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Lo spadaccino tagliato

16 commenti

Riprendo qui una notizia apparsa in giro per la rete tempo addietro.

Prima nota – sto rileggendo The Swordsman of Mars, di Otis Adelbert Kline, edizione Paizo.
Non sto neanche a raccontarvi la trama – basta la copertina.

Grande!
Klein fu contemporaneo ed amico di Burroughs, e la sua versione dell’avventura marziana standard si lascia leggere con estremo diletto.

Tuttavia – ed ecco la notizia che dicevo – la grandezza dello Spadaccino Marziano è stata per lungo tempo severamente limitata dall’opera di alcuni editori.

A partire dal 1960, infatti, le ristampe del romanzo – comparso originariamentenel 1929 – sono state “adattate” da editori lungimiranti, fermamente convinti di sapere meglio dell’autore cosa funzionasse e cosa no.

Per cui l’originale del 1929 comincia così

“Robert Ellsmore Grandon trattenne a stento uno sbadiglio, mentre il sipario calava sul primo atto de “La Tosca.” L’opera lo annoiava a morte. In silenzio desiderò che la sua lungimirante zia non lo trascinasse con tale precisione cronometrica a queste monotone matineés. Aveva prenotato un palco al Chicago Auditorium per l’intera stagione, e finora luinon era sfuggito ad una sola performance.”

ma diventa così nell’edizione del 1961

“Robert Ellsmore Grandon trattenne a stento uno sbadiglio, mentre il sipario calava sul primo atto del Don Giovanni e si domandò quale fosse il problema. Non che l’opera lo annoiasse, o che la performance di questa sera fosse inferiore alla media; in effetti, ciò che era riuscito a seguire con unminimo di attenzione gli aveva dato l’impressione di essere fra le migliori performance che mai avesse visto.”

Non male, eh?
In più, interi capitoli vennero ridotti di un drastico 75% al fine di far stare il lavoro di Kline – che non è comunque Guerra & Pace – nel conteggio standard dei volumetti brossurati dell’epoca.

Vai a fidarti degli editori.

Non più di un 15% di tagli, dicevano.
Nessuna alterazione strutturale, dicevano.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

16 thoughts on “Lo spadaccino tagliato

  1. La versione ebucca ( si può dire ebucca) si trova su gutemberg australia, gratuita.

  2. Mi sto sempre più convincendo ad umentare le mie letture in lingua originale.
    Si comunque Kline fu uno dei maggiori imitatori di Burroughs,secondo Sam Moskowitz,tra i due nacque anche una sorta di contesa letteraria quando Kline cominciò a scrivere i romanzi di Tam una forma di TarzanideBurroughs non sopportò la cosa e da lì cominciarono i romanzi del ciclo venusiano per render pan per focaccia.
    .La competizione durò fino al1935,quando la popolarità di Kline cominciò a decrescere mentre la fama di Burroughs invece schizzava verso le stelle.

  3. Nick… mi dispiace dirtelo così, ma… Moskowitz si inventò tutto.
    Dalla prima all’ultima parola.
    Lo confessò a Richard Lupoff quando questo stava raccogliendo materiale per il suo famoso saggio su Burroughs, e non riusciva a trovar traccia della supposta faida fra i due.
    Anzi, risultava che i due fossero amici.
    Messo alle strette, Moskowitz ammise candidamente di essersi inventato tutto, per “movimentare” una storia altrimenti troppo tranquilla.

    Non fidarti di Moskowitz.

  4. Molto meglio così.
    Bene saperlo così eviterò in futuro saggi scritti da lui.
    Grazie per la segnalazione,amico mio.

  5. ..e invece di Lupoff cosa ne pensi?
    Non mi sembra male nè come scrittore nè come critico saggista.

  6. Di Lupoff ho letto poco sia come saggi che come romanzi, ma mi ha sempre soddisfatto.
    Il saggio su Burroughs è considerato un classico.
    Per la narrativa ho letto Sword of the Demon (il primo fantasy “orientale” che mi sia capitato di leggere) e il colossale Lovecraft’s Book, falsa biografia del Gentiluomo, un tour de force.
    Mi sono poi capitati un po’ di racconti – tutti buoni.

    In Italia – per lo meno parlando con alcuni amici – mi pare abbia avuto una pessima stampa.
    E non credo abbiano mai stampato i suoi saggi.

  7. @andrea
    Hai il link?
    Io su Gutenberg Down Under ho trovato solo Outlaws of Mars – più un sacco di cose di Kline, ma non Swordsman…

  8. no, mea culpa, citavo a memoria. Hai ragione, forse mi ricordo altri romanzi di Kline. Dopo ci guardo meglio. http://gutenberg.net.au/plusfifty-a-m.html#letterK
    Però in teoria il libro è fuori copyright anche in USA. Sta a vedere che Paizo sceglie per il cartaceo proprio i titoli che non sono stati ebuccati…? Diabolici.

    Wikipedia sul caso Moscowitz è aggiornata: http://en.wikipedia.org/wiki/Otis_Adelbert_Kline

  9. http://gutenberg.net.au/ebooks06/0601421h.html questo è Planet of Peril in html ma l’attacco è quello da te citato per Swordsman… what gives?

  10. Mi sembra che in Italia siano stati stampati diversi racconti dalla Newton nelle antologie Lovecraftiane.Mi sembra anche che sia stato uno dei pochi autori contemporanei in grado di scrivere racconti sui miti di Cthulhu considerati positivamente dalla critica specializzata.
    Tornando a Moskowitz,sono andato a vedermi varie informazioni,effettivamente non gode di una buona reputazione nel settore.
    Se da un lato ha il valore storico di essere stato uno dei primi,se non addirittura il primo fans in assoluto a diventare storiografo e critico della Sf,dall’altro viene considerato un personaggio estremamente sensazionalista e poco credibile.
    Del resto la storia della Sf a stelle e strisce è costellata di queste figure che definire avventurieri è fargli un complimento;penso in una certa misura anche al “grande” Forrest J.Ackermann,che se da un lato è stato un sincero appassionato e collezionista(grazie a lui si sono potuti conservare diversi cimeli) ed in campo fumettistico è stato uno dei padri di Vampirella,dall’altro lato ho sentito che come curatore di antologie facesse di tutto per raccogliere solo racconti di autori morti o scomparsi dalla circolazione da parecchio in modo da non dovergli pagare i diritti d’autore.
    Grazie ancora per avermi corretto.
    Come diceva Fiorello LaGuardia,famoso sindaco di New York:”Quando faccio un errore,lo faccio gigantesco”.

  11. Più che un errore, è la perpetuazione dell’errore attraverso tutti quelli che hannos critto sulla facenda Burroughs/Kline dopo Moskowitz, e che si sono limitati a ripetere le storielle del buon Sam… e quella non è certo tua responsabilità.

    Vero, Lovecraftianerie scritte da Lupoff ne ho parecchie.
    È strano forte, ma leggibilissimo.

    Ackerman non l’ho mai frequentato granché – ma quella di montare antologie di autori morti per non pagar diritti è un’antica e rispettata tradizione.
    L’ho fatto anch’io…

  12. Tutti abbiamo i nostri scheletri nell’armadio(passami la battuta).
    E’ vero comunque che è una prassi consolidata.
    Alcuni esempi eclatanti,e che non c’entrano niente con i casi in discussione,sono le edizioni russe di molti autori,completamente piratate.
    Lo stesso Silveberg,spesso ha dichiarato di non essere nemmeno a conoscenza della maggior parte delle traduzioni dei suoi libri nell’europa dell’est.
    Invece un caso gustoso riguarda i fumetti.
    In Turchia sono molto popolari i fumetti Bonelli,bene negli anni settanta sono stati girati alcuni film su Zagor(credo tre) fatti senza neanche pagare i diritti al Bonelli.

  13. @andrea
    Planet of Peril è la versione editata di Swordsman, uscita dopo la morte di Klein.

    Paizo ristampa titoli fuori catalogo negli USA da almeno una trentina d’anni.
    La collana Planet Stories ha alcuni titoli eccellenti, ma i singoli costano piuttosto cari, trattandosi sempre di volumi brossurati abbastanza modesti come spessore ed ormai fuori copyright.
    E credo esistano anche in formato elettronico per e-reader – a pagamento.

  14. E mi correggo anch’io.
    Fu Donald Wollheim a inventarsi tutto.
    Moskowitz si limitò a divulgarlo.

    Donald A. Wollheim!
    L’uomo dietro alla DAW books!
    Io mi fidavo di quell’uomo!

  15. Don A. Wollheim’??????????????
    Noooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo!!!!!!!!
    Un altro mito che s’infrange.

  16. Beh, ok, dai… è stato nel 1936.
    Quanti anni aveva Wollheim?
    Ventuno o ventidue.
    Gliela passiamo come ragazzata, dai…
    Pensa che poi per trent’anni è stato l’editore di P.J. Farmer – tutti i suoi peccati di gioventù li ha espiati abbandantemente.

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