strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Folksonomy e oltre

4 commenti

La lezione tenuta da Andreas Formiconi a Fosdinovo merita un post a parte.
Questo.

Il tema dell’intervento era il concetto di folksonomy.
Per chi se la fosse persa, la folksonomy è la tassonomia, la classificazione, creata dal basso, apartire dall’azione della popolazione, che marchia gli oggetti da classificare con tag più o meno personali.

O come dice Wikipedia

una categorizzazione di informazioni generata dagli utenti mediante l’utilizzo di parole chiave (o tag) scelte liberamente

La folksonomy è, a modo suo, il motivo per cui Amazon.com vi suggerisce certi libri e non altri sulla base non solo di ciò che avete acquistato, ma anche sulla base di ciò che altri hanno acquistato e gradito.
La folksonomy è, a modo suo, il motivo per cui LastFM vi consiglia gli ultimi successi di Gigi D’Alessio se avete ascoltato prevalentemente Alan Parsons Project o Genesis, o se fate una ricerca per Progressive Rock.

Il secondo punto è il motivo per cui io sento dire folksonomy e comincio a sudare freddo.
Perché i nativi digitali sono spesso piuttosto casual nell’attribuzione delle etichette.
Quello “scelti liberamente” di Wikipedia racchiude un sottinteso tutt’altro che banale – la libertà comporta la responsabilità.

Senza responsabilità, sono libero di etichettare Gigi D?Alessio come Progressive Rock.
È successo.

Al suo meglio, ovviamente, la folksonomy permette di creare indici multidimensionali.
Di mettere lo stesso libro su più scaffali contemporaneamente, per usare la metafora utilizzata da Andreas.

Ma l’intervento di Andreas è andato molto oltre.
In uno stupefacente colpo di teatro, il relatore è riuscito, senza l’ausilio di supporti elettronici – no PowerPoint! – a comunicare un volume colossale di informazioni.
Una faccenda un po’ strana e un po’ esoterica come la folksonomy è stata riportata al suo stato naturale – trattandosi di uno dei modi nei quali i nostri cervelli funzionano normalmente, cogliendo connessioni e paralleli fra fonti diversi, in modi diversi ed in momenti diversi.

La rete, quindi, con le sue nubi di contenuti etichettate multidimensionalmente dagli utenti, si rivela per ciò che è – una estensione dei nostri naturali processi mentali, informata ed organizzata da strumenti che emulano le nostre funzionalità naturali.

O, in altre parole, non c’è nulla da temere.

Aggiungo a titolo personale che lo stile di esposizione di Andreas mi ha riconciliato con la categoria degli insegnanti.
La carica di entusiasmo, intelligenza e curiosità che Andreas riesce a trasmettere, dimostrando una capacità di comunicazione impareggiabile, mi porta ad invidiare i suoi studenti, e mi induce a pensare che ci sia una speranza per la didattica in italia.

Nulla che due giorni a contatto con l’Università nazionale non siano riusciti a colare a picco, nturalmente.
Ma per due giorni, è stato bello tornare a crederci.
Grazie.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

4 thoughts on “Folksonomy e oltre

  1. Nel 1981 la Fieg stabilì che 8 categorie erano sufficienti per la categorizzazione di un contenuto giornalistico. Nel 2005 l’IPTC promosse una tassonomia che superava abbondantemente le 2000 voci, per scoprire un paio d’anni dopo che non erano sufficienti.
    Ancora oggi, in certi ambienti, si fa fatica ad abbandonare il concetto di categoria a favore di quello di tag per mancanza di flessibilità mentale, arretratezza culturale e per paura di perdere il controllo su quanto si produce, senza contare la difficoltà di segmentazione commericale di un prodotto multidimensionale (aggiungiamoci che il rapporto giornalista-metadati è paragonabile a quello Godzilla-Tokyo).
    D’altro canto, come hai evidenziato, la taggatura dal basso si presta alla mancanza di responsabilità (ho visto proprio ieri che last.fm ha lanciato una interessante campagna a favore della “taggatura resposabile” sugli scraper) e questo fa il gioco di chi vende professionalità cercando di mostrare l’inattendilità della coda lunga.
    Anch’io credo non ci sia nulla da temere ma per ragioni diverse.
    Sono sicuro che moltissime persone in questo momento stanno lavorando su algoritmi e reti neurali per fare in modo che se ascolto i Genesis non mi venga proposto Gigi D’alessio, o meglio, mi venga proposto se è quello che sto crecando anche avendo solo i Genesis nella mia libreria. Questione di business.

  2. Il cervello umano è una rete fittissima di informazioni e balenii elettrici che si incastrano tra di loro senza ostacoli. Scrivo su Strategie Evolutive mentre ascolto i Black Label Society capendone il testo, pensando a quello che hanno scritto Davide ed Eugenio, mentre cerco di visualizzarli, mentre svolgono le loro faccende quotidiano-letterarie.
    Credo che sia questo quello che un po’ zoppicando last fm e gli altri fruitori di folksonomy, ma c’è ancora da lavorare, temo, perchè D’Alessio e i Genesis proprio non li vedo sul palco a cantare Firth of Fifth…

  3. Grazie Davide,

    mi tranquillizza, molto tristemente, il fatto che l’effetto sia durato poco. L’università è in condizioni tragiche.

    La vita oggi è fuori, fra gente come te insomma.

    Stammi bene 🙂

  4. Grazie a te, Andreas, per avermi permesso di assistere alla migliore presentazione che io abbia mai visto.
    Sulle condizioni dell’Università, stendiamo n velo pietoso, che così non ci roviniamo il weekend 😉

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