strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Due Ore da Ammazzare Reloaded – Digital divide

18 commenti

Ci sono un sacco di cose di cui varrebbe la pena parlare, naturalmente – dal fatto che la stampa nazionale abbia improvvisamente scoperto l’esistenza degli e-book al fatto che Dio abbia fatto sapere, nel solito modo, a Milano, che stavano facendo troppi soldi.
E poi c’è l’eccellente romanzo di fantascienza che sto leggendo (ma perché non ho uno scaffale carico dei libri di…?) o le molte novità eccitanti che si prospettano all’orizzonte per fare di questo agosto un lungo tunnel lavorativo, ma bello…

E invece oggi, in una affrettata pausa pranzo, ho visto per la prima volta un iPad dal vivo.
Ero in coda da McDonald.
Il tipo davanti a me aspettava il suo turno, e intanto digitava dolci sciocchezze con una tipa seduta qualchetavolo più in là, che aveva anche lei il suo iPad.
So che digitava dolci sciocchezze e non – chessò – il testo del prossimo editoriale di Nature, perché il minimo che può succedere, se ti metti a digitare un testo in coda da McDonald, è che l’idiota dietro di te – che è lì solo per un bicchierone di ghiaccio, caffeina, zucchero e acido carbonico – legga tutto quello che stai scrivendo.
Sì. gli SMS hanno dei vantaggi.

Ora, non voglio assolutamente essere tacciato di bacchettonismo.
Mi occupo di fantascienza da troppo tempo per non sapere che la soluzione dell’equazione

high-performance hand-held device + area WiFi

è esattamente

rubbish

Nessuno va da McDonald con l’iPad per consultare la galleria online della NASA o risolvere una crisi internazionale.
O anche solo fare online banking.
Vuole semplicemente essere visto dal maggior numero di persone.

Beh, amico, ci sei riuscito.

Ora, mi trovavo a Torino – non necessariamente in quello specifico McDonald ma a Torino – non per godere delle esibizioni elettro-onanistiche dell’ultimo tecnofilo, ma piuttosto per consultare la biblioteca del Dipartimento di Geologia, alla ricerca di un po’ di bibliografia per un lavoro che sarebbe bello mettere insieme per la fine del mese prossimo.
Mantenersi al passo col SOTA, vedere in che direzione si sta muovendo il sistema…

Un ripiego, in effetti.

Voglio dire, ok, sono qui esiliato in fondo al Monferrato, che in questa stagione pare il fondo di un catino colmo di brodo tiepido, ma ho a mia disposizione un ottimo computer, con sopra caricata una batteria di software da guerra, ed ho una solida, stabile connessione alla rete.
Avendo i titoli di alcuni articoli ed i nomi dei ricercatori nazionali più prominentemente coinvolti nell’ambito di ricerca che mi interessa, cosa ci vorrà a trovare il materiale che mi serve?
Il tutto on-line, da tastiera, sorbendomi un bel chinotto gelato mentre il ventilatore oscilla lento da destra a sinistra e poi di nuovo…

Risultato di due ore di ricerca?
Il primo capitolo di una tesi di laurea dell’ateneo milanese e quattro abstract del secolo scorso.
Ma, è la ricerca di punta, le pubblicazioni ad alto profilo, il sapere sulla punta delle mie dita grazie alla information superhighway?

No.
E allora, ok, ci vado in biblioteca, ma almeno usare il web per mettere insieme una lista di titoli, di lavori usciti, diciamo, negli ultimi tre anni?

Nulla.
Semplicemente, gran parte delle pubblicazioni accademiche di interesse strettamente nazionale – e ciò che sto cercando è di interesse strettamente nazionale – escono in cartaceo, e non si trovano online neppure i cataloghi.

E se da una parte mi sento improvvisamente, maledettamente lontano da qualsiasi centro luminoso della Galassia, dall’altra non posso scordare, ora, qui, alla tastiera del mio computer, le pagine e pagine dedicate all’e-publishing dai giornali da una settimana a questa parte.

Ma che e-publishing, se neanche abbiamo online i cataloghi delle biblioteche e gli indici delle riviste accademiche?

Ed e-publishing di cosa, a favore di chi?
Di poveri derelitti in coda al McDonald, sì, ma con l’iPad?

Continuiamo a guardare il dito, continuiamo a non vedere la luna.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

18 thoughts on “Due Ore da Ammazzare Reloaded – Digital divide

  1. la situazione del paese è desolante. Però forse nell’arretratezza si nasconde una finestra di opportunità per qualcuno che si butta nell’epublishing (spero). 43.000 iPad venduti in un mese (di più non era possibile perché sono esauriti, io ne avevo previsti 30.000), non saranno tutti gadgettofili secondo me…

    Intanto, nel mondo reale, succede questo: http://arstechnica.com/apple/news/2010/07/ipad-goes-under-the-gauntlet-at-universities-this-fall.ars

  2. Certamente, come cantavano i Danny Wilson

    tragedy is an industry
    but it’s food for a healthy man

    Però il tipo in coda mi ha veramente fatto cadere le… braccia.

    Interessante lafaccenda delle università…

  3. Hai guardato sul catalogo online ACNP? L’ho sempre trovato molto utile, ma i periodici che riguardano l’ingegneria elettrica/energetica non sono difficili da trovare

  4. Del resto ti ricorderai che quando uscirono i primi cellulari,quei mostri enormi e pesantissimi,i primi che se li comprarono li usavano solo per fare i fighi e pavoneggiarsi in giro.Però non li usavano per telefonare …

  5. Si in effetti è un problema annoso la questione è piuttosto semplice a cosa servono le tecnologie di comunicazione più potenti dell’intera storia dell’umanità se poi il 90% di quelli che le usano lo fanno per scrivere (pardon dgt) “tvumdb”?

  6. Sulle sveglie al collo tecnologiche, ricordo sempre con piacere il tale al ristorante giapponese di Arona – una novità, la roba giappo, allora – che aspettando il take away, urlava e gesticolava in varesotto di danè e contratti. Sembrava Il compianto Guido “Cumenda” Nicheli.
    In mano quello che in quel preciso quarto d’ora era il nonplusultra della telefonia mobile.

    Finché il gioiello della tecnica, a metà concione, non si mette a suonare per telefonata in arrivo.
    Era la mamma che gli chiedeva se veniva a pranzo…

    I giapponesi sono perfidi, e gli hanno dato un solo sacchetto di carta, ma non un secondo da mettersi in testa.

    In fondo, c’è chi ipotizza che i primi automobilisti non avevano da andare da nessuna parte, semplicemente andavano e tornavano per arrotare galline e usare la trombetta.
    La fase “lucdica” di qualunque sveglia al collo tecnologica, in Italia, assume dimensioni epocali, ma pazienza. C’è chi, prima o poi, comincerà ad usare lo strumento -qualunque strumento- in modo adulto.

    Per scoprire che non serve a niente, dato che “sul territorio” non c’è nessuno che metta niente in rete.

    A titolo di cronaca, ieri stavo cercando i programmi TV di domenica (c’è Star Wars, pare) e dove si mangia l’alligatore in Florida. (Booono, ‘drillo fritto)
    Ho dodici indirizzi di Gator’s restaurants. Per l’orario, ci sto lavorando.

  7. Per alcuni sfoggiare la tecnologia danarosa è come mettere in mostra un gioiello o un diamante. Non importa se poi non sanno usarli.
    Pensa che io il mio iPad cerco di non usarlo quando c’è in giro troppa gente perché odio i curiosoni. Davvero, è una categoria che non sopporto.
    Questione di mentalità, a quanto pare…

    PS: per me “troppa gente” vuol dire 4 o più persone…

  8. E cosa dire allora della tipa che sul tram tira fuori il portatile e si mette a smanettare su Facebook?
    Che poi guarda caso è la stessa tipa che, durante il viaggio di ritorno, becchi senza portatile che ciarla al cellulare con un’amica, raccontandole di come l’abbiano appena derubata…

    Poi, ok, non è un ragionamento – ma un minimo di prudenza…

  9. E cosa dire dei buzzurri – li vedo tutti i giorni – che tirano fuori il portatile in treno, per altro affollatissimo, smanettando a caso, solo per far vedere che ce l’hanno? Possibile che abbiano lavoro così urgente da dover essere sbrigato in quei 15 minuti di tratta Rho-Milano?
    Oppure chi se ne va in giro con cellulare in mano, anche se non lo usa, nemmeno fosse un m4 in territorio di guerra: caricato e pronto all’uso. ?
    Ripeto: a me piace connettermi in giro, ma solo se non ci sono tizi che mi osservano. Sarà anche paranoia, ma se devo scrivere una mail, non voglio trovarmi il ragazzotto curioso che sbircia da dietro la spalla. Invece molti si mettono in mostra apposta.

    Eh, è un mondo davvero avariato… volevo dire VARIO.

  10. Tornando alla tempesta di stampa sui prodigi dell’E-book, se non ricordo male la Stampa aveva sparato la -appunto- sparata di Amazon sul sorpasso dell’elettronico sul cartaceo facendo un giro d’orizzonte sulla situazione in Italia.

    E il succo era che, due grossi gruppi concorrenti stanno muovendosi per un futuro molto futuro, mentre i piccoli in ordine sparso contrattando con rivenditori on-line tipo IBS.
    E che, compatibilmente con quelle che sono le esigenze, nella misura in cui il mercato, è auspicabile e prevedibile che in un prossimo futuro il 2% del catalogo sia disponibile anche in elettronico.

    Questo perché la supercazzola brematurata con lo scappellamento nella SIAE che gli editori italiani c’han paura che se mettono in digitale si futtano tutt’e’cose.
    Mentre su carta se lo vuoi lo paghi come s’è sempre fatto.

    Forse non era proprio il testo de La Stampa, che occupava mezza pagina – ma il senso era quello.

    Giustamente, peraltro – chi è che scarica un libro da McDonald?

  11. E si di gente avariata oops volevo dire varia ce n’è tanta.Detto sinceramente anch’io cerco di non parlare al telefono o di digitare col p.c quando sono fuori casa per una questione di timidezza e rispetto per mè stesso e gli altri.Invece mi fanno morire quei tipi e quelle tipe che smanettano in treno,pullman o metro che digitano o parlano ad alta voce i fatti loro e poi hanno anche il coraggio di guardare male quelli vicino.
    Ma la cosa più divertente e qui apro un OT per me sono state certe tipe che frequentavo da single che per non spendere mandavano gli squilli e gli sms con su scritto”Ho voglia di sentirti.CHIAMAMI TU”.
    Ne ho conosciute solo io di persone così?

  12. No, Nick, di persone così ne conosco anch’io. Comunicano a squilli e, purtroppo, alcune hanno anche trenta e passa anni. Fossero diciotto-ventenni, ci potrebbe anche stare (per mancanza di soldi, o per immaturità). Ma a una certa età si fa solo una figura ridicola. Eppure persistono…

  13. Brutta cosa l’avarizia.

    Ma il vertice della follia rimangono quelli che parlano al cellulare passeggiando per strada e tenendo la voce a livello massimo.
    È come stare nel loro soggiorno, quando telefonano in giro.

    Per non parlare degli equivoci – come il tipo che una sera mi incrocia per strada ed esclama
    “Eccoti qua, brutto porco, sempre a perder tempo, eh?!”
    … ma stava parlando con un collega via auricolare bluetooth.

    @locomotiva
    Già – ebook e SIAE.
    Che trano, eh, che nessuno ne parli, della SIAE, riguardo alla rivoluzione dell’ebook…?

  14. La cosa dei messaggi “chiamami” me la faceva un cliente.
    Dopo 107 messaggi random in quindici giorni (è pensionato, ha tempo), ha desistito.
    Mai saputo cosa volesse.

    E del coinvitato di pietra, la SIAE, La Stampa ha fatto un fugace accenno.
    Brutta cosa, brutta cosa.
    Sarà per quello che il giorno dopo è uscito un altro articolo che smontava la notizia Amazon descrivendo nei dettagli il funambulismo statistico usato per far spuntare un sorpasso che, nei fatti, ancora non c’è?
    Contrordine compagni! L’espressione “E-book” contiene una E di troppo e quindi va letta book e basta.

  15. Il sorpasso ci sarà in USA tra circa 5-8 anni secondo le statistiche che ho letto. Ma sappiamo tutti che è molto difficile fare previsioni, soprattutto per il futuro 🙂

    Anch’io l’ipad tendo a non tirarlo fuori a volte per timidezza, mi infastidisce che la gente lo noti, però se sono in fila in banca o alle poste lo tiro fuori e leggo, e me ne frego. Dipende dal “peso” del brand Apple, perché col Kindle non ho mai avuto problemi. In USA ce ne sono di più in giro, si notano di meno, e quindi vai più tranquillo. All’ultima fiera di giochi a cui sono stato mi sono trovato a giocare con un fan dei miei giochi che aveva il regolamento caricato nell’ipad come me… in italia saremmo sembrati due fanatici immaturi, lì eravamo semplicemente due gamers che usano lo strumento più comodo per consultare un manuale di regole.

  16. Locomotiva
    e l’assurdo è che di ebook piratati in italiano se ne trovano parecchi (così dice almeno un mio amico con la benda sull’occhio, io sono estremamente contrario alla pirateria). Penso che questa cosa scoppierà in faccia ai grandi editori italiani, e se lo saranno meritato. Peccato che poi questo trascinerà anche i piccoli come me, che sul digitale ci hanno sempre puntato, perché se la gente si abituaa piratare, dopo non fa differenza tra il volume di mondadori e quello di mario rossi selfpublishing.

  17. Confesso che lo stoccaggio ed il trasporto della ludoteca sarebe per me il principale motivo di interesse neiconfronti dell’iPad o di un ereader a colori.
    Tra l’altro, dopo la perfida pubblicità della Pinnacle (che “guardacaso” produceva da oltre un anno ebook iPad friendly per Savage Worlds), la tentazione si fa forte.
    Per fortuna che sono spiantato.
    Cioè…

  18. In realtà, non credo i grossi editori siano un eccezione.

    Il recupero della proposta D’Alia per la rettifica entro 48 sui blog (infilata a forza nel decreto intercettazioni), la proposta Carlucci anti-pedofili scritta dal responsabile UniVideo che guardacaso caccia i pirati ma non i pedofili, Il tremebondo discorso Bersani sul digital divide di un mesetto fa in cui ha parlato per un ora senza usare mai la parola internet, fino giù al sito di qualunque negozio o hotel italiano dimostrano che questo paese è ancorato tenacemente al secolo XX e non intende mollarlo.

    E, si, prima o poi la cosa gli scoppierà sul naso: più prima che poi, suppongo.
    Certo, non a causa dell’omino al McDonald col l’ippad, suppongo.

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