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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

In che posizione rispetto alla filiera?

39 commenti

Primo di una serie di post ad argomento e-book, e-learning, e-publishing, e-ccetera, stimolati dalla tre-giorni di Fosdinovo, l’ebookfest del quale abbiamo già parlato poco prima della partenza.

E tanto per andare controcorrente, comincerò subito con le note dolenti.
Non che sia stata una brutta esperienza, o inutile – tutt’altro.
È stato fantastico, ho assistito ad un paio di presentazioni assolutamente entusiasmanti e il livello di scambio e generazione di idee è stato elevatissimo.

Una fatica improba?
Potete scommetterci il vostro beneamato e-reader, che è stata una sfacchinata – mi ci vorrà una settimana per digerire tutto (da cui la serie ipotetica di post a tema) e posso immaginare quanto il peso dell’organizzazione abbia spremuto fino all’ultima goccia di energia dalle organizzatrici dell’evento, Noa Carpignano e Maria Grazia Fiore.
Viste al volo poco prima di prendere la strada verso casa, parevano appena sbarcate dalle scialuppe di salvataggio della “Glen Carrig”.

Quindi, mettiamolo subito in chiaro – è stato grande.

Avrebbe potuto essere più grande?
Avrebbe potuto essere meglio?
Certamente sì.
Ogni cosa è perfettibile.

E allora, che note dolenti?
Beh, per una interessante coincidenza, quasi un espediente narrativo giocato dagli eventi, entrambi i motivi di una certa delusione sono sintetizzati da un breve dialogo.
Che vado a riferire.

Si cenava.
Ora io sono della vecchia scuola – se è vero come diceva un mio insegnante che i problemi di terreno si risolvono sul terreno, non nel lounge dell’albergo, è anche vero che seminari, conferenze, tavole rotonde e dotti interventi non contano nulla: le idee fermentano e germogliano a tavola, è a cena che ci si confronta, si chiacchiera, si diventa una squadra.

Perciò, cena.
Chiacchiere.
Breve, informale e inevitabile post-mortem delle prime due giornate.
C’è stato molto di buono, si dice.
Ci sono state cose che non hanno funzionato.
Notoriamente incapace di tacere e di mantenere un profilo basso, dico la mia.

Ciò che è davvero mancato, io credo, sono stati i lettori. Gli utenti ultimi dell’ebook, qui all’ebookfest, non si sono visti.

Mi guardo attorno in cerca di reazioni, conferme, spunti.
Un commensale due sedie più in là mi guarda e mi domanda…

Tu che posizione occupi esattamente nella filiera dell’ebook?

Caspita!
Cerco di spiegare.
L’insegnamento, le nuove tecnologie, l’Atlante Online dei Foraminiferi, i lunghi dibattiti qui, su questo blog, fra appassionati di lettura (in ogni forma, su ogni supporto)…
Cerco.
Lui si volta, comincia a parlare con qualcun’altro.
Fine della discussione, per lo meno su quel versante.

OK.
Ora ricapitoliamo.

L’assenza dei lettori è critica.
È legata io credo solo in parte alla diffusione della notizia, e discuteremo magari fra un paio di giorni (o nei commenti!) sul perché i lettori se ne sono stati a casa – a leggere, presumibilmente.
Di sicuro, tuttavia, la struttura aperta di molte discussioni – affascinantissime, utili, stimolanti – ha sentito fortissima la mancanza del punto di vista dell’utilizzatore finale.
Hanno parlato gli autori.
Gli editori.
I distributori.
I fornitori di supporto logistico.
Gli accademici.
Persino uno stravolto come il sottoscritto (le slide del mio intervento vanno on-line in capo a 24 ore, e poi le linko qui, e ne parliamo).
Ma non i lettori.

Riguardo alla mia posizione rispetto alla filiera dell’ebook, si tratta certamente della forma più convoluta che mai io abbia incontrato del semplice “E tu chi cazzo saresti?”
Sottointende – e il successivo sganciarsi dalla discussione conferma il sospetto – che l’opinione sia nulla senza un curriculum approvato a supportarlo.
Resta da vedere chi debba essere a fornire l’approvazione del curriculum.
E da questo deriva forte, fortissima, l’idea che alcuni siano qui non per gli ebook, l’elearning, l’epublishing o quant’altro, ma stiano semplicemente manovrando, come da sempre si manovra nel mondo accademico, per occupare quel posto, quella poltrona, quel ruolo – la posizione di quello che approva i curricula.
L’ipotesi della presenza di simili manovre politiche passatiste (si può dire passatiste?) dove invece si dovrebbe discutere della realtà e del futuro è sufficiente ad avvilirmi.
Possibile che sia ancora una volta la solita corsa a diventare il padrone dell’argomento di ricerca per poi saturare le solite riviste dei soliti articoli che nessuno (ma davvero nessuno) si fila?

Comunque sia, la mia risposta alla domanda è stata palesemente la risposta sbagliata.
Non so quale avrebbe potuto essere quella giusta.
Di certo, il mio tentativo di spiegare la presenza di un paleontologo fra tanti cultori della letteratura, ha fallito, ed ha automaticamente delegittimato la mia opinione agli occhi dell’interlocutore.

Oppure chissà – è stata la mia pettinatura, o un qualsiasi altro dettaglio idiota.

Mi resta, forte, irrisolto e chiaramente fondamentale, il problema della mia posizione nei confronti della filiera dell’ebook.
Non so.
Forse questa….?

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

39 thoughts on “In che posizione rispetto alla filiera?

  1. Già uno che parla di filiera come se parlasse di produzione di automobili non ha capito granchè… Perché, almeno per quelli come me, la pubblicazione elettronica è esattamente l’eliminazione della filiera, o quanto meno la sua riduzione, a tutto vantaggio dell’utente finale e dell’autore/editore.

    Just my 2c. Vado a continuare la lettura di Black gate magazine.

  2. Condivido l’osservazione.
    Oppure diciamo che, con l’adozione dello strumento elettronico, esistono diverse tipologie di filiera, con diverse lunghezze, diverso numero di elementi, diverse… mah, sociologie?

    Buona lettura – anche di BGM parleremo, perché anche quella è editoria elettronica.
    Peccato che tu e Quiller non abbiate avuto più pazienza 😉

  3. La cosa divertente è che in Italia in baronisauri accademici non cambiano mai.
    Poteva andarti peggio:poteva chiedeti quali erano le CRITICITA’, secondo te, della filiera.
    Poteva appellarsi alla tua mancanza di SINERGIA,oppure accusarti di MANCATA ADERENZA AL TARGET ;mettila così da paleontologo quale migliore occasione di studiare la dinamiche dei dinosauri che un perfetto esemplare di baroni sauro italiense.
    Poi chissà perchè il tuo post mi ha ricordato di quando all’università di Napoli si organizzavano seminari sull’importanza del latino per i giovani ed i vari convenuti sproloquiavano su quello che dovesse piacere o meno ai giovani(tutti d’accordo che ai gggiovani il latino piace tanto) peccato che il più giovane dei convenuti medesimi avesse l’età di Andreotti e non sapesse neanche l’italiano figuriamoci il latino.
    P.s.
    Prima di eventuali polemiche a me il latino piace,ma non insegnato da uno che sembra Andreotti e mi sbaglia le coniugazioni.
    P.s 2.
    Io non ho un e-reader perchè preferisco ancora il cartaceo quindi non posso scommetterci niente.

  4. Episodio davvero gustoso, da commedia sofisticata.

    Tu c’eri e io no, ma magari oltre che alla cadrega accademica, visto che l’argomento è “hot” e “sexy” e c’e’ molto “hype” :-), magari c’e’ l’ambizione a qualcosa di ancora più terreno, come il diventare opinionista di riferimento sull’argomento per talk show, trasmissioni televisive, etc, o alla peggio per rimediare un ebook reader aggratis da qualche distributore. Ma forse eccedo nel pensare male.

    PS: argomento Black Gate – anche Andrea si è scimmiato subito, eh? Decisamente Davide sottostimi la tua influenza come “trendsetter”

  5. Ho smesso di frequentare fiere di questo tipo quando mi è parso chiaro che la maggior parte degli intervenuti la vede principalmente come una opportunità di autopromozione o al limite, un’occasione per rinverdire il business. Una cosa per addetti ai lavori dove lo scopo principale è quello di aumentare le proprie possibilità di sussistenza, il tutto edulcorato da una certa dose di sorrisi e disponibilità mostrata davanti agli stand e subito dopo negata una volta spenti i riflettori.
    In ogni caso non mi stupisce la mancanza dei lettori (ho sempre identificato il lettore come una figura reazionaria), mi sono fatto l’idea che l’ebook piaccia più a chi scrive (per il taglio delle intermediazioni sopra menzionato) che a chi legge, al lettore medio in fondo, interessa più cosa è scritto che dove e molti vedono ancora l’ebook solo come un modo per leggere gratis (il grande Cthulhu dell’editoria).
    Forse serve ancora tempo, alla domanda sul perchè mancavano i lettori mi domanderei piuttosto sul perchè avrebbero dovuto esserci.

  6. @eugenio
    Capisco benissimo e condivido l’idea del lettore reazionario (“Ah, io ormai mi rileggo solo i classici”). Idem per la faccenda del leggere gratis.

    Però è curioso – un sacco di semplici automobilisti frequentano i saloni dell’automobile, il Salone del Gusto di Torino è affollato di gente che mangia e non di cuochi…
    Ed i lettori vanno alla fiera del libro – che trattano da grande magazzino, certo, ma poi si sciroppano anche l’intervento dello scrittore cool del momento.

    Da lettore, vedo un sacco di buoni motivi per interessarmi all’evoluzione della mia attività da diporto principale.
    Sentire opinioni un po’ più articolate del pur legittimo “Io sull’ereader posso caricarci tutti i romanzi di Agatha Christie e portarmeli in giro”, non mi sarebbe poi dispiaciuto.

    Ma del rapporto autori-editori-lettori parliamo casomai poi, quando toccheremo l’argomento pornografia…

  7. @Quiller
    Come diceva il Grande Cthulhu, a pensar male si fa peccato, ma di solito non si sbaglia.
    O non era Cthulhu?
    Comunque l’han detto.

    Eppure, per quanto trendy il tema, il convegno è stato tutt’altro che improntato al hype – il che è bene, molto bene.
    Vero, hanno cercato disperatamente di vendermi una Lavagna Interattiva Multimediale, ma faceva parte del gioco.

    Su Black Gate – sì, la scimmia è furiosa, ma mi pare anche che sia ben giustificata.
    Anche se per me il trendsetter resta una sottorazza canina… 😛

  8. Il sospetto che ho da parecchio tempo è questo: ma i lettori di ebook, dove stanno?
    Io i miei – cioè coloro che leggono la mia robaccia – li “stano” grazie al blog, ma a volte mi chiedo come faccia una casa editrice specializzata in epublishing a fideizzare dei lettori che “non esistono”, o che sono molto restii ad avvicinarsi a questa nuova realtà.
    Voglio dire: è più facile per un blogger-scrittore creare un rapporto con un certo numero di lettori, mentre una casa editrice, che ovviamente ha dei rapporti più distaccati e istituzionali col suo pubblico, rischia di passare del tutto inosservata.
    Il che, da una parte, conferma la mia previsione: gli ebook in Italia percorreranno due binari. Il primo, secondario e di nicchia, sarà quello delle autoproduzioni (quello che mi sta più simpatico). L’altro sarà quello di tutti coloro che vedono negli ebook solo un altro modo per far soldoni. Che poi è ciò che stanno facendo i grandi editori.
    Tutto ciò che sta nel mezzo – editoria di media caratura, molto specializzata in determinati generi, con reali abbattimenti di spazi etc etc – farà molta fatica a trovare dei lettori.
    Inutile dire che spero di essere smentito…

  9. Ciao Davide,
    ci siamo conosciuti all’ebookFest. E’ stato un piacere conoscerti e ho trovato i tuoi spunti di riflessione estremamente interessanti e non banali. Per quanto mi riguarda, sono davvero contenta che a un evento di questo tipo abbia partecipato uno come te, che forse non avrà una posizione ben definita nella filiera dell’ebook, ma che ha molto da dire e sa farlo in modo pertinente e non convenzionale. Grazie di non avere un curriculum approvato da “quelli della filiera”!

  10. Bentrovata, Sonia!
    … e grazie per il tuo commento.
    Wow! Non merito tanto.

    Di sicuro, tuttavia, questa faccenda della spaccatura fra chi cerca una soluzione, e chi invece cerca solo una posizione, prima o poi diventerà critica.

    Ne parleremo ancora.

  11. Comunque, riallacciandoci a una tua richiesta di qualche giorno fa, io sto provando in questi giorni, sul PC (Acrobat Reader) e su un vecchio BlackBerry (con Mobipocket), qualche esperienza consistente di lettura di testi “da diporto”.
    La prima cosa di cui si sente la mancanza se non c’e’ è proprio la navigabilità, sia per ritrovare “il segno” nel caso di romanzi o comunque letture sequenziali, sia per saltare da un articolo ad un altro nel caso di una rivista.

  12. Il che pare poco, ma è una osservazione che solo un lettore poteva fornire.
    Grazie Quiller, e buona lettura.
    Ora puoi tornare al tuo posto nella filiera… 😛

    (ma sono solo io a trovare l’espressione “filiera”, in generale, orribile?”

  13. 🙂

    Sembra un’espressione mirata a togliere valore a chiunque, nella filiera, occupi una qualsiasi posizione.
    Non l’individuo che conta, è la filiera.

  14. Quiller,
    il problema di forndo è che gli strumenti che menzioni NON sono il modo migliore per fruire un ebook. Te lo dice uno che ha sempre sostenuto l’edoitoria elettronica, anche e soprattutto col proprio portafoglio, ma non ha MAI leto un ebook finché non ha avuto lo strumento giusto per farlo.

    Fatti prestare un ipad o un kindle 3 per un giorno e poi ne riparliamo 🙂

    Tutte le applicazioni di lettura su questi hardware tengono il segno e offrono navigabilità con vari sistemi. Il kindle 3 costa 150 dollari… se leggi molto, e leggi in inglese, te lo ripaghi in meno di un anno solo con la differenza di prezzo tra le edizioni cartacee e le edizioni elettroniche.

    in ogni caso, se puoi permetterti il costo, consiglio l’ipad perché oltre a leggere lo usi in tanti altri modi. te lo dice uno che sosteneva l’epaper e si è convertito dopo aver usato l’ipad mezza giornata.

  15. Nick ha ragione, siamo circondati da baronisauri che tentano di possedere o condizionare i pollilettori in batteria.

    La scenetta alla Bridget Jones (dove naturalmente Davide era nella parte di Bridget) è splendida come apertura del libro che porterà Davide ad un successo mondiale, con tanto di fil e Hugh Jackman nella sua parte. Perchè questi signori rovinano ciò che di più bello ha l’arte, i baroni, i presupponenti, i presuntuosi, gli intellettuali programmati, i critici incazzati col talento perchè loro non l’hanno mai avuto, quelli con il curriculum a mollo nella raccomadazione del commendatore.
    Da quello che leggo in questo blog, Davide, tu hai i tuoi lettori, e quel tizio no. Hai da dire, e dici, continuamente, ogni giorno, la tua vita è scrittura.
    Molte volte mi sono chiesta quanti scrittori non letti si nascondano nelle pieghe della storia, quante inascoltate poesie, quanti personaggi muti tra le righe degli appunti chiusi in soffitta.
    Ma internet e l’eBook, in questo caso, sono uan spettacolare fiera aperta a chi davvero sa sostenere un confronto, dialogare, senza ergersi su piedistalli accademici.
    Il difficile è farsi leggere, e ancora di più, emozionare, anche solo per un istante, non parlare a vanvera per il piacere di enunciare le proprie elucubrazioni.

  16. “Tu che posizione occupi esattamente nella filiera dell’ebook?… Tu che posizione occupi esattamente nella filiera dell’ebook?… Tu che posizione occupi esattamente nella filiera dell’ebook?…”
    Era l’unico pensiero che riusciva a formulare. L’unico.
    “Tu che posizione occupi esattamente nella filiera dell’ebook?”
    Non era felice, questo no, ma non si sentiva nemmeno depresso. Era una sensazione che somigliava al fluttuare per aria, anche se per aria in effetti non ci aveva mai fluttuato.
    Le cose apparivano velate, un po’ distanti. Forse semplicemente poco interessanti.
    E cominciava, finalmente, a rilassarsi.
    “Tu che posizione occupi esattamente nella filiera dell’ebook?…”
    Venne colpito improvvisamente da un potentissimo lampo di consapevolezza, quasi fisica, di un’intensità tale da rasentare il dolore… o era piacere?
    “Tu che posizione occupi esattamente nella filiera dell’ebook?…”
    Era stato un attimo, un istante velocissimo: con un colpo feroce e inaspettato aveva spaccato la bottiglia del vino su bordo del tavolo e si era avventato a sfregiargli la faccia col coccio tagliente.
    Beh, con tutto quel sangue che gli usciva dai tagli e la carne sbrindellata e le urla, che posto occupava esattamente nella filiera della macelleria?…

  17. @Orlando
    Meraviglioso.
    Molto Richard Stark.

    @Lady
    Per la secona volta in un giorno ricevo complimenti da una signora.
    Potrei cominciare a montarmi la testa.
    E poi, Hugh Jackman… io credo sarebbe più adatto John Goodman 😉

    @Andrea
    Gli ereader costano ancora troppo cari.
    Aspettiamo i cinesi con ansia… e poi c’è un’affare che si chiama wetab, mi pare…
    Sì, WeTab.
    L’han fatto i tedeschi.
    Be afraid. Be very afraid.

  18. @Lady e Davide: propongo come compromesso la mozione “Paul Giamatti” 🙂

    @Andrea: non temere, le mie rabberciate esperienze attuali non mi distoglieranno facilmente dell’eBook. Direi però che l’e-ink mi sembra più congeniale, vediamo se per Natale ho voglia di regalarmelo, nel frattempo vado avanti a PDF malconvertiti…

    @Orlando: bravo! Io ci sento echi di Patrick Bateman

  19. Davide, è stato un semplice problema di comunicazione. Il tuo vicino di tavolo si aspettava una parola sola come risposta e quando hai provato a spiegarti si è distratto 😀

    Oppure se vogliamo essere seri c’è quella cosa carina per cui il fanzinaro è multidisciplinare e curioso, il professionista è monotematico e annoiato. Non vale al 100%, ma spesso è così. E direi che è colpa per esempio di certi canali tramite cui si diventa professionisti, per esempio certe scuole, a cui ti ci iscrivi perché hai i soldi (e quindi non ti frega una cippa, fa figo lavorare nella comunicazione) oppure che ti inquadrano talmente tanto che lungo la strada il tuo entusiasmo lo perdi. E’ uno dei rischi dell’insegnamento – e sono io che ho un sacco di pregiudizi! Ah, e attenzione, ti ho appena dato del fanzinaro, quindi sei libero di insultarmi 🙂

    Quanto all’assenza di lettori, credo sia ancora parecchio prematuro. Tra l’altro l’editoria ha un problema: gli eventi si fanno attorno agli autori, non attorno ai libri, perché incentrarsi solo su quest’ultimi sarebbe… problematico. Magari ci fai un circolo di lettura, non un evento grande o grandissimo.

    Sì ma chiacchiere e chiacchiere, ‘sta benedetta notte dell’Iguana?

  20. La notte verrà, Fulvio.
    Tieni d’occhio la pagina opportuna.

    Ed erano anni, in effetti, che non mi si dava del fanzinaro.
    Resta da stabilire quale sia la mia posizione nella filiera della fanzine…
    Ma d’altra parte, il trucco è proprio quello – il fanzinaro copre tutte le basi: è autore, illustratore, editor…

    Ma per me non si tratta solo dei libri.
    E all’università me l’avranno detto mille volte, “Hai troppi interessi.”
    La risposta rimane sempre e comunque la stessa.
    Fatemi causa.

  21. @ eugenio
    il tuo giudizio così tranchant: “Ho smesso di frequentare fiere di questo tipo quando mi è parso chiaro che la maggior parte degli intervenuti la vede principalmente come una opportunità di autopromozione o al limite, un’occasione per rinverdire il business… ” è assolutamente ingiusto nei confronti dell’eBookFest, organizzatori, relatori, partecipanti tutti – e sono certa che Davide può confermare. L’espressione “questo tipo di fiere” non è assolutamente adeguata, tantopiù che non ti sei preso la briga di partecipare ed evidentemente non hai idea di cosa sia.
    L’eBookFest NON è una fiera, tanto per dire.
    L’eBookFest non appartiene a nessun “questo tipo”, quale che sia nella tua testa.
    L’espressione “la maggior parte degli intervenuti” – che non hai neanche idea di chi siano e cosa facciano, leggiti almeno il programma per cortesia – è offensiva e non rende giustizia a tutti i relatori che hanno messo GRATUITAMENTE a disposizione il loro tempo e le loro competenze per delle giornate formative altrettanto gratuite.

    Scusami Davide per questo commento duro, non è mia abitudine polemizzare in casa d’altri, ma il pre-giudizio di eugenio è offensivo nei confronti di tutti quelli che hanno contribuito a qualsiasi titolo all’evento, anche nei tuoi.
    L’organizzazione dell’eBookFest è basata totalmente sul volontariato.
    I relatori dell’eBookFest non hanno visto una lira e sono venuti a loro spese.
    Alle aziende che a qualche titolo hanno partecipato è stato chiesto un piccolissimo contributo di sponsorizzazione, ma visto che la maggior parte delle demo erano sperimentazioni di scuole e università, alle quali ovviamente non è stato chiesto nulla, questi non coprono neppure le spese.
    E chissà, forse è proprio perché ce li metto di tasca mia che commenti come questo mi fanno incazzare.

    Sulla questione del ruolo di Davide nella filiera editoriale… bè, ci siamo già fatti due risate, e non è stata l’unica chicca tirata fuori dal barone di turno, sto attendendo con trepidazione il post di Maria Grazia sulle donne che sanno leggere e scrivere. Ma su cinquecento presenze qualcuno che svariona ci può anche stare no? Altrimenti che gusto c’è?

  22. @Noa
    Grazie del post e ben trovata!

    Non credo che il commento di Eugenio volesse essere più che una generalizzazione abbastanza amara sul valore spesso dubbio di molte iniziative che sono meritorie sulla carta, ma fallimentari nella realtà.
    O per lo meno, io l’ho interpretato in questo modo.
    Mi dispiace naturalmente per l’incazzatura.

    Come accennato nel post principale, l’organizzazione è stata ottima – e la sopravvivenza dell’evento agli inevitabili intoppi (incluso uno sciopero delle ferrovie!), ne è la dimostrazione.
    Allo stesso modo, e come spero di riuscire a raccontare a breve, non appena avrò messo in ordine le idee, la tre-giorni è stata altamente soddisfacente e stimolante per me e – da commenti colti qua e là – per gran parte dei convenuti.

    Ed il fatto che nessuno ci abbia visto una lira, o peggio ancora che l’organizzatrice principale ci abbia rimesso di tasca, è certo un peccato, ma è anche, per me, una garanzia più che sufficiente della qualità dell’intera faccenda e una conferma dell’integrità dell’organizzazione.
    Anch’io ho lavorato gratis o ci ho rimesso di tasca per creare qualcosa in cui credevo, e capisco benissimo come ci si sente. Ma ho anche imparato che il non toccare quattrini ci mantiene puliti.
    Bella consolazione, mi dirai, e non hai mica torto.

    Rimane l’annosa questione della mia posizione rispetto alla filiera – un trauma che mi porterò dietro per lunghi anni di costosissima terapia (ecco che fine fa la mia borsa di studio!)

    Se fossi uno che bada a queste cose, direi che domanda ed atteggiamento di quel signore sono state piuttosto scortesi nei miei confronti e ancora di più nei confronti di chi mi ha concesso uno spazio, e chi ha speso il suo tempo per ascoltarmi.
    Ma questa non è una gara a chi è più offeso o incazzato.
    Piuttosto mi interrogo da dove vengano, ed a cosa possano portare certi atteggiamenti a certi livelli.
    E cerco di riderci sù – dopotutto ho dei lettori che ci vedono un riferimento a Bridget Jones e mi ci appiccicano addosso Hugh Jackman…
    Chissà dove sta, nella filiera, Hugh Jackman…? 😉

  23. Dai Davide,nella filiera sei più in alto di Hugh Jackman.
    Tu fai le conferenze sugli E-book,magari Jackman non sa neanche pronunciare al parola E-book.
    E poi vorrei ringraziare gente come noa,che organizza le cose come volontariato.
    Anche se non ci sono andato alla conferenza in questione,so per esperienza in altri ambiti,quanto sia importante il lavoro dei volontari e di chi magari ci rimette pure i soldi sopra ma agisce per passione.
    P.s.Lieto che il termine baronisauri sia piaciuto.
    P.s.2.Visto la scena sarebbe più indicato Dan Aykroyd.
    Buone filiere a tutti.

  24. Questione costo ereader…
    Ho pagato 500 euro l’ipad (in realtà un po’ meno perché da italiano furbo l’ho comprato tramite un amico che si trovava a LA). Ora, sul mio ipad ci sono già oltre trecento fumetti, una ventina di riviste, una ventina di wargame e una cinquantina di romanzi. Facciamo due conti?
    I fumetti li ho pagati da zero a 1,50′ risparmiando circa 1 euro rispetto alle edizioni cartacee italiane.
    Quindi ho già recuperato circa 300 euro. In realtà molti di più se consideri che sono in edizione originale, molti mai tradotti, e comprarli su amazon avrebbe aggiunto spese di spedizione e dogana.
    I romanzi, quasi tutti pulp gratuiti o quelli della serie Destroyer comprati su Fictionwise per circa 3-4 dollari, hanno comportato un risparmio di almeno 5-6 euro a titolo. E ho potuto leggere roba che non è facilmente rintracciabile in cartaceo.
    Non serve che continui a fare i conti…sui wargame, un pdf costa di solito 8-12 euro al massimo, contro i 18-24 del cartaceo… Non parliamo del ricchissimo dizionario monolingue regalatomi da amazon per aver installato l’app kindle su ipad… Altri 50 euri almeno
    Quindi alla fine secondo me l’ipad costa troppo poco… Infatti quando è uscito molti si aspettavano un prezzo d’entrata attorno agli 800-1000 euro.

    Se poi fumetti, email e colore non vi interessano, e vi basta la parola in bianco nero e la musica, allora un kindle a meno di 150 euro renderà il risparmio ancora più notevole.

  25. Specifico che i fumetti che ho pagato zero euro sono quelli offerti gratuitamente dai signori Marvel, DC Comics, Image etc, NON fumetti piratati ovviamente.

    Per chi fosse interessato, un blog interessante è http://ereaderjoy.blogspot.com/ dove ieri ho VINTO un Kindle 3 (o accessorio di pari prezzo a mia scelta, penso che prenderò una card itunes) per aver postato il primo commento 🙂

    L’autore è un appassionato di lettura digitale e già nel suo vecchio blog ( http://www.eolake.blogspot.com/ ) potete trovare molte discussioni a riguardo dell’ereading.

  26. @Andrea
    Capisco benissimo e concordo in pieno sul fatto che un iPad (io lavoro con mappe e diagrammi, per cui il colore è fondamentale) un lettore forte lo ammortizza in tre mesi senza fatica.
    E se proprio il bianco e nero mi fa considerare il kindle a 100 sterline comunque troppo caro, per l’iPad è la spesa in una botta sola di una cifra ragguardevole, che mi blocca.
    Lo vendete anche a rate? 😉

  27. Ehm, ehm… Noa mi aveva segnalato il tuo post ma ieri sera, dopo 10 ore di auto e mesi di lavoro alle spalle sono crollata. Non è il momento di complicate disquisizioni: nel lunga chiacchierata notturna di fine avventura concordavamo con la sensazione di vuoto che ci accomuna, scaturita anche dal non aver potuto vivere questi giorni come ci sarebbe piaciuto. Le emozioni devono posarsi sul fondo, credo, prima di riuscire a vedere il bosco invece dei singoli alberi. Dunque solo qualche nota a margine dei commenti qui e lì.

    1) Davide era all’eBookFest perché ce l’ho invitato io, in quanto ho valutato il suo background culturale particolarmente prezioso per realizzare quella rete dialogica dalle mille sfaccettature che abbiamo tentato di mettere su. Il suo seminario era in contemporanea con quello di Maragliano eppure la gente c’era ed ha apprezzato moltissimo il suo intervento che posso annoverare tra i migliori dell’evento.
    La sera precedente (in cui eravamo seduti allo stesso tavolo) la cena è stata abbondantemente condita da disquisizioni profonde e trasversali tra vicini, la maggior parte dei quali estranei alla “filiera” (me compresa). Ciò non toglie che sia stata apprezzata da due rappresentanti di una delle aziende espositrici, interessati alla narrative non lineari. Per la serie: non può andar bene tutte le sere! 😉

    2) Io non appartengo alla filiera o almeno non credo o forse non ancora. Ma questo è un falso problema o, piuttosto, una questione su cui è inutile perdere tempo. Io sono una che si occupa di formazione e riflette e sperimenta sull’utilizzo che dei testi si fa nei percorsi formativi. Un testo digitale non sarà necessariamente migliore o peggiore del suo omologo cartaceo solo perché digitale. Prima di parlare di supporti (o almeno di sancire il primato di uno sull’altro) è fondamentale parlare della forma che il contenuto può prendere grazie ad essi e delle possibilità di apertura dei percorsi interpretativi alla rete dei segni nella sua globalità. Questo è stato uno dei pilastri su cui si sono fondate le scelte fatte da noi in merito ai contributi dell’eBookFest (da cui il risentimento di Noa).

    3) Per quanto riguarda i lettori, bisogna anche distinguere le categorie. Per i libri di testo scolastici – che mi hanno riguardato più da vicino – esiste una strana discrasia: ufficialmente i destinatari sono gli studenti ma la scelta dei testi è nella mani del docente che è a sua volta lettore ma con il potere di scegliere (ed imporre) il libro ai lettori di cui sopra. Ed è un argomento che è stato affrontato anche nella tavola rotonda di domenica mattina, in cui qualcuno ha sottolineato la presenza di un convitato di pietra che nessuno si preoccupa di coinvolgere nella scelta.

    Per ora passo e chiudo. Buona giornata 🙂

  28. Hai scritto rete dialogica sul mio blog?!
    Wow!
    Altro che filiera, altro che Hugh Jackman… 😀

    In effetti di formazione, didattica e delle idee che sono germogliate parliamo nel prossimo post sull’evento.
    La decisione di partire dalle note dolenti è stata motivata dal voler togliere subito di mezzo il (pochissimo) negativo, e farci due risate alla faccia della filiera.

    Di sicuro d’ora in avanti farò più attenzione a dove mi siedo a tavola…

  29. Libri o ebook che siano, il lettore viene sempre additato dagli addetti ai lavori come la causa di tutti i mali. E ne siamo stufi. Abbastanza da aver capito che alle fiere noi rappresentiamo solo il pollo da spennare. Purtroppo è inevitabile generalizzare, visto che l’unico modo per evitarlo sarebbe andare a tutte le fiere di ‘sto mondo.
    Per giustificare la spesa di un ereader si deve avere volumi di lettura enormi, e leggere in inglese, come ha già detto qualcuno. Leggere tanto. Leggere in inglese. Ehm… sarò di un altro pianeta, ma persone che leggono TANTO IN INGLESE non ne conosco.
    Ha ragione chi ha già detto che l’ebook interessa più chi lavora nell’editoria (sopratutto gli autori) piuttosto che i lettori. Come lettore “non forte”, gli ebook e quindi gli ereader mi lasciano molti dubbi sulla loro validità per quanto riguarda la narrativa d’intrattenimento. Per quella scolastica invece li riterrei sicuramente utili.

  30. Izzy
    a volte dimentico di vivere in italia, anche perché scrivo e pubblico principalmente in inglese, e ho più contatti e amici di cultura anglosassone che latina. La lingua è forse uno dei tanti motivi per cui questo paese ha sempre una marcia in meno in tutti i media. Una lingua difficile, che parliamo solo noi, e che esprime una cultura spesso un po’ provinciale, non multietnica e a volte perfino razzista, con contenuti che in gran parte NON interessano il mondo occidentale più sviluppato. Un po’ la stessa cosa che succede col cinema.

    Soprattutto per la cultura di nicchia, scrivere, pubblicare o semplicemente voler leggere in italiano significa essere azzoppati da un mercato inesistente, che alla fine punisce anche i lettori.. io i miei libri li pubblico in italiano mesi dopo che sono usciti in inglese, perché il mercato italiano è fondamentalmente una perdita di tempo… lo faccio per vanità e orgoglio nazionale, e perché vendendo le copie stampate — il pdf agli italiani non piace, e quando piace lo piratano –ammortizzo un po’ i costi di fiera. Potrei starmene a casa a lavorare ad altri libri in inglese, invece “perdo tempo” alle fiere italiane anche per avere un po’ di contatti umani.

  31. Io leggo tanto in inglese.
    Da anni.
    Perché costa meno e c’è più varietà.
    Se un centinaio di volumi l’anno (anche qualcosina di più) conta come tanto.
    Il che significa – per ovvia estensione delle osservazioni di Andrea – che prima o poi adotterò anche un e-reader.
    Poi conoscendomi, comprerò in cartaceo quello che mi è piaciuto in digitale.
    Ho l’anima gretta del collezionista 😐

    Sono invece più che sicuro, e concordo con Izzy, che l’ebook possa risolvere un sacco di problemi a scuola – a cominciare dai problemi ortopedici dei ragazzi gravati da decine di chili di libri.
    Ed è qui che il fattore prezzo pesa.
    Perché è vero che centotrenta euro di Kindle sono nulla rispetto alla spesa annua per i libri di testo dei ragazzi, ma io per la didattica vorrei il colore e la programmabilità.
    Che vuol dire – ora come ora – 500 euro di iPad.
    Il rischio è che si crei uno sbarramento, un “digital divide” che è di fatto solo un “quattrino divide”, all’interno di unsistema scolastico come il nostro che pare sempre più deciso a privilegiare i meriti, sì, ma quelli finanziari dei genitori.

  32. Davide,
    l’ipad credo sia ratealizzabile presso il tup apple store di fiducia. Non so che cosa chiedano per la ratealizzazione. Un mio amico (che non ha la busta paga ma ha la partita IVA) se l’è comprato a rate e paga circa 20 euro al mese.

  33. Davide
    ci sono già università in USA che lo hanno adottato in via sperimentale. I soldi vengono dalla retta. Per alunni più giovani, resta un po’ il problema che sono troppo scalmanati e rischiano di romperli.

  34. Girano voci che a Natale Amazon abbasserà di nuovo il prezzo del Kindle. Qualcuno, non ricordo dove, ha predetto che arriverà sotto ai $90 nel giro di un anno.

  35. Andrea, grazie delle info.
    Ho solo una brutta notizia, che spero non scalfirà la stima reciproca che ci lega: io non ho un negozio Apple di fiducia perché piuttosto che usare un computer Apple mi taglio un piede con una motosega 😀

    È questo che mi scoccia – finalmente Jobs & Co. hanno fatto qualcosa di buono, ma sono troppo attaccato ai miei pregiudizi per buttarmici subito e dargli la soddisfazione.

    Ma non ho fretta.
    Qualcosa di buono uscirà… mi basta aspettare che qualche early-adopter trovi qualcosa di più figo da sfoggiare con gli amici, e venda il suo iPad su ebay… 😛

  36. guarda, io la pensavo come te, e sono stato convertito dal tocco dell’ipad 🙂 Mai avuto un checchessia di Apple prima, e mai desiderato averlo (per il prezzo e per il social stigma che comporta).

    Se compro l’ipad 3g ti rivendo il mio 32gb wi-fi 🙂

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