strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Tagliare il superfluo, curare l’essenziale

15 commenti

E poi dicono che la blogsfera è popolata di gente che parla solo di Twilight e dei Tokyo Hotel…

Ho fatto un giro a casa di Irene, ed ho trovato una cosà così fantastica, che la riposto qui, e poi anche sul mio blog dedicato allo zen.

La gente come me, che deve stare attenta ai soldi, lo sa che su queste cose non si deve risparmiare. Perché quando invece una persona può spendere, allora può suddividersi tra tante cose, tanti hobby, tanti oggetti, e ricava soddisfazione da tutti. Va in tutti i posti che vuole, può mangiare dove e quello che vuole, magari ha tante case dove stare e può scegliere in quale andare, ha l’attrezzatura per tutti gli sport e i vestiti per ogni occasione, e se una cosa si rovina pazienza, non è così importante, la si ricomprerà, in fondo è solo un oggetto, non bisogna essere materialisti. Ma se tu devi stare molto attento con i soldi, allora non hai quasi niente, tranne una o due cose che hai deciso che, no, quelle era cose tue e vanno fatte bene. E quindi queste cose te le coltivi, e diventano molto importanti, le guardi e le fai con amore, attenzione, un po’ ti ci commuovi dietro, e possono essere una passione o anche niente, solo cose importanti. Allora su quelle cose non si può risparmiare, perché anche se lo sai che non potrai mai avere la cosa migliore, o quella che davvero davvero vorresti, comunque dev’essere qualcosa di bello, altrimenti anche quando fai la cosa che per te è importante se la fai con degli oggetti brutti, lisi e scricchiolanti, ti ricorderai ogni volta la fatica che fai nella vita e che tante altre persone invece non fanno e potresti intristirti al punto da perdere l’amore anche per la tua cosa importante, e allora, se perdi anche quello, potresti non avere più voglia di niente e non riuscirebbero più a convincerti.

Bang!
Si tratta della cosa migliore che io abbia letto nelle ultime settimane.
Perché è vera.
Perché è sincera.
E perchè è importante.
E maledettamente pericolosa.

Mi piacciono le donne che fanno discorsi pericolosi.

Ora, darci un taglio non significa lasciarsi andare.
È una faccenda di priorità.

Ciò che mi ha colpito, in effetti, è che in questi giorni sto leggendo un bel libro di viaggi.
Per viaggiatori.
Un manuale, in effetti.
Un libro la cui semplice filosofia è che se vogliamo viaggiare, allora dobbiamo concentrarci sul viaggiare.
Tagliare le distrazioni, tagliare le spese superflue.
Pur non propagandando l’idea di andarsene in Alaska con le scarpe da tennis, il volumetto porta avanti un’altra idea pericolosa – quella secondo la quale si può lavorare due anni per mettere insieme il danaro necessario a viaggiare liberamente per il mondo per i diciotto mesi successivi.
Si può fare.
È lecito farlo, se quella è la nostra aspirazione.
I discorsi sulla carriera, sul posto fisso, sulla routine ufficio-palestra-disco lasciamoli a chi ha come aspirazione la carriera, o il posto fisso, o la routine ufficio-palestra-disco.
Se ci concentriamo su ciò che ci piace davvero, non è difficile raggiungerlo.
Ciò che è difficile è far capire agli altri cosa stiamo facendo.

Il discorso di Irene è affine, ed è altrettanto pericoloso.
Perché ci dice che avere poco è come avere molto, solo in maniera differente, e può essere una ricchezza, ed una fonte di esperienza.
E tutto questo è grande.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

15 thoughts on “Tagliare il superfluo, curare l’essenziale

  1. Verissimo, infatti è ciò che cerco di fare da sempre.
    Non mi è mai interessata la carriera, né trovo particolari stimoli nell’ambire alla “casa grande”, al macchinone da 100.000 euro o all’ostentazione di una compagna necessariamente vistosa, da mostrare come un trofeo.
    Cerco di seguire i miei interessi, anche quando essi sono a reddito zero (ossia fin troppo spesso). Da curioso quale sono, mi lascio andare all’esplorazione di altre passioni che non sono le mie, ma che hanno qualche affinità con esse: la musica, la fotografia, i viaggi.
    Di certo non mi posso “stuprare” concentrando le mie energie su cose che magari mi frutterebbero maggiore indipendenza economica, ma che vedrei appunto come uno stupro. Lascio agli altri i giochetti d’ufficio, gli orari strabordanti di lavoro per ingraziarsi il capo e tutte queste cose.
    Mi accontento di quel che ho, sapendo che un posto fisso al giorno d’oggi è già una bella fortuna, e coltivo tutto ciò che ogni mattina mi fanno dire che, sì, vale la pena alzarsi dal letto e affrontare una nuova giornata.

    Detto questo non sono tutte rose e fiori. Far capire questa filosofia a chi mi sta vicino, amici, familiari etc, è molto spesso impossibile. Non comprendono come si possa sprecare tempo in interessi che non portano alcun guadagno da “persone normali”: soldi, sesso, belle auto.
    Non è vero che l’importante è andare avanti comunque per la propria strada. Volendo o meno dobbiamo interagire con chi condivide la nostra vita. Se passiamo sempre per quelli strambi o incompresibili, spesso e volentieri si soffre.

  2. In effetti, dopo un po’ di sentirsi dare dei falliti ci si stanca.
    Ed hai un bello spiegare le passeggiate fra le colline all’amico che ti sbatte in faccia la vacanza esotica che tu avresti sempre voluto fare, e durante la quale si è annoiato a morte…

    O per lo meno, parliamone – io per fare le vacanze che fanno certi miei amici, in posti splendidi che poi non visitano perché sono ospiti/prigionieri del superalbergo o del club all-inclusive… mah…! Meglio qualcosa di meno, ma che mi dia di più.

    Quella di spiegare al prossimo che possiamo essere normali, e persino felici, facendo qualcosa di appena diverso dal mainstream è davvero difficile.
    Molto spesso, tocca giocarsela sulla fiducia.

  3. Io ho il posto fisso, vado in palestra, punto a far carriera e seguo la routine da uomo medio di età media che vorrebbe essere sopra la media, anche secondo le regole della società.
    Eppure quando sento parlare del Grande Fratello penso ad Orwell e non al reality, so perchè un Cardassiano ed un Wookie non si sono ancora incontrati, se mi parlano di i tiri salvezza non mi metto al riparo e so che di Conan famosi ce ne sono almeno tre.
    Eppure apprezzo l’abbandono, l’imprevisto, la vita semplice, le cose essenziali, la scoperta, il viaggio più che la meta.
    Vivo la mia routine ma capisco perfettamente quello che dici.
    Alla fine io non credo che sia lo stile di vita che rende difficile la reciproca comprensione ma una certa la ristrettezza mentale alimentata dalla paura.
    A taluni fa paura sapere che si può essere felici con meno, perché per esserlo bisogna avere sensibilità e sogni, e queste cose se non le hai, non lo puoi comprare.
    E’ la storia del regalo di Natale: se vuoi fare bella figura e non sai cosa regalare, punti sul prezzo alto, almeno per impressionare: apri il portafoglio e chiudi il cervello.
    Credo che il mondo sia pieno di gente che non sa cosa regalarsi.

    Mi domando se un giorno lo farai, il viaggio.

  4. Pingback: Tagliare il superfluo, curare l'essenziale « strategie evolutive

  5. Ecco, Eugenio, una buona idea per un post – o quattro.
    I viaggi che non ho fatto.
    E quelli che non ho ancora fatto.

  6. Ecco un post difficile, le parole di Irene arrivano dritto allo stomaco.
    Credo che non importi se a Davide non piace quel tipo di vacanza o a Eugenio sì (è solo un esempio, non mi prendete a sassate). Credo invece che le persone debbano smetterla per ingnoranza, paura, pigrizia, qualunquismo pretendere che se non ti piacciono certe cose sei un povero stolto sfigato infelice e misero.
    Ma come…non hai il profilo su Facebook?
    Ma come…non hai l’iPad?
    Ma come…non bevi lo spritz in Piazza Vittorio?
    Ma come…a 39 anni non ti sposi?
    Ma come…non vuoi avere figli?
    La lista potrebbe essere infinita. Uno è felice con quello che lo rende felice. Che sia una collezione di Micromachine di Star Trek o di film di James Stewart, o di vecchie cartoline, o di sogni, o di découpage, o di musica degli Abba o di viaggi a piedi, o di passeggiate in città per mangiare le castagne calde che sprigionano poesia invernale, CHE IMPORTA?
    Perchè sentono il bisogno di convincere che se deragli un poco dal pecorame sei strano, ti manca qualcosa, non ti vuoi impegnare abbastanza, ti occupi di cose frivole, non sei una persona seria…?
    Chi stabilisce cosa è gisuto che ci renda felici o normali?
    Dova stanno scritte le regole che decretano che se viaggio con la comitiva fino alle Maldive va bene, se parto a piedi con lo zaino e arrivo in Alaska sono una persona spostata che vuole fuggire da qualcosa?
    L’unica cosa che mi sento di affermare è che chi teme la ricerca di se’ non può manzare di un pezzo d’anima. Poi puoi scegliere di esplorarti o meno, fuori, dentro, nella musica, nella scrittura, nel pilates o nelle ricette greco-romane. Ma avere paura di farlo, e pensare che anche gli altri debbano stare nel proprio cantuccio a ripetere gesti e parole di altri senza interrogarsi…questo è un vero…problema.

  7. @ andrea
    Lo scrittore, il Barbaro, il ragazzo del futuro 🙂

  8. Ah…
    Io contavo anche Conan O’Brian… 😛

  9. Non potevo trovare un post migliore per ricominciare a leggerti dopo alcuni mesi piuttosto “interessanti” (in senso cinese). In questi mesi ho tuttavia rafforzato convinzioni assai affini a quelle espresse qui sopra, sia da Irene che da te che dai commentatori.
    Posso solo aggiungere che questo spirito non porta soltanto a passioni che si esauriscono nella sfera privata: potrebbero anche risvegliare cose grandi in gente che mai se lo sarebbe sognato.
    Uscire dalla routine “obbligata” per realizzare qualcosa di notevole, anche questo è un buon obbiettivo.

  10. okay, volevo leggere l’intero post e anche i commenti, ma dopo poco righe, ero così d’accordo, ma così d’accordo, che le mie dita stanno ancora scrivendo questo messaggio, ma io sono già fuggito a caccia di quaglie.
    😀

  11. @gelo
    Un requiem per le quaglie.

    @zio Gil
    Bentornato.
    Sono tempi maledettamente interessanti per un sacco di gente.
    E credo che anche per questo idee come quelle espresse da Irene siano solide,e convincenti.
    L’altro sistema, quello dell’essere ciò che si possiede, e chi possiede di più ha vinto, ha fallito in modo spettacolare, e vivremo in tempi interessanti, a causa di ciò, per unsacco di tempo.
    E allora affrontiamoli da vivi,questi tempi interessanti.

  12. Ma “Tagliare il superfluo, curare l’essenziale” non era il motto di Urania? 🙂

    Non è che io abbia particolari problemi con le persone che frequento o la famiglia immediata – ma ci sono dei parenti con cui quando ci si trova la conversazione (o assenza di, per mancanza di basi condivise) è abbastanza penosa.

    E poi c’ è una mia amica ed ex compagna di scuola medie e università, bellissima donna manager sposata con un industriale, che probabilmente considera me ed un altra nostra amica persone che hanno sprecato i loro talenti. Qualche tempo fa sono andato a trovarla e parlando mi ha raccontato che l’au pair americana le aveva chiesto il permesso di frequentare un ragazzo perché le aveva detto che era comunista e lei era rimasta sconvolta (magari temeva che si servisse di lei per un rapimento stile Hearst, chissà).

  13. O forse temeva mangiasse i bambini!

    E non parliamo di Urania 😉

  14. Pingback: Due Ore da Ammazzare Special – Shopping Natalizio 2 « strategie evolutive

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