strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Quindici album

22 commenti

Meraviglie del marketing.
Pochi giorni or sono, dovendo incassare uno di quei buoni acquisto, della serie

sorry, quello che hai ordinato è estinto. Ci complimentiamo per il buongusto dimostrato nella scelta, ci dispiace per l’inconveniente, ma i quattrini non te li restituiamo, beccati ‘sto buono e aggiustati.

ho ordinato quindici album di musica jazz.
Negli ultimi tempi, infatti, la mania dei remasters ha preso una strana piega, per cui esistono case discografiche che riversano, dopo aver dato loro una ripulita, tre o quattro album storici su un paio di CD, e li buttano sul mercato ad un prezzo ridicolo.

Tipo, per dire 5 euro.

Ora, il vecchio jazz, se piace, ha una cosa, di buono – è difficilissimo beccarsi fregature.
Basso prezzo + alta qualità = perché no?

E così, ho spulciato il loro catalogo e…

1 . … Ho raccattato un po’ di musica per i tramonti estivi
Ci fu un tempo in cui ascoltare Martin Denny e Les Baxter era considerato di cattivo gusto.
Kitsch.
O, per dire, un po’ strano…
Addirittura sessualmente ambiguo.
Ma ora grazie al cielo non ascoltiamo più la musica con gli occhi, e Real Game Jazz ha rimasterizzato e re-impacchettato tre album del primo, e quattrodel secondo, e li ha buttati sul mercato al solito prezzo delle patate.
Di Denny posso quindi ora vantare il fondamentale Quiet Village, colonna sonora della lounge generation, disco essenziale dello scapolo suburbano vintage, più Afro Desia (capito il doppiosenso?) e l’orientaleggiante Hypnotique. Tutti e tre usciti nel ’59, a dimostrazione che il buon Denny, al suo apice, lavorava a cottimo.
Di Baxter, il quartetto di dischi non include, ahimé, la colonna sonora de L’Orrore di Dunwich, ma ci sono South Pacific e African Jazz, Jungle Jazz e The Wild Guitars.
Ora si prende un bibitone guarnito con uno strano ombrellino, si abbassano le luci e si guarda il tramonto…

2 . … Ho quasi completato la mia collezione di dischi di Anita O’day.
Conosco molti appassionati di jazz, e molti ascoltatori occasionali, che giurano e spergiurano nel nome di Billie Holliday.
Che era bravissima.
E che, scherziamo?
Io però ho sempre preferito Anita O’Day, una donna che ha percorso praticamente tutta la storia del jazz – dal big band allo swing al bebop, e oltre. Una donna dura, con una vita travagliata (pare sia indispensabile per essere stelle di prima grandezza) ed una voce fantastica.
Non è a vanvera la definizione di “Frank Sinatra al femminile”.
Ho una pila alta così di sue incisioni, ma beccare Anita Sings the Most, The Lady is a Tramp, An Evening with…, e Anita, vale a dire quattro titoli che mi mancavano, riuniti per cinque euro in due CD, pare un piccolo miracolo.
Rimasterizzazione e riversamento dell’inglese Avid Jazz, eccellenti.
Ma voi non sapete di cosa sto parlando, giusto?
Ascoltate…

3 . Ho fatto conoscenza con Eartha Kitt
OK, confessione di un appassionato di Jazz – io di Eartha Kitt avevo solo un paio di brani in collezioni sfuse, e un pezzo su un disco di Pete Townshend, in cui Eartha faceva la parte di un drago venuto dallo spazio.
Non sto scherzando.
E poi naturalmente ricordavo la Kitt nella parte di Catwoman nel Batman con Adam West.
E i film, i telefilm… il fatto che avesse fatto scoppiare a piangere Ladybird, la moglie di Lyndon Johnson, facendosi cacciare dalla Casa Bianca e giocandosi la carriera…
Ma non l’avevo mai sentita come si deve.
Al meglio.
Proprio all’inizio dei ’60.
Che voce! Che tecnica – come una Edith Piaf incarognita e maledettamente sicura delle proprie doti – non solo canore.
Quindi, quattro remaster della Avid servono a colmare una lacuna sostanziale.
E poi c’è una canzone che mi ricorda una mia ex…

E come trovata di marketing funziona – ho già messo gli occhi su un 4 x 2 di Julie London…

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

22 thoughts on “Quindici album

  1. non sono appassionato di jazz e spesso me ne dolgo
    però… ‘sta Kitt
    che performer strepitosa!
    bello, davvero.
    grazie.

  2. Mi fa piacere che sia piaciuta – soprattutto perché pochi se la ricordano, ed è un vero peccato.
    Era fantastica – ed aveva anche un gran senso dell’umorismo.

  3. Devo ammettere che la Kitt me la ricordavo solo comr la Catwoman originale.
    E’ bello scoprire altri lati della sua attività.Un pò come Avery Brooks,il comandante Sisko di Deep Space Nine,che ha quasi abbandonato la recitazione per darsi alla carriera di cantante Gospel in un gruppo musicale.

  4. Beh, dopo Deep Space Nine, qualunque carriera è preferibile alla recitazione 😛

  5. Apperò! Da rocchettaro talebano (che poi non è così vero, dài…) ho apprezzato moltissimo la O’Day e la Kitt: che voci! Pazzesche… Mi sa che approfondirò volentieri.
    Poi, ok, sì: rocchettaro talebano, però anch’io con Baxter e Denny me la intendo parecchio, e aggiungo uno dei miei Miti personali: l’Immensa Yma Sumac!!!
    …mi sa che mi cacceranno dall’Associazione Rocchettari Talebani 🙂

  6. Non poi così OT: stamattina mi sono andato a cercare un tuo vecchio post su Diane Birch perché mi sono appena innamorato di lei. Della sua musica, certo…

  7. I Rockettari Talebani corrono il rischio diperdersi una fetta della propria storia.
    È necessario essere in grado di ascoltare qualsiasi cosa senza pregiudizi.
    Poi può non piacere dopo averla ascoltata, ma escludere artisti o titoli prima dell’ascolto è la strada verso la rovina.

    Yma Sumac l’ho scoperta – come tanti – ne Il Tesoro degli Inca, mitico film con Charlton Heston che fu il template su cui Spielberg & Lucas crearono Indiana Jones.
    Non la frequento granché ma è certamente un elemento fondamentale di un’epoca e di un sound che hanno lasciato tracce in posti insospettabili.
    È bello vedere la faccia di quelli che ti hanno martoriato con Enya quando passi loro un disco della Sumac e dici “Prova questo, ok?”

  8. @mcnab
    Diane Birch resta per me la miglior scoperta di quest’anno.
    Speriamo che invecchiando non si perda per strada.
    E certo… noi badiamo solo alla sua musica… 😉

  9. “È necessario essere in grado di ascoltare qualsiasi cosa senza pregiudizi.
    Poi può non piacere dopo averla ascoltata, ma escludere artisti o titoli prima dell’ascolto è la strada verso la rovina.”
    Non solo concordo in pieno, ma è la mia pratica di vita.
    E’ che ai Rocchettari Talebani son così affettivamente legato che… insomma, difendo un po’ la categoria, ecco tutto 🙂
    Lo stesso dovrebbe valere “al contrario”, però. Ad esempio buttare a mare tutti i bellissimi bambini insieme alla sporchissima acqua del Black Metal, è cecità! Ci si priva di autentici capolavori in grado di piacere NON SOLO ai metallari! (es. l’ultimo Burzum: bello fino alle lacrime…)

  10. @Daniele: per me sensualità e voce femminile sono strettamente legate, non a caso le mie canzoni preferite sono quasi tutte interpretate da donne. Magari un giorno ne parlerò sul blog. Diane rientra alla perfezione nella categoria: bravissima, molto sensuale pur nel suo cercare di non esserlo, voce stupefacente.
    Chiuso l’OT, chiedo scusa 😉

  11. Che poi il Daniele non so da dove è uscito 😛

  12. Mah, immaginiamo che sia un lurker 😀

    Nessun OT – anch’io preferisco la voce femminile, a livello quasi esclusivo per ciò che riguarda la classica (ad esempio), e abbastanza regolarmente per pop e jazz.
    Quando uscivo con una cantante lirica, lei mi diceva che era perfettamente normale – mi fido.

    Sulla Birch, io continuo a considerare sorprendente che sia cresciutapraticamente senza musica (per scelte religiose dei genitori) e poi abbia sfornato certi pezzi.
    Poi la voce e lo chassis, beh, quella è genetica.
    Ma la capacità di scrivere e einterpretare certi brani… wow.

  13. Cazzo, Orlando, mi tradisci anche tu? Confidavo di averti dalla mia parte! 😉

    È necessario essere in grado di ascoltare qualsiasi cosa senza pregiudizi.

    Tranne Lounge e Grindcore 😉

    La O’Day la conoscevo, e Wikipedia mi dice che la Kitt è un icona gay per cui va tutto bene 😉 e poi sono un bel sentire – (Il mio ex però per jazz partiva da Coltrane Monk Mingus Davis fino a roba di estrema avanguardia fratturata e perversa, ma essenzialmente sempre strumentali. Belli, per carità, QUANDO uno ne ha voglia).

    I Rockettari Talebani corrono il rischio diperdersi una fetta della propria storia.

    Come dice il buon Mike Watt, è questione di farceli rapportare, perché una batteria e un sassofono che si parlano non sono solo una batteria e un sassofono che si parlano, ma mostrano simbolicamente il nostro posto nella storia.

    Il plink plonk exotico però, insomma… vabbè, l’importante è che nessuno abbia parlato, chessoio, di Bee Gees o Abba

    Davvero i Burzum meritano? Non è quel gruppo che si era sciolto perchè il cantante era stato arrestato per omicidio?
    Andrò a pesca nei torrenti…

  14. No, di nuovo ‘sta storia dell’icona gay!
    Ma chi è che dà via le patacche di icone?
    Sulla base di cosa?
    Mah…

  15. Sono d’accordo che molto spesso si dice icona gay abbastanza ad cazzium, nel suo caso però, al contrario ad esempio di molte regine della disco cristiane rinate, pare ci sia stato da parte sua un vero sostegno alla comunità omosessuale.

    Comunque mi è rimasto in testa al discorso delle voci – ce ne sono sia di maschili che di femminili che mi fanno fermare sui miei passi, ma anche se si tratta di voci sensuali e/o erotiche non è mai quello l’effetto per me. Più che altro rimango ipnotizzato ad ascoltare a bocca aperta.

    Che ne pensate di queste due canzoni?
    Melanie Oxley – Follow me Down

    Melanie Oxley – I Want to Conquer You

  16. Anita O’ Day è più sulle mie corde rispetto alla Kitt-woman.
    Ma poi scusate essere un’icona gay è solo una stupida etichetta dispregiativa data da etero omofobici.
    La musica è di tutti. Tutt’al più di discrimina per gusto.
    Nella mia adolescenza ho ascoltato molto la “storia” della musica, e ho anche molti Lp, posso dire che Billie Holyday mi porta alle lacrime, specialmente con For all we Know.
    Ed ascolto di tutto, dalla new age al gothic, a Vinicio Capossela che adoro.
    Il mio genere resta un altro, tuttavia, queste perle come That Old Feeling non possono non portare godimento, anche se per qualche minuto e basta. Quando la musica è bella non importa da dove proviene, se da New Orleans o da una bettola rock dei sobborghi di Los Angeles.

  17. @marco
    La Kitt era un’artista impegnata – nel senso che se c’era qualcosa da dire lo diceva.
    da cui la famosa cacciata dalla Casa Bianca.

    La faccenda dell’icona gay è – io resto convinto – un bieco espediente commerciale.
    “NO, non mi piace…”
    “Ma è un’icona gay!”
    “Figo, ne prendo due…”/”Ah, beh, no, quand’è così, ne prendo due…”

    @Lady
    Siamo perfettamente in linea.
    Si ascolta tutto.
    Poi ci sarà ciò che piace e ciò che non piace – dopotutto siamo persone, non androidi.
    Ma vai a farlo capire a certi personaggi.
    Io mi son sentito dire peste e corna perché preferisco Bach a Mozart…

  18. Oh, d’accordo: c’è una forte componente di bieco marketing, spesso il termine si usa in termini dispregiativi, e io sono comunque per bruciare le icone. Però penso che nasca, in tempi in cui non si poteva essere omosessuali o perlomeno “dirlo” quando dei personaggi, per stile o atteggiamento o magari semplicemente per il non essere convenzionali, favorivano una identificazione.

    Comunque, l’avete ascoltata Melanie Oxley (i 2 link nel mio post sopra) ?

  19. Ah, sì, la Oxley.
    Non mi dispiace, ma credo non sia ancora abbastanza autunno per ascoltarla a tempo pieno 😛
    Ha una buona voce.
    E l’arrangiamento e le cose di contorno mi fanno venire in mente un po’ Julia Fordham (che era semplicemente incredibile… chissà dov’è finita…?)

  20. @Davide: ““NO, non mi piace…”
    “Ma è un’icona gay!”
    “Figo, ne prendo due…”/”Ah, beh, no, quand’è così, ne prendo due…”
    Seeeeee, certo… sappiamo tutti che la mafia gay occupa tutti i posti di potere dello spettacolo e gli/le etero, che notoriamente adorano i/le gay! (o comunque sono condizionati/e dalla suddetta mafia gay) comprano e amano soprattutto i prodotti delle “icone gay”… O anche no? 🙂
    Il Criceto-che-guai-se-gli-toccate-la-Carrà

  21. E chi la tocca la Carrà.
    Magari da giovane, quando faceva MagaMaghella…
    Ma sto divagando.

    Non è questione di mafia, per certe persone e a certi livelli si tratta semplicemente di una forma di pressione sociale.
    Non posso correre il rischio che qualcuno pensi che io abbia dei pregiudizi.
    Certe pressioni esistono, negarlo è inutile.
    Di solito chi le sfrutta a livello commerciale, dei contenuti se ne infischia.
    Noi abbiamo dei pregiudizi e ce ne vergognamo – e questo fornisce un’arma a chi vuole manipolarci.
    Che poi si tratti di orientamenti sessuali, razza/colore, tendenze alimentari…
    Dimmi di cosa ti vergogni, e ti dirò attraverso quale cerchio di fuoco posso farti saltare.
    Per questo la verità è l’unica arma che abbiamo per difenderci.

    È il caso delle “icone gay”?
    Mah.
    Io continuo semplicemente a domandarmi dove sia l’Ufficio Iconizzazione.
    E perché non esitano Icone Etero.
    O nessuno me le tiri fuori ogni tre per due.
    Non sarebbe male, no?
    Chessò, Freddy Mercury…

  22. @Marco: “i” Burzum in realtà è una one-man-band, Vikerness suona tutti gli strumenti e canta. Credo sia una persona esecrabile, con idee deliranti che fanno sembrare i neonazi delle educande (infatti io NON COMPRO i suoi dischi; li ho, ma non li compro). Per ascoltarlo ho dovuto fare un enorme lavoro di “dissociazione”, perché io in genere per principio non do spazio, nemmeno nella mia mente, ad artisti fasci/nazi/omofobi.
    Per Burzum ho dovuto fare un’eccezione. Specie per quest’ultimo album che, per me e per altri miei amici non-nazi, è bello in un modo commovente. Si tratta ovviamente di roba non per tutti, e che se consumata a digiuno da certi “estremismi” musicali può risultare indigesta, repellere addirittura. Se non hai troppi pregiudizi sul “black metal” (quest’ultimo album comunque trascende quasi completamente il black metal) un ascolto potresti provare a darglielo, al suo ultimo album “Belus”.
    Se non ti piacesse, capirei 🙂
    Orli

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