strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Suzerain

2 commenti

I giochi di ruolo multigenere sono una cosa dei tardi anni ’80.
O forse no.

Con gioco multigenere non intendo, badate bene, i sistemi generici – come GURPS, Rolemaster, FUDGE o Savage Worlds.
Intendo proprio quei giochi nei quali diversi generi, diversi paradigmi, coesistono senza ibridarsi.

I due esempi più famosi sono naturalmente TORG e Rifts.
In TORG, la Terra viene invasa da una coalizione di universi paralleli, ciascuno dei quali si terraforma un pezzetto del nostro pianeta – fantasy attorno al Mare del Nord, pulp in Egitto, orrore stile Hammer in Indonesia, cyberpunk in Giappone, preistorico in Nord America e così via.
Senza dimenticare il Cyberpapato, curioso mix di medioevo e c-punk.
Il gioco aveva i suoi alti e bassi, ma rimane quello attorno alla quale la mia attuale squadra ha assunto la sua forma definitiva – nel bene e nel male.

In Rifts, invece, non c’è l’idea di una invasione coordinata – ma le porte che si spalancano sulle realtà parallele portano ad una strana Terra futura sospesa fra la distropia cyberpunk e l’universo tolkieniano, con tutte le possibili permutazioni – ciascuna dettagliata in un corposo manualone.
Per vari motivi – non ultimo il gun-fetish di alcuni sviluppatori – i giocatori di Rifts, o Rifters, sono un po’ gli emarginati del mondo ludico – i nerd dei nerd.
Il volume di materiale che è necessario tenere sotto mano per giocare è d’altra parte talmente vasto, che difficilmente i Rifters potrebbero dedicarsi a qualcosa di diverso.

Veniamo così a Suzerain.
Agli albori del sistema D20, parecchi sviluppatori di giochi si buttarono nel creare ambientazioni che potessero sfruttare la OGL – la Open Gaming Licence – della Wizards.
Fra questi, alcuni svilupparono un sistema multigenere, che permettesse ai giocatori di spostare i propri personaggi attraverso una serie di generi contigui, mietendo esperienza ed entrando progressivamente nella formazione di un nuovo pantheon.
Idea interessante.
Il risultato fu Suzerain – che si ritrovò buttato in pasto al pubblico insieme con decine di altri prodotti.

Facciamo un salto in avanti di una decina d’anni.
La OGL si è rivelata una trappola per molti piccoli e medi editori.
Il D20 ha partorito la Fourth Edition di Dungeons & Dragons – l’anticamera del passaggio al MMORPG.
Il sistema generico più diffuso non è più GURPS (grazie al cielo) ma pare essere Savage Worlds.
E Suzerain esiste ancora – in due versioni, quella standard e quella “Savage”.

E non è affatto male, tutto considerato.

Savage Suzerain, la variante che si trova al momento sul mio scaffale elettronico – in attesa che il postino consegni la copia cartacea – è un solido supplemento per Savage Worlds.
Non è flessibile e ingenuamente selvatico come TORG, ma non è neanche straripante e monotono come Rifts.
Per il momento, sono stati sviluppati una manciata di setting, un paio dei quali mi paiono particolarmente interessanti.
In Shanghai Vampocalypse, la metropoli cinese viene invasa in un prossimo futuro da orde di vampiri (prodotti dal solito esperimento militare andato a male), generando qualcosa che potrebbe essere una versione “alla John Woo” di Resident Evil, ma fatto bene.
In Noir Knights, l’ambientazione pulp anni ’30 si sovrappone ad atmosfere alla X-files, in un mondo parallelo molto molto simile al classico Cast a Deadly Spell (“H.P. Lovecraft, investigatore privato”), che mescola noir chandleriano e magia.
E nel caso, sì, è questo che mi ha convinto ad abboccare.
E poi c’è – e mi tenta, devo ammettere – Dogs of Hades, un fantascientifico a metà strada tra Ilium di Dan Simmons e Signore della Luce di Roger Zelazny.

Il contenuto è valido.
Oltre alla solita miscela di nuovi skill e nuovi vantaggi e svantaggi, Savage Suzerain aggiunge inoltre una opzione alle regole standard di Savage Worlds, permettendo ai personaggi di superare il tetto degli 80 punti, arrivando al livello di semidei, con un totale di 120 punti.
Come ha osservato un recensore

In Savage Worlds puoi essere Han Solo.
In Suzerain puoi essere Loki.

Alla mia squadra non capiterà mai, ma è bello avere delle regole opzionali consolidate.

A questa varietà e ricchezza di contenuti, si aggiunge il non trascurabile fatto che i libri della serie Suzerain sono splendidi.
La grafica è curatissima – in modo da renderli impervi all’azione dello scanner e della stampante – e la qualità dei volumi è un extra tutt’altro che trascurabile.

Rimane una sola nota negativa – non rimpiazzerà mai TORG.
È troppo levigato, troppo sexy, troppo elegante.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

2 thoughts on “Suzerain

  1. Mi piacerebbe vedere cosa pensi di Fading Suns un giorno.

  2. Già fatto.

    https://strategieevolutive.wordpress.com/2008/02/29/fading-suns-pod/

    Fading Suns mi piace, e credo avrebbe meritato più successo.

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