strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Trafalgar!

15 commenti

Un po’ di musica per il finesettimana.

Ah, l’Eurofestival…

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

15 thoughts on “Trafalgar!

  1. Bello.
    Una domanda un pò stupida ma l’eurofestival.la Rai non lo trasmette più?

  2. No.
    Da oltre dieci anni.
    E l’Italia non partecipa più.
    Ed ora ti dico il motivo ufficiale, e tu ti ribalti dal ridere.
    Ok, reggiti…

    … Poiché la nazione che vince quest’anno deve organizzare l’Eurofestival l’anno prossimo, se noi partecipassimo, poiché ovviamente vinceremmo sempre (siamo italiani sole-cuore-mandolino-oimarì, right?), la spesa sarebbe eccessiva per il nostro bilancio (oltre ad annoiare il pubblico).

    Insomma, non partecipiamo più perché vinceremmo sempre e ci costerebbe troppo.

    E se non partecipiamo, perché trasmetterlo?
    Per vederci cose come questa…?

    … avanti, vuoi mettere X-factor?

    Che poi, per regole stranissime, se partecipassimo all’Eurofestival, dovremmo mandarci il vincitore di Sanremo…

  3. … Il che significa che dovremmo anche ricordarci chi è, il vincitore di Sanremo.
    Che, da tradizione, scompare nelle nebbie della smemoria dieci giorni dopo.

    Comunque, il tocco di classe del filmato iniziale è il titolo con (Good Quality) e la pallina rimbalzina, devo dire.
    Non so se passi sotto “Moscia e soporifera” come da linea editoriale, però.

  4. Esiste anche una versione più lunga del filmato, trasmesso dalla Beeb, in cui Neil Hannon analizza alcuni successi dell’Eurofestival e ne usa gli elementi essenziali (inclusi i papillon di lustrini) per comporre, appunto, Trafalgar.

    Il mio preferito però è il verso “I’m looking through the wrong eye at you”, che in una canzone che parla (anche) di Nelson è assolutamente impagabile.

  5. Hai ragione.Una parte di me si sta scompisciando dal ridere un’ altra parte pensa che sia un peccato e qui ridivento serio e parte uno dei pipponi simil-moralisti per cui sono famoso in rete.E Marco,fratello mio,su questo sfottimi quanto vuoi.
    L’Italia passa per essere uno dei paesi più europeisti della comunità.Levando questa patina gli Italiani non conoscono niente dell’Europa(Diamine non conosciamo niente delle città vicine.non vogliamo conoscere,figurati l’europa).
    E’ quel provincialismo che ci condanna sempre.Ma penso che conoscere gli aspetti della cultura di un paese voglia dire CONOSCERE l’altro.Comprenderlo,magari facendo sparire qualche preconcetto di troppo.
    Nel suo piccolo anche L’eurofestival con tutti i suoi difetti,e ne ha sicuramente tanti possa servire
    Così come magari può sevire vedere qualche volta la BBC o FRANCE 24.
    Invece la RAI cancella o riduce quei rari programmi che guardano aldilà del nostro misero naso come Europa.
    Avrei altre cose d a aggiungere ma m’interessa conoscere il parere degli altri.Magari viene fuori una discussione interessante.
    P.s.
    Carina poi la tipetta Azhera.

  6. Perché non hai visto il clone turco di Shakira…

    Però è vero – siamo europeisti a parole, ma nei fatti siamo abbastanza provinciali.
    Ed anche a me interesserebbe il dibattito… per cui al limite, se qui nessuno reagisce, sull’Eurofestival ci faccio un altro post (sarebbe il terzo).

  7. Beh… di un altro post sull’Eurofestival posso farne anche a meno, eh! 🙂

    Ma a proposito di programmi europei, nessuno ricorda con piacere Giochi senza frontiere?

  8. Io ci sono cresciuto, coi Giochi Senza Frontiere.
    L’hanno cassato perché costava troppo – in toto, non solo per gli italiani.

  9. Eh, giochi senza frontiere… Nostalgia

    Comunque, pur di prevenire ulteriori post sull’Eurofestival, tiro fuori il vestito buono e la cravatta da psicanalistasociologosonamazza (regimental, tono su tono, va bene con tutto).

    Anzi, sparo subito alto una cortina fumogena: Quei temerari Sulle Macchine Volanti (Those Magnificent Men in Their Flying Machines or How I Flew from London to Paris in 25 hours 11 minutes – 1965)
    Qui motivetto e foto.
    Filmettino che oggi piglia qualche cannonata dai soliti talebani del Politically Correctness proprio perché costruito interamente su stereotipi – un campionario di britannici variamente sciroccati, il tetesco umpa-umpa-umpapa con elmo chiodato, il francese charmante, l’italiano chiassoso e pieno di figli, l’Americano campagnolo eccetera.

    Ecco, l’impressione mia è che da li non ci siamo mossi mica tanto.
    Per l’Italiano medio, l’Europa è suppergiù quella lì.
    Condita con qualche informazione ed i ricordi del cuggggino che è andato ad Amsterdam a farsi le canne o a Palma di Majorca in settembre col charter.

    Da quel poco che ho avuto la (dis)avventura di vedere gli italioti fuori dai patrii confini, sembrano stranamente degli americani maleducati.
    Nella mia limitata esperienza, l’americano medio non ha l’elasticità mentale di concepire che un paese straniero sia straniero.
    Quindi l’americano non si adatta minimamente, non riesce ad entrare in contatto con gli indigeni, non li capisce proprio.
    (e se da viaggiatore è male, le tattiche usate in Vietnam o in Afghanistan basate sulla stesso paraocchi sono peggio)

    L’italiano medio, invece, è così (geneticamente?) pronto all’inciucio, alla simpatia automatica, all’essere ovunque e comunque accettato e pronto, che non riesce ad entrare in contatto con gli indigeni, perché non val la pena di capirli: continua a fare quello che fa prima con quel tanto di scorciatoie che per empatia capta, senza chiedersi perché lo facciano…

    Perché farsi domande a Praga, sull’assurdità di una piazza stretta tra una torre antica, una sala concerto liberty, la granitica banca soviet-style e il nuovo shopping mall che sembra quello di Beverly Hills? Tanto, la birra dal cinese sotto all’albero costa solo 15Kc.

  10. Son contenta di averti ritrovato… quasi per caso. Non commenterò molto, ma ti leggerò. Buon lavoro, buon divertimento, buon tutto! (e, per inciso, la Rai cassa una marea di prodotti e tentativi buoni, e non soltanto quelli citati…ma è meglio che mi fermi). Ciao! Mariluf

  11. Buongiorno Marilena e grazie del commento.
    Sono contentissimo che tu sia passata da queste parti.
    Alla prossima, e non avere remore a commentare!

  12. Aggiungete una tacca per i nostalgici di giochi senza frontiere.
    Sul discorso Italiani all’estero si é vero non cis forziamo di capire il posto dove andiamo,anzi sembra che facciamo di tutto per estremizzare igli innumerevoli stereotipi dei quali la nostra genia è piena.
    Ma se ci fate caso non siamo i soli:Avete mai visto ad esempio il comportamento dei francesi in vacanza?
    Io si un esempio classico è il fatto che per dirne una non fanno alcuno sforzo con la lingua.Non dico con L’Italiano che sarebbe pretendere troppo,ma provare almeno con l’inglese…e di cose del genere a Venezia ne vedo tante.
    La differenza è che se in quel caso si parla di malcelato senso di superiorità,nel nostro,quello di Italiani è l’esagerazione opposta:scarsa,se non nulla volontà di andare oltre,non voler,in parole povere,cercare di comprendere qualcosa oltre il nostro piccolo ma comodo orticello.
    Qui mi fermo,attendo altri contributi.Da queste discussioni mi sa ne verrà qualcosa di importante.
    Ciao

  13. Ah, gli stereotipi nazionali.

    Io credo che una parte del problema – per lo meno a livello mediatico – sia che si cercano attivamente gli stereotipi.
    Poiché il pubblico si attende un certo stereotipo, la produzione si sente in dovere di fornirlo – pena il rischio (reale? immaginario?) che la location esotica non venga percepita…
    Italiani? Fiaschi, mandolini, tovaglie a scacchi, lambrette…
    Francesi? Baschi, baguettes, fisarmonica in sottofondo…
    Tedeschi? Baffoni, birra, dobermann…

    È interessante notare come non sia sempre così – rivedevo nei giorni passati alcuni episodi della vecchia serie di Arsenio Lupin (quella con George Descrieres), e per quanto una vaga patina di marchiatura nazionale rimanga, il macchiettismo e lo stereotipo sono limitati al minimo.
    Produttori illuminati?
    Un artefatto di un’epoca più civile?

    Poi, credo sia vero – a livello profondo – che alcuni tratti nazionali ci rimangono addosso.
    Ma hanno poco a che vedere con i lederhosen degli austriaci e le olandesine con gli zoccoli…

  14. Quella di Arsene Lupin con Descrieres non era solo l’artefatto di un epoca più civile ma era anche una coproduzione tra varie televisioni Europee gestito in maniera inteliggente:Gli episodi in Germania erano girati con maestranze,sceneggiatori ed attori locali,in Francia lo stesso,in Italia ricordo un episodio con Raffaella Carrà come attrice.
    Ovvio che ci fosse un’attenzione diversa per il prodotto.

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