un botto quanto Marylin (Bionda scema, tette grosse, vestiti minimi: classificabilissima)

    La Hepburn non è neanche una figurina da appiccicarsi addosso.
    Che divisa può essere, portare una maglietta truzza con su la Hepburn? Sono fine ed elegante perché ho una magliettaccia?
    O inciampare in un petit noir con perle e crocchia, con una pasta in una mano guantata ed un bicchiere del McDonald nell’altra mi rende.. cosa? (a parte menomata per le facciate sul marciapiede, che non ci si cammina, in ‘sto coso)

    Come si infila, un tassello come la Hepburn, in un mondo in cui il massimo dello sforzo è Lady GaGa?

  19. @elvezio
    Stavo per dire “quelli fighi”, ma poi mi sono detto che sarebbe stato eccessivo per Malpertuis.
    Così ho messo “quelli colti”.

    Sui condizionatori, la Fnac, gli Inuit, e Anchorage, ne parliamo…

    Su Lady Gaga…
    Ovviamente, se pagano per del pattume, noi gli vendiamo del pattume – nessun problema morale in quel senso.
    Sul fatto che sia fisicamente meno che eccelsa, concordo in pieno – è una donna piuttosto qualunque, da cui forse deriva l’ossessione per il travestimento ed il costume.
    Io credo sia popolare per due motivi
    a . è in televisione
    b . in televisione dicono sia straordinaria

    [potrei aggiungere che ci sono mercenari che alimentano il mito con articoli scritti senza neanche aver sentito i dischi – ma chi sono io per criticare il lavoro di un altro?]

    Il processo di mitizzazione è ormai precotto.
    Non devo più crearmi delle icone – le icone sono prefabbricate, tutto compreso.
    Per cui, è in TV e mi dicono che è grande?
    Allora deve essere così.

    È abbastanza spaventoso.

  20. Eh, ma dietro Lady Gaga ci sono raffinate tecniche di controllo della mente tramite i mass media,
    come si argomenta qui

    http://vigilantcitizen.com/?p=1676

    Se avete presente i suoi video (eventualmente guardati con l’audio a zero.. ^_^) le tesi del sito non sembrano del tutto campate in aria…

  21. Una volta ho conosciuto un tale che ammorbò per settimane una mailing list per cercare di convincere i partecipanti alla discussione che i Pet Shop Boys erano in realtà cultisti di Hastur l’Innominabile, ed inserivano elementi rituali subliminali nei loro video.
    Immagini che “solo persone come me, dalla spiccata e sviluppatissima natura artistica sono in grado di riconoscere” (diceva).

    Fu più o meno nel periodo in cui l’autore dell’Encyclopedia Cthulhiana mi chiese di contattare a suo nome l’Anticristo che, stando al suo sito web, faceva il panettiere poco lontano da casa mia.

    La rete è piena di scoppiati.

  22. @Elvezio: COMING OUT, non “outing”! E che casso, parlate l’inglese meglio dell’italiano e vi devo venire a correggere proprio io?!?!?…

    @tutti: non è carino questo insistere sulla “cessaggine” di Lady Gaga, primo perché così vi accodate a quella roba orrenda della “figheria” (che poi Elvis ci scrive su i saggi ben predicati… però come stiamo a razzolamento?…), secondo perché proprio “la bellezza” è uno dei canoni più volgarmente e pesantemente imposti, proprio IMPOSTI; e terzo è una cosa soggettiva, come insegnava Catalano a Quelli della Notte: io per esempio, dico proprio senza trucco, la trovo una donna bella. Certo, io penso che Ognuna/o abbia una sua propria bellezza, non mercificabile né modificabile, ma magari sono idee solo mie 8anche se spero di no).

    Cambiando discorso… io la storia dei Pet Shop Boys “esoterici” l’ho sentita da una persona che in queste cose ci bazzica parecchio… mah?!?…

  23. Dannazione Orlando, com’è possibile che arrivi tu e trasformi tutte le volte il mio bar in un corso di linguistica generale?! 😛

    Si parlava così, alla buona…

    Allora, su Lady Gaga, cerchiamo di essere un po’ più articolati…
    stenografico: Madonna ma è un cesso
    articolato: Che diamine, a mio parere non si conforma affatto a quei canoni che in generale definiscono l’appeal femminile dei personaggi pubblici, e che per quanto io sottoscriva solo sotto condizione, sono generalmente accettati, e mi pare abbastanza curioso che venga ora utilizzata come modello per esemplificarli

    Poi è chiaro che ciascuno di noi ha (si spera) un proprio modello ideale di bellezza – se è fortunato, basato su una persona “reale” e non un personaggio mediatico.

    Però, attenzione – per tutta la sua stenografia, il discorse di Elvezio solleva una questione interessante, proprio perché il concetto generale di bellezza è imposto, e si sta utilizzando un personaggio mediatico come Lady Gaga, con determinate caratteristiche, per imporne una certa implementazione.
    Il rischio è quello di non poter più dire che è un cesso perché il consenso popolare certifica il fatto che sia la nuova Venere.
    Questo è pericoloso.

  24. Su Lady GaGa: secondo me funziona perché è un perfetto macchinario da spettacolo di grandissima professionalità & capace di metter su show fantastici. E’ cessa? Vero, ma chissene. Ha messo su, piaccia o meno, un insieme di suggestioni trasgressive-lesbian-chic-trash su canzoni estremamente orecchiabili e sufficientemente demenziali, rappresentate alla grande sul palco. Ergo funziona. Tutte ‘ste menate da paronoici sulle “imposizioni” (col sottinteso “io sono un figo e non mi faccio infinocchiare, IO”) mi entrano in un orecchio e mi escono dall’altro. Lady GaGa mi diverte e la preferisco mille volte ai Cure o ai Radiohead, e niente di tutto questo mi impedisce di apprezzare Duke Ellington.

  25. “Tutte ‘ste menate da paronoici sulle “imposizioni” (col sottinteso “io sono un figo e non mi faccio infinocchiare, IO”) mi entrano in un orecchio e mi escono dall’altro.”

    Buon per te, ma per quanto mi (senza maiuscola) riguarda non si tratta affatto di “essere fighi”, ma semplicemente consapevoli, scegliere consapevolmente, tutto qui.
    Che poi tu preferisca Lady Gaga ai Cure e ai Radiohead, francamente è un problema tuo 🙂

  26. @Niccolò
    Il problema è che – io temo – non stiamo parlando di musica.
    Esattamente come chi “vende” Audrey Hepburn come modello non parla di cinema.

    Io apprezzo Duke Ellington, ma non mi vesto come lui (o per lo meno credo… ).
    Chiaro – il mercato è cambiato, dai tempi di Duke, e oggi si lavora per “pacchetti”.
    Io non compro solo la musica della star – compro il suo modo di vestire, il suo stile di vita (vegetarianesimo? trasgressive-lesbian-chic-trash? non importa), ho la sua foto sul desktop, la sua suoneria sul telefonino, guardo documentari sul suo conto e leggo riviste col poster allegato ed articoli scritti ad arte da volenterosi mercenari…

    Ora, questo è qualcosa che si può apprezzare o meno – anche perché non tutti i baracconi sono uguali, non tutti i pacchetti hanno lo stesso contenuto.
    Ma tutto questo ha poco a che vedere col fatto che esista una macchina ben poco virtuosa che “spinge” certi pacchetti.
    Ed insieme ai pacchetti, spinge dei modelli.

    Era dei modelli, che noi stavamo discutendo.
    Ora, di fatto il modello “prefabbricato” di Lady Gaga non è né meglio né peggio del modello prefabbricato di Audrey Hepburn o di Che Guevara.
    Sarebbe semplicemente bello se i ragazzi i miti e i modelli se li costruissero da soli anziché acquistarli prefabbricati ed incompresi, se li scegliessero indipendentemente e non sotto la spinta di una logica di mercato che – da Lady Gaga a Che Guevara – li svuota di ogni significato.
    Indipendentemente da quanto significato contenessero all’origine (e riguardo al quale, YMMV).

  27. Però ammetterai che è così da una cinquantina d’anni – ok, una volta non c’erano cellulari e suonerie, ma Epstein coi Beatles creò un fenomeno di massa vendendo tutto un pacchetto, lo stesso si potrebbe dire di Elvis etc etc. Ecco, quello che mi lascia un po’ “stranito” è vedere l’atteggiamento “o tempora o mores!” da parte vostra – voglio dire, non è ormai assodata questa pacchettizzazione?

  28. Ah, assodata maledizione sì.
    Ma il fatto che sia assodata non significa che io non abbia il diritto di criticarla.

    Anche perché la pacchettizzazione – che è certamente un prodotto dell’epoca industriale – è ormai pervasiva, assoluta e totalitaria.
    Il mio problema rimane sempre di fondo la mancanza di alternative.

    Poi, ok – è sempre successo.
    Ma ciò non lo rende automaticamente positivo.

  29. Ma criticarla per carità, ci mancherebbe. Solo, a questo punto, trovo più interessante un altro tipo di discorso: dato il panorama, cosa spinge la persona a “passare dall’altra parte”, cioè dalla parte delle persone che sviluppano un gusto personale e seguono un loro percorso? Per esperienza personale, l’amico che ti spinge sulla via del rock peso/la fantascienza/il satanismo d’avanguardia è sempre la risorsa principale. Ai miei tempi era così, ora poi ci sarebbe la rete che da un lato moltiplica le possibilità, dall’altro i recinti stessi: come nella real life, i simili fanno gruppo coi simili, quindi ci vuole qualcuno che venga “da fuori”… (non so se mi spiego, eh, son casinista)

  30. Ah, no no, ti spieghi benissimo – ed il tuo diventa un discorso interessante per due o tre motivi per lo meno, quindi grazie per lo spunto!

    In primo luogo, sì, anch’io sono convinto che lo sviluppo di un gusto personale (o di una personale mancanza di gusto) dipenda soprattutto dal confronto con gli altri al di fuori di certe meccaniche tribali.
    Sono gli amici che ci prestano libri e dischi, che ci parlano di film che non abbiamo visto.
    Chissà perché, allora, un amico da solo mi consiglia gli Alan parson’s Project, mentre il gruppo mi consiglia Lady Gaga…
    Possibile che nei rapporti personali, one-on-one, tendiamo ad essere più indipendenti che non quando immersi nella massa?
    Un suo senso deviato pare avercelo.

    Secondo punto – e la rete?
    In effetti, anche lì dipende molto, io credo, da come ci si pone nell’uso di certi strumenti.
    Se il mio blog resta uno strumento per fare una chiacchierata, posso anche proporre cose improbabili come l’Eurofestival.
    Se diventa uno strumento per costruire il mio personaggio e lanciare proclami, la generalizzazione e la standardizzazione diventano una necessità.
    O così credo.
    E per i fruitori – quanti preferiscono il caos creativo all’ordine omologativo?

    E poi c’è il terzo punto – come ci ha insegnato il buon Seth Godin, il rapporto personale, il passaparola, è talmente importante nel costruire il successo di un’idea o di un prodotto, che il futuro del marketing è lì.
    Nel creare campagne che anziché sembrare campagne sembrino il consiglio di un amico.

    Un gran bel pasticcio, insomma.
    Quasi quasi ci faccio un post a parte…

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