strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Due ore da ammazzare summer special – across the border

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Castelnuovo Belbo è l’ultimo comune del mondo, ma si trova al centro di molte possibilità.
Equidistante da Torino, Milano e Genova, tutte e tre raggiungibili in poco più di un’ora, con un po’ di iniziativa e GoogleMaps è possibile utilizzarlo come piattaforma per andare in un sacco di posti diversi.

Ad esempio…
Castelnuovo Belbo – Acqui Terme – Sassello – Albisola – Ventimiglia – Nizza

Visualizzazione ingrandita della mappa

Poco più di tre ore.

Si parte attorno alle sei, e si arriva sulla Costa Azzurra per le nove.

Nizza è una città alla quale sono legato da tempo.
Ci facevo le vacanze da ragazzino, una cugina ci ha studiato medicina e ci faceva da base di operazioni.
Oggi, con il budget ridotto e tutto il resto, ci faccio un salto una o due volte l’anno.
Faccio incetta di marmellata di arance amare, lavanda, té.
Faccio un giro del mercato delle spezie.
Un giro della città vecchia.
Poi i classici – Les Etoiles, Virgin, Fnac.

Negli ultimi anni, la città è cambiata.
Tanto per cominciare, è zeppa di italiani – che sciabattano per le vie, parlando forte, affollano i negozi trendy, si strafogano di cozze al gratin nei ristorantini sulla Rue Massena, si brasano al sole sulla spiaggia.
Nizza assomiglia sempre più a Spotorno, con decine di botteghe che vendono stuoie, ciabatte flip-flop e costumi da bagno (“Offerta speciale sui modelli italiani!” annuncia un cartello).

Scopro così che alcuni dei miei fornitori abituali hanno chiuso, o si sono trasferiti – le botteghe trasformate in agenzie immobiliari o in tourist-shop pieni diartigianato provenzale fatto in Corea.

Frattanto, l’Italia fa sfoggio di se con i quattro prodotti da esportazione estiva ormai diventati altrettanti classici

a . il ragazzino insopportabile – tra i sette ed i dieci anni, iperattivo, maleducato, capriccioso, che strepita perché vuole il gelato ad un gusto impossibile, poi strepita perché non lo vuole più

b . la ragazzotta inzoccolita – abbronzatura artificiale, occhiali da sole enormi, capello lungo liscio tinto di una sfumatura improbabile, pantaloncini cortissimi (Daisy Dukes, li chiamano gli americani) e t-shirt con una scritta oscena, rimboccata nei pantaloni solo sul davanti. Ha un prezzo, la si può comperare (per citare Jack Finney).

c . il manzo palestrato con tatuaggio tribale ed apparentemente incapace di stare fermo senza mettersi in posa

d . la carampana fintagiovane con cappello di paglia extra-large stile bohemienne, abitino stampato a fiori e tatuaggio bluastro su una pelle bruciata dal sole e solcata da rughe imbarazzanti.

Se siete fortunati, avete il pacchetto completo – un’allegra famigliola, con il SUV ed un cane ovviamente nevrotico.

Ci si sorprende abbastanza, arrivando di colpo a Nizza a metà mattina un martedì, di come le adolescenti francesi sianomolto meno volgari delle corrispettive italiane.
Sarà che c’è più varietà nell’offerta dell’abbigliamento, sarà che in Francia si perpetua una certa idea di eleganza, sarà che avere Sophie Marceau come modello anziché la Ferilli un certo vantaggio lo dà, lo stacco c’è, ed è forte.

Dopo aver tirato tardi sulla Promenade des Anglais spacciandomi per Anglais, rapido giro-shopping.
Faccio un caricò di té (Lapsang suchong!) per l’inverno, mi procuro l’ultimo romanzo di Mathieu Gaborit (leggerlo in francese sarà un buon esercizio)…

Troppo cari i dischi da Virgin, ma la visita al megastore mi riserva una scena che è destinata a restare a lungo nella mia memoria.
Padre e figlio – forse trent’anni il padre, forse sette anni il figlio.
Il ragazzino è entusiasta per la quantità di materiale dei Simpson.
Il padre gli dà corda – e qui c’è la prima sorpresa: il padre parla col figlio in un linguaggio che è quello che io associo ai ragazzini.

I Simpson sono una figata, i loro cartoni sono troppo forti, uhau, c’è anche il videogioco…

E poi, la frase che mi annichilisce

Certo che quello che ha inventato i Simpson è proprio un figo, eh… lui ha creato tutti questi personaggi ed ha fatto un sacco di soldi…

Ci rimango male.
OK, sarò un vecchio bacchettone, ma trovo profondamente sbagliato fare un discorso del genere a un bambino.
Lodare la creatività, l’immaginazione, la fantasia, evviva… ma ridurre tutto al quattrino…
NO, ridurre tutto al quattrino no.

Rientro e mi fermo a Sassello.
La rilassatezza della cittadina a metà strada fra mare e colline mi rinfranca, e mi riconcilia un minimo con i miei connazionali.
Ma la signora cortesissima che mi vende un vasetto di porcini sott’olio per mio padre, è tedesca.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

8 thoughts on “Due ore da ammazzare summer special – across the border

  1. Questa Estate ho fatto una vacanza on the road, 5000 km in macchina tra Francia, Spagna e Portogallo. Ho conosciuto molti indigeni e qualche italiano in vacanza stanziale.
    Non ho fatto considerazioni troppo profonde perchè il clima leggero e la voglia di relax mi rendeva fumosa e contorta l’operazione.
    Poi l’altro giorno il Newsweek ha pubblicato l’articolo “the world’s best countries” in cui posiziona il belpaese al 23° posto e tutto mi è sembrato più chiaro.

  2. Capitolo turisti: quest’anno sono capitato – di nuovo – in un resort a grande prevalenza di ospiti tedeschi. Secondariamente si contavano i francesi e gli italiani. Visto che era la mia prima volta in Turchia, ho conosciuto altre due categorie di turisti: i turchi e i russi, che pare affollino l’Anatolia.
    Diciamo che i tedeschi, per me, sono i migliori: educatissimi, silenziosi, riservati anche nel vestirsi. Semmai peccano un po’ di spocchia e superiorità, ma è qualcosa di non evidente, di appena percettibile.
    Anche i francesi non sono male, anche se non parlano una parola in inglese nemmeno a minacciarli.
    I turchi – va sé, giocavano in casa – erano un po’ un capitolo a parte. Comunque, quando ho avuto a che farci, si sono dimostrati cordiali, perfino un po’ timidi.

    In fondo alla classifica ci piazziamo noi e i russi. Quest’ultimi erano generalmente degli orridi butterati di mezza età accompagnati da ragazze di 25-30 anni, BELLISSIME. Credevo fosse amore, invece erano rubli.
    Gli italiani li hai descritti bene tu.
    Ti dico solo che dopo qualche giorno è arrivata una nutrita comitiva di napoletani, e sembrava che all’improvviso si fosse fermato un pullman di ultras del Napoli Calcio. Tutta gente che la sera si vestiva di marca e pretendeva di essere elegante…

  3. Sembra che gli elementi più grotteschi della produzione cinematografica di Alberto Sordi prima e Carlo Verdone dopo siano diventati la nostra faccia pubblica all’estero.
    Orribile.

  4. Sul capitolo italiani all’estero ci sarebbero tante cose da dire ma mi sembra che tu ed Alex abbiate già individuato i “fenotipi” fondamentali.Diciamo che noi italiani facciamo sempre la figura di quelli che non abbiamo mai idea di niente e sopratutto che non rispettiamo niente neanche noi stessi.
    Il massimo è stato una milanesina dentro al Louvre che urlava a squarciagola rivolta alla madre”Mamma cosa è l’ibis?”.
    Va ben tutto,ma cavolo urlare dentro un museo….
    Da napoletano poi innamorato della mia città d’origine quando lo fanno i miei concittadini mi fa arrabbiare ancora di più perchè so da napoletano ed Italiano che potremmo fare di meglio se solo volessimo.
    Però vorrei raccontare una cosacapitatamidue anni fa :io e mia moglie ci troviamo ad Amsterdam,decidiamo di farci un giro in battello sui canali,con noi salgono francesi,tedeschi e proprio dietro di noi una coppia di olandesi con figlioletto piccolo di almeno sette-otto anni.
    Ebbene per tutto il viaggio ci siamo sorbiti il tenero virgulto completamente esagitato che urlava,scalciava dava un fastidio talmente grande che nè noi nè le altre coppie riuscivamo a sentire niente della guida..nel frattempo i genitori si comportavano come se niente fosse.
    Io chiedo gentilmente in inglese di tenere il figlio un pò più tranquillo,gran sorrisi ma niente.
    Una coppia di francesi stessa richiesta in francese ed identico risultato…
    Al terzo tentativo la guida olandese visibilmente imbarazzata ha urlato alla gentile coppia di tenere tranquillo il tenero virgulto e che stavano dando fastidio agli altri turisti.
    Certo casi come questo sono molto più rari all’estero ma esistono.I cafoni esistono ovunque.Però è vero noi italiani esageriamo e dovremmo imparare dagli altri paesi europei.

  5. Cena ieri sera sulla strada del ritorno, in una piccola pizzeria sperduta sull’appennino Ligure-Piemontese.
    Il personale è inmarasma.
    in primis, è arrivata una comitiva di cinque rompitasche che non sanno decidere se prendere un tavolo da quattro e metterci una sedia (ma poi potrebbero stare stretti) o prendere il tavolo da dieci (ma poi rischierebbero di stare larghi).
    In secundis, una coppia di madri in vacanza lascia mano libera ai tre figlioletti, che corrono e strillano per il locale.

    Mentre mangio la mia (ottima, tra parentesi) pizza, non posso alzare gli occhi dal piatto – il bimbo grasso (sette-otto anni), smessi gli strepiti, mi guarda fisso, masticando una gomma come un ruminante.
    Ogni due minuti la prende fra le dita, la stira in un lungo filamento, e procede ad avvolgerla attorno alla lingua protesa.
    E poi ricomincia a ruminare.
    Senza mai staccarmi gli occhi di dosso.
    La madre gli accarezza la guanciotta con affetto.

    In Olanda, sui canali, i piccoli mostri per lo meno puoi annegarli.
    O provarci.
    Io cosa dovevo fare – tirargli il coltello?
    (non che non ci abbia pensato, eh…)

  6. Che carino…

  7. Temo dipenda molto dall’ambiente, o meglio dal contrasto con l’ambiente circostante.

    Rientrato ora dal tour de force nelle fauci del Topo, ad Orlando.
    Ultimi due giorni a sgomitare nei parchi divertimenti degli Universal Studios e il Disney Hollywood’s studios: dove c’erano italiani, ma si mimetizzavano benissimo tra gli stuoli di bimbinini biondi scottati color aragosta come i padri in canotta, madri extraextraextralarge che usavano passeggini blindati come rover per farsi strada, ragazzetti urlanti che fanno ovunque tranne che dove stanno guardando, teenager ispaniche seminude, quindicenni travestiti da MTVganst’ha. Americani enormi e flaccidi che affittavano la sedia a rotelle a batteria per muoversi (ed una vecchina esilarata dalla velocità che non lo sapeva guidare, quindi partiva a razzo, mollava i comandi, si piantava, ripartiva, centrava un carrozzino, ripartiva a zig zag)
    Non visto lì, ma sulla International drive anche una madre con bambina di sei/sette anni con stivali coi tacchi e trucco da professionista della strada (la piccina, non la madre, intendo).

    Piattoni condominiali aggrediti con le mani, unto ovunque, salse, salsine ed i bambini che corrono con i bicchieroni aperti.

    In mezzo al baillame, senti anche qualche italiano (i quattro toscanacci trucidi in fila dietro di noi per entrare nel MIB, Man In Black, per dire), ma non si notavano granché.
    E, no, non puoi buttare i bambinini cretini giù dal trenino o dalla barca nelle fauci dello squalo di gomma, ci sono le barre di sicurezza…

    Nizza ed i francesi, ahimè, temo siano lo sfondo in cui la maleducazione italiana di vede bene, aiutata anche dalla concentrazione e dal caldo.
    Pochi, pochissimi italiani bastano a farsi notare in un aeroporto germanico. Un gruppotto numeroso a New York. Praga sotto Natale ha un italiano ogni due metri ma evidentemente il gelo nordeuropeo calma un po’ l’esuberanza (ho detto: un po’)

  8. Pingback: Due Ore da Ammazzare, il Ritorno: Mezza giornata in un paese normale « strategie evolutive

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