strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Steve McQueen

2 commenti

Sabato passato ho fatto un salto in un grande magazzino locale per recuperare un paio di pezzi di hardware che mi servivano per rimettere in carreggiata il netbook e prepararlo alle prossime sfide.

Il bello di vivere nella provincia depressa è che quando trovi ciò che stai cercando, di solito lo trovi a meno – ed infatti ci ho risparmiato una decina di euro, circa il quindici per cento del preventivato.

Il grande magazzino è uno di quei posti dove vendono dall’aspirapolvere al Kindle, e poi DVD, dischi e, guarda un po’, anche libri.
Scontati.

Arrivo alla cassa e mi tocca aspettare mentre il cliente precedente esegue il suo rituale di propiziazione della carta di credito.
E lì, proprio attaccati alla cassa, dove nei supermercati mettono alternativamente rasoi usa-e-getta, profilattici o dolciumi (interessante scelta, eh?), qui ci sono i libri.
Due libri di musica (una storia del rock ed una collezione di testi tradotti di un cantante morto), e due biografie.

E così ho investito i dieci euro risparmiati in un bel volumone di cinquecento pagine.

Mio fratello mi guarda con espressione ironica.
“Non prendi il libro su Gianluca Grignani?”, mi chiede.
La risposta è automatica.
“No, grazie, preferisco Steve McQueen.”

La frase è cascata in uno di quei momenti di silenzio che capitano, fra un pezzo di muzak e l’altro.
Il tipo in coda alla cassa davanti a me ha ritirato la sua carta di credito, mi ha guardato, ed ha annuito ridendo.
Fratelli nella fede.

In questo paese esiste la libertà di religione.
E se Humphrey Bogart è Dio, in considerazione dell’esistenza di Steve McQueen io devo venire classificato come politeista.
Metteteci anche Cary Grant, ed abbiamo una trimurti quasi perfetta.

La biografia McQueen, appena pubblicata da Baldini Castoldi & Dalai, opera del giornalista americano Christopher Sanford, è un bel volumone polposo che si apre – prevedibilmente ma efficacemente – con il dopo.
I giorni dopo la morte di Steve McQueen, nel novembre del 1980.
Già, saranno trent’anni fra un mesetto.

McQueen fu l’attore più popolare della sua generazione.
Si fece un boccone di Paul Newman (che era, almeno nominalmente, più bello) e di Dustin Hoffman (che era, almeno nominalmente, più bravo).
Recitò in alcuni film fondamentali – La Grande Fuga, certo, ma anche I Magnifici Sette, e persino in quel piccolo cult che è The Blob.
E poi Bullit, e Getaway.
L’Inferno di Cristallo.

C’è un aneddoto famoso.
Durante le riprese de L’Inferno di Cristallo, scoppiò un incendio agli studios, e McQueen diede una mano con gli idranti.
Quando uno dei pompieri in servizio se lo trovò di fianco esclamò “Wow! Mia moglie non ci crederà mai!”
E Steve rispose, “Anche la mia.”
È così che nascono le leggende.

Io lo ricordo in un film sostanzialmente sciocco che si intitolava – in italiano – Per Favore Non Toccate le Palline.
Storia di truffe, ragazze e statistica.

E nel classico Wanted: Dead or Alive, col suo Winchester raccorciato.
Una lunga serie di telefilm, che passava – mi pare – Tele Monte Carlo quand’ero ragazzino.

E mi ricordo le foto scattate in quel posto in Messico, di Steve McQueen morto – viste a tredici anni, e che son rimaste lì nella mia memoria.
Mi piaceva, Steve McQueen.
A livello istintivo.
Personaggio fuori dal sistema e volutamente “contro”, non sarebbe stato un granché come Indiana Jones (ma almeno provarci!) e sarebbe stato perfetto per Mad Max.
La sua scomparsa nel 1980 lo fece diventare una leggenda.

O forse no.
A pensarci bene, lo era già.

Esiste persino un film – del quale devo aver già parlato, sono certo di averne parlato – intitolato The Tao of Steve, che descrive una intera filosofia, un intero sistema di pensiero, fondato su Steve McQueen.
E ci può stare.
Lui era The Cooler King.

Per cui ora sono qui sul mio comodino, la biografia di Steve McQueen e l’edizione tascabile Cassell di The Great Escape che tenevo in serbo per la giusta occasione.
E ho la Legacy Edition di Steve McQueen dei Prefab Sprout pronto sullo stereo.
Se solo non avessi tanto lavoro da fare…!

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

2 thoughts on “Steve McQueen

  1. Un altro aneddotto bellissimo su Steve McQueen è stato raccontato da Eli Wallach e Robert Vauhghan.Il buon McQueen accetto di partecipare alla lavorazione de Magnificent seven perchè apprezzava molto il cast raccolto dalla produzione,in più era amico personale di molti di loro.Tutti meno Yul BrYnner.
    Infatti nelle scene in cuii due attori compaiono assieme ,McQueen fa di tutto per rubare la scena al personaggio di Brynner,che infatti,racconta sempre Wallach,non gradì molto.Tanto da non volere McQueen nel seguito(che parere personale è a dir poco obbrobrioso).
    Anche questi aneddotti veri o falsi che siano fanno parte della magia del cinema.
    O.T.
    Dovessi compilare una lista dei miti personali assieme alla triade aggiungerei anche James Stewart.
    P.s.
    Libri su Gianluca Grignani?
    E poi si lamentano che i lettori in Italia diminuiscono…

  2. McQueen venne buttato fuori dal suo primo spettacolo, nel ’52, perché rubava la scena ai protagonisti… 😀

    La lista dei miti personali è lunga – Stewart, Heston, Sellers, Welles… ma un pantheon troppo ampio comporta una fatica improba.

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